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Il futuro di Capo Noli alla ribalta

L’articolo di Mario Molinari su Nuova Informazione Indipendente del 15 febbraio, mentre riporta in primo piano le preoccupazioni riguardanti lo splendido promontorio, da sempre oggetto delle più ambiziose mire speculative, offre l’occasione di un aggiornamento della situazione, sensibilmente modificata dal cambio dell’Amministrazione Regionale.

In concreto all’impattante progetto del tunnel del Governatore Burlando, si è aggiunta la prospettiva di altre consistenti iniziative aperte dal nuovo piano casa varato dall’amministrazione Toti.

Così accanto alla generale liberalizzazione dell’edificazione, ora consentita dal nuovo piano casa, anche nei parchi regionali, sono riaffiorate ipotesi private di cementificazione riguardanti Capo Noli: sentieri, seggiovie, piste ciclabili e due moli, oltre al tunnel dato per scontato, al servizio dei futuri ma già pensati insediamenti sul capo e sull’altipiano delle Manie.

Ma il 20 febbraio ecco la notizia, forse un po’ inaspettata e che ha fatto esultare la capogruppo PD Paita al grido di “sono stati fermati gli Unni”. Il governo ha bloccato il piano proposto dal Governatore Toti, per “violazione dell’articolo 117 del titolo V della Costituzione che riserva allo Stato la potestà legislativa in materia di tutela del Paesaggio”e “per altre violazioni relative alle disposizioni riguardanti l’approvazione di varianti senza le prescritte autorizzazioni paesaggistiche” nei territori tutelati come Capo Noli.

Ma per completezza ed equità di informazione è doveroso ricordare che un mese fa la Consulta aveva bocciato il decreto Sblocca Italia del governo, che aveva cancellato il diritto di partecipare alle decisioni di competenza alle regioni, sulla base delle prescrizioni dell’articolo 117, riguardanti le grandi Opere. In quel caso l’esultanza della Puglia fu al grido “sono stati fermati i Visigoti”.

Si tratta di una situazione paradossale: la double face del virtuoso articolo 117 che può essere utilizzato in modo contrapposto dal governo contro le regioni e viceversa, a seconda dei casi specifici, sia contro lo Sblocca Italia, sia contro il Piano Casa, ma fortunatamente sempre per impedire abusi dell’ambiente.

Dunque la “Vecchia” Costituzione, scritta in collaborazione dai politici di tutti gli orientamenti, si è dimostrata ancora oggi, uno strumento adeguatoper tutelare, il territorio, il paesaggio, la salute nell’interesse di tutti i cittadini.

In entrambi i casi si tratta di questioni di merito, e le reazioni del governo e della regione sono simili e prevedono di proseguire imperterriti lunga la via da loro intrapresa.

Il governo con la modifica delle norme dell”articolo 117 che ostacolano il percorso anche delle grandi opere definite strategiche. La regione andando “avanti con senso di responsabilità”, magari con qualche variante in deroga. Cioè mirano alla semplice rimozione e/o aggiramento “dell’ostacolo costituzionale”.

Dunque i rischi per il promontorio rimangono tali sia per il tunnel che per gli insediamenti, e lo scenario fortemente probabile è quello di un nuovo ciclo di “rapallizzazione” della Liguria e la ricostruzione di una nuova Torre del Mare più moderna e attrezzata a Capo Noli. Inoltre è molto temuto un accordo di conciliazione “Giusto” tra i due schieramenti politici regionali, che potrebbe aggravare ulteriormente la situazione. Per giunta si osserva un generale processo governativo di unificazione dei poteri decisionali, del tipo “un uomo solo al comando”, mirato alla eliminazione per via legislativa delle tutele degli interessi della collettività. Dunque sarà eliminata ogni possibilità di contrasto tra enti diversi e anche la Magistratura sarà resa impotente di fronte a qualsiasi scelleratezza.

Gli unici “strumenti di difesa rimasti alla fine della fiera”, se il previsto referendum confermativo approverà questa riforma costituzionale, saranno solamente i sindaci non cementificatori, affiancati dai comitati e dalle associazioni dei cittadini.

Parafrasando un celebre detto latino, “quel che non fecero i Barbari vien fatto dai riformatori costituzionali”.

 Giovanni Maina

 

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