Ciangherotti: “Giustizia, è ora di dire SÌ e farla finita con le toghe onnipotenti”. 2/Ciangherotti: “Ranucci e il ‘Modello Report’ un affare losco”.

Ci raccontano che la politica non deve influenzare la magistratura. Giusto. Peccato che, da decenni, sia la magistratura a influenzare la politica, scegliendo chi colpire, chi ignorare e chi tenere appeso agli atti per una decina d’anni. A forza di “indipendenza”, si è costruita una Repubblica delle Toghe, dove il cittadino vota, ma decide qualcun altro.
Ora arriva il referendum, e i soliti noti – con Rosy Bindi in testa al comitato del “No” – predicano che bisogna difendere l’“autonomia” dei magistrati. Ma autonomia da chi, esattamente? Dal popolo sovrano che paga gli stipendi e subisce le sentenze? No, grazie. La vera democrazia non vive di caste intoccabili ma di equilibri tra poteri, e oggi quell’equilibrio non c’è più.
Il “Sì” non è contro i magistrati onesti (che, per fortuna, esistono e lavorano in silenzio), ma contro un sistema marcio di correnti e carriere pilotate, svelato perfino da chi ne faceva parte. Il “caso Palamara” ha scoperchiato la pentola: nomine scambiate come figurine, giudici scelti per appartenenza anziché per merito, riunioni segrete degne di un congresso di partito. Tranne che, purtroppo, non si trattava di partiti votati dal popolo.
È ora di ricordare che la politica deriva dal consenso, mentre la magistratura deriva dal concorso. E tra il consenso dei cittadini e il concorso tra amici, preferisco sempre il primo.
Dire SÌ significa ridare dignità alla giustizia, separare le carriere, garantire che chi giudica non sia anche chi accusa, e che le nomine nel CSM non siano appannaggio di lobby travestite da “correnti”. Dire SÌ significa pretendere trasparenza, non sottomissione.
Chi sventola lo spauracchio dell’ingerenza politica difende, di fatto, lo status quo. Ma lo status quo ha partorito sentenze strampalate, carceri piene e silenzi colpevoli. È tempo di cambiare.
Domenica al referendum, non restate a casa. Ogni SÌ sarà un colpo di scopa contro la polvere accumulata nei piani alti del potere giudiziario. Non per vendetta, ma per igiene democratica.
SÌ alla giustizia. SÌ al popolo. Basta toghe che votano al posto nostro.
Eraldo Ciangherotti
(medico dentista esponente di Forza Italia)-
2/POST DI CINGHEROTTI: “RANUCCI E IL ‘MODELLO REPORT’ UN AFFARE LOSCO”:
“BOMBE, PRIVACY E IL GIOCO DELLE TRE TAVOLE. IO GARANTISTA DOC DIFENDO IL DIRITTO DI CRONACA”
Amici, provate a immaginare un giornalista che piange miseria per una bomba sotto casa, incassa solidarietà da destra e manca, ma intanto nella sua trasmissione Rai – Report, per capirci – gioca a fare il giustiziere senza regole, pestando piedi e privacy altrui come se fosse casa sua. Sigfrido Ranucci è questo paradosso vivente: vittima sacra un giorno, sceriffo intoccabile l’altro, con un programma che puzza di scheletri nell’armadio da fare invidia a un cimitero. E no, non è complottismo: è roba che le agenzie battono da mesi, da ottobre a gennaio, tra attentati, sanzioni e querele che finiscono in fumo.
La bomba e il martirio da copertina.
Partiamo dall’esplosione: ottobre 2025, ordigno sotto l’auto di Ranucci e della figlia, danni, paura, scorta h24 da anni per via di inchieste su mafia e narcotraffico. Solidarietà bipartisan? Ovvio, e sacrosanta: bombe non se ne devono mettere a nessuno, né a lui né al peggiore dei diffamatori. Ma attenzione, perché in questo carrozzone emotivo – Ordine Giornalisti in prima fila, politici che si stracciano le vesti – scatta l’amnistia automatica per tutto il resto: metodo, costi, opacità. E chi osa dubitare? Complottista!
Privacy calpestata, Rai multata.
Poi arriva il Garante Privacy: multa alla Rai per violazioni nei servizi di Report, dati personali maneggiati come pacchi postali senza riguardo. E c’è di più: Agostino Ghiglia, componente del Garante, diffida la trasmissione per avergli invaso la privacy privata – roba da querela – ma la puntata va in onda lo stesso, imperterrita. Ranucci & C. gridano al bavaglio, come se chiedere rispetto delle regole fosse un complotto censorio. Ma scusate: uno che sbraita trasparenza agli altri, perché si sente papa per le proprie scorciatoie?
Il carrozzone dei soldi e delle querele
E il modello Report? Un affare losco: Ranucci decide inchieste, le passa a freelance esterni che le autoproducono e le rivendo alla Rai, che paga, risponde in tribunale e tace. Costi gonfiati, potere concentrato nelle mani di pochi, mentre la politica litiga: maggioranza attacca i bilanci, opposizione difende il fortino come fosse la Bastiglia. Querele? Decine archiviate, tipo le 19 di Flavio Tosi finite con lui sul banco degli imputati per calunnia – medaglia d’oro per Ranucci, gogna mediatica per gli altri prima di ogni sentenza.
Basta ipocrisia, garantisti si diventa
Da garantista doc, dico pane al pane: difendo il diritto di cronaca, odio le bombe, ma non sanctifico chi processa in TV prima del giudice, ignora la privacy e vive in un sistema opaco che la Rai dovrebbe smontare pezzo per pezzo. Report chiede verità agli altri, ma se la squaglia davanti allo specchio. Quegli scheletri – sanzioni, diffide, produzione grigia – non svaniscono con l’applauso al “martire”. È ora di luce piena, o resta solo un circo mediatico.
Amici, provate a immaginare un giornalista che piange miseria per una bomba sotto casa, incassa solidarietà da destra e manca, ma intanto nella sua trasmissione Rai – Report, per capirci – gioca a fare il giustiziere senza regole, pestando piedi e privacy altrui come se fosse casa sua. Sigfrido Ranucci è questo paradosso vivente: vittima sacra un giorno, sceriffo intoccabile l’altro, con un programma che puzza di scheletri nell’armadio da fare invidia a un cimitero. E no, non è complottismo: è roba che le agenzie battono da mesi, da ottobre a gennaio, tra attentati, sanzioni e querele che finiscono in fumo.La bomba e il martirio da copertina.
Partiamo dall’esplosione: ottobre 2025, ordigno sotto l’auto di Ranucci e della figlia, danni, paura, scorta h24 da anni per via di inchieste su mafia e narcotraffico. Solidarietà bipartisan? Ovvio, e sacrosanta: bombe non se ne devono mettere a nessuno, né a lui né al peggiore dei diffamatori. Ma attenzione, perché in questo carrozzone emotivo – Ordine Giornalisti in prima fila, politici che si stracciano le vesti – scatta l’amnistia automatica per tutto il resto: metodo, costi, opacità. E chi osa dubitare? Complottista!
Privacy calpestata, Rai multata.
Poi arriva il Garante Privacy: multa alla Rai per violazioni nei servizi di Report, dati personali maneggiati come pacchi postali senza riguardo. E c’è di più: Agostino Ghiglia, componente del Garante, diffida la trasmissione per avergli invaso la privacy privata – roba da querela – ma la puntata va in onda lo stesso, imperterrita. Ranucci & C. gridano al bavaglio, come se chiedere rispetto delle regole fosse un complotto censorio. Ma scusate: uno che sbraita trasparenza agli altri, perché si sente papa per le proprie scorciatoie?
Il carrozzone dei soldi e delle querele
E il modello Report? Un affare losco: Ranucci decide inchieste, le passa a freelance esterni che le autoproducono e le rivendo alla Rai, che paga, risponde in tribunale e tace. Costi gonfiati, potere concentrato nelle mani di pochi, mentre la politica litiga: maggioranza attacca i bilanci, opposizione difende il fortino come fosse la Bastiglia. Querele? Decine archiviate, tipo le 19 di Flavio Tosi finite con lui sul banco degli imputati per calunnia – medaglia d’oro per Ranucci, gogna mediatica per gli altri prima di ogni sentenza.
Basta ipocrisia, garantisti si diventa
Da garantista doc, dico pane al pane: difendo il diritto di cronaca, odio le bombe, ma non sanctifico chi processa in TV prima del giudice, ignora la privacy e vive in un sistema opaco che la Rai dovrebbe smontare pezzo per pezzo. Report chiede verità agli altri, ma se la squaglia davanti allo specchio. Quegli scheletri – sanzioni, diffide, produzione grigia – non svaniscono con l’applauso al “martire”. È ora di luce piena, o resta solo un circo mediatico.
Eraldo Ciangherotti
ALBENGA 24 SETTEMBRE 2022 – IVG.IT – Il premio al giornalista Ranucci: “La Fionda simbolo di lotta dei più deboli”. Le parole del conduttore di “Report”: “Onorato di questo riconoscimento dell’iniziativa dei Fieui. “La Fionda è in realtà uno strumento, dall’alto valore simbolico e incarna la lotta del debole contro il più forte…”. Queste le parole di Sigfrido Ranucci, il giornalista della trasmissione Report, che ha ricevuto da Antonio Ricci il premio della Fionda di Legno 2022, durante l’evento che si è svolto in un gremito teatro Ambra ad Albenga. Il conduttore di Report, trasmissione che ha festeggiato da poco i 25 anni, è stato premiato per la sua capacità di raccontare la realtà senza sottomissione ai grandi poteri e per la difesa del servizio pubblico, un vero punto di riferimento del giornalismo libero”Sigfrido Ranucci aggiunge così il suo nome su un albo d’oro davvero di straordinario rilievo: Antonio Ricci, Balbontin – Ceccon – Casalino, Fabrizio De Andrè, Paolo Villaggio, Milena Gabanelli, Roberto Vecchioni, Don Gallo, Carlìn Petrini, Don Mazzi, Fiorella Mannoia, Javier Zanetti, Brunello Cucinelli, I Nomadi, Michelle Hunziker e Giulia Bongiorno, Enrico Brignano, Don Ciotti, Antonio Albanese, Medici-infermieri-volontari in lotta contro il Covid.


