Continuo a tracciare con la biro rettangoli o quadrilateri come se il senso del mio quotidiano si riassumesse in queste forme antiche imparate a scuola.
Bruno Chiarlone Debenedetti

Forme che si basano sulla matematica e sul ragionamento elementare che deriva da numeri a una cifra. Disegni che derivano dal semplice tentativo di costruire forme che delimitano lo spazio e lo racchiudono in piccoli fazzoletti.
Penso al campo recintato di filo spinato o da staccionate di lunghi pali, all’orto chiuso tutt’attorno per proteggere le verdure, o il prato irregolare in collina… Primi spazi con cui entrai in contatto uscendo di casa.
Il prato irregolare e invitante per le sue gobbe che lo nascondevano parzialmente alla vista, con la sua erba alta in primavera dove campeggiavano fiori sconosciuti e cespugli spinosi con fiori rosa che attiravano api, vespe, calabroni.
Un paradiso per farfalle e grilli, per cavallette con le ali foderate di raso violetto che partivano all’improvviso in brevi voli. Insetti a miriadi, anche piccolissimi, verdi o gialli, saltavano in tutte le direzioni.
Poi piantine con foglie e macchie di spuma bianca lungo lo stelo, la sputacchina, un parassita che nasconde le sue larve in quella schiuma.
In autunno raccoglievo mazzi di falso zafferano e ne mettevo in bocca in gambo bianco, morbido, ignaro del suo veleno.
Questa minima realtà domestica totalizzante mi predisponeva al gioco e alla ricerca; un mondo che bastava a sè stesso, concluso nei suoi fragili recinti che nessuno distruggeva.
Quotidiano domestico adatto a seguire le stagioni e ad esistere nella sua basilare naturalezza. Sotto il sole o le nubi del mattino, la pioggia insistente e il vento. Poi la neve alta sul pendio della collina fino al fosso in cui scorre l’acqua nella stagione umida.
Queste forme elementari mi portano col pensiero a quella complessa scienza naturale che sperimentavo ogni giorno senza sapere nulla su di essa.
Bruno Chiarlone Debenedetti



