Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Albenga quale turismo, città del vino e musei
meglio sarebbe ‘città aperta’ alla Gallinara


Un convegno da materia ‘Slow Tourism’, inaugurazione dell’ufficio Iat. Ancora posti liberi all’Auditorium San Carlo e non deve stupire. Di convegni, dibattiti, incontri, pubblicazioni, dichiarazioni su quale sia la medicina ideale per il pluridecennale laitmotiv turismo da rilanciare si posso riempire decine di scatoloni. Turismo che tre dei quattro candidati a sindaco, nel tempo stringato del Tg3 Liguria, hanno indicato nel loro programma. Citato il tema sicurezza, come se Albenga fosse vittima e teatro di sparatorie e delitti, rapine a banche ed oreficerie, conflitti a fuoco,  guerre tra bande rivali a suon di omicidi.

Eppure la microcriminalità l’hanno fatta diventare problema di allarme sociale dando un’importanza decisamente eccessiva per chi ricorda, da cronista, cosa era Albenga e la Riviera negli anni ’70 e ’80. Persino piccoli boss, un paio sono ancora in vita ed hanno messo giudizio. Uno è partito per sempre. Zu Pietro, bastava farne cenno di amicizia per ridurre a miti consigli qualsiasi bellicoso.

Anni in cui mala e massoneria deviata determinavano le sorti di una giunta comunale. Accadde persino che un consigliere comunale di maggioranza fu indotto a disertare una seduta consiliare con decisioni importanti e votazioni appese ad un voto, trascorrendo la serata in un night dove era stato invitato, a suon di champagne e entraineuse. Ci fu pure un processo per quella vicenda che fece scalpore anche fuori i confini regionali, con tanto di interpellanze in parlamento ed eco sui media nazionali.

La presenza di una comunità di sbandati e disperati, migranti senza lavoro e senza prospettive, le problematiche che comporta nel centro storico, non è un tema sorto da pochi anni. Sono semmai i risultati di ‘politiche’ che vengono dal lontano passato, da quando Albenga era via via diventata la piccola capitale degli extra comunitari della Riviera, attraeva  forza lavoro nell’agricoltura e nell’edilizia. Un forestiero chiama l’altro, gente perbene ed anche pregiudicati già al loro paese. E che dire, lo stesso discorso si faceva e si viveva ai tempi della prima emigrazione post bellica, anni ’50 e ’60, con la comunità dei meridionali. D’estate era la mecca dei magliari. In buona parte affiliati o vicini alla camorra dove si rifornivano di magliette e finti monili d’oro per truffe soprattutto a turisti stranieri del centro e Nord Europa. Magliette, camice con maniche corte, scarpe, indumenti vari, accade anche oggi, con marchi contraffatti ad opera di extra comunitari. Ogni estate decine di denunce, di retate sulle spiagge e nei centri storici, articoli di denuncia su giornali stranieri per connazionali incappati in clamorosi bidoni.

Non accadeva ieri e non accade oggi che un turista rinunci a trascorrere una vacanza ad Albenga perchè rischia di trovarsi vittima di un furto o essere disturbato da balordi, magari ubriachi o in preda ad eccesso consumo di stupefacenti. Era molto peggio allora, anche in termini qualitativi dei reati. Semmai Albenga dovrebbe non solo preoccuparsi di far bella figura come ‘Città del vino‘ (per chi conosce certe realtà del nostro paese, forse potrebbe nutrire qualche dubbio sulla scelta), ma riuscire a sfruttare un potenziale tesoro che ‘farebbe davvero la differenza’. L’Isola Gallinara, per privata che sia – maledetto quel giorno che il Comune si è lasciato sfuggire l’occasione di acquistarla – non può continuare ad essere la bella addormentata solo da ammirare, da decantare per la sua integrità  ambientale, come se le isole della vicina Costa Azzurra fossero ridotte a scempio e non già motore turistico e di indotto straordinario.

Una situazione – la Gallinara bella addormentata – da cui occorre venirne fuori, anzi venirne presto a capo. Purtroppo non abbiamo sentito parola di priorità dai candidati generalisti. Come nulla si è detto sulla qualità degli investimenti pubblici su cui puntare e i soli capaci di far traino agli investitori. E soprattutto alla urgenza madre, ovvero sviluppo virtuoso per  creare posti di lavoro  non soltanto occasionali ed implemento di lavoro per chi già è in attività.

Come balzano evidenti le dichiarazioni quasi fotocopia di molti candidati, anzichè privilegiare per ognuno un settore, una casella, una competenza. Un proprio campo d’azione che lo veda preparato e documentato, come se dovesse presentare un curriculum. E pretendere che ognuno dichiari l’ultima dichiarazione dei redditi se l’ha fatta, con le possibili esenzioni. Proprietà incluse. Un sipario che solitamente viene ignorato nelle interviste, come se fosse un problemino di nessun conto nell’etica pubblica e sociale.


S.Fasano

S.Fasano

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