Spotorno, paesaggio dell’anima secondo Camillo Sbarbaro; un paese amato anche da Ada Negri e D.H. Lawrence. Proposta per un francobollo che celebri il centenario di Lawrence.
di Ezio Marinoni

In altri tempi, Spotorno era un piccolo paese della Riviera ligure di ponente, oggetto di contese tra i potenti Comuni vicini, Noli e Savona. Il suo abitato si componeva di poche case, fra marina e campagna, un castello sulle alture, che era stato sede vescovile. Il paese viveva con i prodotti offerti dall’agricoltura e grazie alle attività legate alla vita di mare, divise fra pescatori e marinai.
In un tempo a noi più vicino, si è sviluppato un embrione di lavoro cantieristico, dove oggi vediamo piazza della Vittoria. Inoltre, per lavorare il materiale estratto dalle cave, sono sorte le fornaci, delle quali rimane il toponimo, nei pressi della galleria sulla prima linea ferroviaria, oggi dismessa, all’altezza del terzo molo, come si dice a Spotorno.
A cambiare il clima ambientale e a rompere lo storico isolamento del paese, nel 1872 arriva la prima linea ferroviaria, ad attraversare il paese e a spezzarlo in due con il passaggio a livello.
In tempi recenti, infine, le spiagge, dedicate alla pesca e alle costruzioni navali, diventano meta di un pionieristico turismo balneare che può usufruire di piccole baracche in legno lungo il litorale e mangiare all’ombra dei pergolati delle osterie. Per la nuova richiesta turistica, sorgono alberghi e pensioni famigliari, gli stabilimenti balneari crescono per soddisfare un turismo che diventa sempre più importante per l’economia di un piccolo paese che riuscirà a mantenere intatte le caratteristiche tipiche di un borgo marinaro.
Grazie a un clima tranquillo e rarefatto, si può passeggiare a passo lento e godersi il panorama ambientale, verso il mare e verso terra: vedremo palazzi di fine fattura e loggette che si affacciano su vicoli angusti, impreziosite da colonnine.
Quello che in Liguria si definisce “budello” qui ha un aspetto diverso dall’usuale: è costituito da tre stradine parallele collegate tra loro da vicoli e archivolti.
Iniziamo il percorso da piazza Aonzo, che unisce la zona marina con il borgo del Monte. Raggiungiamo via De Maestri, che attraversa questo angolo intatto di Liguria tra archi e piazzette, un esempio superstite di architettura “d’antan”.
La “creuza” sulla sinistra in salita è via Antico Ospedale, un istituto pubblico nato nel Cinquecento per accogliere viandanti e ammalati nei locali all’attuale civico n. 4.

Riprendiamo via De Maestri e svoltiamo in via Finale Ligure, dove una targa indica il “rifugio” di Camillo Sbarbaro, autore di Pianissimo e della celebre poesia che immortale la vicina frazione di Voze: accanto alla zia Benedetta che gli ha fatto da madre, e alla sorella Lina, il poeta ed “estroso fanciullo” guardava da una posizione rialzata e privilegiata il paese e la costa. Da qui si intravede l’Oratorio della SS. Annunziata, custodito dalla omonima Confraternita.
Così Sbarbaro descrive il il borgo antico spotornese: « … Ti siedi e taci sulla spiaggia sterposa di contro a un pallido mare. Vi tremola a volte una manciata di zecchini, al largo passa il guscio rossastro della petroliera… Allaga l’abitato la voce della maretta. Spotorno paesaggio dell’anima, cielo che a guardarlo si beve. »
Il Premio Nobel Eugenio Montale ha conosciuto Sbarbaro e così ce lo presenta, in modo insolito: « Poi un giorno qualcuno, probabilmente il maledettissimo Pierangelo Baratono, mi presentò un giovane di corta statura, piuttosto rubicondo, […] e mi disse: questo è Sbarbaro…. Non so se Sbarbaro fosse ancora impiegato all’Ilva. Abitava in via Montaldo, sulla discesa che porta al cimitero di Staglieno, e poteva dirsi un collezionista di funerali. Appresi dopo ch’egli collezionava muschi e licheni. » (Corriere della Sera, 5 novembre 1967).
Più in alto, dell’antico castello vescovile del secolo XI rimangono quattro muraglioni con le guardiole agli angoli.
Continuiamo a salire: ancora qualche centinaio di passi e la “creuza” ci conduce al bivio di due sentieri: quello di sinistra porta alla grotta del Mortou, quello di destra si inoltra in mezzo alle fasce di un uliveto e giunge al limitare del bosco della Lexea.

Compiuto a ritroso, il percorso permette di scoprire quel che era Villa Bernarda, luogo di soggiorno di D. H. Lawrence e della moglie Frieda von Richtofen tra il 1925 e il 1926. Innamorato di Spotorno, egli scrive in una sua pagina: «C’è una luna così luminosa che anche le vigne fanno un’ombra e il Mediterraneo scintilla di un grande biancore nella sua oscurità. Sulla spiaggia i lumi delle vecchie case ammiccano piano sopra il muro del promontorio si avanzano i fari di una locomotiva. È festa, il giorno di Santa Caterina, e gli uomini sono tutti di sotto, attorno alle piccole tavole, che devono vino o vermut… ».

Villa Bernarda non esiste più, dal 2001 al 2003 il complesso è stato trasformato in alloggi di civile abitazione. Si può scorgere, sulla via che porta il suo nome, la targa che ricorda lo scrittore David Herbert Lawrence che, con la moglie Frieda von Richtofen, trascorre l’inverno tra il 1925 e 1926 a Villa Bernarda, che sorgeva a ridosso del portichetto dove è riportata la targa. Una nuova targa è stata posizionata dalla attuale amministrazione comunale e inaugurata dal Sindaco Mattia Fiorini il 25 ottobre 2025, all’interno dell’evento “Lawrence forever”, per ricordare il centenario della presenza spotornese di Lawrence.
Spotorno, paesaggio dell’anima, non è soltanto una felice e poetica definizione di Camillo Sbarbaro – il poeta ligure simbolo dell’ermetismo, di una metafisica per allusioni – ma diventa una rappresentazione efficace della magia di questo piccolo angolo della Liguria di Ponente che ha affascinato italiani e stranieri, letterati e viaggiatori.

Questo fascino ambientale ha coinvolto Ada Negri, scrittrice e poetessa lombarda, accademica d’Italia durante il fascismo e candidata al Nobel per la letteratura nel 1926. Ospite di Spotorno negli Anni Trenta, in un suo racconto descrive la multicolore quotidianità delle strade spotornesi di quell’epoca.
« … di qui passano con i carretti i venditori di pesce e di frutta, i portatori di ghiaccio, vino, carbone, i bei ragazzi mezzi nudi e neri come diavoli, le donne che portano al lavatoio pubblico cumuli di biancheria: alte, fatte a colonna, grosse di polpacci e di caviglie tengono in bilico il greve peso con l’equilibrio di ginnaste… ». Ada Negri racconta Spotorno come una scrittrice che, con i vividi colori della sua prosa usata come pennello, rende viva e ci trasferisce la naturalezza e la sensualità del mare e di un paese.
La natura è una traccia di fondo dei racconti e dei romanzi di D.H. Lawrence, tra cui L’amante di Lady Chatterley, nato e ispirato durante la permanenza a Spotorno, iniziata all’Hotel Miramare.
Lawrence è uno scrittore vigoroso e originale, rispecchia la rivolta della sua generazione contro l’epoca vittoriana. Egli ci descrive Spotorno in una felicissima pagina.
« C’è una luna così luminosa che anche le vigne fanno ombra ed il Mediterraneo scintilla di un grande biancore nella sua oscurità. Sulla spiaggia i lumi delle vecchie case ammiccano piano. Sopra il muro del promontorio si avanzano i fari di una locomotiva. E’ festa, il giorno di Santa Caterina, e gli uomini sono tutti di sotto… ».
La sua voglia di vivere, nonostante gli affanni del “male sottile”, supera tutto e gli fa immaginare Spotorno come un paesaggio dell’anima, che preferisce alla vicina e più ricca Noli.
Un paesaggio, dunque, che ha saputo affascinare e sedurre letterati, pittori, artisti.
La sottile malia paesaggistica è stata rappresentata in un francobollo emesso dalle Poste Italiane nel 1969.

Nel centenario di Lawrence e Frieda, si potrebbe proporre alle Poste di emettere un nuovo francobollo che celebri un romanzo immortale, che ha visto la genesi in una villa spotornese che non esiste più, proprio come in un paesaggio dell’anima.
Ezio Marinoni
