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L’anomalo restauro del Castello di Noli

Il millenario Castello di Monte Ursino è stato riaperto al pubblico dopo i lunghi anni di un contestato restauro, per essere visitabile tutte le domeniche, oltre che per accogliere una serie di eventi pubblici programmati, obiettivi realizzati purtroppo in modo asai limitato.

Tuttavia un incontro sull’arte moderna del mese di luglio, ha fornito l’occasione di constatare l’avvenuta trasformazione del monumento, mentre il confronto con la nota della Soprintendenza del 23 dicembre 2014, consente di comprendere e valutare l’intera serie di interventi realizzati.

Premesso che l’obiettivo dichiarato del progetto è stato quello della tutela, la valorizzazione e l’accessibilità della fortezza, la nota in replica alle critiche sul restauro afferma che il principale criterio guida seguito, è basato su “una corretta interpretazione (che) prevederebbe anche una compiuta conoscenza di come oggi si declini la conservazione dei monumenti e gli esiti a cui porta in questo particolare momento storico e culturale, magari confrontandosi con altri restauri contemporanei sui castelli e fortezze simili, dove la conservazione è coevoluzione e non mummuficazione del monumento”.

Quindi esplicitamente il castello è stato restaurato e molto trasformato, secondo un concetto di conservazione declinato in relazione all’attuale momento storico e culturale. Mi risulta invece che ancora oggi, sostanzialmente il significato profondo di restauro, sia “Rimettere nelle condizioni originali il monumento, con operazioni tecniche intese a reintegrare le sue parti “.

Inoltre la nota richiama esempi nei quali la conservazione è coevoluzione cioè “passaggio da forme rudimentali ad altre più complesse” al fine di evitare la mummificazione cioè un “processo per impedire il degrado dell’oggetto”.

A tale scopo è stata realizzata la seguente serie di interventi alteranti lo stato originale del monumento, i quali da un lato, contrastano fortemente con i consolidati criteri del restauro filologico che prevedono il rispetto delle strutture e delle forme originali, cioè senza aggiunte di parti mai esistite e senza demolizioni, mentre dall’altro distruggono le condizioni di una fruizione autentica del monumento nelle condizioni storiche del medioevo:

  • Creazione di percorso di accesso a gradoni mai esistito, con pavimentazione in listoni di cemento armato ( presto eliminati )
  • Squarcio alla base del torrione per accedere ad un ascensore “panoramico” che panoramico non è, che non raggiunge alcun locale, ma che ha eliminato gli spazi dei solai del torrione.
  • Ascensore invadente e deturpante il torrione, oltre che stravolgente l’identità complessiva del castello come ben si vede dalla passeggiata a mare, realizzato in materiale rugginoso e storicamente incoerente (corten )
  • Blocco della via di accesso originale passante sotto il portale ad arco gotico con cancello
  • Parapetti lungo i camminamenti sulle mura, in materiale ferroso ( corten )
  • Nuova sistemazione a gradinate dell’esterno Castello lato borgo, per accedere al cortile del mastio
  • Non si è ottenuto un solo locale coperto del Castello e la visita è limitata ad un percorso tutto all’aperto e lungo il camminamento lungo le mura, così che anche qualunque evento culturale, mostra o fiera, è subordinato e incerto quanto lo è il clima con le sue imprevedibili manifestazioni

    Si sarebbe potuto meglio assicurare la tutela del bene monumentale, con un più intelligente e semplice restauro conservativo, con le stesse risorse investite verso un obiettivo culturale più elevato e produttivo che avrebbe consentito un ritorno economico importante, conseguente ad un migliore utilizzo del Castello, ora molto limitato.

    Peraltro questo progetto ritenuto complessivamente inadeguato, ha provocato un esposto alla Magistratura accanto ad una alta e potente voce di critica, verso la Soprintendenza e i progettisti che lo hanno suggerito guidato ed elaborato, mentre l’amministrazione Comunale lo ha approvato con il tacito consenso dell’opposizione.

    Un restauro corretto avrebbe dovuto realizzare la possibilità di una visita culturalmente significativa e completa, da svolgere nelle condizioni storiche originali, le sole che avrebbero permesso di comprendere appieno le esigenze che hanno dato forma al castello, quando era una potente struttura difensiva del borgo e garantiva la sicurezza dei suoi abitanti:

    – fondamentale sarebbe stato il ripristino del camminamento lungo le mura che salgono dal borgo al mastio, in coerenza con l’esigenza di effettuare la visita in modo realistico, cogliendo in pieno il significato storico dell’uso del castello.

  • riutilizzo dell’accesso originale che opportunamente non conduceva, per motivi difensivi, direttamente nel mastio dentro l’ultima cerchia di mura, ma soltanto entro la cinta più ampia e sul piazzale esterno al castello.
  • ripristino dei solai in legno della torre cilindrica per ottenere alcuni locali coperti, se possibile, collegati come originariamente con una scala elicoidale fatta di gradini in pietra a sbalzo dalla parete della torre.
  • Ripristino dei solai del torrione espropriati dall’inserimento dell’ascensore, per ottenere qualche altro prezioso spazio coperto

    Quindi, senza squarci e ascensore stavolgenti, si sarebbe potuto recuperare in via prioritaria, la serie dei locali al coperto, per un totale di circa 200 metri quadrati, per consentire lo svolgimento degli eventi con ogni condizione climatica, con i conseguenti risvolti economici migliori per Noli, ora preclusi.

    Nella torre cilindrica, 4 piani utili da 25 mq.

    Nel torrione 6 locali da 12mq, panoramici con una parete trasparente.

    Nel cortile del Castello lo spazio trapezioidale di 24mq con una copertura leggera.

    Premesso che l’ascensore, l’elemento più devastante del castello, non era obbligatorio neppure per ottenere i finanziamenti europei, per le persone diversamente abili si sarebbe potuto garantire l’accesso con una serie di 3 piccoli ascensori non a funi e in struttura leggera, di tipo panoramico trasparente, separati ad altezze successive e in posizioni diverse, accostati alle mura subito dopo l’antico accesso, il tutto in modo poco impattante.

    Considerando lo stato di conservazione generale, è evidente che durante lo stesso millennio, le vicende subite dal Castello, rispetto al coevo S.Paragorio, sono state assai più negative a causa della maggiore incuria e del prolungato abbandono, aggiunti alla carenza di interventi di ripristino filologico virtuoso come quelli dedicati alla chiesa Romanica.

    In particolare in tempi recenti, ad un intervento di restauro incompleto ma corretto del 1992, su progetto dell’Architetto Ricchebono, in occasione delle Colombiane, è seguito quello della “coevoluzione moderna”il quale per impedire la “mummuficazione” ne ha stravolto l’identità.

    Infine, per evitare un ulteriore abbandono o una privatizzazione deplorevole del Castello e delle Casasse del Monte Ursino, è indispensabile attuare una gestione equilibrata sotto forma di Parco Pubblico, con accesso controllato e fruibile regolarmente in analogia a quanto avviene per S. Paragorio, superando altresì l’inopportuno blocco attuale del percorso comunale del Vescovado.

    Giovanni Maina

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