Ho continuato tuttora le visite periodiche al prato della mia infanzia ed anche in questi primi giorni di febbraio, con la caduta della neve in Valbormida. Ho fatto una scappata mattutina a Rocchetta per vedere fugacemente la metamorfosi di quel verde fazzoletto di terra tutto spolverato di bianco.
di Bruno Chiarlone Debenedetti
Giunto sul posto ho provveduto a scattare alcune foto del prato irregolare, del fosso, della strada e della vegetazione perchè l’osservazione di tali icone ingradite sul computer pemette più agevoli e dettagliate scoperte ed emozioni.
Intanto mi stupisco ogni volta di come il mio prato sia assediato da case, recinti e mucchi di terra, rovi e alberi infestanti. Del prato rimane ben poco. Guardando quel luogo trasformato dal tempo e dall’uomo la mia mente va ai giorni lontani e agli episodi che mi hanno visto interprete di mille avventure in quel prato sterminato e pieno di grilli.
Le galoppate nell’erba della prateria immaginaria, gli agguati alle fiere nascoste nell’erba alta, le capriole tra i fiori profumati, la raccolta delle more tra i rovi, la ricerca delle montagnole di terra ammucchiate dalle talpe. Un micro mondo naturale pieno di mille vite sconosciute che ancora permangono nel prato irregolare.
Bruno Chiarlone Debenedetti



