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Quel conflitto salute – lavoro in Val Bormida
Inquinamento culturale e guerra tra proveri
E ora il silenzio dell’unico quotidiano locale

Venerdì 26 maggio si è svolto nella Sala Teatro “Osvaldo Chebello” del Palazzo di Città di Cairo Montenotte il Convegno di presentazione del libro “Uomini Macchine Storia – La Valbormida industriale raccontata dai genitori ai ragazzi” realizzato, per i tipi di Carta Bianca Editore, dagli studenti del biennio del percorso d’istruzione tecnico-tecnologico, indirizzo meccanico ed elettrotecnico, dell’Istituto Secondario Superiore di Cairo Montenotte nell’anno scolastico 2015-2016. Hanno partecipato Mara Carocci (membro della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati), Anna Giacobbe (Commissione Lavoro dello stesso organismo), il sindaco di Cairo Montenotte Fulvio Briano, di Cengio Sergio Marenco e di Cosseria Roberto Molinaro, il vicesindaco di Plodio Flavio Bergero, l’assessore all’Urbanistica del Comune di Millesimo Sabina Rebora, il presidente della Società Savonese Storia Patria Carmelo Prestipino, il giornalista ed editore Franco Fenoglio ed ancora Sergio Capelli, già presidente della Società Operaia di Mutuo Soccorso “Giuseppe Cesare Abba”, Alessio Bolmida Oliveri, già giornalista di “Valbormida Viva” (organo dell’Associazione Rinascita della Valbormida), Adriano Tardito (storico componente del Consiglio di Fabbrica dell’ACNA) e Gianni Stea (ex vicedirettore Montedison di S. Giuseppe e in seguito direttore Farmoplant).

Di seguito il commento di Massimo Maccio‘, che ha assistito al Convegno.

Il recente convegno “Uomini Macchine Storia – La Valbormida industriale raccontata dai genitori ai ragazzi” mi dà lo spunto, come docente e come cultore di economia industriale, per proporre alcune considerazioni in ordine sparso sui rapporti tra scuola e territorio e, più in generale, sulla direzione in cui remano i diversi attori sociali nella valle. E’ necessaria una premessa: il Convegno aveva come punto di partenza la presentazione dell’omonimo libro redatto dagli studenti del biennio del percorso d’istruzione tecnico e tecnologico, indirizzo meccanico ed elettrotecnico (a spanne, il vecchio ITIS) all’interno del progetto “Ab Origine – Aspetti di storia della Val Bormida” che l’Istituto ha proposto nello scorso anno scolastico e replicato, con variazioni e miglioramenti, in questo. A suo tempo ho partecipato al progetto e per questa ragione in tempi più recenti ho dato una mano ad organizzare il convegno. Ma allo stato attuale non insegno in Valbormida, e credo di poter essere sufficientemente obiettivo da poter fare qualche commento.

Anna Giacobbe

Cominciamo dal libro. In sintesi: gli studenti, sulla base di una pianificazione e di una progettazione piuttosto accurata, hanno intervistato ventiquattro protagonisti (le “fonti”, come le ha giustamente definite al convegno Mara Carocci, membro della Commissione Istruzione della Camera dei Deputati) del demarrage industriale della valle, ponendo loro una serie di domande non banali su vari argomenti: la vita in fabbrica, i rapporti con i compagni e i vertici, il sindacato, l’inquinamento. E anche, se del caso, i rapporti all’interno della comunità, i momenti dello scontro tra “liguri” e “piemontesi” (è il caso dell’ACNA), il passaggio dal mondo dell’artigianato di qualità a quello industriale (le vetrerie) e così via. E, infine, un giudizio sulla situazione attuale e un pronostico sul futuro.

Sembra facile. Sembra. Alcuni di questi testimoni del tempo, ormai, hanno difficoltà di parola ma nel contempo hanno ancora da dire cose importanti. Altri si sono ritirati in altri paesi, e bisognava andarli a cercare (e gli intervistatori sono ragazzi di quindici anni). Tutte le interviste sono state analizzate, studiate, rese pubblicabili, e tutto questo in team. Poi gli studenti sono tornati dagli intervistati, hanno riproposto loro l’intervista, hanno chiesto spiegazioni e approfondimenti. Infine, hanno messo in ordine e dato una veste grafica al loro lavoro, si sono messi alla ricerca di un editore e hanno trovato “Carta Bianca” che ha stampato il testo. Il tutto in aggiunta ai normali impegni scolastici, e in qualche caso sfruttando anche la pausa estiva per continuare il lavoro.

Non hanno fatto tutto da soli, è ovvio. Ma in tempi in cui molte scuole (non tutte, per fortuna) per mille motivi organizzano o danno in appalto progetti che spesso non guardano oltre il proprio ombelico, il lavoro dell’Istituto Secondario Superiore di Cairo credo che vada messo in evidenza. Tanto più se si pensa che gli studenti hanno pensato anche a due progetti paralleli esposti venerdì in due postazioni PC nel foyer del teatro “Osvaldo Chebello”: una panoramica fotografica delle origini della Valbormida industriale e un ipertesto contenente tutti gli articoli che hanno riguardato le principali fabbriche della valle dal 1867 ad oggi. Un’altra miniera d’oro, verrebbe da dire, a partire dalla quale si potranno fare moltissimi approfondimenti in diverse direzioni e settori. Il che, in sintesi, dimostra una cosa: la scuola può essere uno straordinario laboratorio per uno studio serio, non banale, aperto al territorio e rivolto alla cittadinanza: bisogna soltanto aver voglia di provarci (e trovare studenti e professori disposti a mettersi in gioco, ovvio).

Dello stesso parere devono essere anche Sergio Mattarella e Paolo Gentiloni, che nei loro messaggi di saluto hanno speso parole significative sul libro e sul convegno, Giorgio Nebbia (decano dei merceologi italiani e leader storico degli scienziati ambientalisti), Pier Paolo Poggio (presidente della fondazione “Micheletti” di Brescia e storico della Valbormida industriale), Vera Zamagni (docente universitaria e tra le più insigni esperte di storia economica) e molti altri professori che hanno inviato una valutazione entusiasta del volume.

Non se n’è accorto, invece, quello che è ormai l’unico quotidiano locale “cartaceo” in provincia, che non ha trovato lo spazio per scrivere una riga né di presentazione né di commento ad un convegno cui – anche a prescindere dai contenuti – hanno partecipato due deputate, tre sindaci, i candidati alle prossime elezioni a Cairo Montenotte, il presidente della Società Savonese di Storia Patria, e si potrebbe continuare: anche questo la dice lunga sulla considerazione di cui gode la Valbormida attuale nel mondo dell’informazione.

Mara Carocci

Punto secondo: il convegno. Era stato pensato come l’occasione per dire qualcosa di significativo sul passato ma anche sulla situazione attuale della Valbormida industriale. Oggi quello che fu per molto tempo il maggior polo chimico industriale italiano è ufficialmente individuato come una “area di crisi complessa” dal Ministero dello Sviluppo Economico; abbiamo passato gli ultimi trent’anni ad assistere alla chiusura delle fabbriche e a litigare su inquinamento, qualità delle acque e dei terreni e altri argomenti del genere. Nel convegno si è cercato di ragionare anche di questo (lo ha fatto Alessio Bolmida Oliveri, cui ha risposto il sindaco di Cengio Sergio Marenco), ed è stata l’occasione per ascoltare la voce dell’ARPAL nella persona di chi – l’ingegner Pietro Zaottini, responsabile dell’Uinità Operativa della provincia di Savona – ha seguito personalmente lo svuotamento dei lagoons dell’ACNA. Zaottini ha spiegato con chiarezza lo stato dell’arte della bonifica ed anche le novità legislative sull’argomento. Sfruttando la grande competenza di Zaottini si poteva provare ad andare veramente a fondo, con domande anche scomode, sulla questione inquinamento e bonifica ACNA, ma qualcuno tra il pubblico non è riuscito a rinunciare al ruolo di “pasionaria” e, sbagliando quantomeno tempi e modi, si è rivolto all’interlocutore errato e ha interrotto una bella relazione (quella di Gianni Stea, ex vicedirettore Montedison e poi direttore Farmoplant) che stava acutamente facendo il punto della situazione, quando invece si poteva discutere (come poi si è fatto) su risarcimenti presenti e futuri, piani d’allarme assurdamente frazionati dai confini regionali e quant’altro. Anche questo la dice lunga sulle difficoltà di ragionare a mente fredda su una questione indubbiamente spinosa ma che forse necessità di meno emozionalità e più raziocinio.

Terzo: il punto nodale l’ha tirato fuori, ancora una volta, Adriano Tardito e riguarda un conflitto mai risolto: quello tra salute e lavoro. L’ex partigiano Tardito ha fatto fare a tutti un salutare salto all’indietro ricordando come la “fabbrica della morte” (dove i morti, più d’uno, ci sono stati eccome) sia stata anche la principale fonte di benessere per tutta la Valbormida nel dopoguerra, trasformando migliaia di pastori e contadini dal reddito incerto e dalle prospettive di vita ancora più labili in salariati dell’industria, con una paga stabile a fine mese e la possibilità di far studiare i figli. Il che non diminuisce di un grammo la responsabilità delle varie direzioni ACNA e il loro menefreghismo rispetto alla salute dei lavoratori, ma contribuisce a mettere nella giusta ottica il problema.

Sullo sfondo rimane la fastidiosa sensazione che quella tra “liguri” e “piemontesi” sull’ACNA sia stata, in fondo, una “guerra tra poveri” che ha mandato in fumo la possibilità per la popolazione di pretendere dall’azienda un investimento produttivo in condizioni di sicurezza. Ci sarebbe voluta un’unità d’azione fra le parti e un’azione sindacale comune che spesso è mancata. Non è capitato solo a Cengio, anzi, ma questo non fa diminuire i rimpianti.

Quarto (e con questo torniamo al progetto): della storia industriale della Val Bormida, nel corso degli ultimi cent’anni, hanno scritto in molti. Nella maggior parte dei casi, però, la discussione non è andata molto oltre la difesa, sia pure giustificata, degli interessi di parte. Cito a memoria, tra le eccezioni i già citati Giorgio Nebbia e Pier Paolo Poggio, Danilo Bruno, Carmelo Prestipino, Tombesi. Magari ne dimentico qualcuno ma, come si vede, non è molto.

Eppure la Val Bormida può essere un luogo d’elezione per un discorso serio, ragionato, non tendenzioso su ciò che è stata l’industria in molte aree del nostro paese e su ciò che potrà diventare nel futuro più o meno prossimo. Il comprensorio bormidese è stata la vetrina di tutte le dicotomie, le contraddizioni, le evoluzioni e le involuzioni che hanno accompagnato il rapido, tumultuoso e spesso caotico demarrage industriale italiano: dall’asservimento forzato della campagna alla città al contadino divenuto operaio nelle megaimprese locali, dalla “rivoluzione industriale” nelle realtà locali alla salute in fabbrica e alla monetizzazione del rischio, dal sinecismo industriale al collegato fenomeno dell’ “inquinamento culturale” dei nostri territori, dal ruolo dei sindacati negli splendori e nelle miserie dell’industria locale alla collocazione della nuova figura sociale, l’operaio, in una realtà storicamente contadina, dall’emigrazione industriale all’avventurismo rapace di un certo ceto imprenditoriale nel ’900, e si potrebbe continuare.

Si può discutere di questi temi senza partigianeria, cercando fonti inedite o finora non considerate e raggiungendo spesso risultati non banali. La scuola, e l’esempio dell’Istituto Secondario Superiore di Cairo Montenotte lo dimostra, può essere un luogo privilegiato per farlo. Perché non provarci?

Massimo Maccio’


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