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Liguria e Basso Piemonte

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Finale Ligure, il sindaco parte col piede sbagliato


La scelta  del nome ‘ Insieme possiamo‘  era di buon auspicio alla vittoria elettorale. Il nuovo governo dell’avvocato Ugo  Frascherelli è invece partito col piede sbagliato. Un autentico ‘autogol’ speriamo più frutto dell’inesperienza (si dice cosi ?) che di strategia politica. Parliamo del rifiuto  del sindaco e della sua maggioranza di mettere subito in pratica la ‘discontinuità’, il rinnovamento di ciò che resta di politica e partitismo, con la designazione del presidente del consiglio comunale. Le tre minoranze consiliari hanno posto l’accento: “Uno sbaglio politico non dare la presidenza all’opposizione”. Frascherelli, persona onesta e con una buona base di credibilità, ha perso un’occasione per dare il ‘buon esempio’, speriamo non si traduca in un esordio che non farebbe ben sperare.

Crediamo ci siano pochi dubbi sul progetto per il rilancio – ormai parola abusata –  di Finale Ligure, forse la città di questa provincia  con meno’ ferite’ alle spalle grazie anche  alla giunta del centro destra del sindaco – medico di famiglia  Flaminio Richeri e del vice sindaco avvocato Giovanni Ferrari, sconfitto dagli elettori.  Il governo di Finale non sarà stato da ‘città modello’, ma rispetto a quanto abbiamo vissuto e visto in molte altre località (Alassio, Albenga, Varazze…..)  meritava un giudizio positivo, al di la delle urne. E questo nonostante – utile non perdere la memoria – il prestigioso quotidiano Il Secolo XIX, per almeno tre anni,  ma non gli ultimi, avesse scatenato una campagna di ‘ denuncia e delegittimazione’ del governo Richeri, martellando con titoli e foto sui problemi irrisolti, sulle lamentele, sulla lagnanze spesso più che giustificate dei cittadini e delle categorie economiche.

Peccato che, contestualmente, ben altro trattamento veniva riservato ad altre cittadine  savonesi alle prese  con selvaggi assalti a suon di varianti ad hoc al piano regolatore, al diffondersi degli ‘insediamenti villari’ in zone agricole,  al sistematico disprezzo della razionalità della spesa pubblica a suon di consulenze, incarichi professionali, cause legali, promesse puntualmente disattese.  Insomma, a Finale  per ragioni a noi note, si guardava la pagliuzza mentre per altri si ignorava la trave. Le cose, per Finale, sono cambiate al vertice delle redazione di Savona, con l’arrivo di un nuovo responsabile.

Una premessa che porta a riflettere sulla prima mossa della giunta Frascherelli. Non un giudizio, è prematuro, con l’aggiunta di quell’adagio “Chi ben comincia è a metà dell’opera” (Orazio). Il presidente del consiglio comunale poteva, doveva, benissimo  essere scelto tra i componenti della minoranza, per molte ragioni, ad iniziare proprio dalla svolta del rinnovamento. Chi ha seguito per decenni la vita delle nostre cittadine avrà toccato con mano il danno delle contrapposizioni, spesso sterili, preconcette. Forse sono affrettate e retoriche le considerazioni espresse  nel primo consiglio comunale  dagli sconfitti Giovanni Ferrari  (‘Mi attendevo un discorso di più ampio respiro…”),  Simona Simonetti (“Siamo nell’assoluta continuità del mandato Richeri “), Michele Menardi Noguera ( “Faremo un’opposizione attenta al bene comune”), ma è sacrosanta e strategicamente vincente la valutazione che “dare la presidenza all’opposizione sarebbe stato un gesto lungimirante, apprezzato da gran parte dei cittadini”.

Per il resto pare persino superfluo ricordare che i fatti, la cronaca vera della vita politico amministrativa, hanno dimostrato che serve poco sbandierare programmi, promesse, se poi si ‘predica bene e si razzola male‘.  Chi più, chi meno.  La storia delle nostre città e del nostro entroterra documenta tutte le occasioni perse. Le miopie, le contraddizioni tra il dire ed il fare. Sarebbe utile, ad esempio, un paragone di sviluppo sociale, qualità della vita, tra una cittadina savonese, imperiese, visto che siamo nel ponente ligure, e quanto è avvenuto, senza andare lontano, in Alto Adige, in Austria, in Germania.

Ma rischiamo, a questo punto, di andare fuori strada. Tornando a Finale, non sappiamo se la scelta della presidenza sia il frutto, la volontà di un partito (nel caso il Pd), oppure abbia prevalso il bilancino all’interno della maggioranza eterogenea.  E non è solo il sindaco, figura rappresentativa ed operativa,  a doversi chiedere  (e far tesoro) del primo errore strategico, a nostro avviso più di sostanza che di forma. Era anche un modo  per smobilitare da quel clima di ‘rissa continua‘, di brutto spettacolo che offre da troppo tempo la ‘vecchia’ ed in parte nuova classe politica italiana. Forse la causa principale – assieme al diffuso sistema di corruzione ed antimeritocrazia – della disaffezione alle urne dei cittadini, con l’eccezione per le consultazioni comunali. Il presidente della Provincia, Angelo Vaccarezza, era stato eletto con il 45, 88 % degli aventi diritto al voto, al secondo turno e con la più bassa percentuale dello storia dell’amministrazione provinciale di Savona.

Il sindaco Frascherelli sarà giudicato per il suo ‘fare’, ad iniziare dalle piccole cose, dall’organizzazione ed efficienza della macchina comunale e della principale ‘municipalizzata’, privilegiando  la meritocrazia, all’appartenenza politica, di lista, di schieramento.  Poi dovrà mettere mano alle decisioni di medio e lungo termine. Finale Ligure, e non è abbastanza conosciuto, è l’unica località dove grazie alla risorsa ambiente cresce il turismo straniero, dei giovani, quasi per l’intero arco dell’anno.  E’ un segmento, come pare avvenga, da potenziare anche affidandosi a persone competenti e di esperienza. E’ un cavallo vincente  su cui puntare ancora con maggiore determinazione ed inventiva. Non servono, invece, come è avvenuto, i maxi convegni – passerella, da decine di migliaia di euro, per ascoltare quali sono le strategie vincenti di questo o quel turismo.

Il ponente ligure ha dissipato il suo patrimonio alberghiero sull’altare della speculazione immobiliare, tra consorterie di affari, affaristi, molti dei quali si sono arricchiti con la corruzione e l’evasione fiscale elevati a sistema.

Finale ha di fronte anche il grandioso progetto Piaggio, non vogliamo rubare il lavoro agli esperti, ma il primo comandamento resta ‘lo sviluppo a misura d’uomo’. Non mancheranno, come è già avvenuto negli anni ed abbiamo vissuto, spinte, pressioni, interferenze di poteri e forze più o meno occulte. Magari tra contrastanti interessi.  Un consiglio comunale unito, al di sopra delle parti, pur nella legittima rappresentanza delle diverse istanze sociali ed ideologiche, forse avrebbe rappresentato una pietra miliare per affrontare (blindati alle interferenze) un tema dove sono in gioco decine di milioni di euro. Non solo i posti di lavoro degli operai della Piaggio, gli obiettivi più o meno evidenti dell’omonima società e dei suoi principali azionisti; ci sono nel ‘progetto sviluppo’ gli interessi di altre categorie, di professionisti, ad iniziare da architetti, ingegneri, geometri, avvocati, commercialisti.  Ugo Frascherelli riuscirà a non farsi deviare dall’impegno di ‘sindaco del cambiamento‘, dimostrando anche di non essere un ‘sindaco allineato‘ seguendo quel solco della saggezza e moderazione fattiva intraprese dal predecessore ? Si metta a frutto, pare superfluo ricordarlo, le peculiarità di una classe politica, rinnovata, competente e pulita.


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