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L’integerrimo Di Pietro restituirà le case o se le terrà per ricordo?


Milena Gabanelli nella trasmissione Report ha accertato, e poi precisato dopo le repliche dell’ex on. Antonio Di Pietro, che le proprietà intestate personalmente all’ex magistrato sono 45 e comprende anche terreni, cantine,  garage. L’appartamento di 180 metri quadri in via Merulana a Roma acquistato nel 2002 , residenza dell’ex magistrato ( mai stata sede dell’Idv ! ), è stato ristrutturato con i fondi del partito. Di Pietro è inoltre socio unico della società immobiliare An.to.cri. che ha acquistato due appartamenti affittati all’ Idv.

E’ evidente che l’ex on. Di Pietro ed i suoi familiari hanno molte proprietà immobiliari e quindi, secondo me, l’Agenzia delle Entrate o la Guardia di Finanza, come si fa per tanti Contribuenti, dovrebbe acquisire tutti gli atti di acquisto ed accertare se gli immobili intestati all’ex P.M., al figlio ed alla moglie sono stati regolarmente denunciati nelle dichiarazione dei redditi, e richiedere la provenienza dei flussi finanziari al fine di determinare la coerenza delle loro denunce fiscali.

La giornalista Sabrina Giannini ha scritto: “ Il partito dell’ On. Le Di Pietro ha introiettato cento milioni di euro di finanziamento pubblico in dieci anni e la gestione della cassa del partito è stata in mano a sole tre persone fino al 2009: lui, la tesoriera e deputata Silvana Mura e la moglie Susanna Mazzoleni (entrata nel 2004 come socia nell’associazione parallela al partito)”.

Poiché tale dichiarazione non è stata smentita, anche per l’associazione Italia dei valori (parallela al partito IdV ), chiarito di che tipo di associazione si tratti, occorrerebbe accertare i beni acquistati e chiedere la provenienza dei mezzi finanziari per verificare eventuali “anomalie” tributarie attribuibili alla associazione ed ai tre associati nella attività immobiliare svolta.

E per la s.r.l. An.To.Cri. ( acronimo di Di Pietro e figli di cui l’ex P.M. è amministratore unico ) che acquista ed affitta appartamenti (quindi dovrebbe trattarsi di una società immobiliare), sono stati fatti accertamenti fiscali ?

Fatte le opportune verifiche e rilevati eventuali responsabilità tributarie, l’Agenzia potrà agire come prescrivono le norme valide per tutti i soggetti singoli e associati.

Ricordo che sulla possibilità di accertamenti tributari ad un politico per flussi finanziari di “incerta provenienza” esiste un precedente. Infatti ad un segretario regionale di un importante partito ligure – a metà degli anni ’90 a seguito degli sviluppi sull’inchiesta sul Comune di Genova (che vide inquisito- arrestato-prosciolto l’allora sindaco Burlando) furono  imputati, dall’Amministrazione finanziaria, a reddito tutte le entrate trovate sul suo conto corrente, per cui anche nel caso della famiglia Di Pietro, se non fossero documentati i flussi finanziari utilizzati per gli acquisti, si potrebbe ipotizzare la stessa sorte toccata al politico genovese.

Parrebbe, a dire di Di Pietro, durante la trasmissione andata in onda, che la Magistratura abbia indagato sulle sue vicende legate all’utilizzo dei fondi del partito e che nessun addebito gli sia stato fatto. Sarebbe utile sapere per quali ipotesi di reato è stato indagato e quali sono stati – con precisione – gli esiti di tali procedimenti, ovvero sapere se è stato inquisito con gli stessi capi di imputazione mossi ai cassieri regionali dei partiti come si è letto in questi ultimi tempi .

Perché delle due l’una e cioè: o i denari per l’acquisto di immobili intestati a Di Pietro e famiglia erano di provenienza dai fondi destinati al partito , in tal caso il gruppetto dovrebbe subire le stesse sorti dei tesorieri Lusi e Belsito; o erano denari di proprietà ed allora occorrerebbe un accertamento tributario perché , come sosteneva Aristotele, ” tertium non datur“.

Questa vicenda, a mio parere, rimarrà avvolta nel mistero! Ormai l’ex magistrato e l’ex leader politico ha compiuto per l’Italia le sue storiche missioni per cui cali pure l’oblio !

E va bene. Ma gli immobili ed i conti bancari rimarranno nelle sue mani o dovrà ” l’ integerrimo ” restituirli a qualcuno ?


Luciano Locci



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L. Locci

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