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La pittura di Demy Canepa al bar Dolci di Albisola Superiore

Sinestesie e allegorie nella pittura di Demy Canepa. Sabato 12 dicembre alle ore 17 presso il Bar Dolci Incontri in Via Garibaldi ad Albisola Superiore, inaugura una mostra personale di Demy Canepa patrocinata dall’associazione “La casa delle arti” e dalla “FIVL” sezione di Albisola e Bubbio.
La materia reale, attraverso velature e stratificazioni, con stesure cromatiche pure e fra trame di texture, può riuscire a consegnare le opere pittoriche a una condivisione cosmica e immersiva, non obliterata dal particolarismo anedottico del dato naturale.


Non volendo relegarci a un’arte elitaria, ma a un’arte – sebbene astratta – comprensibile, perché nata dal quotidiano, dal vissuto, dalla realtà oggettiva, dalla capacità personale di generare circoli virtuosi, che possano infondere negli animi uno spirito critico e autocritico forte, dalla tensione interiore che consente di esplorare la complessità dell’individuo calato nel genere umano, nella collettività, nella comunità, nella società, dovremmo partire con determinazione, e con una maggiore incentivazione, a riconoscere nella persona comune, anche per caso incontrata per strada, l’artista espressivo. Chi, ossia, tramite un viatico, un itinerario lungo, consegue la consapevolezza che fare arte oggi è un’urgenza soggettiva, ma anche sociale e civile, avvertita come imponente. “Quando mi veniva voglia di capire qualcuno o me stesso, prendevo in esame non le azioni, nelle quali tutto è convenzione, bensì i desideri. Dimmi cosa vuoi e ti dirò chi sei.”, qui ben si attaglia Anton Pavlovic  Cechov: questi sono i prodromi da cui Demy Canepa, ipso facto donna semplice e delicata, ma non scontata, s’ammanta di un’ortogenesi creativa e persegue la ricerca artistica, che le è propria.  Un percorso di vita che si snoda continuamente, tra tematiche diverse e nuove esperienze. Nel suo excursus d’artista, Demy  è attratta dal cambiamento e dalla scoperta di nuove tecniche, ma ogni sua evoluzione assorbe le tracce di quella precedente, nel significato simbolico della crisalide nella metamorfosi a farfalla, nell’efflusso catartico, in elementi sospesi in un principio gestaltico, poi riguardati nel possibile valore apotropaico, a lenire le temperie dello spirito.


Una muta ninfale, che procede in campo iconico, da segni, intesi come simboli che rimandano a cose o idee, già ascritti a un modo “astratto” di rappresentare la realtà, quali le stilizzazioni tradotte nel decorativismo floreale. La linea, curva e sinuosa, si libra fluida e libera da vincoli di simmetria e proporzione. Il colore, steso in tinte piatte e vivaci, sembra promanare la propensione della pittrice verso il sogno e la fantasia. S’ispira alle forme flessuose del mondo vegetale, le cui linee vengono stilizzate.

 

Nel suo variato intreccio di richiami classicheggianti, portati sul piano decorativo a un icastico espressionismo floreale, che a mio avviso  – memento audere semper  – è degno di una comparazione sinestetica, non tranchant, con un tessuto sonoro che attinge al jazz, al rock, degli anni ’70-’80, nelle atmosfere magiche dei Roxy Music, una band irripetibile, che influenzerà tutta la musica a venire, in canzoni da sogno, in cui si alternano sassofono languido, pennellate di chitarra, batteria smooth, e la voce suadente di Brian Ferry, un cantante tra i più sensuali e affascinanti di tutti i tempi.

Mutatis mutandis, inneggiamenti, sotto l’aspetto stilistico, all’Art Noveau, nel solco della cognizione estetica delle avanguardie storiche, ultimo e labile accostamento all’ispirazione nelle forme della natura. Ma come la crisalide è l’anima chiusa nel corpo e, quando diventa adulta, è simbolo di libertà, Demy s’impone un ulteriore tragitto pittorico, fatto di ricerca, impegno, fatica, studio, preoccupazioni e soddisfazioni, e culmina in un traguardo.

Ammiccando un universo di sensi, ammanisce nell’immagine la molteplicità delle sue connotazioni, nell’espandere di più di un’idea, di uno stile pittorico animato e rutilante, consentendo alla propria abilità di uscire dai canoni usuali, ex cathedra, e cimentarsi con supporti materici o decisamente ostici, quali il dripping.


Antonio Rossello


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