Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Nasino, i Costa (trattoria) lasciano dopo un secolo

Doveva essere un 2013 di festeggiamenti per onorare un secolo di gloriosa attività. Invece la sorte crudele ed ingrata ha segnato la fine di una famiglia che è stata capace di resistere al degrado, allo spopolamento, alla crisi generalizzata del turismo, con stagioni di lavoro sempre più corte. Capacità,  serietà, ‘impegno hanno premiato, come sempre accade. Il ristorante-trattoria Costa era un gioiello. Cucina casalinga e soprattutto onesta. L’eccezionale mamma Edda, la semplicità di papà Benito. Il figlio Corrado ha fatto l’impossibile per mantenere, arricchire accoglienza, fascino e la nomea. Ma la salute ha voltato al peggio e così chiusura forzata. La prima estate senza Costa, senza la folla di clienti italiani e stranieri, moltissimi della Riviera e del comprensorio, ha quasi ‘silenziato’, ferito, ammutotilo il paese.

Ora si parla con insistenza di una nuova gestione da parte della famiglia che ha gestito la locanda delle Antiche Pietre del Borgo di Colletta, a Castelbianco. Un locale al centro di diverse traversie. L’augurio e la speranza è che  riesca il ‘miracolo’.  Lo merita la storia dei Costa ristoratori e quanti con ammirevole fedeltà – italiani e stranieri – hanno frequentato il locale, assaporato piatti gustosi e genuini della vera tradizione dell’entroterra albenganese. Prodotti creati in buona parte con le proprie mani, l’esperienza tramandata da generazioni, l’orgoglio dei tavoli tutti occupati, i complimenti dei rari intenditori della ‘buona cucina’.

Volevamo titolare questo servizio affrontando un altro argomento più generale. Lo spunto è di un collega giornalista tedesco che conosce e frequenta da turista la nostra terra  Ci siamo sentiti al telefono al suo ritorno in patria e ha descritto, o perlomeno siamo rimasti colpiti da un aspetto della conversazione. Era sabato, 7 settembre, in piena stagione balneare, come dimostrano le spiagge ancora  gremite della Riviera, Alassio in particolare.

Corrado Costa, erede di una generazione di ristoratori di Nasino ( Silvio Fasano)

Una gita al forte (ex polveriera sulla collina di Cisano-Consciente). Il giornalista è insieme ad altri amici connazionali. Un primario ospedaliero ed un direttore di banca, con mogli al seguito. Lui adora la Riviera, l’entroterra, i locali, le abitudini. Verso l’una di pomeriggio consiglia la piccola comitiva di dirigersi alla volta di Nasino. Trova la trattoria Costa chiusa, nessun cartello all’ingresso, al telefono non rispondono. Scende e si ferma all’albergo- ristorante Scola di Castelbianco. Chiuso, nessun cartello. Raggiunge l’albergo-ristorante da Gin, porta sbarrata. Al telefono un signore: ‘Siamo aperti, ma solo per l’albergo, stasera abbiamo un matrimonio, per il resto apriamo alla domenica’.  E’ l’una e mezza, si pensa che a valle le cose cambino.

Mamma Edda Ciocca Costa, un simbolo della cucina dell’entroterra (Foto Silvio Fasano)

Lungo la strada incrociano altre auto con targa tedesca o straniera, oltre che italiani. Anche loro danno l’impressione di cercare un locale. Siamo ai primi di settembre, giornate di sole. Tra l’altro, il giornalista e gli amici arrivavano dal Lago Maggiore, con una settimana di mal tempo. Altra sosta in località Martinetto, ristorante Le Cascate (chiuso), non va meglio all’osteria  della Fenice. Non rimane che dirigersi verso un locale che il giornalista apprezza e conosce, semmai ha il difetto di essere sempre affollato.  Il bar-ristorante Sport gestito da 30 anni, con un crescendo di successo e di clientela, dai fratelli Marisa, Giancarlo e Andrea (chef) Priano, origini genovesi. Un’istituzione culinaria cisanese, all’insegna della serietà e delle soddisfazioni sul campo, con una media estiva, si sussurra, vicina ai 200 coperti al giorno.

Al telefono commenta Fausto Scola (nella foto), patron dell’omonimo locale di Castelbianco, esercente molto attivo anche sul fronte della promozione (Festa del fungo, serate a tema): ” Ciò che è accaduto mi dispiace tantissimo, ho chiuso al pubblico solo perché alle 14 avevo un pranzo prenotato. Per il resto chiudo il mercoledì e il tradizionale mese di ferie a gennaio. Invece sul problema più generale delle chiusure, a parte il doloroso caso di forza maggiore di Costa a Nasino,  trovate una porta aperta. Questa è la realtà, purtroppo silenziata“.

Da chi e perchè? “Vogliamo ammettere che si pecca di professionalità? Il titolare dell’altro rinomato ristorante del paese è vice sindaco ed è stato sindaco, provate a chiedere la sua opinione e cosa ne pensa, visto che almeno lui ricopre importanti cariche pubbliche, non da oggi e presumo con merito.  Vogliamo essere franchi e costruttivi ammettendo che i  Comuni dei nostri paesi dell’entroterra fanno assai poco, per non dire nulla, per portare turisti?

Forse illudono i concittadini organizzando sagre popolari che di prodotti locali dio ce ne scampi? Scola non lo dice, noi lo documenteremo nei prossimi numeri con un reportage  aggiornato  sulle maggiori sagre dell’entroterra savonese. Carta canta, comprese le fatture e le spese affrontate con alcuni grossisti di prodotti. E quali prodotti. Tutta colpa dell’Asl e dei regolamenti di igiene? Della italica, assurda, burocrazia?

Dove invece Fausto Scola dice pane al pane, senza peli sulla lingua, è quando risponde alla domanda: Regione Liguria, Provincia di Savona, attraverso gli uffici turistici periferici, albergatori, la potente lobby  dei bagni marini, promuovono adeguatamente l’entroterra, come si continua a sentire ripetere in ogni salsa, soprattutto su giornali e web savonesi, imperiesi, cuneesi ? Risposta: ” Arrivo da Verona…ho visto…saranno realtà diverse, ma la cosiddetta Liguria del Mare per l’entroterra fa solo annunci e spot propagandistici…Stendiamo un velo pietoso. Credo che siano pochissimi gli albergatori della Riviera che  promuovono e valorizzino l’entroterra consigliando i loro clienti. E non sono gli unici nella filiera….In tutto l’anno ho ricevuto, in pieno ferragosto, la telefonata di un addetta agli uffici di informazione ed accoglienza  della Provincia, cercava una camera “.

Scola è un fiume in piena,  il telefono non gli da tregua: ” Sono tre anni che per noi dell’entroterra sta andando male, prima si poteva contare  su un discreto lavoro invernale, consentiva di sopravvivere. La stagione di lavoro si è talmente accorciata da rendere veramente dura la resistenza. Al mare si lamentano? Ma di gente ne gira assai di più. Da noi non basta la professionalità con la P maiuscola, dobbiamo  tener conto della lontananza, dal crescente consumo della pizza, a mezzogiorno e sera; dalla qualità della clientela, più o meno pendolare in Riviera“.

Già, ristoranti chiusi un sabato di settembre, ma il giornalista teutonico, osservatore attento,  ha fatto notare un altro aspetto curioso ed ignorato a quanto pare. Nel primo lunedì’ di settembre molte cittadine della ‘caotica’ muraglia di cemento lungo la costa si presentavano con i negozi  a serrande abbassate. Circostanza che è stata confermata  da commercianti di varie località. Il loro stringato commento: “Ci riempiamo la bocca tra crisi, turismo, promozione, notti bianche, manifestazioni, e poi forse unici nel panorama nordico dell’industria delle vacanze, chiudiamo i locali, appena il calendario volta la pagina ad agosto. Una follia, consumata nel silenzio generale, compresi i soliti esperti che non perdono occasione per esibirsi in lezioni e terapie per rilanciare il turismo”.

Vogliamo un esempio di sommaria disinformazione, o quantomeno incompleta. Il Sole 24 Ore, autorevole e diffuso quotidiano di Confindustria, ha titolato e scritto che al Douja d’Or 2013 di Asti, i massimi riconoscimenti sono andati, per la Liguria, a due cantine di Colli di Luni (La Spezia). Ha indicato i nomi , il ‘punteggio’  raggiunto tra i 509 vini di tutta Italia presenti alla manifestazione enologica.  Sulle cronache di Imperia e Savona dell’informazione locale abbiamo  letto di “pioggia di riconoscimenti” per vini e viticoltori locali. Strano, riconoscimenti sì, ma con quale piazzamento? E chi sono i produttori, anche affermati, che non erano presenti, ad esempio, tra le aziende dell’Ormeasco di Pornassio, del Rossese di Dolceacqua e della Riviera Ligure di Ponente? (Leggi i premiati….). Siamo inoltre sicuri che nessuna cantina che vinifica l’ottimo (quale vitigno) Granaccia meriti il un premio’? E come giustificare le classifica di quelle pochissime guide dei ‘vini d’Italia’ che non chiedono l’acquisto di copie, né pagine di pubblicità, assegnando voti qualificati e qualificanti, nella più totale indipendenza e trasparenza? Come si piazza la Liguria? A fondo classifica nel rapporto qualità-prezzi.

Il turismo della Liguria a mare è stato vittima, quasi sempre nel silenzio imbarazzato e malcelato. Da parte di chi prima di ogni altro avrebbe dovuto ribellarsi e proporre ( leggi i vertici e a scendere rappresentanti dell’Associazione albergatori, incapaci di fare lobby contrariamente ai Bagni Marini in primis e alle agenzie immobiliari più solide)  un ben diverso sviluppo edilizio, tra le maggiori fonti di una diffusa corruzione ambientale, evasioni fiscale a cascata.  Costa 5 e vendi a 20. Complicità di apparati dello Stato attraverso arricchimenti facili, immobili e spiagge inclusi.  Con le banche, fino al recente passato,  pronte a finanziare la speculazione, cominciando da quelle liguri, in buona parte ‘governate’ dai partiti e dai loro ras. Clientele che generano malversazione, sviluppo drogato.

L’entroterra ha continuato a pagare l’ingordigia della costa che ha pure divorato centinaia di migliaia di ettari, sottratti ad un’agricoltura distrutta sia da scelte politiche errate, ma soprattutto dall’incapacità di molti suoi rappresentanti.  Sprati perfino i caratteristici orti, giardini (Alassio impera) per far spazio a box venduti a peso d’oro. Abbiamo documentato i 128 mila euro per un posto auto scoperto sull’Aurelia  di levante, ad Alassio, dove prima esisteva un piccolo distributore di carburante.

Rappresentanti di associazioni di categoria. Alcuni di loro, alla stregua della partitocrazia più becera ed inconcludente, sono sulle scena pubblica  da oltre 30 anni. Con l’agricoltura locale che è stata a lungo  volano economico e la perla, ad esempio della piana ingauna e non solo. Le primizie vere ‘abbandonate’ per l’incompetenza di chi doveva organizzare reti di vendita e di distribuzione, vere cooperative gestite senza ladrocini.

Quale futuro? Oggi la prima priorità dovrebbe essere quello di prestare più attenzione ai social netwok e alla veb reputation.  L’avvento di internet sta rivoluzionando il mercato turistico.  Di fronte ad una domanda fortemente condizionata dal web, dai social media e dalle recenzioni,  è giunto il momento di ripensare le azioni promozionali in termini di efficacia ed efficienza. Basta soldi spesi a pioggia, autogol a danno del territorio e degli operatori rimasti.

Per raggiungere il vantaggio competitivo sui nostri più diretti concorrenti non basta più agire sul prezzo e sulla promozione (dove siamo perdenti in vasti settori). Fa sorridere percorrere le passeggiate a mare e strade cittadine in cui si fa a gara ad offrire un pasto a 7 – 10 euro, bevande comprese.  Occorre prima di tutto pensare ad un nuovo modello di promozione turistica, innovando il linguaggio online e rafforzando l’immagine del marchio e della destinazione.

Sperando che più prima che poi i  ‘tuttologi’ del turismo tolgano il disturbo per dignità, prima di essere cacciati come accade già da anni in un certo mondo sindacale. Si spalanchino le porte a  imprenditori del turismo, della ristorazione, dei pubblici esercizi che hanno conquistato il successo attraverso la meritocrazia e la saggia gestione del personale, investito in qualità e non sulla quantità. Si sono affermati senza essere ‘spinti’ e ‘protetti’ dalle banche amiche o dai ras di turno al potere. E sono senza etichette di appartenenza a clan di potere.

Luciano  Corrado 

 

L.Corrado

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