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Valle Arroscia: dal “Diario di un cacciatore di anomalie”. Racconto finto di attualità vera

Conobbi Leonida Crocisky nel periodo delle scuole elementari. Non ricordo bene se fu nell’anno della quarta o della quinta classe. Figlio adottato, di origine turca, da una famiglia lombarda che si era trasferita nel mio piccolo paese perchè il capo famiglia aveva vinto il concorso di medico condotto.

Il giovane Leonida, Leo per tutti, si inserì bene ed in breve tempo fu uno di noi a tutti gli effetti. Ma il suo carattere era instabile e molto spesso aveva accessi di ira assai violenti ai quali seguivano periodi di ritrosia e malinconia. Ricordo un giorno quando un compagno piuttosto solito allo scherno e all’ironia, figura precursore degli odierni bulli, lo provocò a tal punto che Leo afferrata una stampella di legno di un giovane paraplegico gliela ruppe addirittura sulla schiena. I tempi non erano quelli di oggi e tutto finì con danni alla sola stampella che il Dottore fece rapidamente riparare e alla conseguente ramanzina con punizione inflitta al figlio. Finite le elementari tutta la classe transitò nelle Medie del Paese vicino più grande viaggiando ogni giorno con i pullman di linea. Leo si legò con profonda amicizia ad un compagno che un giorno lo aveva difeso in una rissa in cui avrebbe avuto la peggio e così ,per lui furono tre anni di relativa tranquillità. Nelle scuole superiori i due presero strade diverse. Il dottore suo padre, si trasferì nuovamente in una città più grande e Leo fu iscritto al Liceo classico con la prospettiva di diventare un domani un buon dottore. L’amico invece frequentò il liceo scientifico e poi, nell’Università più vicina, si iscrisse alla facoltà di legge. Tutti e due non finirono gli studi universitari ma l’amico, entrò nella polizia di stato e divenne un buon poliziotto. Leo durante gli studi frequentava alcuni amici di fede mussulmana che lo convinsero ad abbracciare quella confessione religiosa e a trovarsi regolarmente in una moschea di fortuna per la preghiera e a sentire gli insegnamenti del Corano impartiti da un Iman barbuto e ieratico.

La personalità di Leonida Crocisky andò via via mutando. L’Iman era evidentemente molto convincente tanto che Leo un giorno ,convinto che fosse decisione sua, partì per la Siria per sostenere il nuovo stato islamico che, secondo lui, era destinato alla conquista del mondo intero. Fu una sparizione come tante altre della specie e poco se ne parlò anche perchè il padre adottivo, che non aveva apprezzato il cambiamento del figlio non lo cercò. L’amico poliziotto incominciava a sentire il peso di quella professione pericolosa ma la sua fede di autentico democratico lo rafforzava nei suoi compiti quotidiani che svolgeva con assoluta dedizione. Una sera davanti alla televisione l’amico sussultò improvvisamente. Gli pareva che uno di quegli incappucciati col machete in mano che minacciavano una vittima inginocchiata e forse rassegnata a perdere la testa, avesse uno sguardo che gli ricordava qualcuno. Dal confuso agitarsi dei pensieri emersero gli occhi di Leonida Crocisky. Non era sicuro l’amico di quello che aveva scoperto ma i giorni che seguirono furono sempre viziati da quell’immagine. Credo che il Destino stesse già annodando i fili principali di una storia che stava per avere un inevitabile risvolto tragico e purtroppo includeva anche me. Nessuno sapeva quando Leo era tornato nella sua grande città. Non si era presentato dal padre e probabilmente aveva trovato sistemazione presso l’Iman che lo aveva istruito. D’altronde anche il suo aspetto fisico era cambiato drasticamente; una barba lunga e nera copriva quasi interamente il suo volto e i capelli lunghi e neri scendevano abbondantemente sopra la fronte. Mi trovai nella città dove avrei dovuto, come giornalista free lance, preparare un servizio proprio sulle moschee clandestine e sugli Iman che reclutavano giovani da inviare nel Califfato.

Ecco cosa si preparò in quella triste giornata d’autunno. Stavo percorrendo la strada che portava in una zona dove mi era stata segnalata una possibile moschea, quando un trambusto attirò la mia attenzione. Un cancello si apriva su di un piccolo cortile con giochi per bambini e realizzai subito che doveva trattarsi di un asilo. Dall’interno non proveniva alcun suono. Il trambusto era provocato da alcune donne che urlavano e piangevano Mi avvicinai e una mi disse che un invasato con un mitra in mano, era entrato nell’asilo gridando ” Allah akbar morte agli infedeli” Notai appena la figura di un poliziotto che mi passò accanto e decisi di seguirlo. Stava girando attorno all’edificio probabilmente per trovare un ingresso che potesse introdurlo all’interno. Io lo seguii ma pensai che eravamo due incoscienti. In quel momento uno sparo echeggiò all’interno e il poliziotto accelerò il passo e si avvicinò ad una finestra bassa. Mentre cercava di aprirla si accorse di me.

” Vada via torni indietro!”

” In due magari faremo di più!” dissi poco convinto

Continuò freneticamente ad armeggiare nella finestra quando questa si apri e mentre scavalcava ed entrava mi disse ancora ” vada via!”

Io entrai con lui e lui senza voltarsi alzò le spalle in un gesto di impotenza e continuò ad andare lungo un corridoio. A metà corridoio una porta era appena appena aperta. Si sentivano pianti sommessi di bimbi. A terra ,davanti alla porta, la sagoma scomposta di un uomo, certamente vittima di quello sparo. Il poliziotto mi fece il segno del silenzio col dito e si avvicinò quanto poteva per vedere dalla fessura l’interno. Poi lo vidi indietreggiare improvvisamente e mettersi una mano nei capelli

Leonida Crocisky, per Dio ! Sei Impazzito? Cosa fai.?”

Quel nome risuonò nella mia testa , la mente fece un balzo all’indietro di molti anni e anch’io ricordai quel ragazzo con gli occhi neri che lo facevano sembrare un rapace.

” Ma tu chi sei ?” dissi

” Sono Mario. Mario Petroni”

” Porca vacca! Io sono Antonio . Antonio La Scorta. Ma quello è Leonida?”

” Sì l’ho riconosciuto dagli occhi. Sono occhi che non si dimenticano.Eravamo buoni amici!”

” Sì mi ricordo. Cosa facciamo?”

” Cerchiamo di parlare. Ma lo sai chi c’è qui? C’è Antonio La Scorta. Lo ricordi?”

“Deve essere il Destino che ci ha riuniti tutti e tre. Non credi?” dissi.

Mario fece qualche passo verso la porta-

” Senti ora apro la porta . Lascio la rivoltella sul pavimento, entro e parliamo”

Poi Mario mi fece il gesto di stare indietro,e restando di lato fece muovere la porta. Passarono alcuni secondi e ripetè il movimento ma era avanzato di qualche centimetro.

Una scarica di Kalasnikov crivellò la porta . Mario si portò un mano al petto e cadde pesantemente. Io impazzii, dalla rabbia, dalla paura. Raccolsi la pistola da terra ,mi alzai, mi buttai contro la porta e contemporaneamente mi spostai da un lato verso terra e sparai.

Leonida Crocisky cadde a terra e un colpo partì ancora e mi colpì alla gamba destra. I bimbi urlavano. Io gridai :

” Uscite! Chiamate l’ambulanza!”

Strisciai verso Mario. Era vivo. Il colpo era sul lato destro. Stavo strisciando sul sangue: quello mio e quello suo. Mi avvicinai al suo viso e lo chiamai:

” Mario è tutto finito. I bambini sono salvi! Chiameranno l’ambulanza, tieni duro!”

” Grazie! Forse avevo sbagliato amico!” disse con un filo di voce chiudendo gli occhi.

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