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Liguria e Basso Piemonte

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Lettera/ Silenzio al titanio della Regione. Il Beigua con 400 milioni di ton. di rutilo

Silenzio al titanio. Dalla Regione Liguria nessuna risposta alle critiche di Enti e Associazioni per le nuove prospezione minerarie nel Parco del Beigua.

di Gabriello Castellazzi*

È uno spettacolo straordinario quello che si gode dalla cima del Monte Beigua, il rilievo montuoso più alto dell’omonimo parco con i suoi 1.287m s.l.m., lo sguardo corre lontano abbraccia la riviera di levante e quella di ponente, le Alpi Liguri, la Pianura padana, l’Appennino ligure e tosco-emiliano, le Alpi Apuane e in fine la Corsica. La chiamano la montagna con vista mare questo incantevole balcone incastonato tra il mare e 26 km. di crinali montuosi che costituiscono una delle zone più ricche di geodiversità e biodiversità della regione Liguria.  Il gruppo montuoso del Beigua diventato Parco nel 1995, Geoparco europeo e mondiale nel 2005 e nel 2015 è stato riconosciuto UNESCO Global Geopark. Unico parco ligure a potersi fregiare di tale riconoscimento, con i suoi quasi 40mila ettari è anche il più esteso della regione insistendo su dieci territori comunali e due diverse province, Genova e Savona. Dorme sepolto da tempo immemorabile in un ammasso di rocce tra i 400 e i 900 metri di altitudine del Bric Tariné (tra Urbe e Sassello), il giacimento di quasi 400 milioni di tonnellate di rutilo, la forma mineralogica con la quale si presenta il titanio, minerale tra più preziosi e ricercati per i suoi molteplici utilizzi, ma estremamente pericoloso perché tra le sue derivazioni c’è anche l’amianto. Il “tesoro”, scoperto nel 1970, fa subito gola alle compagnie estrattive e nel 1976 il Ministero dell’Industria rilascia alla Mineraria Italiana Srl una concessione ventennale, poi trasferita alla Compagnia Europea per il Titanio (C.E.T.). Ma nonostante l’atto del Ministero il progetto non parte tra le sollevazioni dei cittadini, delle istituzioni locali e degli ambientalisti, che considerano l’operazione troppo rischiosa per salute e ambiente. Ma la C.E.T. non si arrende. (Fonte Parchi Piemontesi)

Nelle scorse settimane Federparchi, Legambiente, WWF e Italia Nostra hanno protestato per l’ulteriore richiesta di prospezioni geologiche nel Parco del Beigua, finalizzate all’estrazione di minerali di titanio su un’area di 450 ettari a cavallo tra i Comuni di Urbe e Sassello, ma dagli uffici della Regione Liguria non è giunta alcuna risposta e il prolungato silenzio diventa ora preoccupante.

E’ dal 1974 che viene riproposto il problema dell’estrazione del titanio (sotto forma di rutilo TiO2), nell’area del  Beigua, in seguito alle rinnovate richieste di concessioni per prospezioni da parte del CET (Compagnia Europea per il Titanio) finalizzate alla sua precisa quantificazione. Una prima concessione mineraria del 1976 venne  fortunatamente bloccata dopo pochi mesi.

Diverse notizie (spesso incomplete) riguardano le tecniche di sfruttamento dell’ipotetica miniera, tra le quali si indica addirittura la possibile realizzazione di un “tunnel sotterraneo” fino al porto di Genova. Opera che sotto il profilo realizzativo è da considerarsi folle sia per l’impatto su di un delicato ecosistema, sia per l’orografia dell’ipotetico percorso.

La roccia presente al Beigua, che contiene il titanio, è una eclogite (roccia tenacissima sulla quale il martello rimbalza)che ne contiene poco più del 5% : il processo per la frantumazione e l’arricchimento comprende impianti complessi che richiedono enormi quantità di energia elettrica e acqua. Siamo ormai tutti consapevoli della pericolosità dei fanghi residui (il 95% della roccia estratta) poichè contengono amianto e dovranno essere stoccati nell’area di Pianpaludo se il processo venisse effettuato in situ.

Il titanio si trova in diverse parti del mondo( è il quinto elemento più abbondante della crosta terrestre) e la disponibilità di minerali in esso contenuto è  ampia. Secondo dati recenti le produzioni sarebbero : Cina (100.000 ton/anno), Russia (45.000), Giappone(40.000), Ucraina(10.000), India ecc..In Australia il “rutilo” viene addirittura estratto da materiale sabbioso spostato in superfice con enormi “ruspe”.

Il  titanio ha una eccellente resistenza alla corrosione ed è utilizzato per produrre: pigmenti bianchi, schermi antifumo, ecc.. In lega con altri elementi (ferro, alluminio, ecc.) viene usato per realizzare componenti leggeri di veicoli spaziali, motori a reazione, impianti medici (protesi articolari, dentali, ecc.), telefoni cellulari, gioielli , ecc.

In Italia non ci sono industrie per lavorare il “rutilo” perchè non disponiamo delle enormi quantità di energia elettrica necessaria per la separazione del titanio (processo Kroll): ci costerebbero troppo ed è assurdo pensare ad un impianto devastante all’interno del Parco Naturale. L’impresa più vicina per la lavorazione del “rutilo” potrebbe essere   la Società”Du Pont” (la prima società interessata all’estrazione) che trovandosi però in Francia  avrebbe ovviamente tutti gli utili (circa 600 miliardi di euro) a fronte di royalities della concessione di cira 500 milioni di euro all’anno (ma per quanti anni?).

Pertanto al termine dell’operazione, se gli impianti si realizzassero a Sassello, in Liguria rimarrebbe una parte di territorio distrutto ed il tessuto economico definitivamente compromesso; o con gli scarti di produzione(e senza un euro) se il minerale venisse trasportato fuori dall’Italia(ma con quale viabilità?).

Un dato sarebbe invece da considerare: la possibilità di realizzare in Liguria un impianto per il riciclo del titanio, portando lavoro in ambito di “green economy”. I rottami contenenti titanio possono essere facilmente lavorati per la separazione del prezioso metallo e il suo recupero è addirittura del 95%.

E’ su questi argomenti che i Verdi savonesi auspicano una seria valutazione e una definitiva presa di posizione della Regione Liguria, interrompendo il preoccupante silenzio che lascia spazio alle “voci incontrollate” di chi vuole una miniera nel “Geoparco del Beigua”.

*Il portavoce dei Verdi della provincia di Savona, Gabriello Castellazzi

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