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‘Sono un medico che non ha clienti ma pazienti, lo stipendificio non mi appartiene’

E’ un tema che non ha bisogno di essere raccomandato per la lettura e la corretta informazione dei lettori – cittadini – utenti della sanità. La tutela della salute attraverso il servizio sanitario, gli ospedali, ma anche il ruolo delle strutture private (cliniche), ospedali affidati a privati, ambulatori privati che suppliscono sempre più spesso le carenze delle Asl. Il dr. Roberto Borri, risponde per la seconda volta, ad un utile confronto stimolato anche dal botta e risposta con il cittadino sanremese Rinaldo Sartore (vedi….).

Quanto affermato in merito alla Sanità pubblica non è un dogma, bensì dovrebbe scaturire dall’applicazione di quei sani principi morali che dovrebbero portare ad escludere intessi privati e lucro d’impresa da alcuni settori: l’albionismo “business”, tanto in voga ai nostri giorni, non dovrebbe albergare né in Sanità, né in altri settori, inter alia, l’Istruzione, l’Acqua potabile, i Trasporti, le Poste e Telecomunicazioni, l’Energia in tutte le sue forme.

Trattasi di servizi talmente necessari, cui l’utente non può provvedere personalmente e, pertanto, è una questione di civiltà escluderli da meccanismi propri dell’economia privata, la quale ha buon diritto di cittadinanza però altrove, ancorché sotto il rigoroso controllo della Pubblica Autorità, giacché gli eccessi (ivi compresi quelli generati da fenomeni di mercato non adeguatamente controllati) debbono essere adeguatamente prevenuti e, se necessario, puniti in maniera esemplare.

Va da sé che tutto questo non implica né stipendificio, né scarsa dedizione al lavoro, né abusi, né raccomandazioni di soggetti per nulla raccomandabili: questi comportamenti debbono essere adeguatamente purgati e, nella selezione del personale, si dovrà essere particolarmente guardinghi.

Chi scrive non ha mai esercitato la libera professione, se non nella forma convenzionata, assimilabile ad un lavoro dipendente, prestando servizio di Guardia Medica per 5616 ore in cinque anni e sette mesi, di cui due anni e sette mesi chiamato all’ultimo minuto da parte di Colleghi che si dichiaravano impossibilitati a coprire il turno di servizio: servizio notturno in zone ampie ed impervie oppure d’inverno con neve e ghiaccio o con la probabilità d’introdursi in ambienti nei quali ci sarebbe anche da temere per la propria incolumità personale.

Desta altresì non poca amarezza leggere di un mal celato tentativo di avere un secondo stipendio, specie avendo prestato servizio volontario in Ospedale, talora entrando in Sala Operatoria prima delle ore 9:00 per poi uscirne dopo le ore 20:00 e lo stesso dicasi per le chiamate a fine turno, evase anche quando, dopo dodici ore di servizio, ci sarebbe un comprensibile desiderio di andare a colazione od a cena!

Chi timbra, stipendiato o volontario che sia, deve essere ben conscio dell’obbligo che si assume nei confronti dei propri Pazienti (non clienti!) e, qualora trovato altrove, deve essere prontamente sospeso, se non licenziato in casi di recidiva, con la sanzione accessoria di prestare servizio in condizioni disagiate, come la Guardia Medica notturna d’inverno a Settentrione o servizi diurni sul territorio d’estate a Meridione.

Roberto Borri

 

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