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A Noli le bufale sono le femmine del bufalo…ma che colpa abbiamo noi…

 Nel Programma del sindaco Niccoli, Lista Civica “ri-vivi Noli” il quinto punto recita: Un’urgenza: ripristinare la zona Nereo-Torbora prima che la prossima mareggiata completi la distruzione del sito (Lega Navale in primis) con precise responsabilità, dal 2010 [?], della amministrazione comunale“. Premetto che ci sono bufale e bufale, per l’hotel della tragedia di Rigopiano non era una bufala, ma una vera e sacrosanta verità. A Noli, invece, le bufale sembrano di casa.

Massimo Gramellini nel suo Buongiorno: i principali fatti d’attualità raccontati in 22 righe; ogni giorno in prima pagina, la rubrica che ha fatto storia, confuta quanto sopra detto dal punto 5) del programma niccoliano, con il seguente articolo:

L’ugola di Bocelli non impreziosirà la cerimonia d’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump. La notizia potrebbe non gettarvi in un cupo sconforto e venire giustamente liquidata con un cordiale chissenefrega. Sono le motivazioni che lasciano esterrefatti. A sconsigliare la partecipazione del cantante italiano sarebbe stata la minaccia di boicottaggio dei suoi dischi e dei suoi concerti da parte di quella «intellighenzia» che coltiva un rapporto scostante con la democrazia, nel senso che ne accetta i verdetti solo quando collimano con i suoi desideri.

Trump mi sta simpatico come un gol di Higuain nel derby di Torino, ma giova ricordare ai democratici a corrente alternata che non ha conquistato il potere con un golpe militare. Si è sottoposto a decine di voti popolari attraverso un percorso cominciato a gennaio con le primarie in Iowa e concluso a novembre con le elezioni presidenziali. Si può discutere tutto – il sistema elettorale, la qualità dell’informazione – ma non che Trump sia stato incoronato democraticamente. La sua vittoria dovrebbe stimolare interessanti riflessioni sui motivi per cui la sinistra prende sventole da tutte le parti (forse perché ha smesso di occuparsi dei diritti sociali?). Invece qualcuno pensa di esorcizzarla scavando il vuoto intorno al vincitore, trattato alla stregua di un bruto e di un appestato. Ma l’America non è democratica quando vince Obama e autoritaria quando vince Trump. L’America è democratica proprio perché una volta vince Obama e una volta Trump.”

LE COLPE DEL COMUNE

Ė l´anno 1970 che ha inizio la concessione della spiaggia “Bagni Tripodoro” da parte della Marina Mercantile Capitaneria di Porto di Savona, visto il parere dell´A.A.S.T. di Noli lettera n° 940/10 del 21.5.1970 e visto il parere della Delmare [Delegazione di Spiaggia] locale del 22.8.1970. Ed è appunto qui che l’Amministrazione Comunale ha agito con superficialità.

Le concessioni demaniali. da parte della Marina Militare Capitaneria di Porto di Savona, venivano inviate ai Comuni interessati.

Il parere che la Marina Militare Capitaneria di Porto di Savona richiedeva, per tali concessioni, era comprensivo che le stesse fossero conformi alle normative territoriali nazionali e comunali; il Delegato di Spiaggia di Noli si limitava di prenderne atto [dagli un'occhiata], firmare e restituirla all’Autorità competente.

Amministrazioni del governo dell’antica Repubblica di Noli.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1970 1973 Giovanni Bonora Democrazia Cristiana Sindaco
1973 1975 Mario Buscaglia Democrazia Cristiana Sindaco
1975 1990 Carlo Gambetta Democrazia Cristiana Sindaco
1990 1995 Carla Bologna Omodei Zorini Partito Liberale ialiano Sindaco
1995 1999 Giuseppe Niccoli Lista Civica Sindaco
1999 2004 Giuseppe Niccoli Lista Civica Sindaco
2004 2009 Ambrogio Repetto Lista Civica Sindaco
2009 2014 Ambrogio Repetto Lista Civica di centro sinistra Sindaco
2014 ,,,,,,,, Giuseppe Niccoli Lista Civica “ri-vivi Noli” Sindaco

L’Amministrazione di Noli, a difesa delle sue spiagge, non andò oltre allo scoglio Gaverri, nella costruzione di pennelli, pensando che la costruzione delle due discariche fossero sufficienti a conservare la formazione del nuovo arenile.

Le Amministrazioni che dal 1961 si sono susseguite non avevano fatto i conti senza l’oste, ovvero non avevano calcolato che ad opera delle correnti, il mare avrebbe potuto riprendersi il dovuto.

All’inizio, causa anche delle mareggiate, la discarica Serra si è notevolmente ridotta [Ecco perché era prezioso il pennello della SANAL] ed ora anche la discarica Chiariventi presenta evidenti segni di sgretolamento ed erosione marina.

Ora non è più possibile ammirare il panorama marittimo dalla panchina messa in punta al piazzale dove una volta sorgeva, abusivamente, il ristorante Nereo ed ora parcheggio a pagamento; si rischia di trovare la propria vettura ai piedi della scarpata, se va bene e, se va male la si vede sul fondale marino ad inquinare le tanto preziose e decantate Poseidonie.

L’erosione in atto, ha dunque, già eroso buona parte dell’arenile sabbioso di battigia; affiorano i vecchi scogli esistenti nel 1961.

E questo in virtù della sparizione del molo della Società SANAL, demolito nell`anno     2011, in quanto ne era stata accertata l`abusività e l`utilizzo di materiale non idoneo per la sua realizzazione. Questa operazione di demolizione, da un lato giustificata, ha di fatto aperto una ulteriore concausa all`erosione dell`arenile, in netto contrasto con le linee guida pianificate dalla Regione Liguria.

Si sarebbe potuto ovviare decretando non solo la sua demolizione ma anche la sua ricostruzione secondo la normativa vigente.

Questa operazione ha portato ad una decurtazione di circa 288.00 mq. di arenile, passando da una concessione, iniziale, di 1600.00 mq ad una nuova superficie di 1316.73 mq, con un notevole danno economico per gli operatori del settore balneazione.

Dopo la mareggiata [4 novembre 2011] che ha determinato uno sconvolgimento piuttosto sostanzioso all`impianto dell`arenile, si è notato che le correnti non hanno intaccato le specie di arbusti che crescono sui litorali e ciò determina che le spiagge del litorale “Regione Torbora” sono del tipo medio – alte.

Per quanto riguarda l’arenile della L.N.I. Sezione di Noli ecco l’evoluzione della costa

    confronto tra riprese aeree 2007 – 2010

    in giallo: linea costa nel 2007; in verde: linea costa nel 2010

LE COLPE DEI RIVOLUZIONARI

In un comunicato alla popolazione il vescovo di Reggio Emilia e il Duca d’Este fecero chiarezza sulle vere cause dei terremoti che scuotevano l’Emilia Romagna nel 1831-1833. Le colpe andavano senz’altro attribuite ai rivoluzionari risorgimentali che non avevano alcun timore di Dio né del potere costituito: il sisma era il segno della condanna divina e doveva servire di monito. Un po’ di conoscenza e l’esercizio della memoria sarebbero bastati a Ciro Menotti per non accollarsi anche quella colpa. Molte vittime si registrarono nel forlivese già nel 1279 e ancora distruzione nel 1688. In genere si trattava di sismi del VII-VIII grado della scala Mercalli, ma si poteva sfiorare il X, come nel 1811, nel 1810, del 1806 e nel 1732. Dal 1600 sono circa 25 i terremoti di rilievo che hanno funestato quella regione, dunque oggi dovremmo essere consapevoli che quella fetta di pianura padana è a rischio sismico, anche se il pericolo non è eccessivo, se paragonato a quello di Messina o di Catania.

LE COLPE DEI CITTADINI [da i Promessi Sposi di A.Manzoni]

“……..mentre la voce popolare accusava di incompetenza e connivenza col Tribunale stesso quei medici che si erano adoperati per fronteggiare l’emergenza: fra questi il Tadino e Senatore Settala figlio del protofisico Lodovico, che venivano accolti con insulti e sassate dalla folla di Milano e accusati di diffondere voci infondate sulla peste per dare lavoro alla Sanità. Lo stesso Lodovico Settala era additato dalla pubblica opinione come portatore di malaugurio, fatto esecrato da Manzoni che pure rammenta come l’illustre medico partecipasse ai pregiudizi dei suoi contemporanei, dal momento che promosse alcuni processi per stregoneria (il Settala cadde vittima del contagio insieme a tutta la sua famiglia, tra cui si salvarono solo lui e uno dei figli). Furono proprio i casi di peste tra le famiglie aristocratiche più in vista di Milano a convincere la popolazione della realtà dell’epidemia, anche se il Tribunale di Sanità inizialmente parlò ancora di “febbri pestilenti” e “maligne” per non allarmare i cittadini, mentre le autorità politiche si mossero con estrema lentezza per cercare di assicurare alla città il necessario vettovagliamento in vista di una recrudescenza del morbo.” – ed ancora → La caccia agli untori:

“……..La paura per il contagio che mieteva vittime sempre più numerose in città fece nascere nella moltitudine nuovi pregiudizi e iniziò così a diffondersi l’assurda credenza che alcuni uomini spargessero appositamente unguenti venefici per propagare la peste, personaggi immaginari noti col nome famigerato di untori: tale diceria non era alimentata solo dalla superstizione e dall’ignoranza popolare, ma trovava conferma anche nelle teorie di molti “dotti” del tempo e si rifaceva a fatti simili che, si narrava, erano avvenuti in altri paesi d’Europa in occasione di analoghe pestilenze (compresa quella di Milano del 1576). Manzoni cita un dispaccio proveniente dalla Spagna e firmato da re Filippo IV in persona che, tempo prima, informava il governatore che quattro spie francesi, sospettate di mettere in atto tale pratica, erano fuggite da Madrid e potevano essere giunte a Milano, e anche se tale avviso non era stato sul momento preso molto sul serio la cosa tornò in mente a tutti all’epoca dell’epidemia. Inoltre alcuni fatti strani e apparentemente inspiegabili contribuirono a fomentare la credenza negli untori, il primo dei quali verificatosi un giorno nel duomo: il 17 maggio alcuni testimoni credettero di vedere persone che ungevano di strane sostanze un asse di legno, e benché il presidente della Sanità avesse escluso la presenza di unguenti velenosi, quell’asse e altre suppellettili vennero portate fuori dalla chiesa e lavate accuratamente; il giorno seguente in molti punti della città si videro le mura e le porte imbrattate di certa sostanza giallognola, che suscitò vivo allarme nella popolazione nonostante si fosse accertato che essa non presentava rischi per la salute. Si trattò forse di uno scherzo di gusto macabro fatto da scolari o da ufficiali di stanza in città, o forse la volontà di scatenare il panico diffondendo timori infondati, fatto sta che tra gli abitanti di Milano si diffuse una vera psicosi e si iniziarono a cercare e a vedere untori dappertutto, mentre montava verso questi fantomatici personaggi una furia cieca e bestiale. Manzoni cita due episodi emblematici di come il furore popolare fosse tragicamente in cerca di capri espiatori della peste: un vecchio che spolverava una panca in chiesa prima di sedervisi venne accusato di essere un untore, linciato senza pietà e trascinato in carcere dove probabilmente morì per le percosse; tre giovani francesi, nell’atto di osservare il duomo e di toccarne il marmo con una mano, subirono lo stesso trattamento da parte della folla e furono condotti al palazzo di giustizia, dove fortunatamente furono scagionati e liberati. Molti illustri medici cominciarono a confermare con argomenti pseudo-scientifici l’esistenza degli untori, cui credette forse lo stesso cardinal Borromeo, mentre si invocava l’apparizione di due comete nel 1628 e 1630 come cause del contagio della peste e anche, assurdamente, del diffondersi delle unzioni (queste venivano attribuite anche a varie cause “politiche”, ad esempio le trame del cardinal Richelieu nell’ambito della guerra contro la Spagna). Furono condotte varie inchieste che finirono fortunatamente in nulla, mentre non così avvenne nel caso di Giangiacomo Mora e Guglielmo Piazza che vennero accusati di essere untori e condannati a morte, dopo che le loro confessioni erano state estorte con la tortura.”

LE COLPE DEL COMUNE, DEI RIVOLUZIONARI, DEI CITTADINI, DELL’EUROPA e DELLA BOLKESTAIN

La direttiva è basata sugli articoli 47.2 e 55 del Trattato della Comunità europea. La procedura legislativa è la codecisione. La direttiva è organizzata su tre ambiti, concernenti l’eliminazione degli ostacoli alla libertà di stabilimento, l’eliminazione degli ostacoli alla libera circolazione dei servizi e, infine, l’instaurazione della fiducia reciproca tra stati membri.

Libertà di stabilimento e gli sportelli unici

La direttiva Bolkestein intende semplificare le procedure amministrative, eliminare l’eccesso di burocrazia e soprattutto evitare le discriminazioni basate sulla nazionalità o per coloro che intendono stabilirsi in un altro paese europeo per prestare dei servizi.

Per raggiungere questi obiettivi propone la creazione di sportelli unici dove i prestatori di servizi possano portare a termine tutte le formalità necessarie, la possibilità di espletare queste procedure via internet, l’eliminazione di requisiti burocratici “inutili”, autorizzazioni discriminatorie e discriminazioni basate sulla nazionalità.

Libera circolazione dei servizi

La libera circolazione dei servizi si differenzia dallo stabilimento perché riguarda i casi di chi si sposta temporaneamente da un paese all’altro con l’obiettivo di fornire un servizio limitatamente nel tempo. In questi casi non sono necessarie le registrazioni che si compiono nel caso dello stabilimento, ma si deve decidere a quale legge risponde chi attraversa le frontiere con questo scopo.

La direttiva adotta il principio del paese di origine, secondo il quale un prestatore di servizi che si sposta in un altro paese europeo deve rispettare la legge del proprio paese di origine. Questo per incoraggiare i prestatori di servizi a spostarsi senza doversi informare su 25 diverse legislazioni nazionali. Il principio del paese d’origine è stato totalmente abbandonato nella versione definitiva della direttiva.

Il principio del paese d’origine riguarda principalmente aspetti legali quali diplomi, regolamenti, necessità di autorizzazioni particolari. Ne è quasi del tutto escluso il diritto del lavoro, che è già regolamentato dalla direttiva 96/71/CE (relativa al distacco dei lavoratori nell’ambito di una prestazione di servizi).
Sono dunque escluse dal principio del paese d’origine tutte le tutele fondamentali dei diritti dei lavoratori, compreso il salario minimo, salute, igiene, sicurezza, diritti delle gestanti e puerpere, diritti di bambini e giovani, parità di trattamento tra uomo e donna, ferie retribuite. Resterebbero soggetti al principio del paese di origine il diritto di sciopero, le condizioni di assunzione e di licenziamento, gli oneri previdenziali.

Esistono anche altre deroghe generali al principio di origine, soprattutto materie regolate a parte da altre norme europee, tra cui le principali sono: i servizi postali; la distribuzione di energia elettrica, gas, acqua; le qualifiche professionali; i diritti d’autore; le ragioni di ordine pubblico, salute o sicurezza. Esistono deroghe transitorie al principio di origine: trasporto di fondi, giochi d’azzardo, recupero giudiziario di crediti. In casi eccezionali, uno stato può applicare deroghe per casi individuali al principio di origine, tra cui le principali sono: esercizio di una professione sanitaria, tutela dell’ordine pubblico.

Fiducia reciproca tra stati

La direttiva promuove l’armonizzazione delle legislazioni dei paesi membri in ambiti quali la tutela dei consumatori, l’assicurazione professionale e la risoluzione delle controversie; promuove anche la collaborazione tra autorità nazionali e la creazione di codici di condotta.

Alla direttiva è stata data attuazione in Italia mediante il decreto legislativo
26 marzo 2010, n. 59, pubblicato sulla
Gazzetta Ufficiale
n. 94 del 23 aprile 2010.

Da la Gazzetta Ufficiale
n. 94 del 23 aprile 2010, ecco alcuni punti significativi:

(2) Una maggiore competitività del mercato dei servizi è essenziale per promuovere la crescita economica e creare posti di lavoro nell’Unione europea. Attualmente un elevato numero di ostacoli nel mercato interno impedisce ai prestatori, in particolare alle piccole e medie imprese (PMI), di espandersi oltre i confini nazionali e di sfruttare appieno il mercato unico. Tale situazione indebolisce la competitività globale dei prestatori dell’Unione europea. Un libero mercato che induca gli Stati membri ad eliminare le restrizioni alla circolazione transfrontaliera dei servizi, incrementando al tempo stesso la trasparenza e l’informazione dei consumatori, consentirebbe agli stessi una più ampia facoltà di scelta e migliori servizi a prezzi inferiori.

(5) È necessario quindi eliminare gli ostacoli alla libertà di stabilimento dei prestatori negli Stati membri e alla libera circolazione dei servizi tra Stati membri nonché garantire ai destinatari e ai prestatori la certezza giuridica necessaria all’effettivo esercizio di queste due libertà fondamentali del trattato. Poiché gli ostacoli al mercato interno dei servizi riguardano tanto gli operatori che intendono stabilirsi in altri Stati membri quanto quelli che prestano un servizio in un altro Stato membro senza stabilirvisi, occorre permettere ai prestatori di sviluppare le proprie attività nel mercato interno stabilendosi in uno Stato membro o avvalendosi della libera circolazione dei servizi. I prestatori devono poter scegliere tra queste due libertà, in funzione della loro strategia di sviluppo in ciascuno Stato membro.

Ordunque, gli arenili messi all’asta, avranno un costo differente ovvero occupati o liberi; sorge la domanda: “A chi fa comodo che gli arenili siano liberi da qualsivoglia struttura?”

Alesben




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