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Politica: finanziamenti pubblici o privati ? Il ruolo dei poteri forti

E’ di facile acquisizione da parte dell’Opinione Pubblica la proposta di eliminare, in qualsiasi forma, i finanziamenti pubblici alla politica. Sul successo dell’idea verosimilmente hanno puntato e puntano i POTERI FORTI.

 

Certo, c’è stato un referendum, che non dovrebbe essere disatteso (al pari di quello sull’acqua e sui beni comuni!): è un problema di diritto, di Costituzione. Non trascuriamo però che quel pronunciamento referendario è stato sponsorizzato a danno delle minoranze, sopratutto della sinistra povera di mezzi e priva di facoltosi sostenitori.

Ogni tanto fà pure capolino l’intento di eliminare il “meccanismo” di finanziamento, pur volontario da parte dei lavoratori, delle Organizzazioni Sindacali. E’ chiaro chi subirebbe danno nel caso si concretizzasse questa intenzione.

Torniamo nell’ambito politico. E’ scontato che la materia merita una nuova regolamentazione: ridurre soldi ai partiti, agli eletti, ai “gruppi”; nuova disciplina giuridica e trasparenza degli organismi politici, ecc. Avendo però presente che l’eliminazione totale del finanziamento pubblico farebbe il gioco dei POTERI FORTI, a scapito di un processo di maturazione di DEMOCRATICI POTERI ALTERNATIVI.

L’affermazione che il provvedimento renderebbe la politica ACCASSIBILE SOLO AI RICCHI è sufficente per opporvisi. Esistono però altri argomenti di pari o maggior gravità.

Negli Stati Uniti (riferimento molto emblematico), dovendo scegliere tra contributi dello stato, limitati per legge, e quelli di privati, molto più generosi, i partiti optano ovviamente per i secondi. Naturale quindi che le scelte importanti del Congresso e della Casa Bianca americani siano influenzate dalle lobbyes. Le quali senza discriminazioni di sorta intrattengono rapporti finanziari sia con i “Guelfi” che con i “Ghibellini”.

Alcuni esempi.

Le grandi COMPAGNIE PETROLIFERE godono dell’aiuto e della protezione (quando serve, anche militare) dello Stato nei loro programmi mondiali (condizionanti per il progresso e la civiltà di interi popoli) di accaparramento, di colonizzazione, di monopolio energetico.

Le grandi COMPAGNIE ASSICURATIVE frenano (impediscono) un programma di sanità pubblica gratuita per i meno abbienti. Sollecitano  quindi i cittadini a stipulare  polizze sanitarie private. Enormi profitti per le asssicurazioni. Chi non può pagare resta privo di assistenza.

I FABBRICANTI DI ARMI, nonostante i ripetuti episodi di stragi che la cronaca ci racconta, rivendicano la libertà di acquisto e detenzione da parte dei cittadini di quelle portatili. Osteggiano le intenzioni contrarie del Presidente. Ma, sopratutto, determinano in tutto il Mondo continui armamenti il cui importo di spesa sarebbe largamente sufficente e debellare la fame del Pianeta. E costituiscono fattori decisivi sia nel fomentare guerre intestine locali, sia di quelle cervellotiche moderne: “fredda”, “difesa dal comunismo (Vietnam, ecc.)”, “contro il terrorismo”, “contro le armi di distruzione di massa”, “infinite”, “per la esportazione della democrazia”, “in difesa della civiltà occidentale”, eccetera.

Qualcuno potrà interrogarsi sull’Italia, relativamente al tema in oggetto. Riflettendo sull’art.11 della Carta e sulla deformazione del CONCETTO DI DIFESA, limitiamoci, per ora, a mettere in luce alcune situazioni di fatto non estranee, anzi attinenti a quanto sopra.

Una novantina di bombe atomiche (produzione e vendita U:S:A. – con  potenze fino a dieci volte superiori a quella sganciata su Hiroshima) sono giacenti nelle basi di Ghedi Torre (Brescia) e Aviano in provincia di Pordenone.

I cacciabombardieri F35, capaci di trasportare arsenale atomico

La costruzione in corso a Niscemi, “ad uso esclusivo delle forze armate u.s.a.”, pur con decisa opposizione delle popolazioni locali, di un “nuovo sistema di telecomunicazione satellitare che dovrebbe permettere al Pentagono di GESTIRE LE FUTURE OPERAZIONI DI QUERRA A LIVELLO GLOBALE”.

Facile affermare che l’alternativa dei finanziamenti privati alla politica costituisce anche fattore di maggiori insidie PER LA PACE, PER LA DEMOCRAZIA, PER LA COSTITUZIONE.

Giovanni Milano

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