Riceviamo – La Liguria bloccata: la regione che non riesce neppure a scappare. Ma il capolavoro della fantasia politica è la mitologica Albenga–Calizzano–Predosa. Da trent’anni viene annunciata come “imminente”.
C’è un dato che nessuno a Genova e a Roma ama guardare in faccia: la Liguria non è una regione, è un imbuto.
Dopo la sanità, il secondo grande disastro pubblico è il sistema dei trasporti.
Chi vive nel Ponente lo sa bene: andare a Genova oggi è un atto di fede. Non serve la benzina, serve la speranza.
Autostrade e ferrovie non sono più infrastrutture: sono prove di resistenza psicologica.
L’autostrada a fisarmonica-
Sulla A10, tra Savona e Spotorno, mentre scrivo, si viaggia a corsie alternate come in una giostra mal riuscita.
Un giorno aprono, il giorno dopo chiudono.
Un cantiere finisce, un altro ricomincia.
E intanto la Regione promette “piani di alleggerimento” che alleggeriscono solo i nervi di chi non li crede più.
Qui non siamo davanti a lavori straordinari.
Siamo davanti a una strategia del rallentamento permanente.
I treni della speranza (che non arriva mai).
La linea Ventimiglia–Genova è ormai una lotteria: se arrivi, è fortuna; se non arrivi, è statistica.
Guasti, soppressioni, ritardi di 40, 50, 60 minuti.
Pendolari lasciati a terra come pacchi smarriti.
E nessuno che si dimetta, nessuno che arrossisca.
La grande favola ligure. Ma il capolavoro della fantasia politica è la mitologica Albenga–Calizzano–Predosa.
Da trent’anni viene annunciata come “imminente”.
Ogni candidato diretto a Roma la rispolvera come una reliquia miracolosa.
Poi sparisce, come tutte le promesse comode.
È una strada che esiste solo nei comizi.
Una via di fuga immaginaria per una regione che, nella realtà, non scappa da nulla perché non si muove da nessuna parte.
Una regione in ostaggio.
La Liguria è strozzata.
Basta un cantiere o un guasto e tutto si paralizza.
Turisti persi, lavoratori esasperati, imprese rallentate.
E mentre i cittadini fanno la fila in autostrada o sui binari, i palazzi fanno conferenze stampa.
La verità che non piace.
Una regione che non si muove non è viva.
È in sopravvivenza assistita.
E qui non mancano i soldi, mancano le decisioni vere.
Manca il coraggio di dire che così non funziona.
Perché se la Liguria continua a viaggiare a passo d’uomo, il futuro non arriverà mai.
Eraldo Ciangherotti (Forza Italia) già assessore e consigliere comunale di Albenga e consigliere provinciale.
