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Borghetto, con Sonia Viale si riempie la sala ma è ‘buio fitto’ sulla ginecologia all’Asl 2

Sala affollata, tanti applausi, leghisti arrivati anche da Diano Marina. La comunità meno numerosa e rappresentata era quella che faceva gli onori di casa con il battagliero ed irriverente segretario cittadino Enzo Ricotta, origini ingaune, dipendente comunale a Loano. Il tam tam assicura che ha risollevato le sorti della Lega Nord a Borghetto e con lui vacilla il dominio di Forza Italia del triumvirato Vaccarezza – Vacca – Moreno.  Gli accordi regionali ‘impongo’ le coalizioni ? Itanto la polemica si è arroventata. C’è chi ritiene che sia già pronto il candidato sindaco del centro destra: Flavio Neirotti, a lungo dominus dell’Asl 2 in mano alla sinistra. Vacca smentisce: “Neirotti ? E’ solo un cittadino di Borghetto, non potevamo vietargli di partecipare all’assemblea pubblica che abbiamo organizzato”.

Politica lontana dai bisogni dei cittadini ? Di un elettorato borghettino stanco, deluso, spesso assente, forse rassegnato. Che dire della protesta silenziosa, del dissenso a macchia d’olio, con i grillini al massimo dei suffragi, primo partito in Italia e forse a Borghetto dove era già secondo alle ultime  regionali e alle ultime politiche.

Chi segue i media locali, un giorno si e l’altro pure, legge dello stato di profondo malessere della sanità pubblica, sul fronte  del Santa Corona, San Paolo, ospedali di Albenga e Cairo e da ultimo l’avanzare della sanità privata, modello inglese. Gli ambulatori privati dominano ormai da ponente a levante. In ospedale ci sono tempi d’attesa che sono diminuiti di poco con la cura Viale e Porfido, ma è pur sempre vergognosa la lunga attesa in una società civile. Con i pazienti ricchi e anche quelli che devono fare sacrifici e alla fine per accelerare i tempi si rivolgono a strutture private, pagano, altre volte affrontano il viaggio nel vicino Piemonte. Per la salute non si bada a spese, purchè non si sia alla fame.

Certo Sonia Viale non aveva esperienza di sanità, di organizzazione ospedaliera. E’ una politica di professione, seppure con laurea in giurisprudenza. La sua vita l’ha trascorsa gran parte tra i ministeri romani (sottosegretario col governo Berlusconi – Maroni) e si è imposta nel ponente ligure per essere stata tra le più tenaci avversarie del big Claudio Scajola, al punto che era additata tra i favoreggiatori dello scioglimento dei consigli comunali di Bordighera, Ventimiglia e la mannaia su Diano Marina.  Sonia Viale che non è mai inciampata in un’inchiesta giudiziaria e men che mai chiacchierata. Non è poco nel mare di cloaca.

Le cose sul fronte della sanità pubblica non vanno per nulla bene, mentre continua a trionfare ed espandersi tutto ciò che coinvolge il privato. Dal boom degli ambulatori alla discesa in campo dei colossi lombardi. Quando abbiamo chiesto all’assessore quale fosse il termometro della ginecologia in provincia di Savona lei ha candidamente risposto che non era informata, non sapeva e comunque si sarebbe interessata. Non hanno fiatato le donne leghiste presenti in sala. Nulla per ricordare che si attende quattro mesi per una visita ginecologica. Non solo in una struttura pubblica, ma dallo specialista nello studio privato. Si può aspettare quattro mesi ? Si può non sottoporsi alla visita ginecologica annuale come viene consigliato ? Ma quante donne rispettano la raccomandazione ? C’è diffusa disinformazione come è  emerso dal silenzio delle donne leghiste presenti in sala ? Eppure era solo di pochi giorni prima un titolone su Stampa e Secolo XIX, con tanto di locandine esterne. Il grido di dolore del primario di ginecologia Andrea Zolezzi, dopo 40 anni di servizio negli ospedali savonesi e sostenitore senza successo dell’educazione sessuale nelle scuole come avviene da 50 anni nei paesi nordici e del centro europa.

Quella ginecologia, di cui l’assessore Viale ha ammesso  candidamente di  non conoscere la realtà almeno in provincia di Savona. Ecco quanto hanno pubblicato i due quotidiani sul tema e per non dimenticare.

“Avrebbe potuto rimanere ancora altri due anni ma ha deciso di andare in pensione ieri, dopo quaranta di servizio, perché «i primari oggi sono paragonabili a “Monsieur Malaussène” di Daniel Pennac, che di professione fa il capro espiatorio».

Andrea Zolezzi, primario di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale San Paolo e del Santa Corona, nel confermare la sua decisione, non nasconde una vena di polemica, che tuttavia non incrina i ricordi di una carriera lunga e appassionante. Dalla decisione di studiare Medicina in onore del padre morto di cancro, conseguendo la laurea a Genova nel 1977, alla specializzazione in Ostetricia e Ginecologia nel 1981.

«Da sempre subisco il fascino del sociale e la ginecologia mi permetteva di immergermi nel clima delle trasformazioni in atto in quegli anni nell’universo femminile: la contraccezione, l’aborto, la maternità cosciente e responsabile», spiega Zolezzi. Dopo gli studi, la fortuna di cominciare a lavorare nel giovane e stimolante reparto del Gaslini, affianco a medici come Enrico Porro e Mario Lituania. Poi, l’impiego all’ospedale di Ceva e, dal 1980, agli ospedali di Pietra Ligure e Albenga. Fino alla nomina, nel 2008, a primario del presidio ospedaliero del ponente e, dal 2014, anche del San Paolo di Savona. «Negli anni ho visto la professione trasformarsi: dall’estrema adattabilità dei medici di un tempo , come all’ospedale di Ceva dove, con stupore, scoprii di essere l’unico medico, all’eccessiva specializzazione di oggi». Tra tutte le battaglie, ricorda in particolare quella per l’educazione sessuale nelle scuole medie, lavorando al consultorio albenganese tra il 1979 e il 1982. «Portai a termine però solo una lezione, per via degli esposti dei genitori». Come primario di Ostetricia, Zolezzi si è battuto per il ritorno al parto naturale, all’interno però delle strutture ospedaliere e non a domicilio. E, sul fronte della Ginecologia, si è sempre mantenuto al passo con i tempi, dalla chirurgia laparotomica e vaginale, a quella laparoscopica, realizzando di recente anche due interventi di robotica. Da oggi, Zolezzi, all’età di 65 anni, non sarà più primario ma continua l’attività da libero professionista. Verrà indetto un concorso per sostituirlo e, nel frattempo, ci sarà una gestione interna. Sul futuro della sanità, mantiene una posizione moderata. «Qualche privatizzazione è doverosa ma, d’altro canto, non si può smantellare la sanità pubblica italiana, definita dall’Oms un fiore all’occhiello a livello mondiale».

 

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