Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Loano ha un’oasi-parco (dimenticato?) sotto il mare, unico nel Tirreno

La realizzazione risale al 1986-1987. Dieci anni dopo Loano festeggiava il 10° anniversario della prima barriera artificiale di ripopolamento ittico della Liguria. Esteso su 350 ettari, di fronte al centro cittadino, ad una profondità che varia tra i 10 e 40 metri. 200 blocchi di cemento. 30 piramidi formate da 5 blocchi di calcestruzzo.  Un parco visitato da biologi marini per ricerche, esperimenti, analisi di laboratorio.  Un tesoro, una perla finita  nel dimenticatoio.  Trascurata.  Come avvengono i controlli? Perché non valorizzare un patrimonio, quasi unico in Liguria. A chi giova? Nel sito “il Forum di Loano” si legge che “La barriera di Loano è la prima vera e consistente iniziativa del genere realizzata in Mar Ligure e Alto Tirreno. La progettazione ambientale è stata curata dal prof. Giulio Relini dell’Università di Genova ed è stata realizzata con il supporto economico della Comunità Europea e del ministero della Marina Mercantile.  Obiettivo la protezione dell’ambiente marino, il ripopolamento  della flora e della fauna marina; l’impedimento della pesca a strascico.

Dicevamo che la barriera oltre ai blocchi di cemento, alle 30 piramidi di calcestruzzo, ciascun blocco è provvisto di ampi fori rotondi, così da simulare vere e proprie tane per pesci. I primi frutti sono stati evidenti.  I pescherecci hanno modificato la loro rotta ed il divieto di pesca e di sosta per natanti ha consentito la proliferazione di microrganismi con la comparsa di specie ittiche ormai rare nella zona.

Ma chi controlla? Quali sono le ultime informazioni rese note ai cittadini? C’è una presa di posizione di qualche anno fa assai significativa da parte della Lega Navale Italiana di Savona, gruppo sportivo Pesca.

Eccola: Gli scorfani della barriera artificiale di Loano . Decisamente eccezionale l’ambiente della foto dei due scorfani, ripresi a 7-8 metri di profondità da Benedetti sulla barriera artificiale di Loano, grazie ad un permesso speciale rilasciato alla Nazionale di caccia foto-sub. E’ un vero peccato che l’oasi di ripopolamento realizzata dal Prof. Relini dell’Università di Genova, sia interdetta anche ai foto sub e agli appassionati di “snorkeling”, a differenza di quanto è invece consentito per esempio nei parchi marini francesi.

I sub hanno avuto l’impressione che qualcuno riesca comunque a eludere il divieto, e a cacciare sulla barriera di blocchi forati, probabilmente nottetempo, perché i saraghi apparivano spaventati alla vista dell’uomo e pronti a rintanarsi, a differenza di quanto avviene nelle oasi protette dove gli animali non sono minacciati.

Un parco in mare vietato al pubblico, ma non si hanno neppure più notizie (almeno tenuto conto del silenzio totale e dell’assenza di informazioni)  sulle visite dei biologi marini che dagli atti ufficiali ” effettuano ricerche, esperimenti, analisi di laboratorio e seguono tutte le fasi della crescita di fauna e flora subacquea”. E ancora: “Nei blocchi più a  terra si sono sviluppate grosse ostriche, alghe di vario tipo, un ecosistema frequentato da pesci comuni quali tordi e donzelle, mentre nei blocchi più profondi sono stati avvistati gronghi, scorfani, saraghi in quantità. Sono presenti anche alcune spugne, spirografi e ricci. E’ stata persino avvistata una piccola cernia rossa, pesce divenuto ormai raro nel Mar Ligure, come pure l’aragosta”.

In un passaggio dello stesso “Forum di Loano” : ‘L’amministrazione comunale di Loano, nell’ambito delle iniziative rivolte allo sviluppo armonico delle risorse cittadine,  ha ritenuto opportuno affrontare anche  la problematica della difesa del mare e del ripristino di condizioni ecologiche atte ad incrementare la risorsa della pesca. Da una parte la protezione dai danni causati dalla pesca a strascico costiera, dall’altra la creazione di una zona di scogliera che fungesse da polo di attrazione di specie ittiche pregiate e da protezione delle fasi produttive e giovanili, accogliendo la deposizione delle uova di molte specie”.

Si spiega ancora che tra le nuove tecnologie volte alla salvaguardia della fascia costiera, si è rivelato promettente un’intervento di ingegneria ecologica per promuovere la biodiversità dei fondali. E attraverso la creazione di tane e ripari, l’innesco di nuove catene alimentari.

Si parla anche -siamo nel 2008 – di periodici controlli che fanno rilevare un’ampio processo di sviluppo della flora e della fauna marina. E’ stato reso di conseguenza possibile  un ripopolamento della fauna ittica del tutto identico a quello di ambienti marini naturali (parchi marini). Si conferma che a distanza di anni, attraverso un censimento della fauna, si è registrato un aumento non solo quantitativo, ma anche qualitativo della comunità ittica. Pesci, cefalopodi e crostacei sono stati censiti attraverso osservazioni dirette da parte di subacquei, si precisava nel comunicato. L’elenco comprende 76 diverse specie anche di un certo interesse commerciale quali: l’orata sparus aurata, il branzino.

Bisogna risalire  al 9 agosto 1997 per scoprire una manifestazione (turismo-ambiente) organizzata al Kursaal Lido di corso Roma. Nell’occasione si celebrava i dieci anni della barriera ed il ‘gemellaggio scientifico’ con la Barriera di Monaco. In collaborazione  con l’Istituto di zoologia dell’Università di Genova e la S.I.B.M. Tra le iniziative il 1° concorso “Città di Loano” di fotografia subacquea “Loano per il mare”. L’assegnazione dei premi di laurea. L’inaugurazione della mostra espositiva delle foto realizzate dai fotografi della squadra nazionale cacciafoto sub (Club Azzurro). Mostra rimasta aperta fino al 31 agosto.

Di fronte ad una vera e propria perla marina, perché non creare le condizioni di uno sfruttamento turistico-promozionale della riserva? Perché non organizzare regolarmente incontri, manifestazione ecologiche-ambientali capaci di attrarre interesse della comunità scientifica e non?

Resta poi il fatto che nel moderno porto turistico una zona è stata opportunamente riservata ai pescatori. E sono loro i primi ad allargare le braccia quando si chiedono informazioni sulla “riserva”  che loro indicano tra Croce di Sant’Andrea (molo cosiddetto dell’ex Marinella) e il molo a levante del Saitta. Le loro risposte sono pressoché univoche: “E’ diventata un’area abbandonata, non ci sono controlli, non vediamo mai nessuno. Nei fondali dell’oasi c’è finito di tutto. Non si è mai provveduto quantomeno ad un’opera di pulizia. Hanno speso tanti soldi, sarà pure stato utile, ma lo stato di abbandono è evidente”.

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