Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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“In un libro i miei 10 anni, con un amico, di maratone ferroviarie”. Come fare turismo alla scoperta di borghi pregevoli senza l’auto. A Ormea a bordo di ciclo carrello a pedali


Martedì 13 ottobre, presso il Punto Touring di via SS Apostoli a Roma, sarà presentato il volume “Oltre dieci anni di Maratone Ferroviarie”, alla presenza del vicedirettore del TCI, Giuseppe Roma, e del direttore di Fondazione Fs Italiane, Luigi Cantamessa.

di Massimo Ferrari

Il libro in questione, curato da Flavia Corsano, scritto a quattro mani assieme all’amico Massimo Bottini, ha la prefazione della portavoce di AMoDo, Anna Donati. E’ il racconto di 11 Maratone Ferroviarie (nel frattempo divenute 12) che hanno portato delegazioni delle 27 Associazioni che compongono l’Alleanza della Mobilità Dolce da un capo all’altro della penisola e talvolta anche oltre i confini nazionali. Migliaia di chilometri percorsi rigorosamente su treni regionali o con altri mezzi di trasporto pubblico per incontrare esponenti delle comunità locali, sia in veste istituzionale (sindaci, assessori, deputati), sia quali rappresentanti di organismi attivi a tutela dei territori.

Cominciammo nell’ormai lontano 2015, dopo un paio di spedizioni da Milano a Roma, sempre su treni locali e lungo linee secondarie, per perorare una legge a  favore delle ferrovie “sospese”, ma ancora recuperabili, che rivestono grande interesse dal punto di vista paesaggistico ed escursionistico, ma possono tornale utili anche per il trasporto locale di pendolari e studenti. La legge n.128 si è poi concretizzata nel 2017 con un elenco di tratte poste sotto tutela.

La prima volta, partendo da Rimini, ci siamo spinti a tappe fino a Gallipoli, lungo la dorsale adriatica. Nel 2016, da Palermo abbiano raggiunto Napoli, passando per l’entroterra siciliano e calabrese, sull’itinerario percorso dai Garibaldini per aver ragione del Regno delle Due Sicilie e favorire la nascita dell’Italia unita.

Nel 2017, nel centenario di Caporetto, abbiamo attraversato le frontiere da Trieste a Bled  fino a Villach (Austria) ed a Gemona, lungo le montagne che videro i massacri della Grande Guerra per ribadire la volontà di pace tra popoli fratelli. Particolarmente significativo l’incontro, sulla piazza della stazione Transalpina, a Gorizia, col vicepresidente del Parlamento Sloveno, proprio a cavallo della linea di confine un tempo segnata da un reticolato invalicabile.

Nel 2018 abbiamo percorso le regioni del Nord Ovest, già crogiolo industriale del Paese, da Firenze ad Aosta, con tappe a Genova – dove abbiamo percorso la suggestiva ferrovia di Casella – e nel basso Piemonte, dove abbiamo rivitalizzato  L’anno successivo abbiamo attraversato l’intera Sardegna da Cagliari a Sassari, ma con digressioni collaterali per spingerci fino a Carbonia ed a Nuoro.

Anche il Covid non ha fermato le Maratone: nel 2020, a pochi giorni dalla fine del  blocco degli spostamenti, ci siamo recati da Rimini a Venezia, attraverso Chioggia ed il lido di Pellestrina. L’anno successivo attraverso le Alpi, da Brescia al Cadore, attraverso i passi del Tonale e dello Stelvio.

Poi è stata la volta della Maratona dei Sassi che ci ha condotto da Roma a Benevento, via Avezzano e Caserta, e fino a Foggia, a Potenza ed a Matera lungo la storica via Appia in qualche punto ridotta ad un tratturo. L’anno dopo, partendo da Milano e attraverso la Lomellina e la Val Bormida siamo arrivati a Savona e Sanremo per poi varcare il confine a Ventimiglia, fare tappa a Monaco e Nizza e  percorrere la “ferrovia delle Meraviglie” per Cuneo con gli amici francesi.

Nel 2025, invece siamo scesi da Firenze a Pisa e quindi lungo la dorsale tirrenica, fimo a Civitavecchia, Roma, Formia/Gaeta e Napoli con visita alla spettacolare stazione sotterranea di Mergellina sulla linea 6 della metropolitana. Quest’anno, infine, abbiamo dedicato la nostra Maratona alla Pace, nell’ottavo centenario dalla morte di San Francesco, spostandoci da Pescara a l’Aquila ed a Spoleto per terminare, ovviamente, ad Assisi.

Nel volume, inoltre, sono descritte altre Maratone “fuori sacco”, come quella del 2023 attraverso l’intera svizzera o quella in bici nella Val Marecchia sulle tracce della vecchia linea per Novafeltria.

Le Maratone Ferroviarie erano cominciate nel 2015 anche per rispondere ad una pericolosa deriva che sembrava prevalere nelle ferrovie italiane. Mentre l’Alta Velocità raccoglieva i frutti degli importanti investimenti avviati negli anni passati, molte linee secondarie venivano “sospese” al normale esercizio. Il caso più eclatante avvenne in Piemonte, dove la Giunta regionale presieduta da Cota, per sanare buchi di bilancio nel settore sanitario, nel 2012 aveva chiuso una dozzina di tratte, non rinnovando il contratto con Trenitalia. Ma poi, in forma più sporadica anche altre Regioni, dalla Val d’Aosta alle Marche alla Campania avevano assunto provvedimenti analoghi.

Si aggiungevano i soliti fenomeni naturali, come frane o cedimento di ponti, per paralizzare sine die altri collegamenti locali, dal Lazio fino alla Sicilia, mentre gli stessi lavori di riqualificazione delle infrastrutture, pur avviati, languivano a causa di finanziamenti erogati col contagocce o condizionati da iter burocratici interminabili, come nel caso della Ferrovia Centrale Umbra. Sembrava di essere tornati agli anni Sessanta del secolo scorso, quando decine di ferrovie – anche pregevolissime, come la linea delle Dolomiti o la Spoleto Norcia – venivano sacrificate al mito della motorizzazione privata, nell’illusione che i bus sostitutivi offrissero un servizio migliore. E certamente anche stavolta qualcuno, pur senza proclamarlo apertamente, sperava di disfarsi del fardello di una rete capillare per puntate solo sulle relazioni più redditizie.

Le Maratone, allora, sono servite a qualcosa? Certamente hanno contribuito ad accendere i riflettori su aree del Paese periferiche ma che comunque non meritano di essere emarginate, quando persino centri importanti come Saluzzo o Casale Monferrato erano stati del tutto o in parte privati del treno. E’ poi subentrata Fondazione Fs, cui va riconosciuto un ruolo particolarmente meritorio, che ha riaperto ad uso turistico diverse tratte molto suggestive, come la Novara – Varallo in Valsesia, la Chivasso – Asti, nel Monferrato, la Ceva – Ormea, nell’alta Val Tanaro, la Pergola – Fabriano, nelle Marche, la Avellino – Rocchetta, in Irpinia, la Benevento – Pietrelcina, verso il villaggio natale di San Pio. Altre linee attendono il completamento dei lavori di ripristino, come la Noto – Pachino in Sicilia, o accordi con la Regione Puglia, come la Rocchetta – Gioia del Colle.

Qualche relazione è stata riaperta anche al traffico ordinario, come la Alba – Asti o la Casale – Mortara, la Savigliano – Saluzzo – Cuneo o la Seregno – Carnate, mentre per altre, come la Piacenza – Cremona, la Priverno – Terracina o la Formia – Gaeta  sembrano avviate intese per il ripristino del traffico viaggiatori. Quasi tutte queste località sono state toccate dalle Maratone o dai treni speciali organizzati da AMoDo, che cura ogni anno l’aggiornamento del dossier “Futuro Sospeso” proprio per fare il punto sullo stato dell’arte di questo formidabile patrimonio.

Più in generale, le Maratone hanno cementato un folto gruppo di amici ed amiche che hanno condiviso questi viaggi dimostrando come sia possibile un escursionismo ferroviario anche fuori dagli itinerari più battuti, utilizzando treni ed altri vettori di trasporto pubblico quali bus, battelli e mezzi urbani. Le pur frequenti difficoltà costituite da interruzioni, scioperi, mancanza di coordinamento negli orari e nelle tariffe sono state brillantemente superate, ricorrendo ad una attenta pianificazione dei percorsi ed avvalendosi di idonei documenti di viaggio, come l’IVOL (Io Viaggio Ovunue in Lombardia) o il biglietto “Italia in tour” valido sui treni regionali.

Le Maratone hanno così dimostrato che anche in Italia – prendendo a modello esempi virtuosi come quelli svizzeri o austriaci – sia possibile fare del turismo colto alla scoperta di tanti borghi pregevoli  senza dipendere dall’automobile e, quindi, nel rispetto del delicato ambiente che costituisce la nervatura del nostro magnifico territorio. Il libro ora edito costituisce quindi un piccolo contributo ed uno stimolo per chi sia motivato a sperimentare un diverso modo di viaggiare attraverso le tante meraviglie del Bel Paese.

Massimo Ferrari


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M. Ferrari

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