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Toirano e la Madonna della Neve. Don Fabrizio: Il bimbo guarito dopo la novena

Il 5 agosto scorso, ricorrenza della Madonna della Neve, don Fabrizio Tonelli ha celebrato Messa nella chiesetta che si trova a Borghetto S. Spirito, ma sotto la parrocchia di Toirano. Nell’occasione ha ricordato ai fedeli:”…Dio i miracoli li fa bene…”. Dal pulpito ha citato il caso di un ragazzino di Toirano “che qualcuno dava già per morto, afflitto da malattia rarissima, con il rischio di cecità e invece al termine della novena è arrivato un segnale di speranza e un mese dopo,  dall’ospedale,  è tornato a casa guarito, roseo in volto e senza problemi di vista”.  Un miracolo ?

Don Fabrizio Tonelli, il 5 agosto scorso, durante la celebrazione della Santa Messa nella capella della Madonna della Neve

La cappella della Madre di Gesù, come riporta un  magistrale articolo del bollettino parrocchiale scritto nel luglio – agosto 2015 (vedi sotto), ha una sua storia particolare che viene da lontano. Luogo di culto campestre che apparteneva ad un’antica famiglia di Borghetto S. Spirito (Barone) e di generazione in generazione è stata da ultimo donata dagli eredi viventi (famiglia Pesce, toiranesi)  alla parrocchia di Toirano.  Con un ritorno alla devozione, alla tradizione, alla riscoperta delle origini. Sono  in tutto nove le chiese della parrocchia di San Martino Vescovo. La più datata è San Pietro in Varatella che sorge sull’omonimo monte, nell’antica Abbazia. E ancora, il Santuario di Santa Lucia con testimonianze di asseriti casi di guarigione.

Durante la celebrazione pomeridiana della Messa, don Fabrizio, a Toirano da ottobre 2014, ha avuto modo di chiarire ai fedeli presenti, il significato originario e secolare del miracolo della Madonna della Neve, cosa rappresenta per i cristiani, i credenti.  Il sacerdote si è poi soffermato su un episodio accaduto a Toirano nel dicembre 2015.  Le condizioni di salute di un bimbo di 9 anni, parrocchiano, venivano definite disperate. “… Mi giunsero voci in cui si parlava persino del funerale, di supporto psicologico per la famiglia colpita da un lutto dato per scontato, addirittura 30 giorni prima…. Colpito da un morbo…, nessuna cura farmacologica pare lo aiutasse, con piaghe aperte sul corpo… l’ipotesi della cecità se fosse sopravvissuto.. .. Ci avvicinavamo al Natale e al termine della novena è giunto il segnale di speranza….  Un mese dopo ha lasciato l’ospedale (Gaslini di Genova ndr ) …ora corre e gioca, è tornato vivo e vispo…senza postumi alla vista…”.

Una citazione, quella di don Fabrizio, che si presta a più di un’interpretazione. Il miracolo della neve, a Roma, in pieno agosto. L’accostamento alla ‘guarigione’ del bimbo di Toirano vissuta dalla comunità praticante. Fede e preghiera avranno la loro componente, ma soprattutto è grazie alle cure dei medici  che il giovanissimo paziente ha potuto far ritorno in famiglia. Resta il fatto che la devozione, spesso, si trasforma in’ grazia ricevuta’ da parte del miracolato, dei suoi cari, di chi lo circonda.

Nella cappella della Madonna della Neve don Fabrizio recita saltuariamente anche messe col rito tridentino. Si tratta della celebrazione eucaristica del rito romano promulgata da papa Pio V nel 1570 a richiesta del Concilio di Trento e mantenuta dalla maggior parte della Chiesa latina fino alla pubblicazione dell’edizione del Messale romano promulgata da papa Paolo V nel 1969 a seguito del Concilio Vaticano II. Il Messale romano (in latino) è la fonte principale per il rito della messa tridentina. Nel gergo popolare è conosciuta come la Messa in cui l’officiante volta le  spalle ai fedeli ed ha di fronte il tabernacolo. Di recente la stampa locale ha attribuito al vescovo Guglielmo Borghetti questa frase: “Non mi piace andare nelle parrocchie e celebrare la messa su un altare posticcio. Tutte le chiese devono avere degli altari rivolti verso la gente». Niente più celebrazioni con il sacerdote che volta le spalle al popolo del Signore, se non nelle chiese più piccole (il caso della Madonna delle Neve), oppure in occasioni particolari in cui il recupero della messa tradizionale può avere un significato importante e magari aggiungere solennità al rito.

La tradizione popolare descrive l’esistenza di tante piccole chiese scelte dai fedeli per la celebrazione di un matrimonio, ricorrenze, anniversari  di nozze, di defunti, oppure battesimi. La donazione dell’edificio della Madonna della Neve di Borghetto – Toirano risale a quando era parroco don Lino Alberto. Toccò a don Fabrizio Fabbris, morto nel 2012, a 62 anni, dopo una tremenda malattia, dare inizio ai lavori di ripristino nel rispetto dei vincoli delle Belle Arti.

La cappella della Madonna della Neve di “Pattarè” ( articolo ripreso dal Bollettino Parrocchiale  del 2005) 

A mezza strada, lungo la via Provinciale che s’inoltra da Borghetto Santo Spirito proseguendo per Toirano, si trova, oggi mal inserita fra padiglioni industriali, la chiesetta “iperdulia”(rivolta alla devozione mariana). Tale intitolazione rimanda al miracolo della neve che scese sul colle Esquilino in Roma in corrispondenza del luogo dove sarebbe sorta la Basilica Liberiana (da papa Liberio 17 mag. 352 – 24 sett. 366) denominata comunemente di S. Maria Maggiore (Sancta Maria ad Nives).

Questo luogo di culto, rientrante nella giurisdizione della parrocchia di Toirano ma facente parte del territorio del Comune di Borghetto S.S., in origine era inserita nella campagna accanto ad un villaggio nella località denominata ab antiquo “Pattarè”, borgata abbandonata nel XVIII secolo. Gli oliveti terrazzati ne facevano da sfondo e i campi adiacenti al torrente Varatella gli erano di fronte. Principalmente i contadini di Toirano possedevano la maggiore quantità di terra lavorata. La famiglia Barone originaria di quel luogo fu una di queste. A loro si deve la costruzione dell’edificio che già doveva essere presente in quella zona dal primo ventennio del XVII secolo.

Sarà nel 1693 che Luciano figlio di Andrea, trascorso un anno dalla morte, istituiva una cappellania con un opportuno legato di messe da celebrarsi in quel luogo. Per oltre un secolo questi propositi furono attesi, come avvenne per tradizione in tutte le cappelle laicali, sino a quando in seguito alla legge di svincolo del 26 agosto 1867 i patroni cessarono questa consuetudine. Rimase però la funzione religiosa in occasione della ricorrenza della festa, il 5 agosto, momento in cui la cappella era aperta al culto. I discendenti della famiglia Barone cedettero l’edificio ed agli inizi degli anni Novanta, ma già da qualche anno l’edificio versava in precarie condizioni tanto che fu necessaria la ricostruzione del tetto e del pavimento in ardesia e marmo.

La facciata intonacata è tipica delle costruzioni rurali; il portone d’ingresso è posto tra due finestre con grate di ferro chiuse internamente da scuri di legno. Una panca con le classiche “ciappe” rifinisce la zona inferiore del prospetto. Sopra l’ingresso, all’interno di una nicchia, è raffigurata la Madonna con il Bambino Gesù, tracciata negli anni Ottanta sul modello dell’immagine antica. Al disopra, contenuta in un timpano, si apre la finestra a mezzaluna che da luce al soffitto dell’aula. Il campaniletto a vela conclude l’insieme architettonico. L’interno modesto conserva nella zona sopraelevata da un gradino l’altare realizzato in stucco dipinto, sovrastato dalla nicchia in cui si conserva la scultura in marmo della Vergine Maria con il Bambino Gesù sulla cui base si scorgono due angeli.

Incisa nel piedistallo è riportata la data di esecuzione 1677 riferimento importante che sottolinea il periodo in cui la cappella veniva compiuta e fornita di quanto era necessario per il culto.

Come si è accennava all’inizio l’edificio è ormai scollegato dal contesto originario ma conserva in quell’angolino, vicino al rigagnolo che gli scorre accanto, quell’atmosfera di devozione che ai passanti suscitava, e per molti suscita ancora, quel rispetto nei confronti della Madre di Gesù.

Orlando Boccone

L’autore lavora come direttore e curatore del Museo Etnografico della Val Varatella – Comune di Toirano ormai da vent’anni e tra le mansioni di conservatore c’è anche la ricerca e la “tutela” della memoria, attraverso l’utilizzo dei documenti (archivi vari locali) e testimonianze orali e naturalmente i materiali d’uso che sono un riscontro tangibile dell’operato della comunità della Val Varatella. Ha 51 anni, ha superato 5 concorsi ed aveva iniziato con le consulenze esterne. Sono oltre 180 le donazioni  al museo che testimoniano antichi mestieri e arti di un paese. Boccone collabora inoltre con il Centro studi ponentini di storia della chiesa per la diocesi di Albenga – Imperia.

 

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