Il referendum giustizia, bocciato dalla maggioranza di chi si è recato alle urne, vedeva il centro destra schierato per il ‘Sì’. Tra le accuse e le motivazioni anche la lentezza, la durata delle cause penali e civili.
La riforma, per il governo Meloni e i suoi sostenitori, avrebbe avuto un forte impatto organizzativo che influenza indirettamente anche l’intero comparto civile. Per una volta, si fa per dire – e non è certo un’eccezione- un processo non ancora concluso dopo 3 anni e tre mesi, da un mano a chi (Claudio Scajola) rischierebbe il posto nella massima rappresentanza istituzionale quale sindaco e presidente della Provincia. Pare superfluo, in un caso simile, concludere a chi giova la ‘giustizia lumaca‘. Certamente non può essere imputato ad una parte in causa, quale Claudio Scajola, appunto, e alla strategia difensiva. Certamente lascia molto contrariata la parte avversa, ovvero chi aveva invocato la sua decadenza, rivolgendosi proprio all’organo giudiziario in materia civile. Le lungaggini impediscono di sapere, per la giustizia, l’eleggibilità o meno. Se il sindaco di Imperia dovessere subire, le conseguenze sarebbero ormai tardive.
Forse tra le curiosità nella veste di ‘accusatori’ due consiglieri di minoranza di due diversi gruppi: Luciano Zarbano, pensionato dell’Arma dei carabinieri di cui è stato colonnello e comandante provinciale a Imperia, oltre che Capo di Stato Maggiore della Legione Carabinieri Liguria a Genova. Laureato in Giurisprudenza, Scienze Politiche e Scienze della Sicurezza, è Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI) e insignito della Medaglia Mauriziana.
Il secondo firmatario della causa contro il primo cittadino, Ivan Bracco, ha un ‘identikit’ ben più corposo e con aspetti multipli.

Ivan Bracco, esponente del Pd, Diploma di maturità delle industrie elettriche ed elettroniche. Vincitore di concorso nella Polizia di Stato, presso le Scuole di Polizia di Ventimiglia, Peschiera del Garda e Alessandria. Vincitore del concorso per sottufficiali; frequenta il corso presso la Scuola di Polizia di Genova. Poi alla Digos della Questura di Imperia, promosso alla qualifica di Ispettore. Nel 1998 assume il comando della sezione di Polizia Postale delle comunicazioni con competenza provinciale di Imperia. Nell’anno 2021 viene promosso, a seguito di concorso pubblico, alla qualifica di sostituto commissario della Polizia di Stato. Da servitore dello Stato ha svolto indagini nelle lunghe traversie giudiziarie di Claudio Scajola che nei mesi scorsi ha querelato Bracco per diffamazione aggravata a mezzo stampa nella veste di consigliere comunale. L’azione legale nasce da una serie di dichiarazioni e articoli pubblicati nel corso degli ultimi tre anni di scontri politici locali.
Ivan Bracco, in qualità di esponente delle forze dell’ordine e successivamente di consigliere di opposizione a Imperia, ha condotto o promosso 6 diverse inchieste/indagini nei confronti di Claudio Scajola a partire dal 2010. Più che di denunce formali presentate da un privato cittadino, si tratta storicamente di indagini e inchieste giudiziarie coordinate o aperte a seguito di attività investigative svolte da Bracco nel ruolo di polizia giudiziaria su incarico della magistratura inquirente. La stragrande maggioranza di queste posizioni si è conclusa con l’archiviazione o con l’assoluzione/proscioglimento di Scajola. L’episodio più noto in cui Bracco ha svolto accertamenti riguarda la vicenda legata all’ex deputato Amedeo Matacena, non più in vita. La rivalità è proseguita anche sul piano politico amministrativo, con la candidatura di Bracco a sindaco di Imperia nel 2023 contro lo stesso Scajola e i successivi scontri in consiglio comunale.
2/SI LEGGE SU RIVIERA TIME TELEVISION-Imperia, ineleggibilità di Claudio Scajola: nuovo rinvio. L’udienza slitta a giugno 2027
La vicenda giudiziaria sull’asserita ineleggibilità di Claudio Scajola alla carica di sindaco di Imperia prosegue con un rinvio davanti alla Corte d’Appello di Genova. La nuova udienza collegiale è stata fissata per il 16 giugno 2027 alle 10.15, quando sono previste la precisazione delle conclusioni e la discussione orale della causa.
Il procedimento nasce dal ricorso presentato dopo le elezioni amministrative del 2023 da Luciano Zarbano e Ivan Bracco, che avevano contestato l’eleggibilità di Scajola in relazione all’incarico di commissario ad acta per il settore idrico, assunto dal 27 gennaio 2023. La questione era stata inizialmente portata davanti al Tribunale di Imperia, che nel 2023 aveva rigettato nel merito il ricorso.
La vicenda era poi approdata in Corte d’Appello. Nel 2024 i giudici genovesi avevano rilevato un problema relativo alla notificazione dell’atto introduttivo e disposto la rimessione della causa al primo grado. La decisione era stata impugnata in Cassazione da Scajola.
Nel luglio 2025 la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso principale di Scajola e accolto quello incidentale presentato da Zarbano e Bracco, cassando la sentenza della Corte d’Appello e disponendo il rinvio alla Corte d’Appello di Genova in diversa composizione. La Suprema Corte ha ritenuto regolare, in particolare, la notificazione effettuata nei confronti di Scajola presso la sua abitazione privata e ha stabilito che il procedimento dovesse proseguire davanti ai giudici d’appello.
Ora la nuova ordinanza della Corte d’Appello, firmata dalla consigliera istruttrice Chiara Monteleone, stabilisce che la causa venga discussa oralmente ai sensi degli articoli 350 e 350-bis del codice di procedura civile. Le parti avranno tempo fino a 30 giorni prima dell’udienza per depositare le note conclusionali.
Il rinvio dell’udienza al giugno 2027 incide anche sulla tempistica della vicenda giudiziaria, considerato che la causa si avvicina alla naturale conclusione del secondo mandato di Scajola. Nel caso in cui il ricorso dovesse essere accolto, l’esito potrebbe comportare la decadenza dalla carica di sindaco e, di conseguenza, anche dalla presidenza della Provincia di Imperia.
