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Liguria e Basso Piemonte

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Noli, Enrico De Albertis e un eremo da affidare in gestione a scout o al Parco Finalese inviso alla regione. Come valorizzare le attività sportive

Sulla montagna  a picco sul mare fra Noli e Varigotti si trova la costruzione che il capitano Enrico Alberto De Albertis fece edificare nel 1912 per trascorrervi periodi di riposo. Chi era De Albertis? Cosa è l’Eremo? I comuni della zona non guardano mai verso l’Eremo, lo stato “mette vincoli” e non impone soluzioni per cui tutto rimarrà affidato solo alle nostre preghiere e alla buona sorte ? Il Parco del Finalese rimane una soluzione di là da venire anzi la Regione rema in senso opposto.

di Danilo Bruno

Il capitano De Albertis che in alcune pubblicani è indicato con D’Albertis

De Albertis fu uomo di mare, alpinista e archeologo dilettante, autore di esplorazioni scientifiche e soprattutto un grande appassionato di usanze e oggetti provenienti da tutto il mondo tanto che oggi il suo grande lascito costituisce la base delle collezioni del Museo delle Culture del Mondo, ospitato a Genova proprio nell’omonimo castello che egli donò al Comune con destinazione museale.

Nel museo è pure ospitato il Museo Scarpa di Etnomedicina, che costituisce una delle più complete raccolte di strumenti e attrezzature chirurgiche esistenti al mondo.
Tornando alla figura di De Albertis, egli nacque a Voltri nel 1846 e già nel 1879 lo troviamo fra i fondatori del primo Yacht Club d’Italia mentre nel 1893 compì la navigazione transoceanica fino a San Salvador usando i medesimi strumenti di Cristoforo Colombo.
Questa fu una delle tante imprese compiute da De Albertis, che,dopo aver lasciato la Marina Militare nel 1870, passò in quella mercantile e nel 1871 fu il comandante della prima nave italiana,che attraversò il canale di Suez. Egli viene di solito ricordato perchè per tre volte compì il giro del mondo in nave ed una volta pure il periplo dell’Africa.
In questo periodo riuscì pure a raggiungere l’archeologo Schiapparelli per partecipare agli scavi di Luxor nella valle delle Regine. Egli accompagnò pure Issel nelle ricerche nelle numerose grotte liguri dove la paleontologia muoveva i suoi primi passi così come fu uno dei frequentatori della cerchia di studiosi,che si era radunata intorno al Marchese Giacomo Doria al Museo di Storia Naturale di Genova, fondato proprio da quest’ultimo nel 1867. Egli potè contribuire in modo originale alle collezioni e agli studi del Museo con le proprie osservazioni su mari,pesci e piante in cui si imbattè nei suoi viaggi per il mondo,di cui l’ultimo fu compiuto nel 1910 dopo aver effettuato il periplo dell’Africa nel 1908.
L’eremo di Noli è descritto anche dal sitohttps://www.finalehiking.it/curiosit%C3%A0/l-eremo-del-capitano-d-albertis/

L’Eremo di Noli e la Torre Campese dell’Isola del Giglio costituivano i rifugi di De Albertis quando non si ritirava nel castello genovese di Montegalletto o non riparava in Egitto per ritemprarsi dai remautismi e dall’artrite,che lo perseguitavano.

Il primo divenne una sorta di ritiro da cui poteva osservare il mare e intorno oltre all’abitazione fece piantare numerose essenze con l’aiuto dell’amico Raffaello Gestro, entomologo e direttore del Museo di Storia Naturale di Genova.
In zona furono pure inserite un albero da vela ove ogni mattina effettuava l’alzabandiera e un monumento alla Vittoria  a ricordo della fine della Prima Guerra Mondiale,a cui non partecipò per ragioni di età.
L’eremo era collocato in una zona raggiungibile o a piedi o a dorso di mulo ma ciò non lo isolò né dagli amici, né tantomeno dai residenti nella zona tanto che egli realizzò la meridiana collocata sulla facciata del Comune di Noli.
Qui conosciamo un ulteriore aspetto di questo curioso personaggio poiche’ sono state accertate 103 meridiane da lui eseguite, di cui ben 11 nel solo castello di Montegalletto e soprattutto molte in località montane poichè l’alpinismo rappresentava una sua grande passione.
Nel 1921 poi fece collocare sulla scogliera di Capo Noli una madonna di marmo bianco denominata Stella Maris e da qui nacque la tradizione nolese per cui ogni anno una processione di barche va a rendere omaggio alla Protettrice dei Mari.
Dopo aver parlato di un simile ed eclettico personaggio, bisognerebbe aspettarsi chissà quali cose mirabolanti possa aver lasciato a Noli e nelle zone circostanti se a Genova la sua casa è stata trasformata in un museo di fama internazionale.
Purtroppo la situazione è sicuramente grave: l’ Eremo è di proprietà privata ma è praticamente irraggiungibile se non a piedi come un tempo mentre dell’antica vegetazione fatta collocare da De Albertis non sarei in grado di sapere cosa si possa essere conservato , tenendo presente che egli vi introdusse un albero di banane, un cactus del messico, l’arancio amaro e il melo cotogno.
Tavolino e sedie in pietra con vista mare

La struttura dell’Eremo ormai in rovina è stata vincolata alcuni anni fa anche se sinceramente non ho mai capito a cosa potesse servire quel vincolo forse a vedere con maggiore partecipazione il progressivo disgregarsi dell’edificio?

Ora proverò a fare una proposta poichè a poche decine di metri dall’Eremo passa il Sentiero del Pellegrino, già riconosciuto dalla Regione Liguria nel proprio percorso di mezza costa denominato Liguria Trekking, che unisce importanti testimonianze paleocristiane da San Paragorio a S.Lorenzo di Varigotti passando vicino a S.Margherita, S.Giulia e S.Lazzaro di Noli con il vicino Lazzareto.
Questo sentiero,percorso da numerose persone tutto l’anno,dovrebbe portare a rimettere in funzione il giardino botanico di De Albertis e al recupero dell’antico eremo,che potrebbe divenire un centro visite legato al sentiero e a possibili attività didattiche connesse qualora i comuni della zona (Noli in testa) decidessero finalmente di procedere all’esproprio/acquisto della struttura.
Questa soluzione, che forse potrebbe funzionare solo se l’Eremo venisse affidato alla gestione di scout o altre associazioni, che praticano forme di turismo slow, potrebbe però essere inserita in un Parco del Finalese, che può costituire l’unico strumento per una reale valorizzazione sociale e culturale del territorio oltre a portare sicuramente nuovi posti di lavoro e a regolare finalmente tutte le attività sportive e non del Finalese.
Purtroppo Il Parco rimane una soluzione di là da venire anzi la Regione rema in senso opposto, i comuni della zona non guardano mai verso l’Eremo, lo stato “mette vincoli” e non impone soluzioni per cui tutto rimarrà affidato solo alle nostre preghiere e alla buona sorte?
Danilo Bruno
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