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Albenga, l’Ordine Militare di Malta ha ora un cappellano. Don Giancarlo Cuneo, economo diocesano, futuro parroco di Pietra Ligure

La cerimonia, con tutti i crismi della solennità, si è svolta nel Seminario diocesano di Albenga, officiata dai due vescovi della Diocesi di Albenga e Imperia, mons. Mario Oliveri (Emerito e che vive in seminario con il fratello diversamente abile) e mons. Guglielmo Borghetti. Il Sovrano Ordine Militare di Malta festeggia l’ingresso del nuovo Cappellano Magistrale. E’ don Giancarlo Cuneo (un fratello gemello è parroco nell’imperiese), originari di Genova dove hanno studiato. Don Giancarlo volto ormai noto ai frequentatori della Curia diocesana. Ha assunto le redini dell’economato, ereditando un ‘buco’ da risanare di 4-5 milioni di €. Un’eredità, si è sempre detto, creata durante la gestione di don Antonino Suetta,  promosso vescovo di Ventimiglia – Sanremo e che indiscrezioni, forse interessate, davano per possibile successore a Borghetti dopo che si era diffusa (Il Secolo XIX con Luca Rebagliati) la voce di un suo ritorno a Lucca e di cui avrebbe parlato nella visita a papa Francesco. In realtà a successore si faceva il nome di un sacerdote diocesano, doppia distrazione per allontanare i sospetti ?

Negli ambienti clericali ai quali Borghetti ha negato ripetutamente la sua partenza, c’è chi aveva il dubbio che l’informatore fosse un laico di Albenga, introdotto ieri come oggi nelle ‘cose curiali’, ma la strategia avrebbe solo avuto lo scopo di agitare le acque e dirottare l’attenzione sul processo che si sta celebrando al tribunale di Savona sullo sconcertante e clamoroso buco nei conti della Caritas. Una vicenda molto grave e che getta un enorme discredito su un’associazione- istituzione che ha moltissimi meriti e più di quanto si sappia e si conosca. Non è vero che si occupa soprattutto di migranti e stranieri irregolari, ci sono decine e decine di persone, anziane e giovani italiani, donne e uomini, bambini, che ricorrono alla Caritas e il tutto avviene senza suonare la tromba.

Ora resta da chiedersi chi aveva il compito quantomeno di controllare la gestione, chi e perché, se ha controllato, non si sia mai accorto  che mancava quasi un milione di Euro, spariti nel nulla. Il vescovo Oliveri ha ripetuto di non averci mai messo naso, piena fiducia, ma pare che un sacerdote, come avevano riportato i giornali, abbia vuotato il sacco. Ripetendo che lui aveva dato l’allarme in tempo però a qualcuno faceva comodo tenere la pentola chiusa, finché è esplosa.

La giustizia si pronuncerà sulla base delle prove giudiziarie, con assoluzioni o condanne, o forse come accade spesso con la formula che non si è raggiunta la prova di colpevolezza. Non ci interessa il penale, è triste e devastante sapere che proprio la Chiesa che dovrebbe dare il buon esempio, ha falle con uomini (preti, forse vescovi) che vengono meno ad elementari doveri in scienza e coscienza, non parliamo del Vangelo a cui dovrebbero per prima ispirarsi. Un altro capitolo davvero triste e diseducativo del passato della nostra diocesi, quella dove molti siamo stati battezzati, cresimati, ci siamo sposati, abbiamo frequentato e continuiamo a sostenere anche con il 5 per mille.

Sarà pur vero, ammetteva Oliveri regnante, che le pecorelle smarrite ci sono ovunque. E che nella diocesi ingauna hanno fatto più chiasso che altrove (non è  sempre cosi) per colpa di certi giornalisti che hanno cavalcato lo scandalismo, la perseveranza nella sbattere in prima pagina le ‘pecorelle’ peccatrici, facendo magari di ogni erba un fascio. Insomma dovremmo essere noi a chiedere scusa, a capire che anche nella Sacra Romana Chiesa tutto il mondo è paese.  Per quel detto popolare riferito proprio ai preti: “Fate ciò che dico ma non quello che faccio.” (L.Cor)

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