Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Ceriale: Il Riviera sorride per un sottotetto

Tutto come previsto e scritto in solitudine da trucioli.it: il Riviera Residence, dell’ex sindaco Bruzzone, cambia pelle, da residence a ‘appartamenti al mare’. La Dia del Comune non prevede aumenti di volume del ‘piano casa’ (più 30%), solo  recupero del sottotetto esistente che diventerà a tutti gli effetti piano abitabile, il 4° dello stabile sul lungomare di ponente, con ampi terrazzi. Confermata l’anticipazione della nuova proprietà, la rinomata  Fresia 1952 Srl. L’autorizzazione edilizia è stata richiesta e concessa a Daniela Bruzzone, unica erede dell’omonima famiglia cerialese.

Il cartello informativo in bellavista (non nascosto) sulla facciata principale informa che i lavori di ristrutturazione edilizia sono iniziati il 18 dicembre 2014, qualche giorno dopo l’articolo annuncio di trucioli.it. Nella veste di committente, Daniela Bruzzone. Progettista e direttore dei lavori l’ing. Marzia Fazio di Ceriale;  progettista e direttore dei lavori strutturali l’ing. Simona Revetria, pure cerialese, figlia di Piero, ex sindaco ed attuale primo cittadino di Vendone (detiene il record provinciale  di sindaco tra Ceriale e Vendone, assessore comunale e provinciale, assieme al sindaco – compagno ex Pci, ora Pd, Renato Zunino, l’ex sindaco socialista di Bergeggi, Riccardo Borgo, l’ex sindaco di Calizzano e Bardineto, Enrico Mozzoni).  Il coordinatore  è il geom. Carlo Novello con studio a Toirano. Infine il titolare dell’impresa che esegue i lavori Kala Admir.  E’ difficile ignorare il buon fiuto di un imprenditore della ‘statura’ di Franco Fresia. L’esperienza di vita e uomo d’affari concreto, di successo, non consentono miopie. Nè salire sul carro sbagliato.

Lo avevamo già scritto. Non c’è da stupirsi, nè meravigliarsi se neppure un residence fronte mare riesce in questi anni a sopravvivere. Tra l’altro, come in questo caso la struttura aveva già qualche annetto ed oggi bisogna essere sul mercato delle vacanze con strutture all’avanguardia e le ultime tecnologie, ad iniziare dal web. Daniela Bruzzone deve essersi fatta due conti, la scelta di chiudere e trovare un acquirente diventava giocoforza. Un immobile chiuso impone comunque il pagamento di salate imposte comunali, ad iniziare dall’Imu. In questo caso l’operatrice turistica, ormai ex, ha avuto anche la fortuna di un acquirente solido, un nome di prestigio soprattutto a Ceriale, con altre costruzioni, altre proprietà, altri progetti, soprattutto a ponente in attesa di diventare realtà. Tra essi un avvenieristico hotel a 4 stelle, con spiaggia che fa pensare al porto-canale, tanto verde e spazi liberi. Già, ma a Ceriale la libera informazione aveva annunciato, a ripetizione, un 5 stelle, un porticciolo residenziale,  rilancio turistico ininterrotto nei programmi elettorali di chi si aggiudicava la vittoria.

Inutile fare recriminazioni, l’esigenza di avere cittadini ‘bene informati‘, che seguono l’attività del Comune, del governo locale, è un tallone d’Achille di tante comunità. La disaffezione alla politica si fa sentir meno alle elezioni comunali perchè i candidati locali, passano in rassegna parenti, amici, clienti, conoscenti, chiedono il passaparola.  Passata la festa spesso si suol dire ‘gabbato lo santo’. C’è poi chi, una volta arrivato al potere, al comando, non dimentica, si ricorda dei suoi elettori. Ci sono categorie, almeno nella piana, che fanno risultato: coltivatori diretti, proprietari di terreni magari incolti, ma che possono beneficiare di un nuovo piano regolatore. Ci sono gli agenti immobiliari, i costruttori edili che negli anni hanno magari un paio di impiegati, un tecnico e si affidano alle ditte artigiane dove ormai sono in maggioranza romeni ed albanesi, nella veste di titolari. Gli stabilimenti balneari amici.

E’ vero che il mattone ha fatto la fortuna di  tante famiglie, di un paio di generazioni, si investiva 5 e si guadagnava 25. Con la stagnazione economica si è fermato tutto. E’ difficile non immaginare che come accade per le fasi della borsa, anche l’economia che muove i capitali sugli immobili, non torni alla stagione d’oro. Bisogna aspettare. Un detto recita che il bravo investitore compra (mattone) quando tutti vendono, l’affare è garantito purchè si abbia la forza di attendere, resistere.

L’abbiamo scritto qualche decennio fa, dal 1967 in poi: per salvare l’industria turistica occorre tutelare al massimo territorio, ambiente, caratteristiche storiche peculiari. Non è un miracolo se proprio in questi giorni, la più autorevole e qualificata rivista americana sulle mete turistiche ha indicato per la conservazione e l’offerta di bellezze naturali, di armonia architettonica, con paesi a misura d’uomo e di turista, tre località delle Cinque Terre che già godono di buona fama e di visitatori stranieri in particolare, non certo a prezzi popolari. Eppure  la rete viabili per raggiungerla è quasi inesistente. Non è per puro caso se l’autorevole quotidiano della Confindustria del 22 gennaio scorso titolava  che Abu Dhabi, l’emiro che ha già comprato Alitalia, scommette sugli hotel  in Sicilia, privilegiando gli acquisti di complessi di lusso. La Sicilia ricca di brutture e tante bellezze, nonostante sia considerata la capitale storica della mafia, fa da calamita ad un investitore accorto, sicuro di poter attrarre turisti da tutto il mondo, guadagnare sugli investimenti. E la Liguria dove ogni volta che parla un assessore al turismo regionale o locale si riempie la bocca, da decenni, di ‘ splendore ‘ (territorio), di ottimismo, di fiducia.

Quante volte abbiamo sentire raccontare dai nostro politicanti di ieri e di oggi che noi savonesi, o imperiesi, “viviamo nel territorio più bello del mondo” (sic, ultima promotion a Imperia Tv di Angelo Vaccarezza, il comandante in capo berlusconiano anche in quel di  Ceriale). Non è solo. Certo ci sono angoli mozzafiato, che potrebbero essere più valorizzati e rispettati sia sulla costa, sia sulle colline savonesi. Ci sono castelli e dimore storiche, circondate da parchi alberati. Purtroppo la cultura del rispetto dell’ambiente, della frequentazione della nostra montagna, di poter godere delle meraviglie della natura, preservando e migliorando quanto è possibile, non appartiene al Dna degli elettori della nostra terra. Alla fine dei conti tutti, pochi esclusi, paghiamo le conseguenze. Turismo a ko, mentre altre zone d’Italia meno baciate dalla natura rispetto a noi (vedi Aldo Adige, alcune località della Toscana, Sardegna, isole) hanno un’industria alberghiera, delle vacanze, dell’ospitalità in piena salute, in continua espansione. Non si dica per favore che sono miracolati perché beneficiano del regime fiscale dell’autonomia e di aiuti. In Liguria, solo negli ultimi in 20 anni, sono stati elargiti almeno 150 miliardi delle vecchie lire per il comparto. Sarà pur poco, è vero rispetto al Pil complessivo della regione. Poco più dell’1%, un’inezia rimproverata dal sindaco Berruti (Savona) alle giunte Burlando e C. Quando si arriva a chiudere  a ripetizione alberghi a 4 stelle, sorti negli anni 50 e ’60 sul fronte mare, è difficile immaginare che sia colpa dell’incapacità dell’albergatore e della sua ingordigia chiudere la struttura per metterla sul mercato delle ristrutturazioni, delle seconde case e vivere di rendita con la pancia al sole. E che dire dei giovani disoccupati delle nostre scuole alberghiere ? Di quanti sono costretti a cercare lavoro in hotel fuori regione?

 

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