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Il giudice in croce, interrogativi

Ci è mancato il tempo di scrivere, approfondire, raccontare fatti di oggi e vicende bruttissime del passato. Lo faremo il prossimo numero.  Il tema, delicato, insidioso, perverso, di giustizia e verità ( c’è quella reale e quella giudiziaria) investe il giudice Filippo Maffeo. Un magistrato in croce che l’ex cronista di giudiziaria per oltre 30 anni e per fortuna senza condanne per diffamazione a mezzo stampa (ne danni in sede civile pagati dall’editore) ha seguito dal 1970 in poi, a palazzo di giustizia a Savona, alla pretura di Albenga, alla Procura di Imperia, in questo caso leggendo articoli di stampa, web, atti processuali di inchieste. Il primo magistrato in Italia ad indagare e imputare logge massoniche coperte, a sollevare un terremo con l’esordio dei coca party tra vip della Riviera e tanto altro. Ad Imperia si è trovato di fronte poteri che mai immaginava. E qualche ‘cronista’ doppiogiochista. Maffeo tornato a Savona, dopo un periodo di purgatorio in Toscana, è messo in croce, nero su bianco, dai mass media. Cosa c’è dietro e dentro il ‘caso Maffeo’? Ultima ora, leggi a fondo pagina la lettera del presidente del tribunale di Savona, dr. Soave.Per quale ragione con un cronista di giudiziaria di valore e di esperienza (contano i fatti, i ‘buchi’ alla concorrenza, il prestigio professionale)  quale è Giovanni Ciolina, a cui possiamo aggiungere altri colleghi e colleghe che frequentano abitualmente palazzo di giustizia a Savona, non è stata pubblicata la notizia della condanna a due anni di reclusione, patteggiati, del cittadino imputato, del marito, del padre che si trasformerà in belva assassina di una sventuratissima moglie e madre ? Scelta del silenzio o notizia persa ? Con un avvocato molto loquace e collaborativo con i media.

Cosa è precisamente successo, in sequenza, a palazzo di giustizia, fino al giorno del delitto, ovvero dall’udienza e condanna del 28 aprile 20215 ?

Le tre richieste di custodia cautelare, richieste dall’ufficio del Pm, quando sono arrivate e protocollate all’ufficio del Gip che, a Savona, non ha un capo, ma dipendente dalla sezione penale presieduta da Caterina Fiumanò, giudice storico dai tempi del processo Teardo, preparato, scrupoloso, estraneo ai salotti e ai centri di potere economico – industriale- finanziario dominanti in Liguria e a Savona, come a Imperia ?

Le tre richieste di arresto sono state inviate e nulla dice il contrario, sono finite puntualmente sulla scrivania del giudice Maffeo ?

In quale capo di imputazione risulta, come si legge sui giornali e web, che  il maledetto Mohamed avesse, anche successivamente al 29 aprile, tentato di strozzare la sfortunata moglie ? Dove si descrive l’episodio ?

Cosa è avvenuto all’udienza monocratica (non del collegio) di fronte alle richieste del difensore dell’imputato, nel corso del patteggiamento e in merito al divieto di ‘avvicinamento’ (del marito alla moglie) ?

Poteva giudicare il Gip Filippo Maffeo o dopo essersi già pronunciato scattava l’incompatibilità prevista dal codice e  che spesso fa clamore nei piccoli uffici giudiziari per via del numero ridotto di  magistrati ?

Il giudice Maffeo fu allontanato dalla sede di Imperia anche sulla base di problematiche attitudinali, incompatibilità ambientale, o causa l’età e le condizioni di salute ? Reduce, tra l’altro, da una diagnosi allarmante ?

Per quale ragione la stampa autorevole, che fa opinione, e libera, non ha scritto neppure una breve, ha scelto il silenzio,  a proposito del processo, a Torino, in cui era imputato di diffamazione il notissimo blogger di Ventimiglia, Marco Ballestra, a seguito della querela del pubblico ministero  Maria Paola Marrali, prima in servizio a Imperia, poi a Sanremo, infine nel capoluogo con la riunificazione del tribunali ? E’ vero che era citato a testimone d’accusa (o dal difensore dell’imputato) lo stesso Maffeo ? Come si arrivò alla remissione della querela, con spese a carico dell’imputato ?

Il fatto che pure certa stampa notoriamente di destra, urlata non solo nei titoli, abbia scritto con firme illustri, prime donne in tv, il peggio del peggio sul ruolo di Maffeo giudice, a Savona,  in precedenza a Imperia, merita qualche riflessione ? Così come accade all’epoca in cui il Pm Maffeo  mise sotto inchiesta uno dei fratelli Pizzimbone,  maggiori azionisti del colosso Biancamano,  già presenti nella provincia di Imperia con l’attività della discarica Ponticelli ed altre società (Aimeri), e di Savona (Alassio, Ceriale, in Val Bormida) per la raccolta di rifiuti solidi urbani.  Pierpaolo Pizzimbone, allora esponente di spicco di Forza Italia, sparò a zero contro Maffeo,  con comunicati stampa e conferenze stampa, presentò  una denuncia perchè un giornalista gli ‘soffiò’ che avrebbe ricevuto  notizie riservate proprio da Maffeo. Come finì la vicenda ?

Quali erano, all’epoca, i rapporti tra i Pizzimbone e Marcello Dell’Utri, rinchiuso in carcere per scontare la pena di favoreggiamento mafioso ? Potremmo aggiungere due parlamentari della destra (uno ex giornalista) che presentarono interrogazioni urgenti e di fuoco contro l’operato di Maffeo . Dell’Utri che dalle carte processuali  emerge che con il fratello ha avuto diversi incontri, dal novembre 2013 al 21 gennaio 2014,  con Gennaro Mokbel, ex esponente dell’estrema destra romana, in contatto con Massimo Carminati, indagato nel primo filone  su Mafia  capitale e condannato a 15 anni per la mega truffa da due miliardi a  Fastweb. Per i Ros le condotte di Dell’Utri “appaiono in stretta correlazione” agli incontri con Mokbel….”.

L’inchiesta della procura generale di Genova  sulla ‘Meaffeo story‘ potrebbe rispondere agli interrogativi, conseguenti alla decisione del ministero di Grazia e Giustizia di far luce sulla tristissima vicenda di Albenga. C’è bisogno di giustizia o di capri espiatori ?

PS: Se infine vogliamo approfondire nei dettagli, forse superflui, basterebbe conoscere cosa è accaduto nella redazione del Secolo XIX di Savona quando di sera telefonò Antonio Miceli, mentre era riunito a Loano nello studio di un legale e fu ‘silurata’ l’ipotesi che Filippo Maffeo potesse candidarsi alla carica di sindaco. Chi lo mise in competizione e in locandina con un altro candidato del tutto ignaro della manovra ? A chi giovò? Risultato, il centro destra stravinse le elezioni nella città dove, all’epoca, non erano ancora finiti n carcere i Ligresti, il loro impero di ‘carta’ e debiti resistevano. I Ligresti pratagonisti del maggiore investimento privato nella città, il mega porto oggi di Unipol, a bilancio sarebbe costato 120 milioni di euro. E a Loano non arrivava solo l’ingegnere di Paternò, ma anche il figlio di un ministro della Difesa allora in carica. I Ligresti , riportava spesso l’Espresso, imprenditori di successo, avrebbero unto, in altre parti d’Italia, molti ingranaggi. Hanno ottenuto che la concessione ministeriale, a Loano, arrivasse a 80 anni.  Tutto all’insegna della trasparenza, a  prova di ‘inviato speciale’? A Loano no, non ce n’era bisogno. Parola di un testimone dei tempi.

Luciano Corrado

Marcello Dell’Utri, con i fratelli Pier Paolo e Giambattista Pizzimbone

La lettera integrale del presidente del Tribunale di Savona, Giovanni Soave.

Avrei preferito mantenere il massimo riserbo sulle vicende giudiziarie relative ai fatti sfociati nel tragico evento criminoso di Albenga. Tuttavia, il susseguirsi di articoli di stampa tesi a delineare un quadro inquietante di “malagiustizia” che vede protagonista un magistrato di questo Tribunale, mi induce a rompere il silenzio ed effettuare alcune precisazioni per impedire che il diritto di informazione (tutelato dalla Costituzione) si trasformi in una sorta di tripudio della disinformazione che, a prescindere da eventuali responsabilità sul piano civilistico e penale, lede l’interesse (ed il diritto) dei cittadini alla conoscenza della verità.

Anzitutto, per quanto si possa essere ormai abituati a processi di piazza che, sulla base di elementi spuri ed approssimativi vogliono anticipare i procedimenti formali da condursi nelle sedi istituzionali, sorprende non poco la singolare insistenza con cui vengono formulate pesanti accuse in un contesto assolutamente denigratorio non solo del giudice incaricato delle indagini preliminari, ma allo stesso Ufficio giudiziario che disinvoltamente quanto immotivatamente cambierebbe più volte il titolare di un procedimento, magari consentendo che un giudice passi dal settore civile a quello penale (sic!). Questo, almeno, percepisce un lettore normale in riferimento ad alcune notizie di stampa.

Questo ufficio, in attesa di una opportuna inchiesta ministeriale, ha già proceduto ad avviare un’indagine volta ad individuare gli elementi idonei a ricostruire la vicenda processuale evidenziando:

– fatti e circostanze nella loro obiettiva e reale dimensione storica;

– atti e comportamenti di uno o più magistrati in relazione ai fatti medesimi;

– profili di un eventuale rapporto di causalità tra fatti ed eventi.

Gli accertamenti sono ancora in corso ed, in ogni caso, gli elementi raccolti saranno rimessi per le conseguenti valutazioni e conclusioni agli Organi deputati a farlo nelle opportune sedi. Posso tuttavia formulare alcune considerazioni riservando, per ora, la specifica indicazione di elementi di riscontro:

– l’immagine, mediaticamente costruita, di un giudice che ignora coscientemente ben tre richieste cautelari risulterebbe allo stato, decisamente inesatta e fuorviante, in quanto frutto di una distorta lettura di dati fattuali;

– assai discutibile, ai fini della ricostruzione di un quadro complessivo veritiero, appare l’accostamento suggestivo di pregresse vicende personali ad altri elementi la cui fondatezza non è ancora accertata;

 non corrisponde al vero che siano state proposte contestazioni circa il difetto di attitudine del magistrato suddetto, essendo la questione sottoposta al vaglio del Consiglio Giudiziario relativa alla pretesa violazione, sotto il profilo tecnico-giuridico, dell’iter procedimentale che ha condotto alla copertura interna di alcuni posti vacanti;

– l’avvicendarsi di più giudici è avvenuta in base alle esigenze inderogabili ed obiettive del Tribunale ed in conformità alle regole che, in tutti gli uffici giudiziari italiani disciplinano rigorosamente ed analiticamente presupposti e procedure.

Il fatto che un giudice si trasferisca da un settore (civile o penale) all’altro costituisce elemento fisiologico comunissimo e di assoluta regolarità.

Ribadisco che la necessità di queste prime considerazioni deriva dal dovere di riportare, per quanto possibile, nei limiti della realtà e della verità quanto, con inusitato clamore mediatico, è stato sottoposto alla pubblica opinione come vicenda dai contorni ormai chiari e definitivi, nonché per assicurare la collettività che verrà prestata la massima attenzione alla ricerca di ogni elemento utile ad una seria ed approfondita ricostruzione dei fatti prodomica alla individuazione di possibili responsabilità di magistrati. 

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