Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Albenga, il vescovo, i giornalisti, i migranti
E i 16 sindaci solidali e ‘ribelli’ alla sentenza

Tema d’attualità e scottante, ma trattato quasi da normale amministrazione. Forse in altre realtà avrebbe fatto scandalo o clamore, diviso opinionisti, politici, società civile. Non è accaduto niente di tutto questo di fronte alla condanna di un giudice monocratico di Savona inflitta al sindaco di Alassio (4 mila €) per aver firmato un’ordinanza anti-migranti a tutela della salute pubblica. Accade che 16 sindaci, si presume a nome della collettività che rappresentano, hanno pubblicamente manifestato la loro solidarietà al collega. Alassio è tra i comuni ribelli, non vuole ospitare i ‘disperati della terra e dei barconi della morte’, contrariamente ad altre città turistiche della Riviera savonese, imperiese, entroterra. Del caso si è parlato alla conferenza stampa annuale dal vescovo Guglielmo Borghetti. Vedi fotoservizio di Silvio Fasano.

LA LETTERA DEI SINDACI:Solidarietà al Sindaco Enzo Canepa. Ogni giorno, con senso di responsabilità, siamo in prima linea ad affrontare i problemi delle nostre cittadine e paesi confrontandoci con limitate e insufficienti risorse finanziarie, carenza di organici e ostacoli burocratici. Siamo il parafulmine di ogni problematica, dalla lampadina bruciata della pubblica illuminazione all’emergenze abitative delle fasce socialmente deboli al contenimento dei rischi idrogeologici legati alla fragilità del nostro territorio. Senza entrare nel merito dell’ordinanza e nel rispetto del lavoro della magistratura ricordiamo a tutti che vige il principio della presunzione di innocenza fino a che la condanna non diventi definitiva (il Sindaco Canepa ha già annunciato che farà appello) e in ogni caso crediamo sia opportuno auspicare che un Sindaco che ha quale finalità quella di tutelare la salute e la sicurezza della sua comunità non debba anche avere il timore di incappare in responsabilità penali. Confidiamo nella magistratura perché possa essere ribaltato il giudizio di primo grado, in considerazione che il potere di ordinanza debba essere valutato alla luce della giustizia amministrativa ma non venga mai messo in discussione sotto il profilo della responsabilità penale, presumendo sempre la buona fede di un Sindaco che ha adottato dei provvedimenti nell’esclusivo interesse della comunità amministrata. Siamo spesso lasciati soli a combattere queste battaglie ma questa volta non vogliamo lasciare solo Enzo e gli esprimiamo la nostra ferma e convinta solidarietà”.

Giancarlo Canepa Sindaco di Borghetto Santo Spirito, Giorgio Cangiano Sindaco di Albenga,Ennio Fazio Sindaco di Ceriale,Ugo Frascherelli Sindaco di Finale Ligure,Alessandro Oddo Sindaco di Tovo San Giacomo,Luigi Pignocca Sindaco di Loano,Mauro Boetto Sindaco di Giustenice,Mauro Demichelis Sindaco di Andora,Dario Valeriani Sindaco di Pietra Ligure,Renato Dacquino Sindaco Borgio Verezzi,Gabriella Ismarro Sindaco di Balestrino,Gianfranca Lionetti Sindaco di Toirano,Pierangelo Olivieri Sindaco di Calizzano,Andrea Delfino Sindaco di Ortovero.
E’ stato il giornalista Daniele La Corte, alassino, a scagliare la ‘pietra’ ma senza fare nomi: ricordando che ci sono sindaci che non mancano mai alle processioni, alle ricorrenze religiose, fanno la Santa Comunione, si fanno fotografare con parroci amici e poi ‘fanno la guerra’ a sventurati e disperati che fuggono dalla barbarie o dalla fame. Se questa non è emergenza sociale !?

Aiutiamo pure gli italiani, non lasciamo morire, né trattiamo da bestie i ‘diversi’ extracomunitari. Alassio del resto in proporzione ai residenti è la città più presidiata della Provincia. Ha un commissariato che forse avrebbe più senso e logica ad Albenga. All’annuncio del paventato trasferimento era seguita la sollevazione della politica partitica. Non si tocca, sta bene dov’è. Suvvia non nascondiamoci dietro il ditino: il cattolicissimo Canepa, con un’altra maggioranza, non avrebbe firmato quell’ordinanza. Forse si sarebbe adeguato come è accaduto ad altri sindaci.

Perché non essere più espliciti, citare nomi e cognomi, sacerdoti ‘conniventi’ o ‘sodali’ inclusi, magari sono anche felici di distinguersi, tenuto conto che il popolo elegge il sindaco. Perché non considerare la ‘ribellione’ che crea un precedente non da poco, una ferita alle istituzioni, alla giustizia dello  Stato democratico che con una sentenza “in nome del popolo italiano’ condanna un sindaco ? Avrà pure ragione il sindaco  Giorgio Cangiano, difensore dell’imputato Canepa, a sostenere che “mancano i presupposti per contestare il reato, non essendoci il dolo specifico, dunque l’appello potrà cancellare la pena”.  Forse si pentiranno altri sindaci che volenti o nolenti hanno detto di sì ad ospitare i rifugiati in attesa di essere regolarizzati, a cominciare da Loano dove l’arrivo di un piccolo gruppo nell’ex convento degli agostiniani è stato accolto dal sindaco, dalla giunta e da una visita di cortesia dell’ex ministro Scajola e consorte che si è complimentato con la cooperativa per l’organizzazione. E potremmo continuare l’elenco di sindaci, da Pietra Ligure, a Finale, Ceriale, Borghetto S. Spirito, Noli.

Nessuno può impedire, a titolo personale, la solidarietà ad un sindaco condannato, diverso il discorso quando chi solidarizza rappresenta l’istituzione Comune  (il popolo) e che non riconosce l’operato della giustizia “in nome del popolo…”, uno degli organi costituzionali ed indipendenti dello Stato di diritto.

Bisogna dire che neppure il vescovo, certamente non allineato alla posizione più dura ed intransigente dei ‘migranti no nel mio Comune’, ha voluto entrare nella contesa, almeno quella tra due giornalisti che non erano d’accordo se sia giusto indicare o meno all’opinione pubblica i protagonisti delle ‘barricate’.  Quelli che non perdono occasione per farsi ‘immortalare’ con vescovi e parroci. Del resto ci sono articoli stampa e dei social a documentare. Trucioli.it ha un lungo repertorio grazie al fotoreporter Silvio Fasano. Ma si sa, la gente dimentica in fretta, una notizia seppellisce  l’altra. Cosi, nel ponente ligure, si potrebbe ricordare che con Alassio c’è un altra città bandiera anti-migranti, Diano Marina con il suo sindaco  leghista, ex senatore della Repubblica, Giacomo Chiappori.  Due sindaci che temono per la salute dei loro cittadini e per le conseguenze sull’industria turistica. Chiappori si è spinto oltre ipotizzando la richiesta risarcitoria dei danni subiti dal turismo nel caso di accoglienza dei migranti concordata tra privati e prefettura. Disposti ad accoglierli, ma ai nostri patti. E i parroci di Diano Marina ed Alassio ? Linea soft, nessuna contrapposizione e qualche fraterno incontro. Chi più, chi meno.

Il vescovo Borghetti esordisce il suo incontro con i media delle due province, ricordando che il Concilio Vaticano  II nel 1963  ha fissato  “una giornata mondiale della comunicazione sociale”. E rivolto ai giornalisti: “Devo dire che in quest’anno, 2017,  non mi sono mai arrabbiato con voi e non mi tirerò indietro a qualunque domanda sarà posta, non ci sono segreti da nascondere, se ci sono cose che non dico è perché non sono ancora mature”.

Sono cambiati i tempi, anche la Diocesi di Albenga – Imperia è tornata alla normalità. Nessuna citazione degli anni ‘drammatici’ del vescovo Mario Oliveri, giusto mettere una pietra sopra il passato, pur facendone tesoro nel male e nel bene. “Certo i problemi non mancano – dice con grande pacatezza Borghetti nel complesso credo li stiamo affrontando con una maggiore serenità rispetto al passato“. I migranti ? “Ne ospitiamo un centinaio nelle strutture diocesane, come lo scorso anno, gestiti da cooperative dalle quali non riceviamo contropartite. Impegnati dunque in via indiretta“. Cosa lo preoccupa maggiormente ? “La qualità dell’accoglienza, non dimentichiamo che si tratta di persone umane, di nostri fratelli”.  Il rapporto con la comunità mussulmana di Albenga ? ” Ho preso parte alla festa della fine del Ramadan, non vedo ostilità da parte loro, grande attenzione semmai…“. Il tasto di certe musiche (poco sacre) in chiesa, si o no ? Borghetti: “Credo che in diocesi ci sia meno rigidità che altrove, la musica ha i suoi confini. Cerimonia di nozze e vogliono cantare una canzone del Festival ? Non sia mai.  Vogliono suonare musica da film ? Direi di no. La Banda cittadina ? Meglio in piazza, al massimo se c’è un evento con  l’arrivo della pioggia, si può fare un’eccezione. La batteria ? Non è uno strumento da chiesa, da musica sacra, diverso il discorso della chitarra.”.

E i conti della diocesi, il buco ereditato di 4 milioni di euro ? Il vescvoco: “Abbiamo intrapresa il risanamento, gradualmente”. E l’investimento, 200 mila euro, della Diocesi nella ‘casa vacanza’ di Massa ? Il vescovo: “ Operiamo con la Faci (Associazione clero in Italia), diamo lavoro a 14 – 16 famiglie. E abbiamo tolto di mezzo l’edificio ad una più che probabile speculazione edilizia sul mare”. Location ideale per una vacanza, un esercizio spirituale, aperta a tutti per ritemprare l’anima ed il corpo. Si mangia bene e si spende il giusto.

E quel parroco anziano imperiese…, una intraprendente donna ha sfilato qualcosa come 250 mila euro in contanti ? “ Non appartiene a questa diocesi e comunque  dico che esiste una struttura rigorosa di controllo nei confronti dei parroci.  Entro il 31 marzo di ogni anno devono presentare un rendiconto  delle attività parrocchiali, entrate ed uscite.  Il parroco di suo, oltre diciamo allo stipendio da parte dell’Istituto per il sostentamento del clero e che si aggira mensilmente  tra 900 e 1300 euro in base all’anzianità, può trattenere l’offerta per la celebrazione della messa dei Defunti, per un matrimonio trattiene 10 euro, deve provvedere al suo vitto; ha invece diritto al riscaldamento, gas, luce e acqua. Vorrei dire che i parroci non navigano nell’oro, a meno che non siano ricchi di famiglia, per eredità e poi c’è chi come il cardinale Siri versava tutto nelle casse della Diocesi. Bell’esempio….!”.

Non è rimasto scosso, sorpreso, dalla  solidarietà a tutto spiano nei confronti del sindaco di Alassio ? Borghetti riflette: ” Dico solo che la chiesa si occupa soprattutto degli ultimi e che per le prossime elezioni inviterò tutti, sindaci inclusi, a riflettere nell’ambito socio politico, penso a De Gasperi, al suo senso cristiano dello Stato. A Natale ho scritto una lettera ai sindaci, molti hanno risposto, non tutti”. Ecco non rispondere al vescovo, non rispondere al giornalista, magari  sarebbe utile farlo sapere con nome e cognome, per non fare di ogni erba un fascio ed ognuno deve avere il coraggio delle proprie azioni, libera stampa inclusa. Non parliamo di vicende da buco della serratura. (l.cor.)

 

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S.Fasano

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