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Balla con i somari. Io presidente di commissione d’esami per geometri

Ad un candidato agli esami di maturità per geometri, durante l’esposizione della “tesina” portata dallo stesso e alla quale la Commissione, formata tutta da membri esterni, si affida per iniziare l’esame orale e “rompere” per così dire “il ghiaccio“, imperniata sull’argomento inerente al conflitto della seconda guerra mondiale sul fronte orientale gli viene chiesto quale dittatore ha invaso il territorio russo durante il conflitto. Per aiutarlo a ricordare, visto che “fa fatica ad iniziare“, meglio ancora “non sa che pesci pigliare“, il “membro interno”, che allora rappresentava la classe, gesticolando, gli indica che tale persona portava i baffi, al che il candidato, battendosi con il palmo della mano la fronte e bisbigliando “mi scuso, chissà dove avevo la testa” prontamente rispose: GARIBALDI !

Questa è una delle tante “Chicche” che ogni anno si sentono durante gli esami di Stato.

Esami di maturità che tutti gli anni si ripetono e che ad essi approdano, ora più che mai vengono “ammessi tutti“, gli allievi dell’ultimo anno di corso. Nel corso di tali esami si sono sempre visti due categorie di studenti: quelli interessati al corso di studio intrapreso ed i cui valori vanno da discreto ad ottimo ed i somari, quest’ultimi, denominati “scaldapanche“, che la scuola, nella fatti specie i vari consigli di classe, per un perché o per altro non hanno mai voluto fermare e fare loro ripetere l’anno; ammettendoli all’esame finale con la solita frase “ci penseranno quelli della Commissione”.

Durante gli esami di stato dell’anno scolastico 1989/90, presso l’istituto tecnico statale per geometri di Cremona, cui ero Presidente della II° commissione, alla N n+1 [alla N elevata ad n + 1] bufala, mi perdoni il poeta Arnaldo Fusinato, di getto assieme alla Commissione, mi sono sentito in dovere di riscrivere la sua poesia “l’ultima ora di Venezia” con il titolo:

“l’ultima ora di Venezia” è una poesia sul Risorgimento che narra la sfortunata sollevazione di Venezia nel 1848, in appoggio al tentativo di unificazione dell’Italia iniziato (con prudenza e diffidenza) da Carlo Alberto (I Guerra di Indipendenza).

Dopo la sconfitta di Carlo Alberto ad opera del generale austriaco Radetzky (il re fu poi costretto all’esilio) Venezia e Roma continuarono, com’è noto, l’insurrezione, proclamando la Repubblica.

Roma fu soverchiata dalle forze armate del Regno delle Due Sicilie, di Francia e di Spagna, mentre Venezia, assediata dagli austriaci, fu colpita anche da un’epidemia di colera: “il morbo”, più volte citato in questo malinconico componimento.”

Arnaldo Fusinato, autore di numerose poesie giocose, e romantiche, compì a Schio, sua città natale i primi studi, per poi proseguirli all’Università di Padova.

In questo periodo cominciarono le sue lotte contro l’Austria .La situazione politica e culturale di quegli anni era caratterizzata dalla mancanza di libertà, specialmente nei confronti degli intellettuali ed i personaggi non strettamente conformi al pensiero politico dominante.

Nel marzo del 1848 insorsero le città del Lombardo Veneto, costringendo alla ritirata le guarnigioni Austriache.

Il 17 e 18 marzo insorse anche la città di Vicenza. L’allora trentenne Fusinato fu in prima fila a combattere per la difesa della città, ma ciò non servì, in quanto Vicenza venne assediata. Fu in questi giorni che Fusinato compose la canzone il Canto degli insorti.

Perduta Vicenza, Fusinato continuò a combattere gli Austriaci a Venezia, dove era stata proclamata la Repubblica di San Marco. Anche qui, nonostante l’epica difesa guidata da Daniele Manin, dopo quasi un anno la città si dovette arrendere alle forze austriache.

Nella poesia Ode a Venezia si può leggere tutto lo sconforto provato da Fusinato in quei momenti (celebre il passaggio: “Il morbo infuria / il pan ci manca / sul ponte sventola / bandiera bianca”). Gli ultimi due versi sono stati resi celebri in tempi recenti dalla famosa canzone di Franco Battiato “Bandiera bianca”, contenuta nell’album La voce del padrone (album) del 1981.

Nel 1874 si trasferisce a Roma dove lavora per il Senato. Muore nel 1888 a Roma ed è sepolto al cimitero del Verano.

“La Matura”

Ė fosco l’aree

il cielo è muto

ed io sul tacito

bancon seduto

in gaudïosa

filosofia

ti guardo e lacrimo

allieva mia

2

Fra i rotti mugugni

del triste discente

il raggio perdesi

del sol cadente

un mesto sibilo

per l’aria oscura

l’ultimo gemito

della matura

3

Passa un topografo

della città

“ehi del tachiometro

qual novità ?”

“L’esame infuria

l’alunno manca

sul banco sventola

bandiera bianca”

4

No no non splendere

su tanti guai

Maturità d’Italia

non splendere mai !

5

E sulla tua e

tristi vicende

sia eterno i gemiti

di tanta gente

6

Allieva ! nostra

l’ora è venuta;

illustre martire

tu sei perduta

7

L’esame infuria

lo scir ti manca

sul banco sventola

bandiera bianca

8

Ma non quesiti

ardui e roventi

né i mille fulmini

su te stridenti

troncano un attimo

il tuo bel fare

9

Viva l’allieva,

tra le somare

Sulle tue pagine

scolpisci o Storia

l’altrui imperizie

e la sua gloria;

e grida ai profi

tre volte infame

chi vuol l’allievo

morto d’esame

10

Viva l’allievo

feroce altero

difese intrepido

il suo pensiero;

l’esame infuria

lo scir gli manca

sul banco sventola

bandiera bianca


Non va meglio negli anni dopo; Vittorio Zucconi, su Repubblica, scrive una lettera aperta a quel 3% di immaturi nell’anno scolastico 2000/2001.

AI SOMARI

” Carissimo tre per cento, di somari. Vedo che alla fiera dei diplomi di maturità 2001, il 97% dei candidati è stato “maturato” e soltanto tu, misero tre per cento di irrecuperabili asini, sei stato trombato. A te, vittima di un’atroce ingiustizia, voglio indirizzare un pensiero affettuoso e di conforto.

Sei stato bocciato da un meccanismo chiaramente idiota, perché lo scandalo non è quel 97 per cento di “diplomi facili” come dicono i tromboni come me che rimpiangono le stragi della loro giovinezza (io fui promosso, anzi, “salvato” dalla Maturità classica) e temono che il loro sudore giovanile venga annacquato dall’ alluvione di titoli. E’ quel 3% di ragazzi e ragazze come voi, trascinati per cinque anni di scuola superiore soltanto per andare davanti al patibolo, che fa orrore. Non è possibile che professori che vi hanno avuto in classe per cinque ore al giorno, nove mesi all’anno, che vi hanno interrogato e parlato centinaia di volte, non si siano accorti che saresti andati al massacro. Portarvi alla maturità in queste condizioni non è generosità, è puro sadismo. Voi siete stati sacrificati soltanto per dare ancora qualche

senso alla promozione del 97%.”

“—E non parliamo neppure della mia categoria, dei giornalisti. Per vostra fortuna, probabilmente non leggete i giornali, altrimenti sapreste quale ecatombe quotidiana di grammatica, di sintassi, di intelligenza noi consumiamo ogni giorno sulle nostre pagine. Pensate soltanto alla televisione, che sicuramente guardate in abbondanza e consolatevi………..”

Dopo la controriforma Gelmini, la scuola italiana è precipitata verso il fondo della classifica come ci si poteva aspettare, i miracoli avvengono solo a Lourdes: se non si legge né a casa né a scuola non si impara a leggere, non si acquisisce cioè una delle competenze essenziali per potersi inserire nella società contemporanea.

Il Rapporto ISTAT rileva che nel 2009 il 13,2% dei giovani di 15-29 anni (oltre 1,2 milioni di persone) dichiara di non aver letto neanche un libro in un anno. La scuola non è riuscita né ad insegnare a leggere a tutti i membri di una generazione né a infondere il piacere della lettura, la voglia di leggere. E questo l’insuccesso più grave di una scuola che non vuole rendersene conto. Quattro ragazzi su 10 dopo i 15 anni non leggono più. Questo significa che rapidamente disimparano a leggere, dimenticano cioè anche quel poco che hanno imparato a scuola. A trent’anni ridiventano analfabeti.

Dalla lettura si impara la sintassi, dalla lettura si impara a svolgere i temi, dai temi si impara a svolgere le relazioni siano esse storiche o no.

E’ con questa popolazione che occorrerà ricostruire il paese, ma è anche con questa popolazione che si riempiono gli stadi di gente violenta, che si conquistano maggioranze politiche con strategie demagogiche.

In moltissimi paesi europei è suonato il campanello d’allarme dopo la pubblicazione dei dati Pisa 2000 sulle competenze in lettura dei quindicenni e si sono impostati programmi per intensificare la lettura a scuola e per migliorare l’apprendimento della lettura.

Nulla di questo è successo in Italia. Secondo l’Istat, la quota di chi non ha letto nemmeno un libro nel tempo libero nei 12 mesi precedenti l’intervista è pari al 43,6% (32% tra le ragazze e 54,6% tra i ragazzi). Quasi una persona su due nelle giovani generazioni non legge più.

L’indagine Istat non fornisce altre grandi novità su questo versante: conferma che le competenze in letture in Italia sono connesse all’appartenenza sociale e che quindi la scuola non riesce a neutralizzare le disparità sociali nel campo dell’istruzione. La scuola italiana è al servizio dei ricchi. Lo era quarant’anni fa, lo è ancora oggi. Leggono coloro che crescono nelle famiglie dove ci sono molti libri, leggono coloro che hanno genitori lettori, leggono i figli di diplomati e di laureati, ed infine leggono di più coloro che vivono al Nord rispetto a coloro che risiedono nel Mezzogiorno.

Molte materie vengono deliberatamente ignorate fin dalla scuola primaria. Oggi l’alunno della scuola elementare oltre al cellulare, ha la calcolatrice; se gli chiedi quanto fa due più due questi ti risponde: ” aspetta prendo la calcolatrice!”. La tabellina pitagorica, di lontana memoria, viene imparata se in famiglia hai qualcuno che te la insegna.

Viceversa vengono imbottiti della teoria degli insiemi, ma quando arrivano, se arrivano, alla matematica analitica, trovano impari difficoltà a risolvere il calcolo di una semplice matrice [A + A11 + A12 + ….. Ann]

Nella scuola media inferiore e superiore, non si studia più la Geografia; giorni fa, in uno dei pochi “Quiz” che la televisione di stato trasmette, un candidato ha affermato che il paese di Guardia Piemontese si trova in Romagna e che l’aeroporto della Malpensa è in provincia di Milano; non sanno che cosa sono le maree, ne da cosa dipendono (eppure abitano in località marine). Non si studia più la Matematica, se non sono forniti di calcolatrici, ultime generazione, fare un log manualmente o con metodo tabellare è ….. boh !

Alesben B.

[Balla con i somari – fine prima parte, segue seconda parte sul prossimo numero]


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