Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Loano, Villa Mara, un ‘boccone ‘- gioiello da 2 milioni di euro. Era di un’Opera Pia di Savona

Villa Mara fa bella mostra, circondata dal prezioso polmone  verde. All’ingresso ci accoglie un  maestoso fico d’India, da esposizione.  I pregi di un’architettura ligure, stile liberty. Il fascino del tesoro architettonico, tra i pochi rimasti nella città dei Doria, ricca di storia e tradizioni. Si accede da via Matteotti. Nella zona è in corso un altro intervento di recupero edilizio che ha attratto le mire di un affermato gruppo immobiliare milanese, con personaggi che vanno dal mondo del calcio (Milan) a quello discografico e big della canzone; i loro commercialisti,  impresari dello spettacolo, rappresentanti del foro. Villa Mara ha una sua storia. Venne venduta da un’Opera Pia di Savona ad una famiglia laonese (Rossi).  E’ racchiusa nella cartografia dei vincoli proprio per i suoi pregi. Ebbene “radio vecchia Loano” ha comunicato che è in vendita.

Loano: Villa Mara di via Matteotti, venduta da un’Opera Pia di Savona e al centro di un’operazione immobiliare

Chi sarà il fortunato acquirente che, manco a dirlo, non dovrà essere avaro, nè con problemi di fido in banca. Meglio se ha contanti da investire. Del resto Loano, ha predicato il ‘ras cittadino’ Angelo Vaccarezza, è l’unica città della provincia prima in graduatoria per gli investimenti di privati. I cantieri edili, nonostante i proclami di crisi del settore, il crollo nazionale delle vendite, non si possono contare sulle dita di una mano. Sono parecchie decine, un’occasione per molte piccole imprese artigianali savonesi, ma soprattutto di cittadini stranieri, albanesi e romeni in particolare. Imbattibili nei prezzi e con manodopera recuperata spesso nel mondo dell’emarginazione.

Chi sarà l’intraprendente intermediario – c’è da scommettere ben introdotto nell’oleificio – capace di piazzare al migliore offerente questo gioiello, con giardino, in un’area che purtroppo rischia di finire, come tante altre, nel calderone dello sviluppo capace di fare piazza pulita del verde e di quel caratteristico paesaggio che per decenni ha fatto la fortuna del turismo ligure e di molti operatori. Angoli da fotografare, tra i primi c’erano i turisti del centro e nord Europa.  Sono seguiti e continuano anni di ‘valorizzazione’ a suon di frazionamenti. Basti pensare alla ex regina delle vacanze, Alassio. Dove, una più una meno, 79 ville ‘padronali’ sono state trasformate in mono-bilocali, trilocali. E le pochissime unifamigliari rimaste, o sono di professionisti affermati, di benestanti di lunga data, oppure di qualche vip nazionale che non si trova a suo agio nel caos della Baia del Sole. L’immobile resta chiuso, per fortuna c’era l’Ici, ora l’Imu e al Comune va bene così. Un po’ meno al volano del commercio, degli esercizi pubblici che speravano nel portafogli di questi miliardari.

Villa Mara, dall’Opera Pia, ad un’anziana donna conosciuta nel circondario. C’è chi ha avuto la fortuna di raccogliere  qualche sua confidenza, quelle che avrebbero dovuto essere le sue volontà, e ancora prima  del marito. Rimasta vedova, è stata assistita da un loanese che ha sempre lavorato nella Banca San Paolo di via Stella. Una persona schiva, attento alle vicende della sua città. Lo ricordiamo tra gli estimatori del compianto sindaco, commendator Felice Elice (Felisin), uno dei pochi (l’altro era il rag. Vignola, ma con breve interregno)  che pur vivendo fuori Loano tutta la settimana, al sabato o la domenica mattina, di buon’ora,  faceva il giro della città, dal centro in periferia, per rendersi conto  della tabella di marcia dei lavori in corso, delle problematiche (piccole o grandi), buche comprese. Cose che ormai non sembrano più interessare, il mondo cambia, non importa se in peggio. Siamo di passaggio.

Non abbiamo informazioni di prima mano, non facendo parte dei privilegiati giornalisti che hanno accesso all’Ufficio Stampa del Comune (a proposito quando si decidono a regolarizzare la posizione  della fedele Lucia Campana che potrebbe chiedere al giudice del lavoro il riconoscimento giornalistico del suo status che si protrae ormai da molti anni, anche se mascherato da fatturazioni mensili?), ma c’è chi sostiene che esista  una concessione edilizia di ristrutturazione dell’immobile. Se si, nessuno ha scritto, fiatato.

Non sappiamo cosa rispondere a chi ci ricorda che il Comune  sta concedendo diversi interventi edilizi con la forma “in deroga al piano regolatore vigente”, la monetizzazione o modalità diverse di scomputo degli oneri urbanistici. Una manna capace di alimentare elargizioni a pioggia, nonostante le urla sul patto di stabilità, i rischi per chi sfora, la parola d’ordine ‘ risparmiare’. Purché non si spezzi la lunga fune delle clientele amiche, capaci di esserti riconoscente alle  elezioni, nel gioco dell’oca delle preferenze. Chi non conosce i campioni, anche esterni, in grado di far eleggere  un assessore importante? A caso diciamo urbanistica e lavori pubblici.

La giunta comunale il 19 aprile 2013 ha inoltre approvato gli ‘atti di indirizzi della materia’ urbanistica. Quanti sono i cittadini che li conoscono? Come si è arrivati a questa scelta?

Un passo indietro. Luigi Pignocca, primo cittadino, non può essere tacciato di arroganza e supponenza. Un moderato vero che deve, volente o nolente, rispondere ad un ‘padrino’. Non lo guiderà al guinzaglio, ma gli ha messo a guardia un paio di fidati, dentro e fuori il palazzo. Pignocca, sostengono alcuni osservatori,  deve far buon viso a cattiva sorte. Non interrompere certe abitudini del ‘sistema Loano‘, vincente alle consultazioni elettorali. L’unico voto di protesta locale è la forte astensione.

Per il resto si è assistito, alle ultime  ‘comunali’, ad un clamoroso autogol. Servendo su un piatto d’argento, non d’oro, la vittoria al centro destra. Merito di un altro big-ras della zona, quel Nino Miceli, carriera folgorante, pur senza aver  svolto un’attività propria o per conto di terzi (breve interruzione, fu dipendente dell’allora Marinella di Borgio). Fa il pari con Angelo Vaccarezza che almeno può vantare un periodo a Tele Trill di famiglia, una parentesi da promotore finanziario subito interrotta.  In compenso non ha mai nascosto i suoi 25-27 anni con la casacca della politica. Ed ora un ‘professionista’, si autodefinisce, al servizio dei cittadini e della pubblica amministrazione (dichiarazione a Imperia Tv intervistato da Daniele La Corte)

Al Nino Miceli che sulla falsariga di Vaccarezza, ha puntato alla sponda giornalistica-editoriale. Promosso capogruppo del Pd in Regione nella ‘Savona rossa” dell’affarismo immobiliare trasversale. Nella Savona sindacale che ha accettato nei decenni di fare il becchino a decine di industrie, ignorando che  senza diversificare l’economia  si va incontro a belle e brutte sorprese.  Non siamo certo i primi a dirlo. E’ stato ripetuto in tutte le salse. Alla fine le sirene  di pochi e intraprendenti affaristi hanno preso il sopravvento.  Lo documentano lo stato di fatto, la realtà dei numeri. Articoli con statistiche sconfortanti (intervista a Luciano Pasquale).

Se in una città, in una provincia, in una Regione l’economia va male , privilegiati esclusi, non si può dare colpe alla luna.  Abbiamo, ripete Romano Prodi, i governanti che ci meritiamo.  E nel caso savonese c’è pure la sfortuna, per la comunità, di latitanza prolungata di un’opposizione credibile e non condizionata. Possiamo ancora testimoniare, da vecchi cronisti di strada, che non ci era mai capitato di assistere ad un lungo ‘servilismo’ – non necessariamente solo deteriore ed acritico – in cui al presidente della Provincia, o al maggiore rappresentante  dell’opposizione, non vengono fatte ‘domande scomode‘. Vogliamo solo citare, l’appendice delle spese elettorali. Quanto è costata a Vaccarezza  la campagna per la Provincia nella duplice sfida col perdente Boffa?  Quanto ha speso Miceli? Saranno pure ‘figli di papà’,  ma non è secondario nella trasparenza democratica.

E perchè il signor Miceli, pubblico amministratore, neo traghettatore del Pd savonese, pagato con i soldi dei contribuenti, si è ben guardato dal rispondere ad un contribuente loanese quando gli ha chiesto di spiegare le ragioni che in modo poco cristallino fece naufragare la candidatura  a sindaco del giudice Filippo Maffeo (già giovane consigliere Dc anni ’70) che anche non fosse stato eletto – i nostri sondaggi non andavano in questa direzione – , poteva essere il baluardo della legalità in un paese che sorvola, tanto per non andare lontano, sull’incredibile moltiplicazione degli alloggi a Villa Fameli.

C’è voluta la magistratura per riportare ordine. C’è da sperare che il ‘commendator Fameli’ di fronte alla disgrazia della confisca – per ora la sentenza non è esecutiva  e già una volta ottenne il dissequestro di tutti i suoi beni-  abbia forza e coraggio per vuotare il sacco su tutto e su tutti. Una sorta di ‘liberazione’ e  ripulisti senza il quale continueremo ad essere una ‘provincia del Sud’ e dei poteri occulti (colletti bianchi e C.).

Non dovremo leggere quanto ha scritto il 12 maggio 2013, Luca Berto, a proposito del più volte annunciato e sempre rinviato piano regolatore. Ma chi non lo sapeva a Loano e dintorni? E’ facile ora sparare che : “E’ una modifica che arriva fuori tempo massimo – parola di opposizione consiliare -. L’amministrazione avrebbe dovuto pensarci prima. Anzichè andare avanti a volpi di varianti dovreste decidervi ad adottare il Puc – altro leit motiv – . Forse non lo fate perchè ci sono operazioni immobiliari  che volete portare a termine prima dell’approvazione del Piano”.

Saranno cambiati i tempi. In altre epoche l’opposizione consiliare, senza dover  puntare l’indice contro chi cerca di fare i suoi interessi o quelli dell’impresa che rappresenta, metteva insieme dossier con nomi e cognomi per documentare le accuse, informare compiutamente i cittadini. Non è un’impresa titanica riunire i nomi di chi, alla vigilia del nuova disciplina urbanistica, ha fatto uno sprint ed ha aperto cantieri, in tempo di crisi. Non solo, a Loano, c’è chi è riuscito a vendere, senza grossi sconti,  quasi tutti gli alloggi. Meglio così. Pensiamo all’area vicino alla chiesa monumentale di Sant’Agostino. Ex sede del laboratorio analisi del dr. Arturo Germano e del radiologo Gandolfo.

Ovunque hanno fatto fortuna i frazionamenti, gli aumenti di volume e di insediamenti abitativi. Dove abitava una famiglia oggi possono essercene  sei, sette. Ricordate la storia – ormai dimenticata – della casa cantoniera sull’Aurelia di levante? E che fine ha fatto la causa tra la parrocchia di San Giovanni (povero don Pino Zunino, quanto sangue marcio!) e chi aveva minato la stabilità della centenaria basilica con i box interrati? L’elenco potrebbe trasformarsi in un rosario. Non serve. Siamo il Bel Paese!

Sarebbe ingiusto disconoscere che non è tutto  da buttare, criticare; il lavoro, gli impegni, i sacrifici tra gli ‘inquilini eletti’ che governano da Palazzo Doria. Ma è mancato il coraggio di ammettere che si è già consumato troppo territorio, ai danni del turismo di qualità. E dire basta, sapendo di farsi dei nemici e di tagliare certi appetiti insaziabili.  L’onestà intellettuale di dare atto che la politica delle trasformazioni, aumenti abitativi sta strangolando la qualità della vita. Si finisce per deprezzare, in un non lontano futuro, lo stesso mercato immobiliare. Carta canta ! Difficile trovare parcheggio (e l’auto ci costa un patrimonio, tra tasse e benzina, con la Provincia di Savona che ha applicato il quoziente massimo di imposta sulle assicurazioni) , difficile circolare e le rotonde sono un palliativo, laddove neppure l’Aurelia bis ha trovato comuni coerenti nei loro strumenti urbanistici. Nelle priorità delle infrastrutture.

A chi giova l’affollamento, l’invivibilità e la fuga della clientela tradizionale dalla nostra Riviera? A chi giovano gli albergatori che stanno buoni e zitti sapendo di dover tutelare altri interessi assai più consistenti sul fronte della speculazione immobiliare?

Loano non è la peggiore, anche se la più intaccata dall’assenza di una sana alternanza di uomini, di partiti, di idee di sviluppo sostenibile e non – come è accaduto – falso sviluppo. Un peccato per la gloriosa storia, per i suoi illustri antenati.

Luciano Corrado

Ps: Via Matteotti, subito a ridosso dell’Aurelia e del frequentatissimo palazzetto dello Sport, è un’arteria – mare-monti e viceversa, assai particolare. Stretta, con un piccolo tunnel-archivolto di case dove non transitano simultaneamente neppure auto e moto.  Risale al 1995 una raccolta di firme  per allargare la strada in un paio di tratti, nell’ambito di una lottizzazione (Panizza impresario).  Si è continuato a concedere nuove costruzioni- ricostruzioni  sul filo della strada. Non si è neppure aperto almeno una delle traverse dove c’è l’area sosta camper.  Ai Mazzocchi (località) le ambulanze trovano parecchie difficoltà, nelle emergenze, perdendo minuti preziosi causa viabilità carente. E siamo nel cuore di Loano, nella zona che è presa d’assalto da recuperi edilizii ed ampliamenti. Arriverà più gente, più abitanti, più traffico. La fotopocia recente del risanamento della antica Borgo Castello. Ottimo e saggio intervento, ma i parcheggi e la viabilità? Con via Bulasce stretta, ingolfata, supertrafficata. Ora si è autorizzato un parcheggio dietro Borgo Castello, raggiungibile da via Piste. Peccato che l’arteria sia tanto angusta che in alcuni tratti non transitano due auto ed il tappo è garantito. Poveri vigili urbani !

Via Matteotti e la sua strettoia a doppio senso di marcia
Via Matteotti e il suo porticato a doppio senso di marcia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La strada di accesso a Villa Mara, asfaltata, ma stretta

 

 

Il sentiero che prosegue dopo l’ingresso a Villa Mara

 

L.Corrado

L.Corrado

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