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Insegnanti sfrattati e ‘perdenti posto’
Da Savona clamorosa novità a scuola

Tanto tuonò che piovve. La fine dell’anno scolastico 2015-16, il primo governato dalla legge sulla cosiddetta “Buona Scuola” porta con sé una novità sfuggita a quasi tutti i docenti: la fine, per molti di loro, del diritto alla titolarità della sede di servizio. Stando alla lettera della legge, infatti, tutti i docenti in mobilità dovrebbero diventare “perdenti posto”: gli organici saranno tiennali e il diritto di appartenenza alla sede andrà verificato di anno in anno.

Il comma 79, ultimo periodo, dell’articolo 1 della legge 107 parla chiaro: a partire dall’anno scolastico 2026-17: “la mobilità territoriale e professionale del personale docente opera tra gli ambiti territoriali”. Il comma 196 sgombra poi il campo dagli equivoci: “Sono inefficaci le norme e le procedure contenute nei contratti collettivi, contrastanti con quanto previsto dalla presente legge”. Insomma scordiamoci il passato, adesso i punti fermi sono contenuti nella legge, che individua l’ambito come sede di titolarità. In provincia di Savona gli ambiti territoriali sono due: il 5, che include Savona e la Val Bormida, e il 6, che comprende il resto del territorio provinciale. Dal testo della fumosissima legge di riforma scolastica pare quindi di capire che i docenti che aspirano alla mobilità (trasferimenti, utilizzi, assegnazione provvisorie) – ma l’Associazione Nazionale Presidi sta spingendo per un allargamento delle disposizioni a tutti gli insegnanti – potranno chiedere non la singola scuola ma solo la zona in cui insegnare. E, soprattutto, il trasferimento non sarà più definitivo: coloro che si trasferiranno rientreranno nel gran calderone degli “organici triennali”: ogni tre anni, cioè, dovranno sperare che il dirigente scolastico li confermi sul posto. In caso contrario rientreranno nell’ambito territoriale (cioè, pare di capire, resteranno a disposizione per le necessità delle scuole della zona di appartenenza e, dopo tre anni senza sede di titolarità, potranno pure venire licenziati.

Dal prossimo anno, insomma, rischia di cambiare tutto: le deroghe di quest’anno alla chiamata diretta, infatti, non saranno più possibili dal prossimo. In parole povere non esisterà più la disciplina negoziata ogni anno con le organizzazioni sindacali dei trasferimenti e dei passaggi di cattedra: la legge 107/15 sembra cancellare definitivamente il concetto di titolarità nella sede.

Ma c’è di più: anche i docenti “storici” (quelli, cioè, già in ruolo all’entrata in vigore della legge 107) nel momento in cui decidessero di spostarsi ricadrebbero nel calderone dei “triennalisti”: con tanti saluti alla continuità didattica, alla possibilità di portare avanti progetti che non durino lo spazio di un mattino e alla possibilità, per un docente che dovesse alzare la testa e contraddire il DS, di poter aspirare alla riconferma. I sindacati stanno trattando ma gli spazi sembrano pochi: la prospettiva a breve termine sembra essere quella di un precariato senza confini.

Massimo Maccio’

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