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Caccia al cinghiale e Covid. Assessore Piana: ‘E’ sportiva e motoria’. Ma: ‘La pressione venatoria aumenta la fertilità’

L’Assessore alla Caccia Alessandro Piana chiede deroghe per la caccia al cinghiale in Liguria, ma con la “braccata” non si risolverà mai il problema degli ungulati e l’Agricoltura subirà sempre più danni. Chi difende veramente gli agricoltori?

di Gabriello Castellazzi*

L’Assessore alla Caccia della Regione Liguria, Alessandro Piana, ha inviato una richiesta al Prefetto di Genova, Carmen Perotto, in relazione alla possibilità di fare esercitare la caccia con spostamenti su tutto il territorio regionale, sostenendo che “questa rientra tra le attività sportive o motorie”.

I “Verdi” ribadiscono in primo luogo che non si può considerare la caccia un’attività sportiva, in quanto non si tratta di disciplina riconosciuta dal CONI e si chiedono per quanti anni ancora si dovrà ripetere come la caccia al cinghiale sia un danno evidente per l’Agricoltura.

Sul territorio italiano si stima la presenza di circa 2 milioni di cinghiali (600mila nel 2005-900mila nel 2010) dopo tanti anni di caccia indiscriminata, di estensione di nuovi habitat ed elevata disponibilità di cibo e si ricorda che questi ungulati sono stati introdotti a scopo venatorio con il risultato che i danni all’agricoltura si sono moltiplicati nel tempo e non ridotti proprio per i sistemi sbagliati di caccia.

Dobbiamo perseverare diabolicamente su questa strada?

Per prima cosa  è necessario mettere fine ad ogni pratica di ripopolamento e foraggiamento degli ungulati e di vendita illegale delle loro carni (un giro d’affari di un milione di Euro ogni anno).

La stessa Coldiretti invoca interventi risolutivi e ribadisce “l’importanza di portare avanti la sperimentazione per la sterilizzazione temporanea degli animali, controllare le attività illegali circa l’immissione di questi esemplari, rivedere il sistema di contenimento selettivo, incentivare l’uso delle gabbie di cattura, semplificare le norme vigenti in materia di autodifesa del suolo, incentivare la pulizia e la coltivazione dei terreni incolti, cercando di trovare una volta per tutte una soluzione che permetta la convivenza con questi animali”.

Il problema riemerge oggi in relazione ai provvedimenti decisi per contenere il Covid19 con  l’assurda richiesta dell’ Assessore Piana, tenuto conto che gli stessi cacciatori più responsabili ammettono come la “caccia in braccata” (proprio quella che Piana vuole difendere e ampliare) è sbagliata quando si sovrappone con il periodo degli amori.

Si deve precisare ancora una volta come la “braccata”(azione coordinata di 10-15 uomini e cani che portano allo scovo del cinghiale e al suo successivo abbattimento) sia una modalità di caccia non selettiva che fa aumentare e non ridurre la popolazione di cinghiali perché  rimuovendo gli individui di maggiore dimensione (gli adulti)  si ha la conseguente riproduzione anticipata dei più giovani.

Documenti scientifici, mai smentiti, da diversi anni indicano come si perseveri su strade sbagliate e la stessa Coldiretti precisa che “gli abbattimenti selettivi, quando necessari, devono essere effettuati esclusivamente da personale pubblico (ad. es. ex personale della Provincia) formato a livello tecnico in collaborazione con ISPRA(Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)e in nessun modo in conflitto di interessi rispetto all’effettiva riduzione dei danni”.

I cinghiali colonizzano rapidamente aree molto estese perché si riproducono velocemente: raggiunto il sesto mese di età, la madre partorisce in media una decina di piccoli. Il Prof. Carlo Consiglio – Docente di Zoologia presso l’Università La Sapienza, sulla base di   letteratura scientifica mondiale, affermava già nel 2014: “la caccia disgrega i gruppi consolidati e contribuisce ad aumentare la fertilità della specie venendo meno il meccanismo della simultaneità dell’estro delle femmine”.

Alla stessa conclusione pervenivano altri ricercatori: il Prof. Luigi Boitani -Docente di Ecologia Animale-, la Prof. Sabrina Servanty, che insieme ad un gruppo di biologi ha seguito per 22 anni la moltiplicazione dei cinghiali nel Dipartimento Haute Marne in Francia, il Biologo ungherese Vilmos Sanji, il Dott.Silvano Toso ex-direttore ISPRA, il Prof. Josef Reicholf : per tutti questi studiosi, molto preparati sul problema, la “pressione venatoria” non impedisce l’accrescimento della popolazione, anzi aumenta fertilità della specie.

Ricordiamo inoltre che in tutte le regioni, in autunno-inverno, l’impatto delle “braccate” incide in modo fortemente negativo anche sulle attività turistiche (trekking, bikers, ecc), e la raccolta di funghi e castagne, perchè è molto pericoloso avvicinarsi alle zone boscate nei giorni di domenica e mercoledì (stagione di caccia al cinghiale dal 4 ottobre 2020 al 3 gennaio 2021).

Non sarà la caccia, né il cosiddetto “foraggiamento dissuasivo”  a risolvere il problema. Sono urgenti azioni nuove e concrete in sintonia con i risultati della ricerca scientifica e si auspica che il Prefetto, per il bene dell’agricoltura, quindi di tutti noi, non accolga le richieste dell’Assessore alla Caccia della Regione Liguria.

*Gabriello Castellazzi (Il portavoce della Federazione dei Verdi della provincia di Savona)

 

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