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Cosa è rimasto al S. Corona dell’eredità Marenco: medico gigante della modestia, competenza, onestà. Il sogno: integrazione con Albenga e mantenimento a padiglioni

Se ne è andato un vero maestro della rara sobrietà. Ai funerali del prof. Giorgio Marenco erano in 500 – 600, potevano essere 5 mila, 50 mila. Quanti, tra pazienti, colleghi, infermieri, amici, conoscenti, lo stimavano come uomo e medico. Un luminare, gigante mite della medicina e della coerenza, senza tessere in tasca. Ha fatto scuola, scritto il suo testamento con l’esempio di vita, da mani pulite soprattutto. Estraneo al ‘mercato dei primari’, ai ‘camici sporchi’. Estraneo a tutte le lobby del ‘denaro’. Gli ‘osanna’  terreni di questi giorni è probabile dimentichino il ‘pensiero Marenco’ sulle sorti del S.Corona e dell’ospedale di Albenga. Il suo costante grido di dolore a non ‘demolire’ il S. Corona. Peccato che i più l’abbiano dimenticato. Non c’è da stupirsi neppure se alle esequie brillava l’assenza delle istituzioni (un paio di sindaci esclusi) e dei rappresentati del governo regionale,  dall’Asl 2.

La Stampa di domenica 15 gennaio ha riportato il necrologio errato: quando si dice ‘errori di stampa’, non risparmiano neppure i defunti

Giorgio Marenco

Il prof. Marenco, come scriveva Silvia Andreetto sul Secolo XIX, nel giugno 2006, indicava nel Santa Corona  un punto di riferimento della Sanità in Liguria. Lui che nel nosocomio ha trascorso 30 anni, fino alla pensione, dal 1975 al 2005.  Capo dipartimento di medicina e primario di gastroenterologia per meriti acquisiti sul campo. Fautore integerrimo, coerente, di una politica che liberasse le sale operatorie, e non solo, dalla partitocrazia di sinistra soprattutto (in Liguria) e di destra. Una ‘battaglia’ civile, etica, senza urli e insulti, con pacatezza, mai da voltagabbana.

E dove la politica lascia dei vuoti, spesso ci pensano le consorterie massoniche – affaristiche. Non è casuale se proprio nella sanità ci sia il più alto indici di ‘fratelli muratori’, di maestri venerabili, affiliati a logge e obbedienze diverse. Con una doverosa precisazione, le eccezioni non mancano. Il prof. Giorgio era tra questi. Non era attratto dall’esoterismo, la sua filantropia la metteva in pratica ogni giorno varcando la soglia dell’ospedale, al capezzale dei pazienti, magari ricevendo e visitando anche senza compenso. Da pensionato era prediletto in ‘studi medici privati’ a Pietra Ligure, Loano, Albenga, Savona.

L’articolo dell’Andreetto ricordava che un anno dopo la pensione (luglio 2005), Marenco ha continuato a collaborare con il Santa Corona che grazie alla sua professionalità e competenza “è diventato uno dei primi centri specializzati per i trapianti di fegato”.  Marenco le disse: “ A partire dalla fine degli anni ’80, dopo che mi recai al College King’s di Londra,  uno dei centri europei più avanzati nel trattamento del fegato,  al S. Corona si sono iniziati a proporre ai pazienti, affetti da casi gravi,  non più guaribili con l’intervento chirurgico, i trapianti di fegato“. Da allora è iniziata la collaborazione con il Centro trapianti di Genova, successivamente facilitata dall’arrivo della rianimazione diretta dal primario Alessandro Dagnino tra gli artefici dell’importante presidio (al S. Corona) per l’espianto di organi.

Le dichiarazioni di  Marengo alla giornalista si facevano più precise e allarmate. Parlava del serio rischio che correva il Santa Corona ridotto a centro ospedaliero di second’ordine. “Accade –  si doleva  -  quando sento parlare di far diventare il S. Corona un centro per le emergenze e per l’alta specializzazione con riferimento chiaro alla riabilitazione. E’ un modo per demolire l’ospedale, fargli perdere la connotazione centrale che ha acquisito negli anni con le professionalità e le competenze mediche e grazie agli investimenti che anche a livello di attrezzature lo ha portato all’avanguardia, non solo a livello regionale.”

Non è certo stata un’idea ‘benedetta’ da Marenco il depotenziamento di fatto di quella che era un’altra delle eccellenze. L’ortopedia creata dal ‘mago dell’anca’, il compianto e in fretta dimenticato prof. Lorenzo Spotorno, di cui resta solo la Fondazione che porta il suo nome. Il chirurgo si è spento la sera del 15 febbraio 2009, tra i suoi gioielli la Fondazione Scienza e Vita.  Il medico le cui ceneri sono state disparse in mare e in un angolo di verde, aveva creato un reparto da ‘ macchina da guerra’; al suo attivo 16 mila casi di protesizzazione d’anca, 2000 mila al ginocchio ed un equipe da fiore all’occhiello pure oltre i confini della Liguria.  Il pilastro ortopedia ha subito la sorte del moribondo: glorificata, privatizzata, trasferita all’ospedale di Albenga con le conseguenze disastrose di cui le cronache, anche giudiziarie, hanno dato conto. Al di là delle presunte responsabilità penali. Le voci di dissenso a quella scelleratezza sono finite nel dimenticatoio.

Nella sua visione descritta nell’intervista al Secolo XIX, Marenco era favorevole alla deanziendalizzazione del Santa Corona, purchè si creassero due Asl provinciali in modo da integrare l’ospedale di Pietra Ligure con quello di Albenga.  ”Per troppo tempo – proseguiva – tra i due nosocomi c’è stata guerra aperta, così come con il San Paolo. Ospedale e territorio devono lavorare insieme per il bene dei pazienti ed evitare inutili doppioni. ” C’è un ultimo aspetto interessante nella filosofia ospedaliera espressa da Marenco:La difesa delle struttura a padiglioni che contraddistingue altri grandi ospedali come il Sant’Orsola a Bologna, il San Martino a Genova. Sarebbe da rivalutare quel progetto che prevedeva collegamenti aerei e sotterranei tra padiglioni e che, al Santa Corona, è stato attuato per collegare il padiglione Negri al chirurgico 18″.

Uno dei presenti alle esequie, con gli occhiali, secondo da destra, sarà involontario protagonista di un capitombolo

A quanto pare sono ben altri i progetti (o il progetto) di ristrutturazione dell’ospedale pietrese; sarebbe utrile sapere quali i nuovi concetti ispiratori e se si sia tenuto conto della proposta dell’illustre operatore della sanità savonese, sulla base delle esperienze maturate negli anni. Marengo  che al vecchio cronista, suo paziente, ribadiva: ” Nomine ed incarichi nelle Asl e negli ospedali vanno fatti secondo criteri di competenza e professionalità, valutati da organi indipendenti. La politica deve avere un ruolo di indirizzo e non di strapotere. Il primo grande problema italiano è la sanità, seguito dalla legalità, dalla ricerca e dalla sorte dei giovani talenti”.

Condivideva chi sosteneva che intorno alle nomine dei manager e dei primari spesso ruotano le spese, il denaro delle Asl. E intorno alle ‘promozioni’ si radunano blocchi elettorali e di potere. Da qui la priorità di scardinare il meccanismo delle nomine ora di competenza delle giunte regionali e quindi dei partiti, dell’assessore di turno. La selezione dei manager dovrebbe essere affidata ad una commissione di cinque membri  tra i rappresentanti delle maggiori società di interesse nazionale nel campo del consulting manageriale.

E che dire del comparaggio ? Contemplato fin dal ’34 in un regio decreto che si ritrova nel testo unico delle leggi sanitarie, evidentemente deve essere una pratica antica, consolidata nel tempo. Per carità, non è il caso di sparare nel mucchio, il prof. Marenco ed altri come lui, potevano andare a testa alta.

Certamente se di prof. Marenco ce ne fossero molti di più, magari la nostra sanità sarebbe migliore. Il  parroco di Borgio Verezzi, don Joy, nell’omelia, ha focalizzato la figura, la vocazione umana di colui che si apprestava a compiere il suo ultimo viaggio terreno. “Ha onorato la città, da cittadino, da medico e da cristiano. Capace di tradurre la fede in un servizio generoso. Ha accompagnato la morte con lucida consapevolezza e ne sono testimone. Fino all’ultimo momento, oltre alla Santa Comunione, non ha rinunciato all’affetto e alla preghiera, assistito dalla sua cara moglie , dai colleghi.”.

Il figlio Luca: “Papà non ha sofferto,  era sereno, il sorriso sulle labbra. Ripeteva:’sto meglio’…  Lui era una medico particolare. …E’ stato un onore essere tuo figlio, grazie per tutto quello che ci hai insegnato e donato nella tua vita: lo porterò per sempre nel cuore…Ci sei stato vicino anche nella sofferenza, non ti dimenticheremo mai…Ciao papà!”.

Difficile prevedere che ne sarà del seme e del tesoro lasciato da un uomo libero, che nella vita non si è lasciato condizionare dal denaro, dall’arrivismo, dalla notorietà, dalle passerelle mediatiche. Era tenacemente anticonformista, ribelle alla casta, ma umile, maestro verso i ricchi e verso gli ultimi. L’archivio stampa del Santa Corona raccoglie oltre 20 mila pagine, non spicca il nome del prof. Marenco. Non era alfiere del protagonismo, del voler apparire. Durante le assemblee dei medici e dei dipendenti, nei momenti di maggiore tensione, i suoi interventi non erano da benzina sul fuoco, ma neppure per mettere la sordina. Era appena arrivato in ospedale, giovanissimo, quando le cronache dell’epoca raccontano della statale Aurelia bloccata per ore dai dipendenti del Santa Corona in sciopero.

L’allora corrispondente del Secolo XIX – che oggi scrive queste umili righe- fischiato dall’assemblea, difeso da Marenco, perchè il giornale aveva dato conto anche dei gravissimi disagi della protesta. “Durante la dimostrazione – annotava il cronista –  si sono verificati tafferugli tra scioperanti ed automobilisti. Con alcuni contusi che hanno rifiutato le cure al pronto soccorso, con il conducente di un’auto che ha tentato di forzare il blocco e la vettura è stata gravemente danneggiata.  Il provvidenziale intervento di un sottufficiale dell’arma ha evitato il peggio”.  Possiamo aggiungere il nostro piccolo contributo, armati di penna e macchina fotografica. Si è scongiurato che l’automobilista ribelle finisse nelle mani dei più esagitati. L’assemblea dell’Anaao, in una conferenza stampa, aveva ammonito del rischio che quelle manifestazioni, la crescente esasperazione, potessero sfuggire di mano. Il blocco ebbe fine quando da Savona si precipitò il questore e ne seguì un incontro con tutte le sigle sindacali ospedaliere. All’epoca il Santa Corona dava lavoro a 1400 dipendenti. E colui che diventerà il direttore dell’Unità operativa del padiglione Mario Negri, il prof. Marenco, nei primi anni ’90,  si era fatto promotore, con il collega prof. Conti, di una rapida ricostituzione della Casa di cura all’interno dell’ospedale, solo per malati paganti.

Per chi ama le pagine di storia del Santa Corona riproponiamo sintenticamente  cosa rappresentava nel 1969 il complesso ospedaliero.  Emerge da un comunicato di tre pagine dell’Anaao, Cgil, Cisl, Commissione interna: oltre 21 mila ricoveri per 601.817 presenze, di cui il 60% liguri.  Nella divisione di Medicina Generale, con la sezione di terapia intensiva, effettuati nel corso del 1970, 3.158 ricoveri, di cui 2.157 con procedura d’urgenza.  Nella divisione di Pneumologia i ricoveri 1.796, di cui 1.259 con procedura d’urgenza.  ”Sul piano sanitario e politico l’errore più grave che si è finora commesso –  concludeva la nota –  è di ignorare  l’importanza dell’ospedale per la Liguria, i residenti e i turisti”. Succedeva quando il complesso del Santa Corona era amministrato da Milano e diciamo giocoforza si sottovalutavano esigenze e benefici della popolazione rivierasca. Era stato appena realizzato il casello dell’ Autofiori ed inaugurata una ‘modernissima mensa che dava la possibilità di ospitare tutti i dipendenti. Cambieranno in meglio gli anni vissuti  dal prof. Marenco fino a quando dal 2008 è iniziato l’inesorabile declino. Gli anni che Il Secolo XIX, in cronaca nazionale, pubblicava una foto significativa e un titolo “I fan di Burlando finiscono promossi”. Manco a dirlo, Marenco non era ‘fotogenico’.

E’ ancora Silvia Andretto a ricordare “l’inizio della grande fuga dei primari…, alcuni sono letteralmente scappati,  e non si è fatto nulla per arrestarla…. Lo smantellamento del Santa Corona corre più rapidamente di quanto ci si potesse immaginare, con l’avallo sia dei partiti di destra che di sinistra”. E’ quanto si è avverato e stanno vivendo pare rassegnati e impotenti medici, infermieri, amministrativi. Con i sindaci del comprensorio che predicano nel deserto.

Il Pronto soccorso, ai di la della visita a sorpresa dell’assessore ligure alla Sanità, Sonia Viale, la sera di Ferragosto, con un’ottantina di persone in attesa, e due medici di ‘guardia’, con le assicurazione di rito, è lo specchio fedele di una drammatica disfatta. Appare perfino superflua, la lettera dolorosissima di un consigliere comunale di Loano che si è trovato a convivere, con una parente, l’odissea del ‘pronto soccorso’ ingolfato e la morte in una saletta di fortuna, in una notte di gennaio del 2017.  Dieci anni fa il Comitato per la salvaguardia dell’ospedale pietrese si era rivolto persino a Beppe Grillo, a Striscia la Notizia, a Le Iene. C’era in ballo la  deaziendalizzazione. Tutto inutile o quasi. Su tutti forse emerge il ‘mostro pronto soccorso’ con migliaia di testimoni. Un’emergenza continua. E non solo a Ferragosto o a Capodanno.

Luciano Corrado

GLI ANNI  DI GIORGIO MARENCO CHIAMATO A TESTIMONIARE IN TRIBUNALE A SAVONA PER VICENDE GIUDIZIARIE ANCHE CLAMOROSE, UNA SU TUTTE IL CONCORCO ‘TRUCCATO’ DA PRIMARIO CHE VEDEVA COME ACCUSATORE IL CHIRURGO ACHILLE GRAMEGNA 

In primo piano da sinistra il prof. Giorgio Marenco nella cittadella giudiziaria di Savona in attesa di deporre come testimone

Nelle immagini il prof. Marenco, con il collega Rembado, e l’imprenditore Pier Franco Ghigliazza. Nella seconda foto il primo piano l’avvocato Rosavio Bellasio

 

Il dr. Marenco conversa con l’avvocato Angelo Luciano Germano che difendeva un imputato eccellente allora commissario al S. Corona

 

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