Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Implosioni ed esplosioni. Doglie in attesa delle prossime elezioni – cattolici fasulli – saper essere cittadini

Ci pare di assistere, nell’incipiente burrascoso autunno, ad una  “implosione del PDL”  e ad una “esplosione del PD”.

Nel caso dei berluscones, bene affiancati dai legaioli in disfacimento, il girone infernale delle appropriazioni di denaro pubblico, a fini privati e/o funzionali alla loro species, sta provocando un vero e proprio avvitamento implosivo dove soggetti disparati, orbati però del loro appaltatore, si perforano l’un l’altro in un dantesco graffiarsi e spappolarsi sul fondo quasi lascivo di banconote di tutti i tagli, tra quadri realistici di porci assortiti con escorts  gettonate al seguito.

Nel caso del Partito Democratico, con primarie (aperte? …durerà poco, come per le coppie), secondarie e terziarie (di tipo francescano), lanci di battute oratorie, disquisizioni sul sesso degli angeli,  ridicoli giovanilismi, impeti di malcelati appetiti di facciata, si assiste ad un fenomeno esplosivo che, mancando una valida gestione, scoscende nello spaparacchiarsi di  rivoletti laterali in  dispersione, col rischio,  ancora una volta, di perdere voti a favore di  “Laqualunque” qualunque.  Il  “cupio dissolvi”  tipico delle sinistre ricompare ogni qual volta l’avversario è in ginocchio e nasconde la paura di governare.

E  i cattolici? Ma chi diavolo sono i cattolici? Quelli che “la  religione è solo la nostra e la insegniamo solo noi?”

Tentiamo di fare il punto su tale extravagante questione.

Il grande sociologo francese Pierre Bourdieu ( Sur l’Etat- Ed. Seuil 2012- p. 405) scrive .” Il tradizionalismo comincia quando la tradizione non marcia più da se stessa” (trad.ns.).

Parafrasando tale concetto possiamo dire che l’idea di “Cattolici”, all’interno delle formazioni politiche, comincia con la fine del cattolicesimo vissuto di per sé.

Il bisogno di affermare il proprio esser “cattolici”in una società sostanzialmente scristianizzata dà la misura della perdita di autonomia del potere della Chiesa che, per  farlo sopravvivere, ha bisogno non solo di molte palanche ma anche  di condizionare i “fedeli” nelle formazioni sociali in cui agiscono, naturalmente negando libertà fondamentali della persona che cozzino contro la dogmatica maschilista,  sessuofobica, ipocrita ed oppressiva ereditata e ricostruita, ai fini di cui sopra, dalle vecchie e nuove gerarchie ecclesiastiche.

Ma chi sono i fedeli? i “Cattolici”?  Formigoni, Minetti, Bindi, Franceschini, Fioroni , Vaccarezza, Lettieri ?

Il quadro statale della religione cattolica comprende, in Europa, Italia, Francia, Spagna e Portogallo.  Chi nasce in questi Stati, o da cittadini  di questi Stati, è, nella stragrande maggioranza, battezzato in una chiesa cattolica. Naturalmente è un infante incapace di intendere e di volere, perciò non ne può sapere nulla e si ritrova…cattolico, checché ne possa pensare, raggiunta l’età della ragione.

Ma, si dirà, per “cattolici” si intendono quelli convinti, cioè quelli che frequentano la Chiesa, ne seguono i riti e gli insegnamenti, non la massa amorfa dei battezzati, molti dei quali hanno dimenticato persino il “Padre nostro”.  Sta bene, ma chi giudica chi è o non è veramente cattolico? Abbiamo visto persino noti personaggi, adusi ad orge od orgette varie, fare la comunione, ammannitagli da alto prelato, malgrado siano  peccatori pubblicamente confessi e certamente non pentiti in  relazione al sesto comandamento,  per dirne uno a caso.

Non ci sembra possibile che si debba considerare cattolico chi afferma di esserlo e solo perché lo dice lui, o perché si mette una croce al collo, se la fa tatuare sul petto (tipo mafioso) o la disegna su una bandiera di partito.

Non sarà meglio lasciar perdere questo attributo divenuto vago e improbabile sotto il profilo politico e considerare le posizioni dei singoli esponenti per quello che sono e che significano per se stesse?

Se uno crede che si debba mantenere in vita chi non può più essere salvato da un’agonia atroce se ne assuma la responsabilità sociale e politica e non si nasconda dietro il dito della fede cattolica. Se un altro crede che sia meglio abortire fuori d’Italia o clandestinamente con rischi mortali per la donna, piuttosto che ammettere per legge la possibilità dell’aborto assistito, non si trinceri dietro nient’altro che non sia la propria convinzione, comunque acquisita, e non sbrodoli al prossimo ammaestramenti inammissibili per la civile convivenza in uno Stato laico.

I cittadini e i politici siano tali nel rispetto del fatto precipuo che tutti gli altri lo sono e che nessuna convinzione religiosa può essere imposta per legge. Se il fine di una credenza appare buono, lo sostengano con gli argomenti appropriati  non con malcelate dogmatiche o definendosi fedeli, del tutto casualmente poi, non avendo  certo governato le condizioni della loro nascita.

Insomma finiamola con questa storia dei “cattolici”.   I democratici siano tali, nella dialettica delle loro posizioni, i conservatori  o “moderati” che dir si voglia facciano  altrettanto.

Cattolici, poi, per via del battesimo, lo siamo tutti e nessuno.

Cerchiamo di essere cittadini d’Italia, d’Europa, del Mondo ( sono esentati  quelli della Lega, naturalmente).

 

BELLAMIGO

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