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Liguria, fondo di 13 milioni per alberghi Ossigeno o la svolta?

Un fondo di 13 milioni di euro per favorire la realizzazione ex novo o la ristrutturazione delle strutture ricettive alberghiere della Liguria. Sono compresi anche i residence?
Il relativo bando è stato approvato dalla giunta del presidente Claudio Burlando su proposta dell’assessore al turismo Angelo Berlangieri (savonese di Finale dove ha fatto parte del governo cittadino), dopo aver sentito le categorie interessate.
Saranno concessi finanziamenti tra i 200 mila e 1,5 milioni di euro a intervento. Per il 50 per cento da una quota di fondi regionali reperibili tramite la finanziaria regionale Filse e per il restante 50 % da fondi messi a disposizione dagli istituti di credito che sottoscriveranno un’apposita convenzione.
Il finanziamento potrà essere restituito in 10 e 15 anni. La presentazione delle domande potrà iniziare dal 5 novembre 2012, fino ad esaurimento dei fondi.
Potrebbe trattarsi della tanto auspicata svolta per creare un argine alla inarrestabile (fino ad oggi) chiusura di strutture, anche sul mare, trasformate in seconde case. O ancora l’assenza di investimenti (con rare eccezioni) per la costruzione di nuovi hotel. L’area più colpita è il ponente ligure, savonese ed imperiese, che ha visto dimezzare negli ultimi 15 anni, il numero di hotel e di conseguenza ricettività. Non solo, la perdita di insostituibili posti di lavoro. Un futuro di speranza per le giovani generazioni.
Continua intanto a far clamore il bollettino della crisi. Lunedì 6 agosto un interessante reportage dell’inviata del Secolo XIX, Patrizia Albanese, fotografava le ultime novità dell’estate della crisi.Con le stanze ancora vuote a Ferragosto.
Intervistati alcuni albergatori di Alassio e Diano Marina. Operatori noti per l’esperienza e l’impegno profuso da decenni, testimoni di primo piano.
Il servizio ricorda: “Non ci fossero i russi sarebbero in lacrime pure al Diana Majestic di Diano Marina. Il titolare, Orazio Vignone (con la famiglia gestisce da anni, in affitto, anche l’hotel Moroni di Finale, ma si tratta dell’ultimo anno) lo dice chiaro rimirandosi in piscina i clienti con i rubli pure nel costume. Cosi come ammette che aveva proprio ragione il figlio Paolo, quando lo convinse a eliminare la pensione completa – e in automatico le molte famiglie che la sceglievano – aprendosi a una clientela più internazionale, che al Majestic trova personale di madrelingua russa.”
Altro spaccato, altri racconti. Questa volta da Alassio. La giornalista del Decimonono racconta: “Ci sono clienti, addirittura, che chiedono di diversi in due-metà porzione a testa- la mezza pensione. Ha fatto sobbalzare il maitre ed il titolare del Grand Hotel Diana di Alassio….Giancarlo Quadrelli, 75 anni, da 50 al Diana costruito dal padre, non riesce ancora a farsene una ragione…e mica soltanto per le 9 camere ancora libere ad agosto, mai visto visto prima d’ora, ma soprattutto per le richieste che riceve in questi giorni di crisi. Tra tutte la pensione completa fai da te”.
L’albergatore alassino, con l’hobby del golf,descrive una coppia di italiani del nord che per tre giorni soggiorna in mezza pensione. Siede a tavola e chiede al maitre di dividere a metà le porzioni di primo, secondo e dolce. Per mangiare in due, col menù destinato ad una sola persona. E avere cosi l’altro coperto per cena.
Terzo esempio, altra struttura rinomata ed apprezzata da sempre.Ecco cosa succede. “All’hotel Toscana di Alassio hanno ancora l’occhio lucido quando raccontano com’è andata con due famiglie del Varesotto…clienti dal 2005…soggiorno di due settimane…ma quest’anno hanno rinunciato…Milly Mendola, segretario al ricevimento del Toscana ricorda le telefonate a metà luglio….i tentativi di stare nei budget indicato dalle famiglie…alla fine abbiamo suggerito di rivolgersi ad un due stelle”.
Da Imperia parla Alberto Tita, presidente dell’Associazione Ligure dei direttori d’albergo e responsabile dell’hotel “Rossini al Teatro“: “Soltanto nei primi quattro giorni di agosto ha verificato un 15 per cento in meno di presenze. Su 40 stanze, nel 4 stelle, per Ferragosto ne ho occupate soltanto 23, mentre erano esaurite nel 2011 quando erano in vendita a 170 euro. Quest’anno sono a 120 euro e forse abbasseremo ancora. Meglio rimetterci qualcosa, a prezzi risicati, che l’albergo mezzo vuoto..”.
Colpa dei prezzi troppo cari e comunque non competitivi? A cui il turista estivo deve aggiungere la spesa, non del tutto insignificante, della spiaggia, cosa che non accade in altri Paesi concorrenti con l’Italia, la nostra Riviera.
A questo interrogativo Tita risponde e ammette all’inviato del Secolo XIX: “La Liguria è sempre stata abbastanza cara, ma soprattutto c’è la concorrenza dell’estero, dove però un cameriere è pagato un quinto dei nostri e le tasse sono inesistenti o quasi. Certo che si deve abbassare, contenere, come credo abbiamo fatto tutti, ma oltre un tot non è possibile”.
Infine l’hotel Milano di Alassio, una struttura che può fregiarsi di “pied dans l’eau” al punto che quest’anno il mare si è mangiato due file di ombrelloni. Nonostante i prezzi in picchiata ci sono ancora stanze libere per Ferragosto, con previsioni del tempo che dovrebbero incoraggiare, incentivare, rassicurare. Niente.
Sarà pure crisi, ma ci sono zone del Bel Paese che non sono toccate. Aree del Sud, di alcune Isole (Eolie, Ischia, la costa di Sorrento), la provincia di Bolzano con il Tirolo, il lago di Garda, dove si continuano a leggere di investimenti in nuovi cinque stelle o ristrutturazioni alberghiere di lusso.
Ci sarà pure una ragione. Dove ha sbagliato e continua a sbagliare soprattutto il ponente ligure? E più in generale le strategie portate avanti dalla Regione, ma anche dalle principali associazioni di categoria del settore ricettivo sono finalmente sulla buona strada o serve un radicale ripensamento? Certamente gli albergatori (parliamo della struttura tradizionale e non di residence) hanno un carico di spese statali e locali, Iva compresa, che rende i bilanci delle aziende poco competitive, e contribuisce a scoraggiare investimenti, a creare nuovi posti di lavoro. E il tempo passa, per molti di male in peggio. Ovviamente grazie a chi, in buona fede o meno, per anni ha continuato a diffondere illusioni. L’archivio è zeppo.

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