Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Peagna / Don Gerini da 60 anni parroco, la Confraternita, la quinta generazione tra pastori di Mendatica, Viozene e Garessio

Da 60 anni (1954) pastore spirituale a Peagna. Quando don Fiorenzo Gerini venne designato parroco, nel ‘gregge’ anche famiglie di pastori transumanti provenienti da Mendatica,  Upega e Carnino (Briga Alta), Viozene e Ormea.  Gli altri erano umili contadini. Un nucleo viveva in un tugurio seminterrato con i conigli, un angolo era riservato alla ‘cucina’ annerita dal focolare, uno spazio per il letto. Una seconda famiglia di 5 figli, i genitori e un parente, abitava due locali in affitto. Gli indigeni erano una quarantina, soprattutto donne. Gli sposi provenivano da Massimino, Zuccarello, Pornassio, Calice. Peagna aveva dato i natali a don Pietro Menini (1904-1978); a un sindaco di Ceriale, Carlo Vacca (1926-1990); ad un comandante dei vigili urbani di Borghetto S. Spirito, Modesto Costa (1920-2004). E’ cresciuto in questa comunità Luciano Corrado giornalista pubblicista dal 1970, professionista dal 1977. 

Don Fiorenzo Gerini riceve la gigantografia di Peagna, ripresa dal cielo, in occasione del pranzo conviviale della Confraternita di S. Giovanni

Don Fiorenzo Gerini – per anni tra i più preparati, scrupolosi ed intraprendenti amministratori (economo) della Diocesi  di Albenga-Imperia. Tra i pochi ad aver ‘custodito’  proprietà, donazioni, lasciti, bilanci di  Curia e parrocchie . Da monsignore si è occupato da ultimo dei rapporti con la Sovrintendenza ai Beni Ambientali della Liguria. E componente del consiglio di amministrazione dell’Istituto diocesano sostentamento clero.

Ha vissuto, sempre da protagonista, 60 anni di storia di Peagna al servizio della Santa Romana Chiesa, del vescovo (4), dei parrocchiani.  Ha celebrato battesimi (sempre meno), comunioni, matrimoni, funerali. Non è stato difficile, in alcune circostanze funebri, vederlo emotivamente coinvolto, emozionato, in lacrime. Dai nonni, ai padri, alle madri, ai figli, ai nipoti. Al suo insediamento si contavano sulle dita di una mano i nuclei agiati; ora gli eterogenei abitanti di Peagna hanno un reddito superiore a quello di Ceriale, con poche eccezioni .

Le prime auto in paese (1951): una ‘Topolino’, la ‘Balilla’, una ‘Lancia Ardea’. Le prima moto: una Guzzi, una Lambretta, una Vespa. I primi viaggi del giovane parroco tra Albenga e Peagna avvennero in bicicletta. C’erano almeno una trentina di carri come mezzo di trasporto e lavoro, il più diffuso era il barroccio (u barocciu), in prevalenza trainati da muli, asini, sei buoi utilizzati pure per arare terreni coltivati e oliveti. Il più noto, in questo campo, era Lico (abruzzese), il figlio Domenico, oggi pensionato, ha fatto parte dello staff (settore tecnico) del Santa Corona quando era un’azienda autonoma. La prima famiglia a far fortuna è stata quella di Giuseppe Costa (U Merlettu) che trasportava col camioncino  frutta verdura al mercato di  Alessandria e che diventerà tra i maggiori grossisti della pianura albenganese, coadiuvato dalla moglie Lena, dai figli Franco e Gianni, in un secondo tempo la sorella Marilena che ha avuto un’ammirevole esperienza nel consiglio comunale.

I discendenti di alcune famiglie originarie di Peagna sono proprietarie di immobili e terreni. I cosiddetti ‘poveri’ di un tempo, con le nuove generazioni, sono tutti all’onore del mondo. Con alcune eccellenze. Ivo Valgiraldo, esperienze nella costruzione di serre in Francia, Olanda, Germania Cina, è stato un dinamico e mai remissivo presidente della Coldiretti di Ceriale. Un percorso lavorativo e produttore agricolo sempre all’avanguardia, come per le famiglie Oggerino esempio di unione e progresso.

Nel 1953 arrivò a Peagna la prima televisione, fu sistemata nella saletta vecchia canonica e di sera si ritrovavano adulti e bambini.  Tre erano i frantoi per le olive, quasi tutti avevano il torchio per uva e vino. In maggioranza le abitazioni erano prive di servizi igienici. Per preparare gli addobbi pasquali veniva in paese, in sella ad un ‘Galletto’, l’indimenticabile don Isetta (parroco di Conscente e bravo organista); si racconta che in una circostanza, come era abitudine, fu ospite  a pranzo di una famiglia. Chiese di ‘fare un po’ d’acqua‘ ed avrebbe dovuto recarsi in locale attiguo destinato a pollaio, invece si infilò in un vano  buio dove c’erano vecchie madie, una, aperta, conteneva farina di produzione nostrana. La scambiò per un ‘servizio’, fece pipì ed un paio di giorni dopo si accorsero dell’accaduto e del guaio. Tutto da buttare, decine di chili. Nella case non c’era l’acqua corrente (arriverà nel 1953), c’era la luce (Cieli, ora Enel), il primo telefono sarà pubblico (1962 famiglia Rosso). Due i quotidiani che si leggevano poche volte all’anno: Il Secolo XIX che a Ceriale aveva il corrispondente (Noberasco) e La Gazzetta del Popolo (Gianni Carbone fotografo, cerialese d’origine, dimorante ad Albenga). Negli ultimi due secoli solo un cittadino di Peagna finì in carcere per una lite famigliare e conseguente condanna per tentato omicidio. Una brava persona, colta da un raptus, che per anni gestirà con un parente acquisito l’unica attività commerciale, ‘sale e tabacchi’ , rimasta aperto per una trentina d’anni. Il medico, inizialmente, raggiungeva Peagna a piedi da Ceriale; c’erano Tagliasacchi e Merlo (Bertin), il veterinario Francesco Merlo di Albenga che fu poi sindaco e consigliere regionale Dc. I parti, come i decessi, salvo rari casi, avvenivano tra le mura di casa. Lo svago domenicale era un campo di bocce, ricavato in una strada. Due volte all’anno il ballo.

Dagli anni ’80, Peagna assurta a ‘borgo-capitale dei libri di Liguria‘, grazie soprattutto a don Gerini, ‘anima pastorale’ , al suo spirito di iniziativa lungimirante. La frazione può vantare una chiesa- gioiello, la valorizzazione del vecchio e storico camposanto-cappella. E’ rimasta in vita, attiva, la Confraternita (in maggioranza non più peagnoli) che si è ritrovata domenica e nell’occasione Luca Corrado (8 anni, quinta generazione dei Pelassa-Corrado pastori) ha consegnato a don Gerini e al presidente della Confraternita, Gino Ferrari,  una attualissima foto (quadro) gigante del paese ripreso dall’alto, dal cielo. Ai tavoli soltanto 4 (Rinetta, Nando, Peppino, Luciano) i rappresentanti della ‘vecchia guardia’, scolari dell’unica scuola elementare del paese con la maestra Virginia Gerosa. Ogni mattina, col sole, la pioggia, il freddo, arrivava puntale a Peagna, proveniente da Loano dove abitava nei Gazzi alti.  Tra loro, Giuseppe Menini, uno dei  quattro nipoti in vita dello zio sacerdote, parroco, prima nella natia Peagna, poi Bastia d’Albenga, quindi canonico della cattedrale e addetto all’economato della Curia dove lavora un altro ‘peagnino’, il rag. Giuseppe Fabbris, i nonni materni soprannominati ‘U Paulettu’, il papà originario di Zuccarello.

Caro benemerito parroco, continua ad ‘accudire’ alla comunità anche quando sarai lassù, nel regno dei giusti, dei meritevoli, dei santi”. E’ l’auspicio di quanti si sono dati appuntamento all’agriturismo “Ca’ di Sappi” di Toirano, per l’annuale incontro conviviale. Per ricordare che Peagna, nella sua storia Medievale, non possiede soltanto la chiesa trecentesca, gli statuti del 1288 e scelta a dimora da famiglie nobili (Girardenghi, Genta, Arduini) oggi estinte. C’è  la Confraternita di San Giovanni Evangelista, con sede nell’Oratorio attiguo alla chiesa parrocchiale. Nei secoli la ‘compagnia’ è stata il fulcro in occasione delle principali festività religiose: il Santo Patrone (San Giovanni Battista), Pasqua, Natale, la processione del Corpus Domini con le pareti delle case ornate di alberi appena recisi, arbusti fioriti, ginestre; il percorso della processione – allora il selciato di pietra e terra (l’asfalto arriverà nel 1963) – ricoperto di petali fiori; il celebrante sotto il baldacchino mobile con l’ostensorio tra le mani ed il SS. Sacramento. La confraternita indossava cappe d’altri tempi, con cappucci che in particolari circostanze, nascondevano il viso. Le lodi solenni della cantoria improvvisata, vibrante e coreografica.

Periodi di semplice  splendore e di dignitosa povertà si sono alternati fino alle ultime generazioni. Don Gerini, origini a Vessalico (Im), rimasto un insostituibile punto di riferimento anche umano e sociale. Un pilastro. Con lui, negli anni, fu eletto il rappresentante della frazione nel consiglio comunale. Poi sindaco, Carlo (Carlin) Vacca, tra i pochi concittadini che alla campagna aveva  scelto il lavoro d’ufficio presso una famiglia di spedizionieri del porto di Savona. Fu tra i pendolari, a piedi fino a Ceriale e da qui in treno o pullman al capoluogo.

Un parroco, cinque generazioni, famiglie estinte, i nuovi arrivati, difficile integrazione. Accadde con la prima famiglia abruzzese, poi una di siciliani. Peagna che nel Dopoguerra (15-18) aveva ospitato i primi pastori provenienti dall’Alta Valle Arroscia e dall’Alta Val Tanaro. La sorte ha voluto che il ‘primato’  generazionale, con don Gerini parroco, veda involontario protagonista il piccolo Luca Corrado Pelassa, avi provenienti da Mendatica (antichi ceppi dei Gnancoi e Storti)   e Garessio (U’ Patan) dove vive  la pro zia Olga Corrado, ultima capostipite ultranovantenne.

 

L.Corrado

L.Corrado

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