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Liguria e Basso Piemonte

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Pornassio si è raccontato…a Ormea. Sette borghi senza ‘Pornassio’. E l’Ormeasco ?

PORNASSIO si è raccontato…a ORMEA.  E’ accaduto sabato, 28 dicembre 2013, nell’aula IPROMO.  PORNASSIO SI RACCONTA …un paese per una strada” è il titolo del bel libro edito nel 2011 dal Comune di Pornassio, rivolto e dedicato ai propri cittadini. Ma Pornassio è un territorio che si snoda lungo una delle vecchie vie del sale tra due ponti, Ponte di Nava e Ponti (… di Pornassio, appunto) e la strada continua verso…Ormea. E poi una comunità distribuita tra 7 borghi, ma senza il nome di ‘Pornassio’.  

 

Il sindaco di Ormea, Benzo e uno degli autori del libro su Pornassio, Pietro Augeri

Una susseguirsi di borgate, sette per lo Statuto comunale. Ciascuno col proprio nome, ma nessuno denominato Pornassio. Solo l’ ANAS è riuscita a fare una forzatura: all’ingresso del sobborgo di San Luigi, lungo la Statale 28, ha apposto l’ indicazione “Pornassio”. Ma non tutti i Pornassini sono d’ accordo: Pornassio sono anche le altre “frazioni”, più delle sette statutarie. Un po’ come il vicino comune di Briga Alta, il meno densamente popolato d’ Italia; tre borgate col proprio nome, Piaggia, Upega e Carnino  (senza residenti stabili) che dal 1947 formano quel comune.

Pornassio non poteva non presentarsi a Ormea, il vicino di casa. L’ ha fatto sabato, accolto dal Sindaco dr. Gianfranco Benzo, che facendo gli onori ha ricordato le tante affinità tra i territori della Alta Val Tanaro e della Alta Valle Arroscia.

Già nel passato pur sotto domini diversi – la Repubblica di Genova per Pornassio, il Ducato dei Savoia per Ormea – le popolazioni montane hanno avuto una moltitudine di contatti, di idee e di scambi anche cromosomici. Il tutto favorito dal territorio ormeese delle Viozene, una sorta di “zona franca” sulla quale tutte le popolazioni alpine “liguri” vantavano diritti di pascolo, di sfalcio erbe e di coltivazione.

Nel 1607 i Pornassini e gli Ulmettesi (ormeesi) riuscirono persino a mettersi d’accordo per costruire il ponte sul Tanaro con spese rigorosamente divise a metà: un grande esempio di collaborazione! Anche se più tardi, intorno al 1670 quando stava per scoppiare la “guerra del sale del monregalese” – un susseguirsi di rivolte, di lotte di gruppi e di clan, di faide nobiliari e paesane, un groviglio di interessi e di contrasti legati al contrabbando del sale – gli abitanti di Pieve (di Teco) e delle Ville (Pornassio) per non passare sul ponte e sul territorio dei Savoia, costruirono una schianca (passerella) su territorio di giurisdizione genovese, lontana dal ponte 1442 passi, verso Viozenna”.

Da quel tempo si parla indifferentemente di Ponte o di Ponti di Nava. Prima di passare la parola agli autori – il libro è infatti scritto a 17 mani – il già Sindaco / Vice di Pornassio Raffaele Guglierame ha spiegato le motivazioni, le ricerche e la struttura del libro che ha comportato cinque anni di lavoro e di “scoperte”.

Interessante la rassegna dei vari capitoli, via via illustrati dagli autori presenti. Dal territorio a cura di Raffaello Anfossi, al torrentismo di Mariafranca Lepre; dalla topografia e storia ecclesiastica di Pietro Augeri all’ uomo e la società di Chiara Bottone e Marilena Trucchi. Non è mancata – e non poteva mancare – la discussione intorno al vino Ormeasco, importante legame del territorio. Scintilla fatta scoccare da Giampiero Lajolo, coordinatore dell’ opera durante l’ esposizione di Manola Chiarlone sulle fortificazioni del Colle di Nava.

Il vitigno dolcetto, ecotipo a graspo rosso o graspo verde, da Ormea si è diffuso a Pornassio o viceversa? Tanto da chiamarsi “ormeasco”? E’ una vecchia questione alla quale le ricerche storiche non hanno finora dato risposta certa. Al compimento degli esami genetici sul materiale viticolo raccolto dall’ Università di Torino si potrà finalmente dare una risposta “scientifica”.

Intanto si assiste ad una inversione di tendenza: le viti stanno ritornando a Ormea. Lo spazio c’è : oltre 3.000 ettari di terrazzamenti, una colossale capitalizzazione del lavoro. Nei secoli sono stati copiati dagli anteni (vite consociata) di Pornassio. Abbandonati nel dopo guerra, oggi infestati dalla boscaglia. Ma c’è la volontà di recuperali, con beneficio dell’ assetto idrogeologico. L’esposizione è stata portata a termine dallo stesso Lajolo, coronata con la storia economica ed i percorsi storici, là dove l’olio incontra il burro. Presenti anche il disegnatore Giorgio Casanova ed il fotografo Gianfranco Bottone. Un bel pomeriggio, anche se fuori il tempo era inclemente.

L’ex sindaco  geometra Guglierame ha voluto ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla ricerca ed alla stesura dei testi: in primis Giampiero Lajolo, autore e coordinatore, poi Marco Alberti, Raffaello Anfossi, Pietro Augeri, Francesca Bogliolo, Chiara Bottone, Giorgio Casanova, Manola Chiarlone,Giuliano Ferrari, Margherita Guazzotti, Alessandro Guglieri, Celestino Lanteri, Mariafranca Lepre, Antonio Rolandi Ricci, Marilena Trucchi, Carolina Viaggio, Gianpiero Viviano. Oltre a Sonia Zanella e Gianfranco Bottone.

Cittadini benemeriti in un’epoca dove essere impegnati per la storia, tradizioni, origini non è sempre considerato un bene primario e prioritario. Oppure vola sulle ali del consumismo e delle mode effimere, anziché solide basi culturali, ad iniziare dai giovani ai quali chiediamo di non dimenticare e di tramandare. Grazie, dunque, all’esemplare gruppo di ‘lavoro, studio e ricerche’, tutti volontari. Non si scaraggino se tanti dicono ‘bravi’, plaudono e forse pochi passano alla concretezza; la prima dovrebbe almeno essere l’acquisto del volume. Poi proporlo agli amici, farlo leggere e commentare nelle scuole dell’entroterra e delle città dove abitano, tra l’altro, tanti giovani con Dna montanaro. Ed esserne fieri.

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