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L’ultima volta di Nanni Russo.
Per non dimenticare…
Savona e l’identità perduta

Giovanni (Nanni) Russo era rimasto tra gli ultimi ‘maestri’ del Foro di Savona della ‘vecchia guardia’. Prima di lui se n’erano andati Tito Signorile, Angelo Luciano Germano, Giuseppe Aglietto, Donato Cangiano, Giovanni Nasuti, Orlando Sotgiu, Giancarlo Ruffino. Nazzareno Siccardi.  Savona con due senatori avvocati: Ruffino e Russo. Il primo democristiano della ‘destra’ moderata, il secondo con i ‘Progressisti’ e Cristiano Sociali. 

L’avvocato Nanni Russo a Palazzo di giustizia con i colleghi penalisti Giovanni Scopesi di Genova, Fausto Mazzitelli e Tito Signorile

Nanni Russo in udienza, durante un processo, con Angelo Luciano Germano e Piero Castagneto (Foto Salvatore Gallo)

 

Processo in Corte d’Assise per la strage di Giustenice (imputato Salvatore Boasso): Nanni Russo con i colleghi Enrico Nan, Nazareno Siccardi, sullo sfondo il giovane Alberto Russo classe 1962

Nanni Russo con l’allora presidente dell’Ordine degli avvocati Carlo Bertolotto (classe 1940), il penalista Carlo Coniglio (1940)

 

Anche il compianto fratello Carlo Russo era avvocato ma si era totalmente dedicato alla politica. Fu ministro dei Rapporti con il Parlamento, ministro delle Poste e telecomunicazioni, Sottosegretario di Stato e alla Presidenza del consiglio dei ministri e al Ministero dell’Interno. Successivamente giudice della Corte Europea dei diritti dell’uomo, infine giudice emerito. Di Nanni Russo si è scritto che “rappresentava la politica ‘alta’ , quella delle idee…IL PADRE DEI CATTOLICI SAVONESI IN POLITICA. Strenuo difensore della Costituzione e da costituzionalista membro della commissione Bilaterale”.  Tra i fautori della riforma giudiziaria (patteggiamento della pena). Durante il suo mandato parlamentare c’è chi lo criticava per il ‘distacco’ dalle problematiche e dalla stanza dei bottoni della sua Savona. Non amava occuparsi di beghe e di faide, di poltrone e sottopoltrone,  non frequentava salotti  del potere elitario pur essendo il legale di fiducia di importanti realtà imprenditoriali e professionali. Con la toga, nelle aule di giustizia, aveva affrontato casi eclatanti della storia giudiziaria savonese e ligure. Ha sempre rifuggito il protagonismo, la prosopopea, non era un tribuno da molta scena e poco arrosto. Le sue arringhe non erano ‘prediche’ per l’orecchio del cliente, ma cultura giuridica, scrupoloso studio degli atti, soprattutto in diritto. Russo, un’intelligenza non comune e acuta. Non era entusiasta delle conferenze stampa e praticava il rigoroso rispetto del segreto professionale, a cominciare dai cronisti. Dall’avvocato Russo era praticamente impossibile raccogliere una ‘confidenza’, nel suo ruolo di difensore, durante un’inchiesta, al termine degli interrogatori degli imputati o indagati. Sempre risposte di ‘rito’, si direbbe. E fino all’ultimo ha mantenuto un legame di stima ed ammirazione con l’ex magistrato ed ex sindaco di Genova, Adriano Sansa. 

Nanni Russo che non aveva voluto mancare alla presentazione del libro ‘ 1960 – 1990 Savona e l’identità perduta’ di Luciano Angelini, Franco Astengo, Giovanni Burzio. Nella Sala Rossa di Palazzo Sisto sedeva in prima fila, al suo fianco il dr. Aldo Pastore (già senatore), l’ing. Roberto Cuneo. Piccola e forse significativa dei tempi, annotazione di cronaca. Qualche giorno dopo, incontrandolo casualmente, Russo aveva scambiato poche parole con il vecchio cronista su quell’incontro, sui temi affrontati, sugli interventi. Commentava sul fatto che i mass media locali non avessero fatto cenno al dibattito, ignorandolo. “Non ho capito il silenzio…” E sorridendo: “Magari per mancanza di spazio….“.

DALL’ARCHIVIO FOTOGRAFICO DEL VECCHIO CRONISTA DI GIUDIZIARIA

 

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