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Ferrovie e treni: viaggi nell’ultima provincia dell’impero, la Liguria del Far West

La Liguria è una terra ben geograficamente delineata: una lunga “striscia”, stretta tra monti e mare: circa 220 km fra Sarzana a Ventimiglia. Tuttavia, ciò e così solo per la geografia e per lo Stato che ne ha delineato il territorio per individuarne un’unica entità amministrativa, chiamata Regione. Per le Ferrovie le cose non stanno così: nei fatti, sono molto più articolate.

Il presidente del consiglio Renzi a Genova con il presidente della Regione Toti e il predecessore Burlando

Per le Ferrovie, ci sono almeno 4 Ligurie: 1a) la Liguria-Genova, cui tutto fa capo; 2a) la Liguria-Levante, da Genova città a La Spezia, attraverso cui passano le linee ed i treni dalle grandi città del nord (Torino e Milano) verso il centro/sud Italia; 3a) la Liguria-medio ponente, da Genova città a Savona, quest’ultima località, comunque, ancora …..”raggiungibile”; 4a) la Liguria-ponente, ultima terra prima della frontiera; il Far West (nel senso di “lontano ovest”, almeno differente da quello americano perché “non selvaggio “).

Questa é, purtroppo, per noi, liguri di ponente, l’amara realtà: viviamo in una terra dove le infrastrutture stradali sono superate e sono diventate inconsistenti: quelle riferite alle strade normali, in particolare l’Aurelia, sono, in tanti tratti, ancora risalibili a Napoleone od al Regno d’Italia; quelle autostradali, riferite all’unica che c’é (costruita, ora dobbiamo credere solo per un colpo di fortuna, 45 anni fa), sono “autostrade” per modo di dire: a sole due corsie, senza corsia d’emergenza per gran parte del percorso; per di più con tariffe carissime, tra le più esose d’Italia. L’aereoporto di Villanova d’Albenga si é, ormai, ridotto ad un “simulacro” di aereoporto. Si aggiungano a tutto ciò i continui, ignobili tentativi di impoverire il ponente pure dei servizi ospedalieri esistenti (vedi DEA di ll livello di S. Corona), per avere un quadro reale e deprimente di questa ultima parte della Liguria, che si avvia ad assomigliare sempre di più, come infrastrutture e servizi pubblici, ad una landa delle Calabrie, allontanandosi in tutto, non solo dalle altre regioni del nord Italia, ma, da tutto il nord Europa.

Con buona pace di chi dice che va tutto bene.

Il settore delle ferrovie e dei trasporti ferroviarii é in testa al campionario del disservizio: roba, appunto, da ferrovie africane o andine.

In questi giorni, sono in corso i lavori per collegare la tratta ponentina, già spostata a monte, che dall’imperiese termina ad Andora, con la vecchia linea esistente. Diciamo subito che, quando sará pronta, se ne farà un gran parlare, con tanto di inaugurazioni in pompa magna e gran dispendio di retorica trionfalistica. Il tutto per un grande lavoro, che, tuttavia, per la sua limitatezza, costituirà solo “un passo avanti”, ma è destinato, rebus sic stantibus, a non cambiare in nulla e, soprattutto, in meglio, il servizio cui è preordinato: cioè, migliori collegamenti in termini di “più treni” e migliori e maggiori opportunità di raggiungere le grandi destinazioni del nord Italia.

Ciò, perché, persistendo la continuità dell’operatività del vecchio tracciato da Andora a Finale, con una decina di chilometri, tra Loano e Finale, a “binario unico”, così come lo fecero nel 1860, non c’é nessuna possibilità di cambiamento veramente sostanziale della situazione: quel “girare pagina” e metterci al passo con gli standards delle ferrovie europee, finché tutta l’intera tratta ferroviaria non sarà spostata e ristrutturata, é qualcosa che …non esiste.

Ma non esiste, soprattutto perché, affinché la nuova ferrovia “cambi ” in meglio, non basta che venga rifatta la linea, ma è necessario che venga aggiornata, incrementata, l’offerta dei treni che devono “correre” sul suo percorso: a che cosa servirebbe avere fatto un nuovo tracciato ferroviario se, poi, i treni non ci sono o sono ridotti “ai minimi termini”, come nella situazione attuale? A che cosa servirebbe impiegare ingenti capitali per fare un’autostrada nuova, se poi non ci fossero le automobili da percorrerla?

Vediamo, quindi, quali sono i termini della desolante situazione attuale dei collegamenti ferroviarii.

Oggi, con l’economia regionale, prevalentemente basata sul solo turismo, i collegamenti ferroviarii devono (o dovrebbero) garantire possibilità rapide e frequenti di raggiungibilità delle riviere della nostra regione, dalle grandi città e dagli aereoporti del nord Italia. Tralasciando il collegamento: Torino-Savona-Riviera di Ponente, una volta ben servito addirittura con treni “Rapidi”, ma ora ridotto a pochi treni regionali, perciò poco significativo e marginale, diventa, invece, essenziale considerare la sempre maggiore importanza assunta, rivestita dal collegamento con Milano; perché è il crocevia obbligato dove convergono tutte le linee del nord Italia e, soprattutto, i collegamenti con gli aereoporti internazionali di Malpensa e quello bergamasco di Orio al Serio: quest’ultimo divenuto importantissimo negli ultimi anni perché scalo delle compagnie aeree “low cost”, che movimentano sempre più passeggeri.

In questo contesto, i collegamenti con la Liguria evidenziano già le “diversificazioni” esistenti tra le 4, “diverse” Ligurie, di cui abbiamo parlato all’inizio.

I collegamenti ferroviarii con la Liguria-Genova sono frequenti durante tutto il corso di una giornata: si può dire che quelli effettuati da treni “rapidi” (Frecce bianche, eurocity, intercity) sono pressocché continui: uno ogni ora, dal primo mattino fino a notte….

Dalla Liguria-Genova, poi, i treni possono proseguire per le due riviere o trovare le coincidenze con treni regionali che vanno a levante e ponente.

É significativo constatare quanto grande sia la differenza dell’offerta e della disponibilità dei treni, durante il corso della giornata, tra la Liguria-Levante e la Liguria-Ponente.

La tratta Genova-La Spezia, che abbiamo definito Liguria-Levante, beneficia dei treni delle due linee provenienti una da Torino e l’altra da Milano (oltreché dell’unico rapido proveniente da Ventimiglia, diretto a Roma), che a Genova si riuniscono proseguendo lungo il Tirreno verso le destinazioni di Sestri Levante, La Spezia, Livorno, Roma.

Il risultato, senza considerare i treni regionali o regionali veloci (che porterebbero a dei numeri enormi) è che da Genova Principe verso La Spezia partono, a cominciare dalle 5,49 del primo mattino fino alle 23,57 con un ICN (Inter city notte), ben 19 treni tipo “rapido” (Frecce bianche, Eurocity, Intercity).

Un numero considerevole.

Veniamo alla Liguria-medio ponente, della tratta tra Genova e Savona: ha sí gli stessi treni “rapidi” del ponente ma, comunque, risulta ben servita da un’offerta di treni regionali che, dal primo mattino, le 5,22, fino a notte inoltrata, le 0,43, garantiscono da Genova di raggiungere Savona: noi ne abbiamo contati ben 43! Cui si devono pure aggiungere gli Intercity da Milano, in direzione ponente – Ventimiglia.

E veniamo, infine, alla nostra zona!

La Liguria-ponente, da Savona a Ventimiglia.

A differenza di ciò che succede nella dirimpettante riviera di Levante, proiettata verso la Toscana, il confine di Stato della Francia é considerato come una barriera, un limite in prossimità del quale ci si deve fermare.

Dopo Savona, sembra che ci si avventuri in un territorio desolato, per cui non valga la pena istituire o mantenere i collegamenti.

Un dato per tutti: i treni “rapidi”, Intercity ed Eurocity, in partenza da Milano per Ventimiglia sono solo sei (6!): alle 7,05; alle 9,05; alle 11,10; alle 15,10; alle 17,05; e, infine, alle 20,00. Questi sono i SOLI treni con i quali si raggiunge la Liguria di ponente senza dover fare cambi per coincidenze con altri treni da Genova Principe.

Si potrà notare come, dalle 17,05 alle 20,00, per ben tre ore, non ci sia un treno in direzione Liguria di ponente; vi verrà detto (se vi trovaste in quel lasso di tempo a Milano e vorreste partire per la riviera) della possibilità di prendere il treno I.C. per Livorno che passa da Genova, poi, lì, a Principe scendere ed aspettare il rapido da Roma per Ventimiglia…. Il fatto è che quel treno da Milano arriva a Principe alle 20,44 ed il rapido da Roma per Ventimiglia parte da Principe alle 21,35…. Contate che dovete aspettare, quindi, per tre quarti d’ora abbondanti quel treno che, provenendo da Roma’ é tante volte in ritardo, e, inoltre, che a Genova Principe NON c’é più la sala d’aspetto… Considerando che i bar ed i punti ristoro della stazione chiudono tutti alle ore 21 (ma resiste un ottimo chioschetto, fuori stazione), in questi mesi di “frescura”, vi tocca una lunga attesa, se si è fortunati a trovare un sedile, in mezzo a mille correnti d’aria; per cui si assiste a scene di viaggiatori assiepati, in piedi, negli angoli dei muri dell’atrio della stazione, alla ricerca di un posto, almeno riparato dagli spifferi, dal freddo, dall’umidità; comunque, una bella esperienza di offerta di “conforts”, che le ferrovie, nel 2016, offrono ai propri disgraziati clienti.

Tutti questi “agi” e “conforts”, tuttavia, le ferrovie se li fanno pagare: ben euro 31,50 (da Milano a Finale Ligure), il prezzo massimo, perché sono stati presi due Intercity, impiegando ben 3 ore e 12 minuti, per 215 km! Un bel servizio davvero, considerando che, magari c’è anche compreso un raffreddore o una polmonite..!

C’é chi obietterà che i collegamenti con la Francia sono stati assicurati, con i nuovi treni “Thello”; tuttavia, questi NON sono NUOVI treni in più, rispetto a quelli che già c’erano prima: la novità è costituita dal solo fatto del “prolungamento” del loro itinerario: prima limitato a Ventimiglia, ora esteso fino a Nizza e Marsiglia.

Infatti, tale è lo scarso interesse che le ferrovie hanno per il ponente, che si sono limitate a cedere, (a vendere?) alla compagnia francese “Thello” gli orari di tre treni dei sei che costituiscono il numero totale dei “rapidi” che vanno verso ponente; cosicché, ora, i “rapidi” intercity da Milano per il ponente della Liguria e viceversa, di Trenitalia, sono ridotti a soli tre; “Thello” gestisce i treni da Milano delle 7,05, delle 11,05, delle 15,10, ovviamente quelli commercialmente più frequentati; Trenitalia i tre restanti. Che la cosa abbia delle conseguenze anche sui viaggiatori, è data dal fatto che se qualcuno, in possesso di un biglietto normale di treno regionale, volesse all’ultimo momento salire su un “Thello” per il ponente, anziché pagare il solo sovrapprezzo dovuto per un treno Intercity, dovrebbe -deve- pagare l’intero biglietto, oltre la multa, come se in mano non avesse proprio niente, perché si sentirebbe dire che “Thello é una compagnia privata, che non c’entra niente con Trenitalia, quindi, lei deve pagare il biglietto intero” . Quindi, niente di nuovo, o di meglio, sotto il sole…

L’ultimo treno per il ponente della Liguria é, abbiamo visto, alle 20,00: poi, non c’è più niente, fino al mattino successivo alle 7,05. Fino ad un anno fa l’ultimo treno era alle 21,10, poi è stato anticipato alle 20,00: ci pare che un intervallo di ben 11 ore tra l’ultimo treno ed il primo del giorno dopo sia inaccettabile: rende davvero la Liguria di ponente una terra lontana ed irraggiungibile… E costringe chi arrivasse dall’estero all’alternativa: o farsi venire a prendere a Milano, oppure, pernottare a Milano e partire il giorno successivo; per la riviera di Levante, l’ultimo treno da Genova Principe parte alle 23,57: è un “Intercity Notte”; perché non si potrebbe istituire un “Intercity Notte”, da Milano per il ponente..?

Per un panorama completo degli scarsi collegamenti da Milano verso la Liguria di ponente, notiamo i due unici “regionali velocisopravvissuti a tutti i tagli, che collegano ancora direttamente il ponente senza dover cambiare a Genova: il treno delle 14,25 e quello delle 20,25, entrambi impiegano tempi biblici; per arrivare ad Albenga, ad esempio, 4,01 ore il primo; 3 ore e 32, il secondo, entrambi per un prezzo di €18,35: due treni senza cambio intermedio che, per fare 235 chilometri, impiegano fino a 4 ore!

Per gli altri collegamenti, quelli che prevedono una coincidenza a Genova tra regionale e regionale, i tempi di percorrenza salgono a più di quattro ore, potendo raggiungere le : 4 ore e 36 minuti (per conferma, scaricare l’app “trenit” tra le tante disponibili, da dove abbiamo tratto i dati): un tempo indegno di un collegamento ferroviario nel 2016, ma che conferma i tempi di percorrenza del 1800, quando, però, le locomotive andavano a vapore.

Comunque, i collegamenti ferroviarii che partono da Milano per la riviera di ponente, terra semi dimenticata e difficile da raggiungere, sono tutti qua!

Forse ancora peggio, va per chi, dalla Liguria di ponente deve raggiungere Milano.

I “rapidi”, intercity ed eurocity, sono sempre 6 e sono gli stessi treni che, venuti giù da Milano, fanno il percorso inverso. Sono gli stessi treni che da anni effettuano questo servizio minimo. Ma, aumento dopo aumento, sono diventati “cari” : €. 27. Oltre a questi, c’é l’Intercity per Roma, ma questo fa storia a sé e abbiamo visto più sopra, come al ritorno, di notte crei più problemi d’orario che benefici effettivi.

Gli interregionali, invece, sono ancora DIMINUITI. Ora sono ridotti a due e basta: uno al mattino prestissimo, alle 5.55 da Alassio, per 3,38 ore di viaggio; l’altro é l’ultimo treno, di sera, alle 19,35 da Alassio, con arrivo a Milano (senza cambiare) dopo 3,53 di viaggio! Per tutti gli altri treni, per i quali é previsto un cambio a Genova, i tempi di percorrenza arrivano anche a ben 4,40 ore….! Per 240 chilometri di distanza! Forse.., siamo ai livelli del Bangladesh.. O, forse, lì, nel 2016, le ferrovie sono un’istituzione efficente.

Abbiamo detto che gli interregionali sono ANCORA diminuiti perché fino a giugno di quest’anno ce n’era uno in più: partiva da Albenga nel primo pomeriggio, intorno alle 14, per arrivare a Milano alle 17,30 senza cambi. Questo treno SUPPLIVA alla mancanza di qualsiasi treno diretto per Milano per ben oltre 4 ore, da Albenga, tra le 11,45 e le 16. Un “buco” nell’orario, di 4 ore, non é cosa da poco! Oddio, all’origine fino a due anni fa, esisteva un intercity proprio in questa fascia oraria, di modo che, bene o male, vi erano intercity almeno con cadenza ogni due ore. Poi, tutt’a un tratto, nel pieno vigore dell’orario, questo intercity è stato soppresso e limitato ai …..soli giorni festivi! Per chi doveva partire in quella fascia oraria, non rimaneva che il regionale in argomento: tuttavia, dall’ultima estate é stato anch’esso SOPPRESSO! Ma solo nella tratta tra Albenga e Savona, perché chi volesse prenderlo, quello stesso treno regionale lo trova a Savona alle 14,30!!! Se poi, uno non può andare fino a Savona a prendere il treno, può sempre partire un’ora prima, intorno alle 13, per raggiungere quel treno medesimo a Savona, che è lì ad aspettare….! Che vergogna! Ma come si pensa di poter fare turismo, ma anche solo garantire un minimo di standards di accettabilità dei trasporti pubblici, per i disgraziati abitanti residenti, com’é oggi in tutta Europa, in una situazione del genere? Per le ferrovie, il mondo civile finisce a Savona: oltre, verso ponente, se potessero, cancellerebbero il servizio, o lo renderebbero “al minimo”: un treno al mattino, uno alla sera e viceversa, e basta!

Giovanni Berrino assessore regionale ai Trasporti, alla promozione turistica, all’occupazione, ai rapporti con le organizzazioni sindacali, al marketing territoriale, al personale e alla tutela dei consumatori

E dire che il nuovo Assessore regionale ai trasporti è uno che abita nell’estremo ponente della Liguria! Pensavamo che, terminata l’epopea delle giunte di centrosinistra, con il famoso assessore Vesco, di La Spezia, che ha portato a questa situazione il ponente, per un impegno pressocché “nullo”, visti i risultati, ora si potesse “voltare pagina” e sperare in qualcosa di meglio; tuttavia, a quanto pare, l’assessore, quando va a Genova, non prende mai il treno, così non ha la minima idea di come siano ridotti i collegamenti ferroviarii della terra dove risiede e che l’ha eletto: se ce l’avesse, non saremmo sprofondati in questa situazione. Viaggiare in treno per chi abita nel ponente é diventata un’impresa difficile, perché le ferrovie, nel disinteresse generale di chi, a livello istituzionale, dovrebbe occuparsene e tutelare i cittadini, sembra che stian facendo di tutto per rendere la vita difficile a chi deve viaggiare! Anche nelle piccole cose! Ora riderete..! (Ma c’é poco da ridere..) Prendiamo, ad esempio, le…. toilettes…! Sì, nei regionali ne esiste una sola per carrozza. Quando non è occupata dall’extracomunitario che si è barricato dentro per non pagare il biglietto e un viaggiatore riesce ad accedervi, nella maggior parte delle volte, egli si trova in imbarazzo e difficoltà perché la serratura della porta è rotta e, quindi, non può chiuderla. Se, per caso, ci riesce, e si vuol lavare le mani, l’acqua non c’é, perché non arriva…. E magari, avete le mani insaponate (il sapone c’é quasi sempre, ma, sapendolo, chi lo usa se non c’é acqua?). Gradevole situazione, eh?

Il bello è che nel ponente non c’è alternativa alcuna al treno! In tutta Italia si stanno propagando i “FLIXBUS“, servizi pubblici di pullman che effettuano collegamenti via autostrada. Nella Liguria-Levante, con partenza da Genova esistono; ad esempio, da Genova si può andare a Firenze in 2 ORE E MEZZA per un costo che, a seconda delle occasioni e delle offerte, può essere anche di soli 10 euro…! E quando mai, in due ore e mezza, si potrebbe andare da Genova Firenze, per 10 euro…, con i treni? Questi servizi si stanno diffondendo dappertutto perché il “caro treni” e i disservizi dei servizi ferroviarii, offrono spazi di mercato alternativo e concorrenziale per gli autobus; nel meridione d’Italia, per queste ragioni, i servizi di collegamento col nord e con le stesse città del sud, tramite autopullmann, sono sviluppatissimi.

Ma da noi…? Siamo, purtroppo, così “depressi” che, a quanto pare, non c’é convenienza ad intraprendere questo servizio, quindi, non c’é niente! A parte i tre mesi estivi, non ci sono collegamenti con le città del nord, effettuati da sporadiche imprese di autopullman, anche questi, magari, limitati ai soli fine settimana….

L’unica alternativa, quando c’è, può essere rappresentata dal “bla bla car”, ma è un’eventualità incerta, della quale si può approfittare solo se viene offerto il passaggio nell’itinerario richiesto.

Non esistono proprio vie d’uscita a una situazione del genere? Non esiste una prospettiva di sviluppo che faccia uscire il ponente da questa arretratezza generale dei trasporti?

Una responsabilità importante ce l’ha sicuramente la Regione Liguria, che, anziché disinteressarsi completamente della Liguria di ponente, com’é stato fatto in questi decenni, portandola ad un tale livello di “depressione” senza nuove infrastrutture, senza nuove strade, abbozzando il raddoppio ferroviario nell’imperiese che verrà collegato fra poco, ma facendo poco o nulla (avrebbe dovuto fare “il diavolo a quattro”) per la ristrutturazione di tutta la linea, facendo poco o niente per difendere i collegamenti dei servizi ferroviarii, dovrebbe, ora, invece, intervenire drasticamente con le ferrovie, introducendo una questione: “il ponente come priorità” (solo per recuperare, perché siamo indietro a tutto).

Visto che industrie da noi non ce ne sono più, puntare sul turismo, ma creando le condizioni affinché i turisti “possano” venire e non siano, invece, scoraggiati da infrastrutture inadeguate, con code bloccate per ore sull’unica autostrada durante gli esodi dei ponti festivi o da qualsiasi banale incidente, o da collegamenti rari, anch’essi inadeguati, insufficienti ed inefficenti del trasporto ferroviario attuale.

IL PONENTE HA GIÀ IL SUO “TERZO VALICO” MA NON LO SA!

E dire che si potrebbero, DA SUBITO, tagliare drasticamente i tempi vergognosi dei viaggi dei treni: le 4,40 ore per fare 240 chilometri, come le oltre 3 ore con alcuni Intercity, per arrivare a Milano o per venire da Milano sono inaccettabili!

Esiste una deviazione provenendo da ponente, prima della stazione di Sampierdarena (ma in pochi lo sanno) che, tagliando Sampierdarena e Genova Principe, tramite la vallata del Polcevera, va diretta verso Milano! Se per gli Intercity ed treni che vanno in direzione Milano-Liguria-ponente e viceversa, si utilizzasse questo percorso, i tempi di viaggio si abbatterebbero tra i trenta ed i quaranta minuti!

Non poco per viaggi che ora hanno vergognosi tempi epocali di percorso.

Tutto ciò non è mai avvenuto per la mentalità GENOVACENTRICA, della Liguria-Genova, per cui qualsiasi treno deve arrivare a Principe o Brignole; ciò comporta che tutti i treni che arrivano da Milano diretti a ponente (come gli stessi che dal ponente vanno a Milano), entrando a Principe con la locomotiva, ovviamente, in testa al treno, si ritroverebbero, al momento della ripartenza, con la stessa locomotiva in coda, perché devono muoversi in direzione opposta a quella per cui sono arrivati, quindi, con i tempi necessari, “obbligati” di aggancio di una nuova locomotiva “in testa”. Tra una cosa e l’altra, calcolando il tempo del percorso Sampierdarena/Principe, in una decina di minuti, il tempo della sosta e del cambio locomotiva a Principe e quello del primo tragitto in linea, il tempo perso a causa di tutto questo, si aggira tra i trenta e quaranta minuti. Ovviamente “recuperabili” se a tutto ciò si potesse ovviare con una via “alternativa” a quella che finora é stata “obbligata”, cioè, l’arrivo e la sosta (forzata) a Genova Principe.

Consci di parlare di qualcosa che può rasentare “l’utopia”, per tutti i treni provenienti dalla Lombardia o diretti là dal ponente, dovrebbe essere individuata, come”stazione genovese “, non più Principe, ma “Genova Sestri ponente – aeroporto“, una delle stazioni ferroviarie che fanno parte pur sempre, come Principe, del Comune di Genova; a chi obiettasse circa i disagi che una cosa del genere comporterebbe per chi fosse diretto nel centro di Genova città, rispondiamo che l’inconveniente potrebbe benissimo essere superato subito da un collegamento “navetta” da parte dei tantissimi treni regionali che servono il Comune di Genova, fino a Voltri, o anche da quelli, altrettanto numerosi, provenienti da Savona, senza istituirne di nuovi….

Quindi, volendo, per la Liguria-ponente, il “terzo valico” ci sarebbe già.

Basta volerlo o, almeno, studiarci su.., proporre qualcosa che dia una prospettiva o, almeno, una speranza, per un ponente ligure che, lentamente ma inesorabilmente, sta scivolando ai “margini”della Liguria e dell’Italia: davvero “l’ultima provincia “, in tutti i sensi, “dell’Impero“.

Mario Carrara

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