Nel 2000 il Premio Nobel Paul Crutzen, chimico e climatologo, definì “ ERA DELL’UOMO” i tempi che stiamo vivendo. Per la prima volta al mondo, le attività umane divenute forza dominante dei processi geologici e climatici, stanno alterando i cicli naturali tanto da poter causare la distruzione dell’umanità.
di Giovanni Maina
Gli eventi causali possibili sono connessi principalmente alla rivoluzione industriale che sta forzando i limiti dello sviluppo e l’accelerazione esponenziale: dello sfruttamento delle risorse, dell’aumento demografico, dell’inquinamento globale oltre che del potenziale nucleare sia bellico che delle applicazioni civili.
Per tutto questo, gode di una certa consistenza l’ipotesi che la 6° grande estinzione non sarà geologica, ma antropologica, diversamente da tutte le precedenti.
Del resto, le numerose gravi crisi globali attuali possono indurre a considerazioni analoghe.
Una visione globale a volo d’uccello evidenzia un disordine gestionale pieno di contraddizioni e senza una visione di un futuro migliore per le prossime generazioni,
Il tutto contro le indicazioni delle comunità scientifiche e degli enti internazionali, COP, ONU, UE, preposte alla tutela degli interessi della collettività, ma bensì a favore dei grandi gruppi privati potenti e affamati di profitto ad ogni costo e con ogni mezzo, incluso il conflitto armato, sbocco naturale della dilagante mentalità del “para bellum” che produce gli immediati profitti del riarmo e quelli delle successive ricostruzioni post belliche, della “ 3° guerra mondiale a pezzi già in corso”.
EFFETTI DELL’ECONOMIA DI GUERRA, DELLA CRISI ENERGETICA, E DEI DAZI
Il Riarmo e l’Energia imposti all’Europa da Tramp ci portano alla rovina.? E i Dazi?
DAZI- Ancor prima della globalizzazione tutti i paesi imperialisti, USA, Russia, Cina in testa, stanno svolgendo la loro geopolitica commerciale usando i dazi per tutelarsi, quando i propri prodotti non sono competitivi, per qualche carenza lungo la filiera produttiva e di vendita, per motivi e responsabilità propri. Dunque in fondo, si tratta della applicazione di “ normali” regole del mercato, ritenute come pratiche corrette e reciprocamente imposte. “Dove c’è mercato non c’è guerra”
Dunque un impatto complessivo relativamente modesto e contenibile in qualche misura.
ENERGIA- Problema di massima rilevanza e di un dirompente impatto socio economico e ambientale, oltre che di sicurezza geo politica.
Per il controllo delle fonti energetiche si sono svolti numerosi conflitti importanti. Auguriamoci che dall’attacco degli USA in Venezuela, per il petrolio, non ne nasca un altro. Ma quelli più recenti che hanno determinato in Europa la situazione critica attuale, soprattutto in Italia, sono quelli svolti dal 1973 in poi in medio oriente, e soprattutto in Ucraina, tuttora in corso. La fine della disponibilità del gas russo a basso prezzo, ha quasi triplicato il costo dell’energia nazionale, causando un’inflazione del 17%, che ha dissestato l’equilibrio economico e causato 6 milioni di nuovi poveri assoluti.
Infatti è noto che il costo dell’ energia sia il fattore responsabile degli aumenti dei prezzi di tutti i prodotti e di qualsiasi servizio, di una quota pari alla componente energetica utilizzata per produrli e/o espletarli.
Pertanto è chiara e urgente la priorità di mirare a raggiungere finalmente, tramite le opportune tecnologie di massima efficienza, la produzione e l’utilizzo di energie ottimali ottenute al minimo costo, da fonti : autonome, indipendenti, sostenibili, rinnovabili, sicure, economiche.
Ovviamente un tale Sistema energetico perfetto ( delle 6 virtù ) è impossibile: tuttavia è certamente avvicinabile tanto da poter superare ampiamente il modello dannoso attualmente dominante.
Come se ciò non bastasse, l’imposizione di Tramp di acquistare Gnl USA per 450 MLD nei prossimi anni, in abbinamento al Piano Energetico Nazionale, costituisce un ulteriore motivo di grande preoccupazione.
La situazione attuale. Approvvigionamento e produzione.
La dipendenza da fornitori esteri è di circa l’ 80%. Mentre il 20% nostrano è fatto, in quantità discendenti, di idroelettrico, eolico, fotovoltaico, metano, petrolio e carbone.
L’autonomia di acquistare gas e petrolio ovunque sul mercato mondiale, ove più conveniente, è finita con la guerra in Ucraina, così ora non compriamo più il gas russo sostituito da quello USA 5 volte più costoso. In sintesi siamo molto condizionati dalle tensioni geopolitiche globali.
Le fonti sostenibili e rinnovabili nostrane, sono quelle idro-foto-eolico e geotermico, che insieme non raggiungono la percentuale a doppia cifra del totale energetico. Marginali il petrolio e il metano estratti in Italia.
Infine acquistiamo anche piccole percentuali di energia nucleare elettrica francese.
In conclusione sulla bilancia dei pagamenti con l’estero, pesano circa 80 MLD ogni anno, per la mancante autonomia energetica nazionale, di fatto non perseguita. Come segue.
Il programma del Governo. Obiettivi dichiarati, scelte e iniziative.
Sistemi di produzione, trasformazione e di utilizzo. Risparmi possibili.
E’ in corso la costruzione di un metanodotto Sud-Nord da 10 MLD. Mentre continua la metanizzazione del sistema con acquisti sui mercati est e sud, Russia esclusa, si sta rafforzando la filiera del GNL con navi rigassificatrici, in prevalenza dagli USA per 450 MLD, per il gas più altri 5 MLD per gli impianti a terra e in mare. Inoltre è in programma la costruzione di 20 mini centrali nucleari ( una per regione) da 43MLD iniziali.
Complessivamente si tratta di un inghippo energetico multiplo in quanto, non rispetta ne raggiunge gli obiettivi (dichiarati esplicitamente ) delle 6 virtù fondamentali e ignora le direttive Internazionali ed Europee, per impedire il dissesto idrogeologico globale. Soprattutto la filiera del gas non viene strutturata per un previsto utilizzo transitorio limitato, ma piuttosto ritarda la definitiva transizione verde salvifica. D’altra parte il mini nucleare si basa sempre sullo stesso sistema tecnologico di quello maxi bocciato dalla storia per aver causato due disastri di rilevanza globale ancora in corso, per giunta con dei costi insostenibili in ogni settore della filiera, dalla costruzione alla dismissione a fine vita, con il retaggio delle scorie la cui gestione sicura non è mai stata trovata. Inoltre per la dismissione delle 4 grandi centrali e il mantenimento in sicurezza, anche dei depositi delle scorie radioattive, si spendono ancora oggi molti milioni all’anno.
Stupisce quindi, che il nucleare di fissione venga riproposto malgrado sia stato denunciato come un “pericoloso inganno nel 1978“ da Mario Fazio (1924- 2004) – insigne giornalista e saggista alassino de La Stampa e presidente di Italia Nostra– poi dimostratosi persino disastroso e che sia stato infine anche bocciato dagli italiani con il referendum nel 1987.
Entrambi i filoni strategici, infine aggravano l’economia, la dipendenza e le problematiche della sicurezza sia strutturale che geopolitica, ma anche militare poiché favorisce la possibilità della proliferazione degli ordigni atomici. Inoltre la maggior parte di entrambi gli investimenti per le strutture e gli impianti, sono a vantaggio di imprese straniere che ne posseggono le tecnologie. Idem per la filiera dei minerali nucleari anch’essi esclusivamente stranieri.
Dunque complessivamente questo programma bidirezionale, costituisce una doppia mistificazione energetica che produrrebbe un grave peggioramento della vivibilità generale anche delle nuove generazioni. Da un lato, dovranno pagare anche il debito nazionale con l’estero notevolmente aumentato oltre i 3000 MLD attuali, mentre da subito vengono sottratte determinanti risorse per la sanità, la scuola e il sociale.
Dall’altro, viene fermata la transizione verde e i finanziamenti alle industrie italiane collegate e impediti, sia la diminuzione delle bollette, sia un grande risparmio energetico.
Viceversa per rivitalizzare l’economia occorre un ventaglio di iniziative virtuose, iniziando da:
….Transizione consistente del trasporto merci, oggi al 90% su Tir, verso il treno. Passando dal Diesel all’elettrico si risparmia ben oltre il 50%, più una importante quota dei danni alla salute e ambientali.
.. Intensificare la decarbonizzazione della mobilità urbana con l’acquisto di bus elettrici di produzione nazionale. Rifinanziare gli ecobonus per i mezzi privati, a zero emissioni, in particolare per gli scooter elettrici al fine di indurre-educare i giovani a scelte ecologiche, vantaggiose per la collettività. Sostenere e incentivare gli impianti fotovoltaici privati e delle Comunità Energetiche Rinnovabili facilitandone le procedure.
… Iniziare con convinzione sebbene gradualmente, il passaggio dal metano e dagli altri combustibili fossili all’idrogeno verde, anche per i grandi impianti, come si fa in Giappone, Paesi Bassi, Francia, Germania, Australia e altri. Esistono anche grandi finanziamenti della UE per progetti di produzione e trasporto di H verde e per grandi impianti energivori come centrali elettriche, cartiere, cementifici e la siderurgia. Ad esempio sono in corso d’opera idrogenodotti dalla Norvegia alla Germania, e dall’Algeria e Tunisia verso l’Europa. In Giappone dopo Fukushima è in corso la chiusura delle centrali nucleari. In Svezia si sta iniziando la produzione dell’acciaio all’idrogeno verde. In Francia e Germania sulle ferrovie non elettrificate viaggiano treni a H.
… Alcuni esemplari casi di particolare rilevanza, rispondenti alle direttive UE per il rispetto delle caratteristiche di innovazione, incisività e fattibilità, che rientrano nel campo dei finanziamenti.
- Impianti per la produzione e il rifornimento di mezzi a H, in particolare Tir per la sostituzione di quelli a gasolio particolarmente inquinanti. Idem per i treni su ferrovie non elettrificate, con motrici anch’esse a idrogeno, costruite anche in Italia.
- Piano di transizione delle centrali termoelettriche a gas, sostituendo una quota di metano fino al 30% con H, utilizzando i turbogruppi esistenti. Le sperimentazioni in Europa e della Snam a Treviso confermano questa fattibilità.
A Vado Ligure la centrale offre una logistica particolarmente favorevole per l’installazione dell’impianto della filiera a H dall’acqua di mare con elettrificatori alimentati con un canale di adduzione già esistente. Mentre l’energia elettrica dedicata, è garantita dalle eccedenze prodotte a inquinamento zero, da una serie di impianti collegati alla centrale: 13 idroelettrici, un parco di pale eoliche, e una batteria di pannelli fotovoltaici.
Per la costruzione di nuove centrali, o per la sostituzione di turbogruppi a fine vita esistono turbine per H al 50%, prodotte dall’Ansaldo come quella installata a Marghera.
Tutte iniziative a vantaggio di aziende italiane, con tempi e costi molto minori del mini nucleare governativo, tra l’altro anche produttore delle scorie, pregiata merce per il mercato del malaffare che ne gestisce lo smaltimento “occulto”.
- L’ H2 verde potrebbe risolvere definitivamente il grande problema della siderurgia nazionale, salvando molte migliaia di posti di lavoro e la salute dei cittadini di Taranto, convertendo l’impianto locale insostenibile, per produrre l’acciaio verde senza inquinamento. Un progetto analogo è in avanzato stato di realizzazione in Svezia, a Boden e Lulea, con la partecipazione di 8 paesi nord europei e del gruppo Marcegaglia, oltre al finanziamento con centinaia di milioni anche della UE.
Per un tale progetto innovativo a Taranto, l’investimento di 6 MLD si potrebbe saggiamente ottenere stornando molto proficuamente dai fondi stanziati per i progetti miliardari del ponte sullo stretto di Messina (15), del mini nucleare (43 ) e del riarmo (12), voluttuario il primo e dannosi gli altri.
IL RIARMO- Consiste in 850 MLD imposti da Tramp alla UE, che costano 12 MLD in più dei 12 già in bilancio italiano ogni anno, oltre ai 32 per la gestione dell’esercito Siamo in un paradosso? E’ assolutamente indispensabile per la difesa? Oppure è una speculazione a vantaggio dell’industria di guerra USA per la maggior parte? Non bastano le armi già disponibili ? Eppure è certo che navi, aerei, missili con migliaia di testate nucleari e bombe, garantiscono la possibilità di una estinzione globale. Allora non sarebbe più sensato fare come la Svizzera?
Nazione storicamente neutrale che spende 4 MLD per un esercito difensivo, senza arsenale di bombe e testate missilistiche atomiche, ma che viceversa ha investito, a costo minimo, per i rifugi pubblici e privati, efficaci per la protezione di tutta la popolazione dal fall-out di breve periodo, in caso di bombe atomiche tattiche. Invece è assodato che se il conflitto atomico fosse generale e al massimo livello, non ci sarebbe scampo per nessuno.
Ma fino ad allora non sprecano ingentissime risorse per armi, bensì le investono per migliorare la qualità della vita di tutti fin che si può. Incoscienza o saggezza? Probabilmente buonsenso pratico, basato sulla conoscenza del decadimento a 1/100 della radioattività in 7 giorni dall’esplosione, di tutte le particelle tranne tritio e cesio 137, relativamente limitate. Tuttavia, c’è una maggioranza di nostri concittadini, militari, industriali e politici in testa che sono parabellum convinti, che impediscono di sognare in grande: che il nostro Belpaese sia come la Svizzera, già neutrale da secoli.
Se poi fossimo anche senza le 100 bombe nucleari delle 2 basi NATO in Lombardia, allora il rischio di essere invasi sarebbe azzerato, anche perché non abbiamo risorse minerali strategiche sul territorio. Viceversa siamo riccamente dotati di Patrimoni dell’Umanità, conclamati dall’Unesco, diversificati nei tipi, naturalistico-paesaggistico, archeologico-storico-artistico, oltre che ambientale-climatico e persino l’arte della Cucina e dei relativi prodotti, è proclamata come la prima al mondo. Dunque escluse le bombe, il rischio corrente si ridurrebbe ad una invasione di turisti di qualità e di acquirenti abbienti di nostri beni e residenze preziosi.
Infine, se si considera che tutti gli armamenti più potenti, aerei, missili, tank e i sistemi di Intelligenza Artificiale per gestirli, sono di produzione USA e possono essere attivati solo da chi li ha costruiti, allora si potrebbe forse parlare persino di riarmo inutile. Il danno e la beffa. Dunque non sembrerebbe del tutto insensata una doppia riflessione critica rispetto alla Autonomia Energetica e alla Neutralità Geopolitica.
Il primo obiettivo strategico si raggiunge soltanto, applicando le indicazioni della comunità scientifica internazionale, verso la transizione Verde generale, mediane le tecnologie sostenibili e rinnovabili, Ripristinando prima possibile, i cicli naturali di tutte le attività, per garantire l’equilibrio ecologico e la migliore vivibilità socioeconomica.
Il secondo obiettivo è suggerito, se non persino imposto, dai drammatici eventi bellici che si susseguono con frequenza sempre maggiore.
Le risoluzioni delle divergenze di interessi geopolitici, vengono perseguite sulla via della forza quasi esclusivamente, trascurando la via diplomatica e il diritto internazionale. Infatti l’ONU, ente garante contro il bellicismo imperante, è stato depotenziato. USA, RUSSIA, NATO e le Nazioni più potenti intervengono direttamente manu militari, ignorando le risoluzioni delle Nazioni Unite e talvolta colpendo le forze di interposizione in missione di pace. Molto diffusi sono i conflitti sotto la multiforme guerra ibrida, oppure le guerre indirette per procura. Due eventi, in questi giorni, stanno ampliando la casistica della filosofia para bellum.
1) L’attacco, per il petrolio, al Venezuela e la deportazione del suo Presidente regolarmente eletto, arrestato con un’accusa palesemente falsa del traffico di droga. Tuttavia, se ben analizziamo, questo conflitto che rientra nella logica delle zone di influenza di antica memoria, più volte rivendicata dagli USA sul continente sudamericano, è stato subito ampiamente giustificato in Europa. Ma allora, perché lo stesso atteggiamento non è stato applicato in origine nel 2014, al caso analogo RUSSIA- Ucraina?
2) Viceversa presenta caratteristiche inedite il caso delle minacce di annessione tra nazioni alleate della NATO. Probabilmente le minacce di Tramp alla Groenlandia-Danese, dopo quelle al Canada e al Messico, pongono anche agli stati della UE, una riflessione attenta sul problema del cambiamento in corso del rapporto con gli USA. E non solo
Giovanni Maina
