Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Pieve di Teco l’altra faccia dell’Expo: l’unione ‘fallita’ tra 11 comuni della Valle Arroscia

Expo di Pieve di Teco, una prima scommessa vinta, ma bando alle illusioni.  Se è stato un atto di coraggio organizzarla in tempi di crisi, se i costi sono stati molto contenuti rispetto alle edizioni della ‘Festa della Valle Arroscia‘, se bisogna dire grazie ad un volontariato che ha concorso per il 70 per cento, sarebbe puro autolesionismo nascondere l’altra faccia della medaglia. Essa racconta che tra gli 11 comuni coinvolti persiste una lacerante spaccatura sull’applicazione della spending review. Su 9 obiettivi ne sono raggiunti solo 3. E si sussurra  che il segretario regionale Anci, Pierluigi Vinai, da un anno e mezzo assista impotente, un po’ deluso e amareggiato, al balletto di ‘distinguo’ ed arroccamenti tra alcuni sindaci.  E divisi non si va da nessuna parte. Condannati a perdere, soccombere.

A questa valle meravigliosa, in una buona parte incontaminata, parzialmente valorizzata come meriterebbe, senza dubbio frenata da un’atavica carenza di adeguati collegamenti stradali  (fa eccezione  la Imperia -Pieve di Teco per cui va dato il merito in particolare a Claudio Scajola e Manfredo Manfred) i mass media  non hanno mai dedicato grandi approfondimenti. Non è certo la presenza (e titoloni) ad una sagra, una festa, un convegno a gettare le fondamenta per un salutare controllo  e pungolo del ruolo stesso dell’informazione giornalistica. Rivangare il passato non serve, la rassegna infatti riproporrebbe  da una parte qualche lamentela, qualche timida protesta, dall’altra notizie che annunciano ora il rilancio, ora il grande progetto, ora la svolta. Ad uso e consumo, si direbbe, dei ‘papabili di turno al potere’.

Forse negli ultimi anni la giunta Burlando-bis ha dato segnali più concreti. Restano tuttavia tanti nodi da sciogliere, a cominciare dalle divisioni interne tra comuni, in particolare alcuni: Pieve di Teco, Montegrosso, Pornassio, Mendatica. Insomma c’è chi frena, chi si è dimostrato incapace a svolgere il ruolo di capofila – vedi Pieve di Teco –, con il suo giovane e ‘brillante’ sindaco, grande esperto di comunicazione e passerelle televisive, assai poco concreto. Inconcludente nel fare sintesi operativa, gentilissimo e amabile, ma senza la stoffa per il ruolo di coordinatore.

LA DELUSIONE DI PIERLUIGI VINAI SEGRETARIO ANCI DELLA LIGURIA

Nelle dichiarazioni pubbliche,  Pierluigi Vinai (foto a sn), candidato (sconfitto) a sindaco di Genova per il Pdl, ora descritto fuori dalla mischia e assente nella corrida partitica – aderirà a Forza Italia ? – vice presidente di Fondazione Carige, ha voluto rimarcare le ‘cose belle e buone fatte da Carige per valorizzare questo territorio, le sue eccellenze. Il progetto Mare e Terre di Liguria ha ottenuto il finanziamento per sette Expo’. “Questa è la quinta – ha ricordato Vinai -, la prima dell’imperiese. Si valorizzano i prodotti  enogastronomici espressione delle potenzialità locali, l’approfondimento degli aspetti culturali…visto che di tristezze ne abbiamo già tante….”.

Difficile immaginare che si riferisse solo agli scenari imperiesi, certamente Vinai deve aver pensato allo sforzo, finora inutile, profuso da un anno e mezzo a questa parte, per ‘mettere d’accordo’, su una linea  di aggregazione-unione, i piccoli comuni dell’alta valle, 11 appunto. Gli stessi coinvolti nell’Expo. Ha ben presente  gli ultimi confronti-dissidi- diversità di opinioni  soprattutto tra il sindaco di Mendatica (190 residenti), l’artigiano-pensionato Piero Pelassa (foto a ds) e il primo cittadino di Pornassio (640), Emilio Fossati ( foto a sn), ex artigiano. Curiosità: fino al pensionamento e scioglimento della srl erano soci e sono parenti. Non c’è nulla di personale, è bene premetterlo. Anzi. Persone concrete, pragmatiche, con i calli sulle mani che hanno due visioni diverse sulla unione tra i comuni e  pare rappresentino il maggior punto di frattura, resistenza. Al punto che lo stesso Vinai lo descrivono impressionato e contrariato, preoccupato. Andando così le cose o una nuova legge fissa precisi ed inderogabili paletti, oppure ci vuole un commissario ad hoc. A rimetterci sarebbe la stessa comunità che si vuole difendere in perfetta buona fede.

Tra i presenti il sindaco di Sanremo, Zoccarato,  la città leader degli sprechi  e degli scandali (da decenni) in provincia. Parla di un ottimo connubio  tra costa, territorio e le’ nostre Alpi’, fondamentale per il ‘sistema Liguria’.  Ha dato merito agli organizzatori per l’inizio di un percorso di valorizzazione dell’entroterra. Enrico Lupi, presidente di Promimperia, si avventura nel definire l’Expo un ‘incoming turistico‘ sicuro e di grande successo, invita  italiani e stranieri  a visitarla. Per il primo cittadino di Pieve di Teco, Alessandri, si tratta di un orgoglio che ‘ rappresenta la  vetrina del territorio’.

COSA DIVIDE MENDATICA E PORNASSIO ?

Il campanilismo è un male endemico, sul campanilismo spesso fa leva una certa subcultura politica e populista. Non ci sentiamo di sostenere che siamo in presenza di questo aspetto deteriore. Mendatica, di fronte al progetto di unione tra comuni, fa resistenze perché può vantare un bilancio comunale florido, o meglio gestito negli anni con oculatezza e lungimiranza, con investimenti (e finanziamenti ricevuti) in conto capitale. Ci sono gli introiti della prima centralina elettrica a valle del paese, presto arriverà la seconda, ancora più  redditizia, dalla frazione di Monesi.

Mendatica ha 2 bambini che usufruiscono del servizio coordinato di trasporto scolastico al plesso di Pornassio, altri 2 vanno ad Ormea (Università Forestale).  Pornassio ospita 56 alunni, materna compresa, provenienti oltre che da Mendatica, da Montegrosso e Cosio d’Arroscia.  Aquila d’Arroscia ha una scuola con 4 alunni, Rezzo 5,  Ranzo 18, Cesio con 20 usufruisce  dell’edificio di Pieve di Teco.

Mendatica, considerato comune virtuoso,  teme di perdere in autonomia, servizi, ma sarebbe un errore non ragionare in una prospettiva medio lunga. Nessun serio indicatore macroeconomico può garantire che in futuro la popolazione residente aumenti, di pari passo i posti di lavoro per giovani. Basterebbe guardare a paesi assai più sviluppati –  centro e nord europa –  dove unione tra comuni e servizi associati sono positive realtà da decenni. Certo, siamo in un Paese, l’Italia, rimasto fanalino di coda in Europa, disintegrato politicamente e nella morale pubblica. Le eccezioni non fanno la regola.  Mendatica, pare di capire, sbaglierebbe a non adeguarsi, semmai deve avere tutte le garanzie scritte  sui capisaldi. Ad iniziare dalla voce introiti centraline elettriche.

UN SINDACO CARENTE NELL’OPERA DI COESIONE

Impossibile non riconoscere a Pieve di Teco il ruolo primario di ‘capitale della Valle Arroscia‘. Lo era già nella sua gloriosa storia,  ultimi due secoli. E perchè in questa veste il sindaco Alessandro Alessandri, chiamato anche esperto urbanista di piano regolatore in comuni viciniori, non riesce a proporre e ‘imporre‘ la messa in pratica dell’Unione comunale e dei servizi associati? Incapacità, mediocrità, non ci crede? Finora risultano attuati solo il ‘trasporto alunni’  ed il cosiddetto ‘sociale‘, rilevando le competenze della defunta Comunità Montana. Cambia tutto per altri temi. La protezione civile vede Mendatica capofila, ma non sono ancora ben organizzate le squadre. La Polizia Provinciale  è rimasta sulla carta, di fatto non funziona. La messa in rete del ‘sistema contabilità e ragioneria‘ è al palo. L’Ato (acquedotti)  in attesa.  Ci sono i cimiteri ed i canili.

Quali sono gli impedimenti che ha trovato il sindaco di Pieve di Teco in quello che il suo tutor  Claudio Scajola definirebbe, ‘politica del fare’ ? E chi potrebbe contrastare l’argomentazione di un unico plesso scolastico  a Pieve di Teco per tutti gli 11 comuni della valle?  Per quale ragione il sindaco rieletto, a larga maggioranza, sull’onda di tanti sponsor (ad iniziare da Imperia Tv con 18 comparse e interviste in un paio di mesi) non accelera il buon esempio della messa in rete, tra i comuni, di tutti i servizi, lasciando in ogni paese la sede comunale con presidio per l’anagrafe-segreteria per residenti e turisti di seconde case? Insomma un sindaco capace di volare alto, non con la fantasia, bennsì l’innovazione, la promozione del futuro assetto amministrativo, all’insegna della modernità. E che dire dell’asse Pieve di Teco-Montegrosso per via del fatto che il primo cittadino è dipendente dell’ufficio comunale?  Nulla di male, si dimostri almeno la coerenza nel ruolo ricoperto, anziché non perdere occasione per prendere le distanze dai predecessori.

LA PROPAGANDA CHE NON GIOVA A SALVARE E RILANCIARE MONESI 

I fatti sono fatti, scolpiti sulla pietra. Inutili girarci attorno. Si è perso un anno  e mezzo, grazie anche alla mediocrità sul campo dell’Amministrazione provinciale del presidente Sappa e della sua giunta,  sui tempi del varo definitivo del progetto del secondo tronco della seggiovia di Monesi. E’ mancato il decisionismo alla Claudio Scajola, almeno lui questa cantonata l’avrebbe evitata. Invece tra cavilli, rimbalzi, giochi di prestigio – onestà scontata-  si è finito per perdere il finanziamento Carige di un milione e 100 mila euro. Ora bisognerà ripresentare la domanda e rimettere in moto la complessa macchina, mentre in Carige e Fondazione tutti sanno cosa è accaduto e sta accadendo.  Il rilancio di Monesi aspetta da 35 anni, da quando hanno smantellato la seggiovia definendola obsoleta, non più a norma. Abbiamo accertato, verificato che  una seggiovia-gemella,  con 46 anni di vita, funziona regolarmente a Lagundo-Velloi, in Alto Adige, ad opera della società Seggiovia Velloi Srl.

Si trattato di una della tante mascalzonate, per non dire peggio, inferte a Monesi nel corso di decenni e in gran parte documentate dagli articoli che abbiamo scritto su Il Secolo XIX e La Gazzetta del Lunedi di Genova. Mai una querela, una smentita. Nella indifferenza, forse incoscienza di un’intera vallata che non si rendeva conto delle conseguenze disastrose della ‘morte’ sociale-economica di Monesi, del circondario.   E dei traffici occulti di cui è stata vittima, come ci aveva confermato, con  particolari inediti, il compianto sindaco di Briga Alta, Guido Lanteri, tra le memorie storiche e soprattutto testimone diretto di fatti, misfatti, nomi e cognomi.

Era assai più facile, alla propaganda interessata, addossare le colpe ai fratelli Terenzio ed Enrico Toscano proprietari dell’intera montagna ereditata da papà Pietro; scottati dai casermoni multipiani, dalle conseguenze idrogeologiche. Una comunità ed i suoi rappresentanti incapaci di mobilitarsi come fanno anche gli operai delle piccole fabbriche o i comitati di quartiere delle città. Così fu approvato il primo tratto della nuova seggiovia, ma per tutelare un paio di specie di fauna, si è limitato il consenso all’utilizzo al periodo invernale, di fatto per i sciatori. E questo quando un assessore regionale di Rifondazione comunista  forse chiudeva  occhi e orecchie agli scempi di cave in alcune zone della martoriata Liguria.  Non era comunque in solitudine a decidere. E i solerti funzionari? D’altra parte non risulta (e chiediamo scusa se sbagliamo) che sul fronte del centro destra si siano levate voci in difesa di una seggiovia che, accadeva prima, poteva raccogliere ed attirare clienti estate ed inverno. A migliaia e senza incidenti. E che dire dell’ultimo cavillo che sarebbe stato riscontrato, sempre da zelanti funzionari regionali, a proposito di un’autonomia gestionale (si riducano semmai gli stipendi i dirigenti, vedi Il Secolo XIX del 15 settembre). Infine sarebbe stata risuscitata la tutela di qualche animaletto.

A MONESI E’ MANCATO UN IMPRENDITORE ALLA MARCHISIO  

La famiglia Galleani (banchieri ed immobiliaristi alassini) a metà anni ’50 aveva dato inizio alla svolta storica di Monesi (metà Triora e metà Mendatica). Seguirono anni d’oro, superfluo ripercorrerli. C’è l’archivio internet per chi è interessato. Con gli anni ’80, il tracollo economico dei tre fratelli Ingo (seguiva Monesi) Roberto e il conte Enrico Galleani, la mente finito in manette per un trappola oscura da servizi segreti deviati e massoneria affaristica, proprio mentre trattava la vendita della banca che finì nella galassia di Roberto Calvi. Quello che è accaduto dopo è storia più recente della quale abbiamo perso alcuni passaggi documentali.  Possiamo aggiungere che un ex assessore regionale imperiese, presenti il vescovo Oliveri  e l’allora parroco don Brunengo, al tavolo bandito della canonica per la festa patronale di San Nazario e Celso, annunciò solennemente che “ormai tutto era pronto e predisposto per la ricostruzione di Monesi, lui stesso possedeva una quota“. C’è chi sostiene che l’iter si sarebbe arenato per la scoperta di carte (vincoli) dell’erede di  Ingo Galleani e dunque intralci a livello regionale. Proprietà immobiliare acquisita dalla famiglia (padre e figlia) Parodi-Cozzi, da quattro anni almeno agli ‘onori’ delle cronache locali e nazionali.

  

Non abbiamo nulla da aggiungere se non prendere atto che a Monesi è mancato – non ha bisogno  della nostra attestazione, né promozione – un imprenditore della caratura dei ‘fratelli Marchsio‘ di Pieve di Teco. Uno schivo e soddisfatto Giacomo Marchisio,  (foto a sn) intervistato da Imperia Tv in occasione dell’Expo, ha ricordato il curriculum aziendale. Iniziarono i genitori 40 anni or sono.

Oggi  è una Spa specializzata in macchine  per l’enologia e l’olivicoltura che, in tempi di crisi mondiale, ha continuato ad espandersi sui mercati esteri raggiungendo il traguardo di 74 paesi nel 2012.

Orgogliosi dei posti di lavoro creati, dell’indotto , della qualità apprezzata dei macchinari, del servizio di consulenza sul vino stesso e del laboratorio, con due enologi, sia in vigna, sia in cantina.

Un fiore all’occhiello per la Provincia di Imperia, la Liguria, il sistema Italia. E proprio mentre  giornali e televisioni, le pagine web, narrano dello ‘scandalo dei fidi facili’ della Carige agli amici degli amici, provincia di Imperia inclusa, con nomi illustri. Sarebbe  utile ricordare che tra gli ottimi clienti della banca, gli imprenditori Marchisio non hanno mai avuto bisogno di finire nella lista dei “crediti a rischio o incagliati“.  E per il direttore di banca che da Imperia li seguiva,  era davvero un’azienda modello. Come lo è stato, per lungo tempo, il gruppo che faceva capo alla famiglia Isnardi di Imperia (utilizzò inizialmente lo strumento del leaseback) , contrariamente a quanto si legge in questi giorni solo in negativo.  Ovvero la cessione alla banca di immobili e con contratto pagavano l’affitto.  La possibilità di autofinanziarsi senza dover ricorre alle forche caudine del fido.  La Isnardi che, ha scritto il Decimonono, è stata trascinata nei più voraci tentacoli del mattone, con un’esposizione di 18 milioni di euro  e richiesta di concordato preventivo al tribunale fallimentare.

INCONTRO COL PATRONE DI IMPERIA TV

Sotto i portici, al vecchio cronista di strada, è capitato di incontrare ai tavoli del casalingo ‘Portico‘,nel sabato dell’Expo in Valle Arroscia, il cav. Francesco Zunino per il quale trucioli.it (vedi) ha scritto almeno un paio di servizi dedicati a lui e alla sua azienda televisiva (amministratore unico) in ottima salute come è emerso nell’analisi del bilancio 2011, depositato alla Camera di Commercio. Presto  tratteremo il 2012. Un faro sul canale televisivo più apprezzato dal ‘popolo imperiese‘, con un crescendo nel ponente savonese e qualche spazio su Genova. Zunino è sempre stato, per carattere, un combattente, un fiammifero che si accende, persona alla buona, di cuore, orgoglioso della ‘sua creatura’ – spesso lo ricorda dal piccolo schermo –  e negli ultimi tempi con qualche lancia in resta verso politici-inconcludenti della sua zona, al punto da proporre (con solo rimborso spese) di mettersi a capo di un team capace di rilanciare l’entroterra che attende da troppi anni, in un crescente clima di sfiducia. La proposta Zunino finora è caduta nel vuoto.

Proprio quel sabato mattina il bravo cronista Diego David aveva firmatato, sulla prima pagina del Secolo XIX-Imperia, un articolo sulla buffera IMU a Diano Marina (assessore avvocato Luigi Basso).  Nel testo si dava anche conto che  il procuratore della Repubblica, Giuseppa Geremia, ha chiesto il rinvio a giudizio  per il sindaco Giacomo Chiappori (ex onorevole del Carroccio) per esternazioni  su Roberto Elena in occasione  di un dibattito pubblico tenuto al Politeama, nel 2011, in campagna elettorale.

Poi è scritto: “….A ruolo ci sono già altre udienze preliminari che riguardano politici ed amministratori dianesi. Entro la primavera saranno discussi casi che riguardano presunte diffamazioni ad opera dell’ex presidente della Gestioni Municipali, Francesco Zunino, sul conto di Chiappori e la causa, sempre per diffamazione, intentata da Luigi Basso e dal suo collega di giunta Za Giribaldi nel confronti del consigliere comunale Pdl, Roberto Manduca.

Domanda, cav. Zunino che può dirci della querela in cui lei sarebbe imputato di diffamazione al sindaco Chiappori?

 Risposta: “E’ una grossa balla, tutto falso, chi l’ha scritto? Lo denuncio subito“. Il collega David? “Ma faccia il piacere, non è vero, è  pura invenzione, Chiappori  sta litigando con Elena, io non c’entro“. Scusi, allora è una bufala inventata di sana pianta ! Da cronista mi sembra un po’ strano, tenendo conto pure dei ruoli delle persone citate.  Zunino si infervora “ Eccome! Io sono editore e valgo molto di più  in credibilità dei giornalisti; siamo noi che vi diamo da mangiare, uno stipendio….”.

Cavalier Zunino abbiamo letto di un finanziamento alla sua TV da parte di Banca Carige: 270 mila euro, durata 8 anni, con garanzia consorzio fidi.  L’editore quasi perde le staffe: “Cosa, dove, Carige?  Siete matti! Mai avuto una lira di contributo…Nessuna mi regala…Imperia Tv è libera e indipendente da tutti…”. Guardi cavaliere che sta scritto nella nota integrativa del bilancio 2011, firmata da lei e dal presidente del collegio sindacale  Rodolfo Leone, il 14 aprile 2012. “Io non ho firmato nulla, balle, balle, fatemele vedere e denuncio tutti….”. Le ho già pubblicate sul blog trucioli.it.  “E che cos’è, non lo conosco.” E’ scritto e si da atto  che la sua azienda ha un bilancio in salute, è ben amministrata. “Bene, bene, io non ricevuto i milioni di contributi  versati da anni a giornalacci tipo La Stampa e Il Secolo XIX…”.

Buon appetito cavalier Zunino, e mi scusi se non condivido neppure che la sua televisione incassi denaro anche dai Comuni, dagli enti locali, dalle società pubbliche per fare promozione ad una manifestazione, una sagra, una festa. Si tratta di soldi di tutti i cittadini e di avvenimenti da diffondere semmai per il preminente interesse pubblico. Sono scelte editoriali, non è certo una colpa o un disonore.

Luciano Corrado 

NELL’INTERA GIORNATA DI SABATO STAND DEI COMUNI CON SEDIE DESOLATAMENTE VUOTE 

 

   

   

 

 

 

 

L.Corrado

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