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Ceriale e la sua storia raccontata da un sindaco. Le tribù inagune, il traditore di Borghetto, i rapiti ed il riscatto. A Peagna…

Giovanni Cerruti, geometra e pensionato, già sindaco di Ceriale, ha scelto di raccontare il suo paese scavando oltre le pagine che i cultori di vita e costumi locali hanno scritto. Ecco il suo ‘lavoro’ per non dimenticare come eravamo e perchè. “La storia di un paese è sempre stata scritta sugli avvenimenti, sui personaggi e sul territorio , vorrei scrivere sia su questi argomenti ma anche sul modo di vivere degli uomini e degli animali che popolavano quei siti , le abitudini giornaliere , come cacciavano e procuravano il mangiare , cosa e come mangiavano , come e dove dormivano , come si pulivano, i rapporti sociali e sessuali , i commerci.”

Giovanni Cerruti, geometra, pensionato, cerialese Doc, è stato sindaco dal 1995 al ’99, eletto con di Forza Italia, si è diplomato all’Istituto Baruffi di Mondovì e fa l’amministratore condomoniale

BOZZA DI PICCOLO SAGGIO SUL TERRITORIO DEL CERIALE

La storia si divide in capitoli :

1 – La preistoria

2 – Le tribù liguri ingaune

3 – Il periodo romano

4 – Il medioevo

5 – Il rinascimento

6 – Gli anni di Napoleone

7 – Il Risorgimento

8 – La prima guerra mondiale

9 – Il periodo del fascismo

10 – La seconda guerra mondiale

11 – Dal 45 al 60

12 – Dal 60 al 80

13 – I nostri giorni al 1980 al 2013

LA PREISTORIA :

Le lavandaie sulla spiaggia di Ceriale

Partiamo dal periodo della scoperta del fuoco e dai primi attrezzi di ossidiana per la caccia e per mangiare , da solo cacciatore insediandosi in un territorio diventa anche coltivatore .

Nel paleolitico il territorio era abitato da gruppi di uomini che vivevano nelle grotte , sono conosciute quelle del Finale , con un museo paleontologo molto interessante , le arene candide , le Manie , quelle di Toirano di Verezzi ed altre , famosi ma in altro territorio sono i ritrovamenti dei Balzi Rossi dove gli scheletri rivelano una altezza notevole delle persone.

La vita non doveva essere molto difficile perché la Liguria era un fitto bosco di querce , lecci , carpini ,ecc. pochi pini , tutta la macchia mediterranea con le sue bacche , frutti selvatici , erbe che davano da mangiare tutto l’anno , poi gli animali il grande orso le cui ossa sono presenti a Toirano , cervi , daini, caprioli , capre e pecore selvatiche , volpi , lupi , lepri , cinghiali , tassi , elefanti, bisonti e tutti gli altri piccoli animali ,uccelli di tutti i tipi , pesci ecc. .

L’uomo viveva come gli animali dormiva sulle frasche dentro le grotte , soltanto nella parte vicina all’uscita nella parte interna , dove mancava la luce , andava con le torce per dei riti , si vestiva di pelli ,mangiava gli animali cacciati e i frutti , le erbe raccolte dopo aver scoperto quelle commestibili con l’esperienza negativa , nel gruppo formato da uomini donne e bambini i vari rapporti basati su un linguaggio molto limitato, il contatto più frequente , era la necessità di togliersi vicendevolmente i parassiti presenti nel corpo nei cappelli , nei giacigli e nelle pelli con cui si coprivano , la grotta era buia e serviva principalmente per dormire e ripararsi dal freddo, si cucinava fuori e non avendo vasellame si mangiava principalmente rompendo i corpi degli animali cotti , l’uomo puzzava come le bestie , forse di più e solo cacciando contro vento poteva sorprenderle , i rapporti sessuali avvenivano come gli animali fuori dalla grotta e dovevano essere frequenti perché era importante sopperire alle morti dovute alle malattie ed altre cause , con una dieta di questi tipo forse non era necessario pulirsi dopo le varie necessità fisiche , come gli animali non ci si sporcava più di tanto.

Naturalmente viveva il più forte il più intelligente colui che aveva un istinto sviluppato per la caccia e per la conoscenza delle piante delle erbe e dei frutti, vigeva la legge della selezione naturale e le creature deboli morivano o erano lasciate morire.

C’era poca competizione tra i vari gruppi , erano in pochi , ma quando si incontravano con chi non rispettava il territorio , era la guerra, in seguito iniziarono i commerci e si costituirono le tribù , si seppellivano i morti , ed i vecchi non furono più lasciati morire ma divennero la storia vivente della tribù , divennero sciamani che tramandavano le leggende e le esperienze di tutti e iniziò la tradizione orale migliorando il linguaggio.

LE TRIBU’ INGAUNE :

Le tribù ligure ingaune vivevano in un territorio composto da una grande palude comprendente il fiume Centa i torrenti Antognano , Carenda , Torsero, S. Rocco , Fontane, Marixe ed il rio Quirino, ad Albenga c’era un “oppidum” città fortificata , nel territorio di Ceriale era abitata la zona collinare di Capriolo diruto e di Peagna con il sito fortificato del Castellaro, sentieri che collegavano gli insediamenti vicini di Campochiesa e Salea.

L’attività principale era la caccia , i prodotti del bosco l’allevamento degli animali da cortile , la coltivazione degli ortaggi , delle granaglie, della vite , l’ulivo non era ancora conosciuto , il mare dava pesci e molluschi , le abitazioni erano capanne con muri in pietra e tetti di paglia si commerciava con le popolazioni vicine con contatti con le altre tribù liguri .

La vita non era facile principalmente per il territorio non salubre vicino al mare e impervio nella parte retrostante , per i vestiti si usava la canepa e le pelli degli animali , la lana delle pecore ed il feltro, gli attrezzi erano di ferro dolce , come le armi , spade , archi e mazze si barattava vasellame ed attrezzi provenienti anche dalla Grecia , dagli Etruschi e dai Fenici .

Le credenze erano rappresentate da mehir con teste umane e da dolmen e da disegni sulla roccia , forse si adorava la luna .

La vita si svolgeva all’aperto come tutte le funzioni corporali e le necessità fisiche e sessuali , tanti figli per aiutare nel lavoro e per procacciarsi il cibo , le donne lavoravano insieme agli uomini e sceglievano il compagno , era gente fiera e combattiva , la pirateria era normale ed i romani soltanto nel 108 a.c. riuscirono ad avere ragione delle varie tribù dopo aver subito sconfitte dagli ingauni.

Naturalmente si andava a piedi nudi non ci si lavava ed i parassiti erano sempre compagni di vita , gli animali domestici come il gatto ed il cane erano utili ma non stavano in casa anche loro con i vari parassiti, la puzza era naturale , l’illuminazione era data dal fuoco e dalle torce.

Il capo era una persona riconosciuta per la capacità di risolvere i problemi e scoprire fonti di sostentamento con prestanza fisica e abilità nel combattere ci si univa per la guerra e ci si riconosceva come appartenenza ai Liguri, non c’erano strade ma sentieri nei boschi e sulle montagne le comunicazioni non erano agevoli e le barche erano piccole e grezze.

IL PERIODO ROMANO :

Con l’arrivo dei romani tra guerre e scorrerie , trasferimento di migliaia di liguri in altri territorio , massacri ed alleanze con i cartaginesi ed altri nemici di Roma alla fine si raggiunse la pax romana , Albenga diventa romana con il mare che arriva vicino alle mura ed il porto a Vadino , la via Julia Augusta che saliva da Borghetto sopra il capo S. Spirito passava vicino all’attuale cimitero , seguiva il corso del rio Marixe , in parte il rio S. Rocco arrivava alle attuali casermette a S. Giorgio per immettersi in via del Cristo ed entrare in Albenga.

I romani per strada trasportavano poche vettovaglie in quanto adoperavano piccoli carri , dovendo salire alle Manie per attraversare il capo Noli e Colla Micheri per Capo Mele , la maggior parte di vettovaglie e prodotti viaggiava per mare.

A Ceriale l’unica traccia romana è un cofanetto da sepoltura con dentro ampolle ed altro attualmente a Genova , tombe si trovano in regione Rollo , la zona a mare sempre con problemi per la palude che arrivava vicino all’attuale Aurelia e fino al rio Torsero e a Sud fino ad Albenga , l’insediamento era sempre in zona collinare , la vita degli abitanti con il contatto coi romani cambiava, il modo di vestire, gli attrezzi e le armi , le opportunità di carriere militari e civili , una maggiore pulizia generale , le abitazione migliorate per le nuove conoscenze nel costruire e per le maggiori possibilità di accedere alla scrittura ed alla conoscenza in generale , i commerci si svilupparono e la transumanza con le popolazioni liguri , occitane che portavano le pecore sulle nostre colline durante l’inverno favorì baratti e scambi.

L’introduzione del denaro il cambiamento all’interno delle case con un arredamento minimo , il focolare all’interno con appesa la pentola , i letti con materassi di foglie , le stoviglie , si mangiava sempre con le mani , il sapone non era conosciuto dai romani , cambiarono i rapporti sessuali con la posizione del ” missionario” , le foglie della vite ed altre servivano per pulirsi , le terme erano prerogativa del ceto sociale elevato , i parassiti non erano scomparsi e ci si conviveva , il rapporto con gli animali era continuo e la puzza imperante , l’illuminazione con le lucerne ad olio degli ulivi portati dai romani dalla Sicilia .

IL MEDIOEVO :

Con la fine dell’impero romano e l’avvento del cristianesimo i primi insediamenti furono Peagna con la chiesa parrocchiale intestata a San Giovanni Battista risalente a prima del 1200 con annesso cimitero , nella frazione Capriolo con le altre frazioni di Antio , Beverello , Paerno e Borbena in seguito fu costruita una nuova parrocchiale nel centro di Peagna e gli abitanti delle frazioni si riunirono intorno alla nuova chiesa , sia per una migliore difesa , sia per la diminuzione degli abitanti alcuni dei quali si erano trasferiti al mare con la nascita del nuovo borgo di Ceriale , per cui le altre frazioni restarono disabitate e le case crollarono . Con l’avvento del commercio marittimo furono costruite molte chiese in riva al mare e sulle strade , in Liguria molti insediamenti prendono il nome dalle chiese : Sanremo , Santo Stefano , San Lorenzo la chiesa di San Pietro in Varatella è una delle più antiche in Italia risale al secolo VIII, S. Martino si fermò sull’isola Gallinara, a Ceriale il primo e più antico Tempio di Ceriale fu una chiesa con annesso Ospizio di S. Eugenio , eretta dopo i secoli barbarici dai Monaci Benedettini sopra la via Romana , i ruderi furono demoliti dai tedeschi che vi costruirono un bunker mimetizzato durante l’ultima guerra , nel secolo XII , una torre di difesa e avvistamento , che doveva essere sulla spiaggia fu costruita , penso nel 1200 prima dell’insediamento in Ceriale , i Cavalieri Gerosomilitani di San Giovanni Battista , eressero sulla spiaggia un altro Ospizio con la Chiesa intitolata oltre a San Giovanni anche a S. Eugenio , dopo la chiesa si cominciarono a costruire le case formando il paese odierno con il nucleo intorno al tempio e la via Borgo che collegava gli altri insediamenti di Capriolo e Peagna tutti come frazioni di Albenga , Capriolo doveva essere importante , infatti la chiesa aveva il cimitero adiacente ed il campanile è molto bello , credo che l’insediamento fosse di rilievo , la leggenda dice che fu distrutto dalle formiche , ma penso che fu abbandonato per la diminuzione degli abitanti o per altri motivi , le case crollarono e anche alla chiesa crolla il tetto , i morti vengono ammucchiati alla rinfusa al suo interno .

L’odierna Chiesa Parocchiale fu eretta dopo il 1637 , data dello sbarco dei Turchi, dall’architetto Vincenzo Brunengo di Gazzelli e la leggenda narra di un crocefisso originario della Chiesa precedente , con un colpo di archibugio nel costato sparato dai turchi, poco distante sul collegamento alla via Romana una Cappella Votiva sacra a San Rocco , verso capo d’Anzo o capo S. Spirito, dove esisteva un convento, all’inizio della salita un’altra Cappella votiva intestata a San Sebastiano, demolita dai tedeschi durante l’ultima guerra . In regione Muragne , dove c’era una casa denominata “ a cà da regina” , ora ristrutturata , nel 1300 fu fondato un piccolo borgo ora abbandonato e ed il ritrovamento di vecchie mura dette il nome alla zona .

Gli abitanti di Peagna erano e sono proprietari di molti terreni nella pianura fino al territorio di Albenga , delle aree adibite a pascoli , sulla collina fino ai paesi confinanti , adibite alla transumanza con i pastori , scambiavano il diritto di pascolo con i loro prodotti, i pastori sposano le donne di Peagna , stabilendo un contatto con il popolo occitano di Upega e Viozene , il tragitto era il tratturo che parte dal centro di Peagna, va alla Cappelletta e scende nel Torsero, risale sulla collina e raggiunge Campochiesa e Salia per inoltrarsi nella valle del Neva fino ad Upega , tre giorni di cammino dormendo sotto le stelle erano necessari per raggiungere la riviera , non c’era la strada attuale da Upega ma un sentiero con una ferrata scendeva a Carnino , in seguito gli abitanti di Upega vendono il legname del “Bosco Negru” a Feltrinelli che costruisce la strada con Viozene. A Peagna l’economia si basava sull’olio, molte case hanno ancora i frantoi al piano terreno con la ruota e l’asino od il mulo che la faceva girare , con il vino dei terreni di Pineo e la coltivazione degli ortaggi , c’era lo scambio con i prodotti della pastorizia , ma la vita quotidiana non differiva molto dai tempi passati , l’illuminazione era sempre ad olio , non c’erano servizi igienici e l’acqua si prendeva dalla fonte Anthia, i parassiti erano sempre una buona compagnia , la puzza sempre presente ci si lavava ogni tanto, forse d’estate più spesso , ma le case erano nere dal fumo del focolare , non c’era riscaldamento oltre il focolare , il braciere ed il prete , si viveva con gli animali e l’ignoranza era sovrana . La strada selciata a Capriolo , con la vecchia chiesetta evidenzia l’importanza dell’insediamento.

A Ceriale l’economia era agricola , il mare era un pericolo dal IX secolo cominciarono le scorrerie barbaresche , che continuarono per secoli .

Oltre i saraceni si sono alternati i popoli invasori dell’Italia in questo periodo Longobardi , Franchi ecc. , pur nella difficoltà di un territorio con la strada romana dissestata e la viabilità formata da sentieri e tratturi.

IL RINASCIMENTO :

Nel 1200 il fiume Centa cambia corso e passa a Vadino riempiendo quella che era l’approdo romano , si comincia a ridurre la palude , si coltiva la canepa e Ceriale segue le vicissitudini storiche di Albenga , con Genova matrigna che monopolizza tutte le attività commerciali. Nel 1572 Ceriale ottiene da Albenga 42.180 mq. di terreno incolto che viene lavorato e trasformato in orti e giardini con produzione di ortaggi , famosi sono i meloni .

Il paese è un borgo senza mura , viene abbandonata in parte la via Romana e la nuova strada sale da Borghetto ad un convento sul capo S. Spirito e San Francesco di Paola, passa da San Sebastiano poi in mezzo alle case attraversa con un guado il rio Fontana passa il rio San Rocco arriva a S. Giorgio e ritorna sul tracciato della via Romana fino ad Albenga . Nel 1557 viene costruito un forte , denominato castello , su indicazione di mastro Antonio Roderio dove adesso è stato spostato il cimitero , forte senza cannoni ma con la possibilità della difesa e riparo poi nel 1564 viene costruito il Bastione, con cannoni e guardie fisse , per difendere il paese dalle invasioni dei pirati magrebini che hanno un insediamento a Frassineto in Francia nel paese chiamato La Garde-Freinet , il bastiole ha l’entrata verso la montagna , l’attuale porta è stata aperta alla fine dell’ottocento dagli attuali proprietari , il piano terra era adibito a polveriera e dispensa , con il pozzo , verso il mare un locale era stato murato per impedire l’entrata del mare che sbatteva sul muro esterno, poi riaperto con sette mine nel 1965 , al primo piano c’erano i cannoni con gli sfiati superiori , i servizi igienici un buco sulla parete esterna, al secondo piano il terrazzo con una garitta lato Nord , l’ apertura ad Ovest sopra l’entrata , per gettare olio e pietre contro i nemici , all’ultimo piano doveva esserci un tetto e un posto per l’avvistamento , per fare i segnali con il fuoco o gli specchi . Il 2 luglio del 1637 avviene lo sbarco dei “Turchi” , che poi erano tunisini di Tabarca una città con una penisola-isola dove c’era un forte genovese con una comunità di Pegli che facevano i corallari , si attraccano allo scoglio della galera , sotto il castello Borelli e scambiati per pescatori saccheggiano il paese e prendono circa 300 abitanti che portano come “captives” in cattività a Tabarca , ne uccidono una ventina tra cui il parroco che muore nell’incendio del campanile , sparano un colpo di moschetto a un crocefisso ancora esistente nella chiesa.

Racconta una leggenda che i “turchi” sono venuti a Ceriale perchè un traditore di Borghetto, dove c’erano le mura, fece la spia informandoli che il paese era senza difese ad esclusione del Bastione , a seguito di questa leggenda i Cerialesi cantano una filastrocca ” Burghetin dall’anima persa porta a crusce a reversa portala ben portala mà a l’inferno ti ghe devi andà”, inoltre un’altra storiella diffusa anche a Carloforte narra di un Cerialese che all’arrivo dei saraceni scappa sulla collina , ad un certo punto si sente trattenuto per la giacca ed alzando le braccia dice ” Sciù Turcu a me rendù” aspetta ma non succede niente , pian piano si volta e vede che la giacca è trattenuta da un rovo ” Mai ciù me renderia per tutti i turchi da barberia“. La razzia porta ad un periodo difficile i parenti vendono terre e case per riscattare i loro cari , con un evidente cambio di proprietà ben documentato dagli atti , la maggior parte dei rapiti ritorna dopo circa otto anni con la mediazione di Cristiano Ascoli che risiedeva a Tabarca , naturalmente la pirateria con la presa degli ostaggi era una forma di commercio molto diffusa nel mediterraneo e praticata da tutte le comunità marinare.

Dopo la peste del 1600 e quella del 1700 , vengono poste delle casette con delle guardie e le porte di levante e di ponente hanno guardie e ronde per impedire che i viandanti , i pellegrini ed i soldati diffondano le epidemie. La vita in paese è principalmente agricola , con i carri che al mattino partono per i terreni verso Albenga, si mangia nei “casin” principalmente “cundigiun” , nella palude bonificata tramite dei canali , ci sono le anguille e le tartarughe ” bisciasgrossia“, ci sono le “sigogne” per prendere l’acqua , ed i cefali che risalgono dal mare , si prendono gli uccelli con il vischio e le reti , alla sera si torna a casa , spesso la cucina è al piano terra con dietro la stalla , si comincia a mangiare con la forchetta , avversata dalla chiesa come strumento del diavolo , il sale si fa sulla terrazza con l’acqua di mare , ci si scalda con il fuoco della cucina , tutte nere e con il braciere , a letto si va con il prete , l’acqua si prende alla fontana in piazza con il secchio e ” a cassa” , in camera c’è ” ù vaso da notte ” , i bisogni si fanno in spiaggia , in campagna o nel vaso che si svuota fuori od in strada , la gente raccoglie lo sterco per usarlo come concime , ci si pulisce con foglie o con le pietre , i bambini sono arrotolati nelle “fasciòè” , la pulizia è optional , ci si lava ogni tanto , mosche e parassiti e la solita puzza.

Giovanni Cerruti

(CONTINUA)

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