Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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‘Re cioccolato’ (Bessone): perché il mio ‘cuore’ non è rimasto a Loano ma a Vicoforte

A 20 anni, Silvio Bessone, neo sposo, iniziò una sfida impari. Era il 1986. Con Mery  Vinai prese in gestione una piccola, avviata pasticceria a Loano. Il primo giorno, una domenica di giugno, si era preparato ad incassare 2 milioni. Alle 11 non era ancora entrato un cliente. Non perse tempo. Mise in tanti sacchetti tutti i dolci preparati e fece il giro dei negozi facendone omaggio. Poi si recò in Comune per distribuire quanto rimasto. Tre settimane dopo il primo miracolo, incasso record. Trascorsi 10 mesi, la scelta di ingrandirsi e rilevare un locale in centro, sull’Aurelia, il bar-pasticceria Delizia. Silvio diventò ben presto il ‘re del cioccolato’ in Riviera, ma si ritrovò in un ginepraio di steccati. La ‘mafia bianca‘ che non spara, muove la ‘cricca’ e ti trovi a percorrere, da esercente, le montagne russe.  E ad un bivio: resistere, gettare la spugna o trasferirsi.

Silvio Bessone con la moglie Mariangela Vinai

Sono trascorsi 16 anni. Silvio Bessone, 47 primavere, non aveva mai vuotato il sacco. Anche se in alcuni momenti cruciali non mancarono dichiarazioni ai giornali locali (La Stampa, Il Secolo XIX), allo storico corrispondente Augusto Rembado, come documentano le cronache dell’epoca. Diventando ‘famoso’ è stato ospite delle tv nazionali. A cominciare da Pippo Baudo. Aveva però evitato di aprire il libro della sua avventura in Riviera, nella città dei Doria che lui definisce “splendida, affascinante, con grosse potenzialità”.  Ma confida di “essersi subito trovato tra gente chiusa in se stessa, arroccata in privilegi e posizioni di comodo, bisognava sudare sette camice per inserirsi; Loano dimostrava di non saper privilegiare imprenditori capaci e per ‘sfondare’ occorreva il lasciapassare della banda bassotti”.

Per la cronaca non era un gang di malavita locale. Lo sanno assai bene i loanesi calvi o brizzolati, si trattava di un piccolo, coeso gruppo di amministratori pubblici, esponenti di una certa Dc, che occupavano anche posti nella pubblica amministrazione ed avevano dato vita ad un incisivo gruppo di potere trasversale. In parte sotterraneo e che ha permesso ad alcuni – inutile fare nomi e cognomi -, di ritrovarsi baciati dalla fortuna. Finire nella schiera dei nuovi ricchi. Beati loro!

Qual è, signor Bessone, la ‘disgrazia’ peggiore che si è trovato ad affrontare?

E’ il caso di rinvangare? A chi interessa ancora? Se proprio vuole non ho difficoltà a ricordare i drammi vissuti a causa di un comandante dei vigili urbani, Bruno Vescovi, che purtroppo proprio lei da cronista ha spesso difeso. Invece era…lasciamo perdere. Ho fatto una denuncia, c’è stata una condanna, un trasferimento d’ufficio disposto con coraggio dall’allora sindaco Cenere….

Scusi, Franco Cenere, veniva dato tra gli sponsorizzati della ‘banda bassotti’….

Non mi interessano le graduatorie, dico che grazie a lui è stato risolto il ‘caso Vescovi’. Chieda a quel galantuomo, come ha dimostrato anche nei miei confronti, di comandante Borghi, oppure a Franco Tusacciù che inizialmente da impiegato all’ufficio commercio mi faceva la’ guerra’, oppure ad un altro impiegato che ho molto apprezzato, Alberto Bianchi . C’erano i vigili urbani scatenati per l’orario notturno, in piena estate; il misurino del metro, i centimetri; controlli su controlli, verbali…, denunce. Una sera fui persino fermato, richiesero l’intervento dei carabinieri.

Si sarà pure difeso, c’è la giustizia. Nella vita lei ha fatto fortuna. Non l’hanno ridotto sul lastrico, men che meno a Loano. 

Qui ci vorrebbe un libro. Sperando di sfuggire all’ostracismo della ‘cricca’ mi ero candidato nel Msi, ai tempi dell’onorevole Giulio Cesco Baghino, ‘battaglione’ Mazzitelli, candidato sindaco Pietro Fiori, raccolsi 18 preferenze.  Poi seppi che col mio crescente successo di pasticcere  e gelataio davo fastidio ad una persona molto introdotta, titolare di una pasticceria in corso Europa, mentre non ero entrato nelle grazie di un altro noto esercente con ruoli importanti nella Confcommercio. Forse mi pentirò, posso farle una confidenza? Lei ha scritto, se ben ricordo, centinaia di articoli sul signor Antonio Fameli. Non sarà stato stinco di santo, ma la mia esperienza con la gestione decennale di un locale pubblico a Loano, mi induce a fare un riflessione-considerazione: Fameli aveva una certa fama,  credo ci fosse di peggio in ambienti magari più nobili e clericali.

E il crogiolo  del credito bancario locale?

Risata ! Dopo aver rilevato la pasticceria Rebuffo di via dei Gazzi per iniziare a lavorare chiesi un piccolo fido. A Loano, i direttori di banca neppure mi ricevettero. Non ero proprietario di casa, ero in affitto. Eravamo due giovani sposi, con tanta volontà e determinazione. Per aver un piccolo credito mi rivolsi  ad un anziano direttore di banca di Mondovì. Quando abbiamo risalito la china, con crescente successo, ci siamo trasferiti sull’Aurelia,  in centro. Altra via Crucis. Occorreva fare un investimento in macchinari ed attrezzature. Avevo capito che sarei riuscito a sfondare. La posizione del locale era ottima. Mi recai alla Banca San Paolo, col direttore è stato impossibile persino parlare. Non aveva tempo.  Ho telefonato, preoccupato, alla ditta fornitrice, un’azienda a dimensione nazionale.  Troviamo un accordo. Firmai 400 milioni di cambiali. Ho aperto l’antivigilia di Pasqua, è stato un trionfo. Si lavorava, con mia moglie, più ore dell’orologio…incassi favolosi…la coda da mattino a sera.

Non è una storiella. Ricevetti una telefonata dallo stesso direttore del San Paolo. “Vorrei lavorare con lei…”. Scusi, non mi ha neppure ricevuto.  ‘Non ricordo….‘.   Rispondo secco: senta non perdiamo tempo, se siete disposti a finanziare quanto ho speso in cambiali e….. Conclusione:  mi finanziò fatture già emesse per 200 milioni di lire, più un mutuo ed un consistente fido.  Meglio di così.

E’ proprio vero che a Loano qualcuno (pochi o tanti) hanno fatto affari d’oro anche con attività commerciali, si pensi ai Bagni Marini? Famiglie che compravano uno, due alloggi a stagione. E non solo.

Silvio si rivolge a Mary. Glielo diciamo?  Sorrisi. Un ultimo dell’anno, ’92-’93, siamo arrivati ad incassare 13 milioni di lire, la media giornaliera era di qualche milioncino. Quella notte arrivammo a casa alle ore piccole. Altro che San Silvestro! Sulla stufa bolliva l’acqua e due porzioni di troffie, attendavamo seduti, stravolti dalla stanchezza. Ci siamo svegliati all’alba, con un fortissimo odore di bruciato….Pensi a che punti di stanchezza!

Un pozzo d’oro e ve ne siete andati, sbattendo la porta…..

A Loano ho trovato anche persone splendide. Penso agli umilissimi  coniugi Saverio e Pina Cipriani, al gioielliere Bruno Guareschi, a Franco allora titolare dell’omonima rosticceria. Non posso dimenticare il compianto geometra Remigio Burastero, prodigo nei consigli, continuava a spronarmi. Penso all’amico coetaneo, avvocato penalista Silvio Carrara. Sa che una sera ha sorpreso un tizio, credo un povero diavolo, che faceva la pipì davanti al suo portone;  l’ha invitato al bar e gli ha pagato una pizza.  Ho ammirato la famiglia Delbalzo, bravi imprenditori, innovatori in loco nel concetto moderno del supermercato, ricordo che già allora con i commercianti praticavano il cash and carry. E poi il maratoneta del lavoro Paolo Fiori…. Persone ottime, ma ad esempio avevo difficoltà a rapportarmi con il titolare dei muri del locale.  Non solo per le pretese, anche per piccoli interventi, ricordo che dovevo mettere vaporatore esterno, niente da fare.

Qui a Vicoforte sono proprietario, in casa mia, stabile di famiglia. Non dico nulla di inedito, a Loano, e non sarà un’eccezione in Riviera, pretendono affitti eccessivi, da strozzinare. Alla fine non giova a nessuno se non al guadagno immediato. E dopo…arrivano i cinesi, gli asiatici….

La ragione non sta sempre solo da una parte, raccontano del suo ‘caratterino’, uno che si incendia con facilità, volubile. E forse, all’epoca di Loano, anche un pizzico di inesperienza di vita.

Sono 10 anni che non metto piede a Loano. Ho paura pure di incontrare la persona al quale avevo ceduto il locale e non mi ha pagato, dopo due anni è fallito. L’11 novembre c’è  un processo penale in cui sono parte lesa e parte civile. Io sono stato denunciato per evasione fiscale ed ho dovuto pagare imposte anche per i soldi che non ho preso, ho perso credo per sempre. Proprio io che avevo denunciato un avvocato di grido, all’epoca assessore regionale che pagai con un assegno e lui lo incassò totalmente in nero….MI feci una rista quando lessi sui giornali che si dimetteva per contrasti politici…in effetti venne avviata un’azione penale…e dire che era portato su un palmo di mano anche per il ruolo esotico….oggi è compianto e mi spiace.

Tripadvisor, il portale  di viaggi più grande al mondo sta incoronando, grazie ai giudizi, alle recensioni di viaggiatori solerti, i coniugi Bessone e soprattutto il ristorante Ciccolanda San Marco. Una struttura che risale a fine 1400, un monumento !  Giudizi  da leggere, incorniciare, ai quali lei è solito rispondere.

Un dono del presidente messicano Calderon, l’antico strumento con cui gli Aztechi macinavano il cacao

Anche se c’è in giro chi dice che sono un po’ pazzo, siamo abituati a confrontarci sempre con i risultati. Tutto alla luce del sole.  Conservo il ricordo degli incontri con il presidente venezuelano Hugo Chavex, con il presidente del Messico Felipe Calderon. Per il mio lavoro, per il nostro museo, raccolgo 28 varietà di cacao da tutto il mondo. Conosco e fotografato uno per uno i contadini che lavorano per rifornirmi, c’è una galleria di foto ricordo. Calderon mi ha omaggiato dello strumento originale con cui il popolo Azteco macinava il cacao.

A Vicoforte ho deciso di acquistare un’azienda agricola, con una dozzina di mucche, e produrre latte, formaggi,  mettendo al bando mangimi e concimi vari. In cucina prepariamo menù che rispondono alla mia filosofia culinaria: naturalezza ed intelligenza applicata alla natura.  Il mio ‘vangelo’ lavorativo dei prodotti rispetta queste peculiarità: buone, sane, sicure, giuste, sostenibili.

Non teme che oltre ad essere  considerato personaggio estroso, intraprendente,  bizzarro, infaticabile (con qualche chilo di troppo) venga etichettato per un esaltato? 

Sono 27 le varietà di cacao che provengono da tutto il mondo destinate alla pasticceria Bessone l

Ognuno è libero di credere ciò che vuole. Vadano a chiedere, che so, nello Sri- Lanka,  a Matare, nel distretto di Kembi, dove nel 2004  ho realizzato il miglior centro umanitario  delle Nazioni Unite.  Oppure in Equador, a Papaojo, dove  ho attivato il primo centro di produzione  biodinamico di cacao.  Ho una moglie meravigliosa che ho sposato quando aveva appena compiuto 18 anni ed io 20, due figlie, Simona e Siria, la prima lavora da cassiera, la seconda studia.  Se Iddio vorrà ed avremo la salute manterremo in vita una tradizione  che nel 1900 vedeva la locanda San Marco ospitare i clienti con tanto di stallaggio, nel cortile sono rimasti i ganci per i cavalli. Sarò uno stravagante, ma sono orgoglioso di aver rappresentato la mia Patria con esposizione di opere artistiche di cioccolato nelle quattro finali  dei campionati   del mondo in Francia e negli Stati Uniti. Per il resto mi sento una persona semplice che ha sempre da imparare e vuole essere giudicato non per quello che dice e promette, ma per quello che realizza, crea, offre ai clienti. Fatti e non parole. Ho due lauree.

Grazie della visita, l’aspetto per un menù contaminazioni cacao, a 45 euro, con vini e corsi di pasticceria inclusi. Pane di produzione propria, con lievito naturale e  burro di cacao. Non dimentichi: i piatti al cacao non sono dolci. Presto iniziamo con i menù autunnali: funghi e tartufi.

Luciano Corrado

 

L.Corrado

L.Corrado

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