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Tonio il Rosso in Valle Arroscia e Val Tanaro. Il racconto del funerale della sinistra italiana

Tonio il Rosso. Il racconto, a titolo personale, per sottolineare in modo originale e surreale quello che sta succedendo nella nostra sinistra italiana che sta celebrando il funerale delle speranze di un popolo sempre più soggetto alla prepotenza della finanza e di chi detiene la ricchezza senza preoccuparsi troppo della crescente povertà, di disuguaglianze galoppanti.

Una mattina come le altre, col sole che già sapeva di primavera, Tonio il Rosso era al lavoro nel suo modesto campicello. Preparava il terreno per la semina delle patate rivoltando la terra con la zappa a tre rebbi dritti come una vanga, che , pensava lui , gli permetteva di fare meno fatica , evitandogli di curvare la schiena che l’età aveva ridotto rigida e dolorante. Sul manico della zappa aveva applicato un’antenna lunga un metro e mezzo e un filo di lunghezza tale da consentirgli i movimenti del lavoro, si collegava ad una radio a galena che lui si era costruito e che teneva nella tasca della casacca. Un altro filo collegava la radio ad una cuffia sistemata sul capo sotto il vecchio e sgualcito cappello.

Ormai sul mercato le radio a transistor erano piccole e potenti e alla portata di tutte le tasche, ma Tonio il Rosso era legato alla sua “galena” che gli ricordava i bei tempi della sua giovinezza di partigiano quando aveva combattuto i tedeschi e aveva sognato la rivoluzione proletaria e uno Stato di stampo sovietico. A quei tempi però la storia aveva preso un’altra piega e lui si era trovato a fare l’attivista del partito, sempre nella minoranza dei consigli comunali che si erano succeduti , a discutere con chi era disposto ad ascoltarlo, di Marx, del Capitale, e di come sarebbe stato bello avere una società dove tutto era di tutti, senza ricchi e senza poveri. Aveva fatto gli studi di Ragioneria ma la politica lo aveva assorbito a tal punto che aveva finito per essere un piccolo funzionario del “Partito” senza altro lavoro, senza famiglia e senza prospettive di cambiamenti. Nei primi anni dopo la guerra ,nella sua “galena” aveva trovato una stazione russa che trasmetteva in italiano , e magnificava il sistema sovietico,invitando gli ascoltatori ad operare per portare la rivoluzione proletaria in ogni paese.

Tonio il Rosso sognava ad occhi aperti e quasi si era convinto di essere un importante membro del KGB , cellula dormiente in attesa della inevitabile rivoluzione. Il tempo macinava ore, giorni , mesi e anni ed era scandito dall’alternarsi delle colture del suo campicello, ora patate, ora cavoli ora fagioli e pomodori. Il mondo era cambiato attorno a lui, ma Tonio pareva non se ne fosse accorto e i suoi discorsi rimanevano sempre gli stessi. Alla sera si recava nell’osteria del paese per leggere il giornale che trovava puntualmente sul tavolo e a guardare un po’ di televisione che seguiva scuotendo la testa in continuazione in segno di grande contrarietà.

Ma Tonio il Rosso era anche un uomo ricco di fantasia e di curiosità e tutte le informazioni che il suo cervello recepiva venivano centrifugate ed elaborate in ipotesi e teorie sempre più ardite e sempre più improbabili , tanto che quando ne parlava con qualcuno veniva ascoltato con ironica indulgenza e si era guadagnato la fama di essere un innocuo pazzo. Nell’osteria dove si vendevano anche pochi giornali e riviste gli capitò fra le mani un inserto omaggio, un volumetto intitolato “Il bosone di Higghins” e Tonio lo lesse con avidità senza , molto probabilmente, capirci qualcosa. Se lo portò a casa e lo rilesse più volte e il suo cervello dal mondo della rivoluzione proletaria balzò di colpo nell’universo della rivoluzione planetaria.

E così , come è sempre successo e come succederà sempre, il Destino incontra le persone più adatte ai suoi scopi, quella mattina, nel campicello sotto il sole che sapeva di primavera, Tonio il Rosso affondò la zappa nella terra e rivoltò la zolla e poi si fermò a riprendere fiato. Nella terra smossa c’era qualcosa di estraneo che attirò la sua attenzione. Sembravano un paio di occhiali, tutti coperti di terra attaccata come se fossero stati in quel posto chissà quanti anni.

Tonio il Rosso a malincuore costrinse la sua schiena a piegarsi per raccogliere quell’oggetto così strano per il posto dove si trovava. Tolse la terra che poté e vide che le lenti erano da vista e non da sole e scoprì buona parte della montatura in metallo argentato. Una curiosa parte di metallo avvolgeva le lenti e i lati esterni suggerendo l’idea che gli stessi avrebbero aderito al volto come gli occhiali dei contadini quando passano a cospargere di zolfo le viti nelle vigne. Fece spallucce e si mise l’oggetto in tasca e riprese il lavoro. La sera arrivò velocemente e dopo una cena frugale come sempre, Tonio si apprestò ad uscire per andare all’osteria, quando si ricordò degli occhiali. Li prese e li lavò sotto l’acqua corrente del rubinetto, li asciugò bene , si sedette e li inforcò. Un nero impenetrabile avvolse i suoi occhi e lui quasi con stizza e una certa paura subito se li tolse. Li riguardò con attenzione. Parevano un innocuo paio di occhiali con le lenti chiare ma messe davanti alle pagine di un libro non avevano nessun effetto di trasparenza né tanto meno di ingrandimento. Era perplesso e incuriosito. Riprovò ad inforcare gli occhiali e il buio totale si ripresentò . Appoggiò la schiena alla sedia e sospirò pensando che era meglio andare all’osteria che gingillarsi con quegli occhiali fasulli. Se li tolse e si trovò seduto al tavolo dell’osteria al suo solito posto. A qualche metro di distanza Bacì Napoli il sacrestano si voltò di scatto e disse:

Cristo! Tonio non ti ho visto entrare! Da quanto sei lì?

Tonio era confuso e farfugliò:

“Sono arrivato adesso ma me ne vado di nuovo. Mi gira la testa”

“Vai a dormire. Domani ti mando il Dottore. E stai attento , alla tua età i malori possono essere pericolosi

“Sì certo. Buonanotte”

Tonio il Rosso, con gli occhiali in tasca, si avviò verso casa confuso e preoccupato per quanto era successo. A casa si sedette , posò gli occhiali sul tavolo e incominciò a pensare. Nessun dubbio che quello che gli era successo fosse opera di quegli strani occhiali, ma rimetterseli per ritentare, magari pensando ad un altro luogo, era una forte tentazione trattenuta soltanto da altrettanta paura. Prese tempo e i suoi pensieri affrontarono rocambolesche teorie sulle particelle primordiali della materia e dell’energia, sulla velocità della luce, sui buchi neri ,sulla curvatura dello spazio in funzione del tempo e viceversa. Giunse alla conclusione che qualcosa più veloce della luce esisteva sicuramente e la prova era in quegli strani occhiali. Il pensiero certo, il pensiero era sicuramente più veloce della luce e che fosse composto da onde reali lo dimostravano i fatti acclarati di ipnotismo , e quelli meno certi di intuizioni a distanza di tempo e di spazio , e tutti quei fenomeni che andavano sotto il nome del paranormale. Ma c’era qualcosa che andava oltre qualsiasi comprensione. Che il pensiero potesse muoversi nello spazio e nel tempo era persino scontato da credere ma che potesse portarsi dietro la materia era un’ipotesi talmente mostruosa che stava intaccando il ricordo di quanto gli era successo poco tempo prima da fargli supporre di aver sognato.

Tonio il Rosso però aveva gli occhi aperti e spalancati e davanti a lui , sul tavolo, quegli occhiali sembravano guardare lui a testimoniare che tutto era vero. Avrebbe riprovato sicuramente ma a quale luogo pensare? E se avesse fatto un salto nella sua amata Russia? Lui benché leggesse i giornali e guardasse la televisione aveva conservato nella testa l’illusione che oltrecortina, anche adesso che la cortina non c’era più, il comunismo fosse stato applicato alla lettera e che là finalmente avrebbe visto il mondo utopistico dei suoi sogni. Prese gli occhiali e li inforcò e pensò alla Piazza Rossa così come la ricordava in una fotografia di un libro di geografia. Si tolse gli occhiali ed era là in mezzo ad una folla che urlava, con gente in divisa che prendeva a caso persone e le caricava su mezzi blindati. Ebbe paura e tentò di rimettersi gli occhiali ma non fece a tempo; fu ammanettato e caricato sul mezzo più vicino e portato via. Nella caserma dove furono scaricati ad uno ad uno vennero portati in un ufficio per l’interrogatorio. Tonio non capì un accidente di quanto dicevano e quando cercò di spiegare qualcosa in italiano vide lo stupore sul viso dell’inquisitore.

“Italiano? Toto Cotugno? Al Bano?” disse ridendo il funzionario

“Ke Ghe Be ?” disse Tonio facendosi coraggio

Il funzionario e gli altri due risero fragorosamente. Gli fecero capire di esibire i documenti e Tonio con le mani libere dalle manette cominciò a svuotare le tasche. Appena ebbe in mano gli occhiali li inforcò pensando alla sua cucina e lì si trovò ancora tremante di paura. Aveva vissuto un’avventura fantastica che mai avrebbe potuto raccontare perché lui stesso dubitava fosse capitata veramente. Però aveva capito che la realtà non è mai come viene immaginata. Poi la curiosità si ripresentò e dopo aver guardato a lungo gli occhiali venne preso dalla smania di ripartire .Questa volta decise di tentare un esperimento. Avrebbe pensato intensamente al Paradiso e chissà cosa avrebbe visto. Inforcò gli occhiali e il buio si trasformò in una luce che gli esplose nella mente. Il pensiero aveva funzionato ma questa volta non era riuscito a portarsi dietro la materia e l’assistente sociale il mattino dopo trovò Tonio disteso sul pavimento con un paio di occhiali rotti sul viso e un’espressione quasi divertita.

L’avevo avvisato “ disse Bacì Napoli il sacrestano” Non ho fatto a tempo a mandargli il dottore. Mi dispiace”

“Era la sua ora” disse l’assistente sociale.

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