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Borghetto, Anno Domini 2122 (Prima puntata)

E’ una serata caldissima dell’anno 2122.Conchita Sanchez, ricercatrice presso l’Università di Città del Messico, si occupa di archeologia industriale. Aveva smanettato su internet ed era stata colpita dalle immagini di un edificio risalente al XX Secolo, ove un tempo si produceva olio.

Incuriosita decide di partire per gli Stati Uniti d’Europa e di recarsi nella Regione dell’Italia.

Lì si trovava quell’edificio: era un raro esempio di residuo industriale del XX Secolo.

Non se ne trovavano praticamente altri.

Aveva sentito parlare di Borghetto (un tempo Borghetto Santo Spirito) e dall’aeroporto di Nizza (a Genova l’aeroporto non esisteva più da molti anni) in meno di un’ora si trova in quel piccolo borgo.

Il dipartimento della Liguria è fra i più poveri della Regione Italia.

Il mutamento delle condizioni climatiche aveva determinato alla fine del XXI secolo un radicale cambiamento del suo territorio.

Il turismo non esisteva più da qualche decennio ed il mare anno dopo anno si era ripreso il territorio che l’uomo aveva sottratto con una indecente ed interminabile serie di inutili costruzioni.

Conchita ebbe la possibilità di visionare alcune fotografie e filmati del XX secolo su Borghetto Santo Spirito.

Dell’enorme serie di palazzi sul lungomare ne erano rimasti alcuni (disabitati ed in procinto di crollare).

Era vietato avvicinarsi.

Tutto era transennato.

Ma quella fabbrica, unica praticamente in tutti gli Stati Uniti d’Europa, era rimasta pressoché intatta.

La cosa aveva dell’incredibile.

Il Governo Federale degli Stati Uniti d’Europa aveva decretato che tutti gli edifici industriali del XX Secolo dovevano essere abbattuti.

Così, in effetti, avvenne.

A Borghetto, però, l’Oleificio poté rimanere in piedi perché rientrava in una sorta di deroga non molto comprensibile, anche se il suo abbattimento doveva in ogni caso avvenire entro il 2150.

Borghetto era un paese di circa 1000 anime, dedito prevalentemente all’agricoltura e alla pesca.

Il mare arrivava dove un tempo c’era la passeggiata.

Vi era una sola banca in tutto il paese: qualche commerciante e una compagnia di taxi gestita da cittadini di origine armena.

Esisteva una sola chiesa: quella molto vecchia di San Matteo ed un solo albergo l’Angel Rose (un modesto tre stelle), dove Conchita trovò una singola senza alcuna fatica, nonostante fosse agosto.

Sul monte Piccaro (proprio sul cucuzzolo) c’era un orribile costruzione (una torre somigliante ad una specie di faro), mentre più in basso si potevano vedere i resti di un castello chiamato Borrelli dal nome del suo fondatore.

Per quanto sembrasse impossibile, l’ unico edificio che suscitava agli occhi di Conchita una certa curiosità era la fabbrica Roveraro.

Sembrava (anzi era proprio così) che quella costruzione non avesse mutato nel corso del tempo il suo aspetto; era come se fosse un elemento naturale del paesaggio.

Aveva resistito persino al cambiamento climatico.

Essa era un’ attrattiva per molti turisti (soprattutto cinesi) che cliccavano fotografie su fotografie con le loro moderne Small Machine: anche per questo Conchita non ebbe difficoltà a reperire documentazione fotografica sulla fabbrica.

Internet è ricca di fotografie: la rete prolifera di immagini di quella fabbrica del XX Secolo.

Quello che, invece, era alquanto misterioso, era che gli abitanti di Borghetto (Santo Spirito, che pure era presente nell’originaria denominazione, era stato eliminato nel 2089 perché il Governo Federale d’Europa, per il principio della laicità, aveva decretato che dai nomi di paesi e città dovevano essere espunti riferimenti ad una particolare religione ) erano alquanto restii a parlare dell’Oleificio.

Ogni qual volta Conchita cerca di ottenere qualche informazione, gli indigeni mostrano tutta la loro riluttanza a parlare: c’era una sorta di pudica censura.

Conchita non era passata inosservata.

Era una donna molto bella, come da tempo non se ne vedevano nella zona.

Aveva trent’anni, tacchi a spillo (ma non esagerati), minigonna mozzafiato e due occhi che ti imbrigliavano catturandoti senza pietà.

Impossibile non innamorarsi di Conchita.

Ed infatti l’unico disponibile a fornire qualche notizia sulla fabbrica era un tale noto a tutti come Fabian (che si chiamava in realtà Giovanni Giordano) : trent’anni (ma sembrava un ragazzino), sempre ben vestito, gestore dell’Albergo Angel Rose di corso Malpangotto (un tempo via Cavour), dove si trovava la sede del vecchio comune di Borghetto Santo Spirito.

Fabian ammaliato dalle curve della bella Conchita, per nulla interessata, almeno in apparenza, al ragazzo, le raccontò che nessuno voleva parlare dell’ex Oleificio Roveraro, perché era considerato un luogo pieno di spiriti.

Un luogo talmente strano che neppure il Governo Federale degli Stati Uniti d’Europa di Strasburgo aveva deciso di abbatterlo.

C’era chi giurava di aver visto all’interno dell’Oleificio il fantasma di tutti i sindaci di Borghetto Santo Spirito che avevano promesso il suo abbattimento, ma non seppero mantenere l’impegno.

Era domenica 2 agosto del 2122.

Festa patronale a Borghetto nella località di Madonna degli Angeli.

Fabian aveva promesso a Conchita che le avrebbe fatto visitare la fabbrica in cambio di una serata alla discoteca Red Music nella zona vicino all’ex Cava Fazzari.

Conchita, sia pure di malavoglia (anche se quel ragazzo cominciava a interessargli), accettò.

Giovanni Sanna

 

 


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