Sono gli ultimi testimoni che ricordano Mendati in tempo di guerra, i militari tedeschi, i partigiani. Il paese che raggiunge il suo massimo sviluppo tra gli anni ’60-80. Ben 5 negozi, 2 macellerie, 2 panetterie. La prima economia era quella dei vigneti che ricoprivano tutte le aree a sud del paese. La seconda gli alberghi, trattorie, ristoranti, negozi di alimentari e macellerie. Le castagne, il grano, legna, carbione.


Mendatica paese dei pastori? Non proprio. Una nomea in parte da sfatare. La pastorizia, con due o tre eccezioni, consisteva che ogni famiglia, nessuna esclusa, possedeva qualche capra, due, tre, quattro al massimo. I primi pastori sulle montagne che sovrastano Mendatica arrivavano da paesi dell’entroterra costiero. Solo in un secondo tempo quattro o cinque famiglie praticavano la pastorizia soprattutto con pecore, capre e mucche. Tra queste i Pelassa (ramo dei Gnancoi). Risale agli anni che precedettero la prima grande guerra. Un ramo di Pelassa si trasferisce durante la stagione invernale a Ranzi di Pietra Ligure (genitori, 3 figli, 3 sorelle). Parte della seconda generazione Pietro Pelassa e Caterina Porro (ramo dei Storti) svernavano con il gregge a Toirano, dove la figlia Pierina e il fratello Secondo frequentano le elementari. Poi la transumanza di trasferisce a Peagna. Altre due famiglie di pastori transumanti scelgono invece Diano Castello. C’è chi aveva una mandria di mucche (i Raudei e i Becchei). Ci sono i Carbunin (legna da cardone), all’epoca la famiglia più umile del paese, senza una casa e arrivavano da Frabosa. Il sindaco gli aveva messo a disposizione i locali della ‘società’.
Italo Porro, i primi ricordi dell’infanzia? “L’asilo, le suore… La mamma casalinga. Il papà era il maggiore produttore di vino del paese e che ora si chiama Ormeasco. Gli acquirenti soprattutto le trattorie locali. Il periodo più difficile durante l’ultima Grande Guerra, il papà in Fanteria. Ero un bambino, tutto il paese si è rifugiato nella zona delle Canalette dopo essere stati avvisati che stavano arrivando i soldati tedeschi. Davano la caccia ai partigiani, a uno in particolare. Preso prigioniero era fuggito. Rastrellarono tutte le case a tappeto, abitazioni, stalle e fienili, muniti di una pila. Ad un certo punto minacciarono di bruciare il paese. Intervenne don Sasso, indimenticabili le sue prediche, che si offrì come ostaggio. Non ci furono conseguenze”. In realtà anche a Mendatica, come Trucioli.it ha già documentato, era attiva una ‘cellula di partigiani’ ma non contrariamente ad altri paesi nessuna spia o traditore.
E Monesi di Mendatica? Italo Porro: “C’era chi andava con il carretto a prendere le patate, il grano, l’avena, le rape, il fieno”.
I sindaci di Mendatica. Italo Porro: “Ricordo la prima volta che è stato eletto Egidio Saldo con una lista civica non Dc e fece scalpore, la tacciavano come una giunta di compagni rossi. Io sono stato eletto per due mandati consigliere comunale, la prima volta con il sindaco medico del paese Mariotti, ero vice sindaco. Ho dovuto dimettermi a metà mandato perchè nel 1966 sono stato assunto dall’Autostrada dei Fiori , e a sua volta l’ottimo Mariotti abitava a Cipressa. Il primo a trovare lavoro stabile fuori dal paese, seguito da Romano, Gino e Nello. Risale alla fine degli anni ’60 la prima migrazione verso la costa che dava opportunità di lavoro in aziende come l’autostrada, la Provincia, l’Enel.”
Il primo albergo aperto in paese? Porro: “Il Nazionale di Iolanda e Giacomo, poi l’Alpino di Giordano (Curzei), i Cacciatori (Giovanni Merano).
Le famiglie più benestanti? Italo: “La mia famiglia, c’era Censin di Curzei che possedeva una locanda nel centro storico di Albenga, c’erano i Ciavarin, i Meloi“.
E il primo onorevole della storia di Mendatica? Aldo Amadeo? “La mamma era la direttrice dell’Ufficio Postale. Si racconta che il figlio Aldo abbia perso un ‘occhio mentre apriva un pacco, ma ci sono pure altre versioni”.
I parroci, dopo don Sasso. Italo: “Un grande benefattore è stato il loanese don Tassara, non solo per aver creato un’associazione cattolica dei pastori, la prima in Liguria, aveva promosso una scuola estiva elementare nella frazione di Valcona”.
Italo Porro resta un punto di riferimento, l’emblema del paese, della rettitudine unita alla saggezza. Ha una buona memoria, fino ad un paio d’anni fa teneva in ordine il vigneto e produceva vino per i famigliari. Ora, con i problemi di schiena, riesce ancora a coltivare le patate. Resta un assiduo pendolare tra la casa a Imperia e quella del paese natio. E’ felice non solo quando ha attorno a se i suoi cari, è felice quando vede che in paese ci si adopera per mantenere vive le tradizioni a cominciare da quelle religiose, alle feste organizzate dai volontari della Pro Loco, all’impegno delle cuoche durante i pranzi conviviali. Italo una persona che unisce e da quale c’è sempre da imparare.



