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Le terre brigasche: A Vaštéra. Un popolo di 750 ‘residenti’ disperso in 8 paesi, tra disagio e diaspora, con migranti in mezzo mondo

La Vastera (A Vaštéra) come dicono i viozenesi che, secondo il Bassi (Guida del Grand Hòtel di Ormea, 1896), “parlano spiccatamente un provenzale guasto” ha almeno quattro significati.

Una delle ‘fontane’ di cui è ricco il territorio di Ormea, la sorgente A Vastera sulla strada tra Viozene e Upega

E’ il toponimo di un territorio alpestre di pregio nel versante sud-est del Mongioje a valle del Pian dell’Olio, contiguo al Pian di Fontanabuona, formato dal Torrente Regioso (o Reggioso: irruente in tempo di piena) che ha origine dal Bocchin d’Aseo.

E’ un’area racchiusa da un recinto da pietre a secco, destinata al ricovero delle pecore. Quelle autoctone formano la razza “Brigasca”, caratteristica per essere ovini con le corna. E’ probabile abbiano avuto origine dallo stesso ceppo della Frabosana, pecora allevata sull’altro versante della montagna. E’ il segno materiale di come la transumanza fosse una pratica antichissima del territorio.

E’ una fontana in località Mussi alimentata da una sorgente intubata, sgorgante nella superiore omonima valletta.

Non per caso, è la benemerita associazione, unione delle tradizioni brigasche, che dal 1984 unisce e diffonde i “sentimenti brigaschi”, le preziosità della minoranza linguistica storica, i sapéri ed i sapòri dei luoghi e rappresenta la vera e propria rete tra gli oriundi e gli ospiti adottati del territorio. Costituita da 12 brigaschi doc e condotta fino all’anno scorso dall’eccellente Nino Lanteri (stimato “professur” nelle Langhe), passata nelle mani dell’altrettanto valente Gianni Belgrano (il Dottore, méigh urolü), è il punto di riferimento per la conoscenza e la frequentazione del territorio brigasco, …Teritori Brigašc…, come dicono. E’ un approccio positivo con la diversità nello spazio alpino.

Poco lontano dalla fontana sorgente A Vastera un angolo riservato ai devoti della Madonna, curato ed impreziosito dalla pietra a vista e da steccato in legno di Ormea

La “terra brigasca”, quel vasto acrocoro formato dal Mongioje (Mungioia), Marguareis (Marguarés), Pizzo d’ Ormea (Pis Uřmea), Cars è come il cuore delle Alpi Liguri, un territorio diverso, di non facile definizione. Già, il Durandi, il Casalis, il Basso e l’Odasso nei loro scritti considerano quali Appennini i monti sulla destra del Tanaro sino al Colle di Nava e reputano Alpi marittime i rilievi sulla sinistra del fiume. A scuola ci avevano invece insegnato che gli Appennini terminano al Colle di Cadibona e che le Alpi dal Colle di Cadibona al Colle di Tenda si chiamano Alpi Liguri e dal Colle di Tenda al Monviso, Alpi Marittime. Dal 2005, con la moderna suddivisione unificata del sistema alpino (SIOUSA), la terra brigasca è posta a cavallo tra le Prealpi liguri e le Alpi del Marguareis!

Rimane una terra diversa dal contesto delle altre Alpi. Basta guardare il Mongioje e le Rocche del Manco: è un ambiente dolomitico chiaro, contrastante col colore granitico delle altre montagne. Il Massiccio del Marguareis: un complesso di declivi e di doline, di pozzi carsici dovuti alla solubilità dei calcari che si ritrova solo nel Carso, all’altro opposto della catena alpina. Il verde è più verde.

E le Navette? Sono il lariceto più meridionale d’Europa! E quel provenzale guasto che ha ottenuto il riconoscimento di minoranza linguistica storica: è parlato solo lì!

Ci saranno ancora brigaschi in montagna? Di conseguenza ci sarà ancora la terra montana brigasca come siamo abituati a vederla? Purtroppo il popolo brigasco ha lasciato la terra d’origine migrando in varie direzioni, è in diaspora: troviamo dei Lanteri, Alberti, Dolla, Dani, Pastorelli, ecc. in tutto il mondo. Dall’America latina al nord Europa. L’abbandono e l’inselvatichimento del paesaggio è problema comune con altre zone montane: dimensioni delle aziende agricole, difficoltà climatiche ed ambientali, scarsa produttività, lontananza dai mercati, assenza di adeguati servizi, burocrazia eccessiva. In più, nel 1947 la “democratica” Francia pretese ed ottenne la cessione – il rattachement francese – dei territori della valle Roya, la maggioranza del popolo brigasco cambiò nazionalità.

Pecore Brigasche alla Vastera del Mongioje nel 1969

Tra gli effetti pratici della vicenda i cittadini di Briga Alta e di Realdo, venuti al mondo in quella che allora era Briga Marittima ed oggi La Brigue, si sono ritrovati “nati all’estero”!

Il Ministero degli Esteri ha successivamente ricostruito gli atti di nascita per “frazione” e li ha inviati al nuovo comune di Briga Alta riguardo le persone nate a Piaggia, Upega e Carnino. Al comune di Triora per i nati a Realdo. Altrimenti, per i “rimasti in Italia”, un semplice certificato di nascita si sarebbe dovuto chiedere al Ministero degli esteri!

Oggi il popolo brigasco “residente” negli otto centri del territorio conta all’incirca 750 persone. La maggioranza è in territorio francese. La Brigue e Morignolo insieme ne contano ben 633. In Italia nel comune di Briga Alta (Piaggia, Carnino e Upega) sono residenti 39 persone. Il resto è nei comuni parzialmente brigaschi Ormea e Triora. Vi sono residenti 43 a Viozene in Piemonte, 25 a Realdo e 6 a Verdeggia uniche isole linguistiche in Liguria, dove lungo la costa abita il ben più numeroso popolo brigasco “disperso”.

I confini sono sempre fonte di divisione, di distacco e di disagio, ma oggi c’è l’occasione per eliminarli, l’Europa Unita. Come l’acqua non sale mai alla sorgente, il territorio ed il popolo brigasco sono una mescolanza di tradizione e di innovazione. Una comunità resiliente che immagina il proprio domani, che conosce bene le relazioni tra aree montane, città e riviera. Che troverà il modo di trasformare i comuni del territorio interessato, da centri amministrativi come è stato fino ad oggi, ad “agenzia di impostazione e progettazione”. Fra abbandono e ritorno. E’ una delle buone pratiche suggerita dal segretariato permanente della Convenzione europea delle Alpi e dalla Commissione Internazionale per la protezione delle Alpi (CIPRA), alla cui direzione italiana siede un vero brigasco con radici a Carnino, l’ing. Francesco Pastorelli, come tutti i montanari che si rispettano “maestro” assaggiatore di vini.

Gianfranco Benzo


 

Quel che rimane di una Vastera (da Pietre di ieri- CAI Mondovì, 1981)


Il quaderno della Gente Brigasca

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