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Liguria e Basso Piemonte

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Savona. ‘Attimi-Haiku sotto il Monviso’. Angelo Guarnieri, poeta nascitur, che ha curato Alda Merini con la poesia. Liguria e passi indietro


Angelo Guarnieri presenta il suo libro di poesie il 6 marzo, 16,30 alla libreria S.Paolo di Savona dal titolo “ Attimi- Haiku sotto il Monviso “ . Il Nuovo Melangolo Edizioni.

di Gianfranco Barcella

Il poeta ha conosciuto ed apprezzato Alda Merini condividendo con lei l’amore per la poesia come ineffabile terapia.

I Latini dicevano: poeta nascitur, oratur fit. Nel caso di Angelo Guarnieri non vi sono dubbi: poeta nascitur. Il Nostro è nato nel 1951 a Castelbuono in Sicilia. Nel 1966 è emigrato con la sua famiglia in Liguria che da quel momento è diventata l’altra metà della sua terra. Si è laureato in Medicina a Genova e si è specializzato in Psichiatria e Neurofisiopatologia. Dal 1979 al 2010 ha lavorato come Psichiatra nei Servizi Pubblici per la Salute Mentale della Provincia di Genova.

Ha pubblicato: “ Nel tempo del privato-Diario in forma di poesia e inversi frammenti 1997-1999. Caroggio Editore, Arenzano 2000. Ha dato alle stampe inoltre: “Nel tempo dell’inganno -Dopo l’11 settembre 11 poesie. Ed Le Mani Recco (Ge) 2002: Dintorni, Le Mani, Recco (Ge) 2009. Ha curato la raccolta di poesie di Alda Merini : “Dopo tutto anche tu”. Edizioni  San Marco dei Giustiniani, Genova 2003.

Il 6 Marzo alle ore 16,30, alla libreria S. Paolo di Savona sarà presentata la sua ultima opera dal titolo:  “ATTIMI. HAIKU SOTTO IL MONVISO”. Ne riportiamo alcuni piccoli gioielli, ma brillantissimi : “Dalle montagne/ i corvi sono scesi./ Pregano fra noi/”. Ed ancora: “Calpesto l’erba/gelata nella notte/ Mio padre è con me.” Continuo ancora: “Con bianca calma/ le nuvole brucano/ l’erba del cielo/”. Ed infine: “Nel pomeriggio/armomia di colori,/Canta l’anima/”.

Il genere letterario è quello dell’haiku, un componimento poetico nato in Giappone nel XVII secolo. E’ composto da tre versi per complessuve diciassette more (e non sillabe come comunemente detto), secondo lo schena 5/7/5. Inizialmente indicato  con il termine hokku (let. <strofa d’esordio>, deve il suo nome attuale allo scrittore giapponese Masaoka Shiki (1867-1902), il quale coniò il termine verso la fine del XIX secolo, quale forma contratta dell’espressione haikai no ku. In una società che cede il primo piano alle dirette televisive ed ai collegamenti in tempo reale con  un effluvio di notizie che non ci permettono di avere una visione critica della realtà, o relega alla solitudine nella folla vurtuale, generata dai social, meglio affidarsi all’haiku che fu per secoli una forma di poesia popolare, trasversalmente diffusa tra tutte le classi sociali in contrasto alle costruzioni retoriche dei waka e solamente nel XVII secolo venne riconosciuto come una vera e propria forma d’arte grazie ad alcune opere di famosi scrittori tra cui Matsuo Basho.

L’haiku è una poesia dai toni semplici, senza alcun titolo, che elimina fronzoli lessicali e retorici, traendo la sua forza dalle suggestioni della natura nelle diverse stagioni. La composizione richiede una grande sintesi di pensiero e d’immagine in quanto il soggetto dell’haiku è spesso una scena rapida ed intensa che descrive ka natura e ne cristallizza i particolari nell’attimo presente. L’estrema concisione dei versi lascia spazio ad un vuoto ricco di suggestioni, come una traccia che sta al lettore completare. Dopo questo assunto non possiamo non ricordare Giuseppe Ungaretti e la sua notevole produzione di haiku.  Sono molti i critici italiani che hanno accennato o cercato di indagare un possibile influsso della poesia giapponese degli haikù nello stile formale del Porto Sepolto. L’ipotesi è tutt’altro che peregrina, dato che proprio nel 1916 Ungaretti collaborava con la rivista napoletana: “La Diana”, rivista in orbita lacerbiana, che  proprio in quegli anni aveva cominciato una collaborazione con il giapponese Harukichi Shimoi, poeta amico di D’Annunzio volta proprio a far scoprire al pubblico la brevità e la levità della lirica del Sol Levante.

E’ impressionante, appunto, che nel numero datato 25 maggio 1016 la traduzione e il commento alle liriche della poetessa Akiko Yosano siano immediatamente succedute dalla pubblicazione Fase, i cui versi faranno poi parte  del Porto Sepolto. Ciò  detto, le reticenze dello stesso Ungaretti nel confermare questa possibile influenza devono portare, se non a una negazione, almeno a trattare il tema con maggiore cautela.

A me l’ipotesi di una affinità elettiva tra le <schegge di luce> di Ungaretti e la poesia haiku convince e la esprimo serenamente come l’intreccio della poetica del <Porto Sepolto> con la poesia di Guarnieri. Possiamo definire dunque Angelo Guarnieri il primo erede della poesie-breve ungarettiana ma il Nostro è molto conosciuto anche per la sua amichevole frequentazione con la poetessa Alda Merini, e soprattutto per aver curato una raccolta di poesie della poetessa che ha patito l’onta del manicomio dal titolo: “ Dopo tutto anche tu”, Edizioni San Marco dei Giustiniani (2003). A suo dire l’ha fatto  perché l’aveva molto apprezzato e perché condivideva con Alda Merini la concezione della poesia come consolazione degli affanni o meglio ancora come terapia. Ricordiamo in proposito “O poesia” della Merini: “ O poeta che vegli sul tuo amore/ come un cane senza pane,/ tu derubi le utopie nere/che lodi poi/ come magnifiche donne,/ tu padrone della guerra oscura/della forchetta/con la tovaglia senza segni/ di futura pace duratura. Risplendi almeno/come eterno innamorato!” Ed ancora : “Come è triste essere/vuoti dentro”. Fuori c’è tanta misica/ tanta aria da respirare/ e l’immobilità del cuore/ è la cosa più arida e inumana che esista/”.

Poetessa, aforista e scrittrice, nota in tutto il mondo Alda Merini è riuscita a convertire la dolorosa esperienza dell’internamento in manico in straordinaria energia creativa, donandoci il suo universo interiore con uno stile cristallino e graffiante. La sua è una poesia spontanea, quasi innocente nella sua istintività, una voce che racconta i moti dell’animo  e di tutto ciò che d’inesprimibile si agita dentro di noi in modo semplice, in un’armonica fusione di poesia e prosa, rendendo così i suoi pensieri comprensibili a tutti. Il suo stile, che racchiude accostamenti di immagini, non di rado oniriche e visionarie, appaiono ad un primo acchito prive di connessioni logiche, Ma si tratta  solo della prima impressione. Mano a Mano che ci immergiano nelle sue parole ci sentiamo travolgere da un poesia sorprendentemente intensa e caratterizzata da un’insolita e potente tensione erotica e mistica nel medesimo tempo.

(Amami/ ora che non ho parole/ per farti innamorare/ dei miei silenzi”/). Probabilmente non estraneo a questa filosofia di vita, Angelo Guarnieri  ha frequentato sotto il profilo professionale ed anche sotto quello amicale Alda Merini. Mi sento di affermare che non solo per dovere progessionale si è confrontato con la sofferenza interiore di quella meravigliosa donna.

Egli stesso ha dichiarato in una recente intervista: “Mi sono chiesto se scegliere la strada della psichiatria dopo aver conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia. Il motivo della mia scelta è stato profondamente legato alla mia vita. Anch’io ho conosciuto il <male di vivere> da bambino a causa della povertà della mia famiglia. Sono nato e cresciuto in Sicilia e ho visto la sofferenza dei miei genitori, che hanno fatto di tutto per me, per garantirmi un futuro migliore Uno zio di mia madre è morto nel manicomio di Palermo dove venne rinchiuso per avere commesso un omicidio. Uno zio di mio padre si suicidò ed il padre di mio padre morì per un incidente sul lavoro, rendendo mio padre un giovane capofamiglia. Io sono stato un sessantottino ed un militante di Lotta Continua. Desideravo l’emancipazione e la liberazione delle fasce più povere della popolazione. Decisi di studiare psichiatria perché era una branca abbandonata dalla medicina. Nel corso della mia carriera professionale ho abbracciato con entusiasmo la riforma Basaglia che ha permesso la riscossa delle persone che avevo scelto di aiutare. Conobbi personalmente il prof. Basaglia e la sua consorte Franca Ongaro. La riforma voluta dall’illustre psichiatra è esistita solo in Italia. In tutto il resto del mondo , i manicomi vecchio stampo sono rimasti in attività e sono tutt’ora attivi. Io conobbi quelli degli Stati Uniti d’America. Da psichiatra, il 2 Novembre del 1979 feci il mio ingresso, per la prima volta, nel manicomio di Cogoleto un provincia di Genova. Il manicomio di Cogoleto era quello in cui venivano ricoverate le persone di estrazione sociale più umile. Nel capoluogo ligure si faceva differenza tra ricchi e poveri persino in questo settore. I pazienti più abbienti, infatti, venivano ricoverati nel manicomio di Quarto. Ora si dibatte molto sull’apertura dei manicomi che ha riconosciuto ai malati, la dignità di persone, poi sfociata in abbandono dei pazienti. Il mio punto di vista, da psichiatra e da psicoterapeuta era che non si potessero lasciare queste persone senza alcun punto di riferimento. Inoltre deveesserci sempre una sinergia tra terapia farmacologica e terapia psicologica. Dopo la prematura morte del prof. Franco, la politica disinvestì sulla riforma.Del resto, le persone con problemi di salute mentale non costituiscono certo un bacino elettorale da cui i politici potessero attingere voti. Per quanto riguarda la ma esperienza professionale debo confessare che il primo impatto non fu dei migliori. Alla prima riunione alla quale partecipai nel manicomio di Cogoleto notai subito la divisione tra i lavoratori. Da una parte  stavano i medici e dall’altra stavano gli infermieri. Da un’altra parte ancora stavano gli assistenti sociali. Ricordo come fosse stato ieri la puzza che mi colpì,appena varcai la soglia del manicomio, al’interno della struttura sanitaria. Fu in un reparto costituito da apprtamenti che, prima, erano stati ocupati dal personale sanitario e dalle loro famiglie. L’obiettivo era quello di trasformare gli appartamenti in vere e proprie case-famiglia per aiutare i degenti e reinserirsi nella società. Coltivavano la terra, si occupavano dei maiali. Cogoleto era una vera e propria città nella città. Dopodiché trascorsi un anno e mezzo al Centro di Salute Mentale di Sestri Ponente . Lavorai sempre nel settore pubblico e, anche questa,fu una scelta ben precisa che maturai quando da studente, feci pratica presso la Clinica Psichiatrica Universitaria di Genova. Posso affermare che la Liguria ha fatto solo passi indietro in questo settore, abbandonando i malati alla loro solitudine. Quando io ero in servizio, le persone con problematiche di salute mentale avevano il loro punto di riferimento nel settore pubblico. Oggi non è più così. A cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90, il Pil destinato alla riforma santaria ammontava  all’8%. L’attuale governo ha fatto scendere questa cifra al 6,1%. Ai <tempi d’oro> persino l’Organizzazione Mondiale della Sanità lodava il livello dei nostri servizi nel ramo psichiatrico. E per nostri, intendo proprio quelli italiani. Oggi la psichiatria è in una fase di smantellamento perché tutti coloro che ne hanno bisogno sono considerati <figli di un dio minore>. Ora mi dedico a tempo pieno alla letteratura, una passione che ho coltivato da sempre, però, seguendo la vocazione per la poesia di mia madre e mia zia. Ho utilizzato anche la poesia nel mio lavoro come ineffabile terapia. Ho invitato i  miei pazienti a scrivere delle poesie; poi le abbiamo raccolte in un libro che abbiamo pubblicato con il titolo: “mi smarrismo per ritrovarmi”.

Bellissimo ed illuminante l’assunto di Angelo Guarnieri, riportato dalle conversazioni sulla poesia con Alda Merini: “Nella poesia c’è posto per tutti/. E in tutti c’è posto per la poesia./ Ma non tutti lo sanno/.” Andrebbe per contro conosciuto universalmente.

Adriano Sansa tra gli altri, ha scritto dell’opera poetica di Angelo Guarnieri “Trovo nella tua nuova raccolta quel temperamento che sempre usciva dai tuoi scritti, fatto di energia, di gusto dei colori e dei sapori e insieme di pietà per la sofferenza. Però anche ora più che mai, di indignazione verso la violenza e l’inguistizia. E’ così la tua politica” Ed ancora leggiamo la nota critica di Grazia Depau: “ L’universo poetico di Angelo Guarnieri appartiene all’intera umanità e definisce un campo che è allo stesso tempo intimo e civile. Densa di vibrazioni metaforiche ed ossimoriche, sospesa tra similitudine ed allegoria, la sua produzione artisttica definisce un’aria transizionale, parola a noi psichiatri così cara, che esplora simultaneamente se stesso a noi tutti, come siamo e come vorremmo essere e il mondo, come è e come vorremmo che fosse”


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G.F. Barcella

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