Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

Settimanale d’informazione senza pubblicità, indipendente e non a scopo di lucro Tel. 350.1018572 blog@trucioli.it

Il docente / Un omicidio a scuola: non resta che risalire la china verso la vita. Sempre in attesa del medico scolastico


Un omicidio a scuola  è un segnale forte, anzi estremo.

di Gianfranco Barcella

Il cardinale Parolin segretario di Stato: “Non bisogna pensare solo a misure repressive, più valori, più educazione, aiutare questi ragazzi a riflettere. Ci vogliono evidentemente anche delle misure di sicurezza, ma non sono sufficienti”

Pare un ossimoro indicibile: la scuola è il tempio dell’educazione e della cultura, due antidoti contro la morte che ogni giorno devono far lievitare la vita verso vette sempre più elevate, in totale opposizione ai gesti di violenza che sono la porta aperta del buio che avvolge la morte e non lasciano scampo.

Ora tutti ci domandiamo: come si possa arrivare a gesti così gravi, quale ruolo possono avere i genitori, insegnati ed istituzioni nella prevenzione affinché  non accada più che un ragazzo venga accoltellato a morte come è avvenuto di recente in un istituto di Scuola Media Superiore di La Spezia.

Un gesto di tale gravità  è l’esplosione di un disagio profondo che non nasce al’improvviso e non è riconosciuto e  intercettato in tempo. Non parliamo di follia improvvisa, ma di accumulo di tensioni emotive, rabbia e frustazioni che trovano uno sfogo ditsruttivo.

Resta il fatto che la scuola è spazio di crescita ma anche di conflitto adolescenziale. Quando la violenza entra in un’aula, quel luogo non deve essere più concepito solo come contenitivo, capace di accogliere il disagio. E’ un campanello d’allarme per l’intero sistema educativo e non solamente un errore pericoloso di un ragazzo.

I giovani, occorre ribadirlo, non sono oggi, più violenti per natura. Vivono però in contesti sociali più complessi: isolamento emotivo, pressione sociale, fragilità relazionali, esposione continua a modelli aggressivi anche on line. E aumeta senza adulti, capaci di ascoltare e contenere gli episodi più eclatanti, così il rischio di comportamenti  violenti cresce.

Un ruolo centrale, in tal senso deve averlo la scuola come luogo di reazione e non solo di prestazione. Già ho rilevato sul blog Trucioli.it la necessità di un medico scolastico e di uno sportello psicologico stabili all’interno delle mura scolastiche. (vedi 29 ottobre 2020. Savona, appello ‘tamponi’ del docente. Ma serve anche il medico (abolito) di medicina scolastica in ogni istituto con 2125 visualizzazioni)

Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara: “Metal detector nelle scuole a rischio. È necessario ripartire dai principi di base e dal rispetto. La scuola deve insegnare ai ragazzi a superare frustrazioni e sconfitte. Educare al rispetto significa prevenire la violenza

Sono esigenze imprescindibili ormai per sostene il carico educativo delle famiglie, sempre più gravate fa problemi d’ogni sorta  Servono adulti di  riferimento che accolgano  e accompagnino gli adolescenti. Nel caso specifico l’omicidio di Youssef non riguarda solo la vittima o l’aggressore. Compagni e docenti e tutta la comunità scolastica possano sviluppare paura, insicurezza ed ansia. Intervenire subito con supporto psicologico è fondamentale per elaburare l’accaduto e restituire un senso di sicurezza condivisa. Ora i compagni di Youssef Abanoub chiedono il perché il corpo docente e l’autorità scolastica abbiano ignorato i segnali di disagio e non siano intervenuti prima.

C’è da dire che anche la scuola molte volte, ha la difficoltà a farsi ascoltare dalle istituzioni non sempre sensibili alle sue istanze ed anche con le famiglie <il ponte educativo> sovente è traballante perché i genitori si pongono in posizione di diffidenza per non dire di ostilità nei confronti degli insegnanti.

Resta lo sconcerto dello studente Atif Zouhair autore dell’efferato omicidio con premeditazione: “Volevo ucciderlo, non doveva permettersi di mettere sui social una foto con la mia ragazza”. Ovviamente non è un fatto di etnie ma anche l’integrazione degli extracomnitari resta un problema irrisolto al quale si somma il fatto che nel mondo virtuale e reale si offre continuamente una cultura deleteria della violenza.

C’è per somma gravità la normalizzazione di questa violenza anche da parte di una certa parte politica. Se a questo fenomeno sociale si assomma la reiterata delusione delle aspettative affettive dei singoli si comprende come si possa arrivare all’odio che obnubila la mente e spinge a ferire ed a distruggere l’altro.

Guai a pensare che questi agiti violentissimi siano espressione della natura originaria dell’essere umano. E’ importante infine è tener presente che la maggior parte degli adolescenti(l’80 % secondo l’ultimo report dell’Oranizzazione Mondiale della Sanità) presenta uno stato di salute mentale senza disturbi. Dobbiamo dar loro fiducia, riconoscendoli in un’immagune straordinariamente umana. Mi si conceda ancora una notazione. Tutti i politici liguri ganno espresso parole di disappimto e di cordoglio. Cito per tutti Raffaella Paita spezzina: “Non ci sono parole; è una tragedia immane quella accaduta oggi a La Spezia. La morte di uno studente all’interno di una scuola, accoltellato da un compagno, è qualcosa che scuote le coscienze. E’ un giorno doloroso per tutta la comunità scolastica,  la città di La Spezia e tutto il Paese; cordoglio  e vicinanza alla famiglia”.

Ricordo a me stesso che in Italia la situazione a rischio sismico degli edifici scolastici è critica. Le stime recenti indicano che solo tra il 7% ed il 15% sono stati costruiti  o adeguati antisismicamene. La linea politica unica è stata quella di risparmiare, come per la sanità pubblica. E la stabilità civile di una democrazia moderna si fonda ineludibilmente suprattutto sulla qualità dei servizi pubblici.

Gianfranco Barcella


Avatar

G.F. Barcella

Torna in alto