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Borghetto Santo Spirito – Monumenti o Manifesti?

Monumento ( … dal latino monere. Far ricordare). Manifesto ( …. dal latino manifestus. Preso per mano). Un braccio teso…Il fatto è noto anche se, in fondo, si tratta solo di un fatterello di cronaca.

La Società di Mutuo Soccorso della Polizia Municipale avrebbe voluto realizzare a Genova, ponendola nel cimitero di Staglieno, una statua per ricordare i suoi caduti. Era stata scelta, e sviluppata in un bozzetto, la figura di un vigile urbano attento ai suoi doveri: fischietto in bocca e braccio destro teso ad intimare l’alt !

 

    A questo punto, occhiuta e censoria, è intervenuta anch’essa ad intimare il suo irrevocabile alt al progetto, la Sovraintendenza ai beni artistici: fermi tutti! Quel braccio teso ricorda con troppa evidenza il saluto fascista di staraciana memoria. Bozza strappata, progetto da rifare.

Non è dato sapere se i promotori del monumento abbiano immaginato modelli alternativi per poter rappresentare degnamente la loro statua … magari raffigurando un vigile a braccia aperte, intento ad ordinare e convogliare il traffico.

Potrebbe anche darsi, ma è solamente un mio pensiero, voglio dire.

Anche questa volta, comunque, l’idea sarebbe stata ben presto rigettata che, così espresso, il bozzetto avrebbe suggerito ai censori la figura di un Cristo in croce urtando, questo è certo, la sensibilità di chi professando altre religioni avrebbe dovuto abbassare lo sguardo dinnanzi a quella, che per lui, era una inquietante rappresentazione. Giocoforza trovare qualcos’altro.

Infine, i promotori, ripreso il vecchio bozzetto, ricondotto il braccio teso ad una postura meno imperiosa, ridotte le dimensioni e ingentilitone l’aspetto, sono riusciti a far riemergere la statua, molto simile, grazie a Dio, a quella originale … bruttina come prima, intendo.

Come tale e con l’autorevole beneplacito della Sovraintendenza verrà, quanto prima, inaugurata.

Mi era sorta in mente, a quel punto, una sommessa riflessione: quei gesti censurati li compio più volte anch’io, ogni mattina, con un’ombra d’ansia, forse, ma con sollecitudine ed impegno. Succede quando, nel paese in cui vivo, Borghetto Santo Spirito, accompagno i mie nipotini alla rispettive scuole. E li vedo condivisi, quei gesti, da una moltitudine, a me nota ormai, di mamme, nonni, sorelle maggiori… attenti anch’essi alle mie stesse incombenze: braccia allargate e pronte a proteggere, mano tesa ad ostacolare un pericolo sempre paventato.

Giunti infine, nei pressi delle scuole e dinanzi alle strisce pedonali che incolonneranno i saltellanti batuffoli verso l’ingresso, c’è li il vigile, più spesso una vigilessa, e li riprende quei gesti, in fondo sono quelli specifici del suo lavoro, ma più autorevoli e accompagnati da un istintivo sorriso che, sciolta l’incertezza dei bambini, e l’ansia di noi altri, convoglia infine i pargoli verso le maestre in attesa.

Poi, ai piedi della rampa che conduce all’ingresso, vedo la mia nipotina salutare gioiosa la sua maestra con – ah! la fascistella! – il braccio alzato a 135 gradi come espressamente richiedeva il regime, e come ora impone il gravame dello zainetto.

Su quella che a prima vista sembrerebbe cosa da nulla, ha voluto esprimere il suo autorevole pensiero, dalle pagine di Repubblica, anche Pietro Ottone prestigioso giornalista e mai dimenticato direttore del Secolo XIX. Questa la sua conclusione: l’equivoco (la censura ad una mano tesa) è stato possibile perché l’immagine non evoca più brutte esperienze, brutti ricordi, in tante persone. Non ne siamo forse contenti?

Verissimo, ma c’è una minoranza che, non avendo argomenti validi da prospettare, rispolvera quei brutti ricordi e pretende di avere la prerogativa di usarli ed imporli a suo agio.

Eccolo in tutta la sua evidenza il senso de “La prevalenza del cretino“, così come ci insegnarono Fruttero e Lucentini. Il quale cretino, sempre in agguato, ha privato il vigile di un gesto nobile concedendo solo la banalità del saluto alla visiera.

In quegli stessi tempi a Borghetto Santo Spirito …

Due mani … un dito

Succede che, una anziana partigiana comunista, borghettina di adozione, vorrebbe sublimare quell’ideale che ha sempre animato la sua vita, regalandosi, per poi lasciarla in dono al Comune, una statua che ricordi i valori e gli ideali della Resistenza. Un gesto profondo. Come dire: io fra un po’ me ne andrò ma il mio amore supererà il confine della mia vita.

Un bel regalo per il paese, non c’è dubbio. Ne sarebbero stati felici, di quel monumento, anche i quattro ragazzi della mia famiglia, ormai defunti ahimè, che in quegli anni tremendi e torbidi scelsero la via della montagna e della Resistenza.

Sennonché l’esecuzione dell’opera, la sua estrinsecazione artistica ed ideologica, diciamo, è stata lasciata al libero estro dello scultore che, in una intervista così ha voluto precisare: “La signora e l’ANPI di Borghetto hanno lasciato spazio totale alla mia arte. Nessun condizionamento, nessuna imposizione!”

Pomeriggio dell’inaugurazione: c’ero anch’io. Sfarfallio di rossi fazzoletti: qualche sbiadita falce e martello stampigliata ancora, qua e là, su alcuni di essi.

Molti i personaggi alla ribalta. A leggersi, compiti, il discorsetto ben preparato, ponzato e trascritto in bella copia. Trascendenza politica e narcisismo come in ogni occasione di questo genere si fondono e si squagliano. Brodo lungo e insipido quello dei discorsi. Ma tant’è!

Poi, tagliato il nastro scoperta la statua … la marmorea sorpresa!… Un fascicolo con sul dorso in lettere dorate la scritta: Costituzione. Due mani leggere ma ben ferme a sorreggere le pagine dal pugno loro inferto, proditoriamente, dall’altra mano.

La griffa ANPI Borghetto, Sezione S.Pertini, sulla base. 

L’artista ha voluto chiarire più a fondo la sua ispirazione: “ Mani che sorreggono la Costituzione proteggendola dal pugno che la sta violentando e sbeffeggiando”. Il pollice inserito nel pugno, vorrebbe fare riferimento alle arcaiche fiche citate anche da Dante Alighieri nella Commedia ( il dannato Gianni Fucci le sparava contro il cielo… prendi Dio che a te le squadro). Gesto volgare e ingiurioso che, in una trasposizione moderna equivarrebbe al dito medio proteso all’insù… tiè!


L’artista ha voluto ancora precisare “Chiunque intenda introdurre una riforma ad una qualsiasi legge (?) della Costituzione esercita violenza su di essa“. Completando il suo pensiero con un concetto … non so come definire: fantomatico forse ? ” Nella Costituzione le leggi vanno bene come sono … basta farle applicare” ? Non ho commenti.

Ritornando al manufatto: non un monumento quindi ma un manifesto politico e uno slogan semplice, prosaico, ipocritamente taciuto ma talmente chiaro da abbacinare la vista: via il governo, violentatore. Via il renzismo. A casa! Direttive che l’ANPI nazionale aveva, per altro, già da tempo emanato.

Un manifesto politico dicevamo, e come potrebbe essere considerato monumento (ricordo) qualcosa riferito ad un evento futuro? Qualcosa che, così presentato stravolgerebbe ogni legge fisica sconvolgendo la mente di chi provasse a vederci una logica. Un concetto fuori del tempo e addirittura contro il tempo.

Monumento lo diventerà comunque, quel marmo, a referendum concluso. Qualsiasi parte politica dovesse prevalere.

E allora, trionfando il NO davanti ad esso, ridotto a catafalco del renzismo, saliranno al cielo, in varia foggia, tutte le mani dei vincenti: il pugno dell’ultra sinistra unito alla mano tesa dell’ultra destra; il braccio piegato nel gesto dell’ombrello, prerogativa dei leghisti, le braccia ondivaghe e le mani ad imbuto ad amplificare il vaffa dei grillini. Da Forza Italia arriverà sicuramente una rappresentanza scelta di escort… che, dalle loro mani fatate riusciranno sicuramente a ricavare mirabilia.!

Se viceversa prevarrà il SI, il manifesto certamente non si affloscerà e il monumento non dovrà essere ridotto in detriti ma potrà conservare la sua forza espressiva e ideologica. Rovesciata però.

A futura memoria, dovrà restare evidente l’ideologia, sconfitta dalla storia, di gente che non riesce a sopravvivere altro che con l’odio di classe e con l’insulto.

I buona sostanza a stravolgere la Costituzione saranno un bel po’ di quelli che si recheranno al voto proposto dal Referenum, in quanto utilizzeranno per fini ideologici uno strumento che dovrebbe avere ben altri valori. L’errore di partenza lo ha grossolanamente commesso proprio il Capo del governo consegnando questa carta ai suoi avversari ed ovviamente, il rovescio ai suoi simpatizzanti.

La Stesura della Costituzione della Repubblica Italiana fu, forse, l’ultima volta in cui le forze politiche riuscirono a collaborare tra loro per il futuro del paese: per noi. Qualche inevitabile compromesso ci fu anche allora certo: ma fra galantuomini. Quella costituzione, i suoi 138 articoli, compresi quelli che prevedevano l’eventuale necessità di emendamenti, è giunta forse per ultima fra i paesi occidentali, questo per ragioni storiche e, magari proprio per questo, ha potuto evitare problematiche che le altre avevano dovuto patire.

Certo fu possibile per il sacrificio di molti: i ragazzi della Resistenza, politici, intellettuali, lavoratori, professori e insegnati che, fin dalla prima ora del regime rifiutarono di asservirsi. Cattolici e laici.

Ci fu il sacrificio di qualcun altro che, si è sempre portati a ricordare con una certa riluttanza, quasi con disagio. Complesso di inferiorità? Forse! Sono i ragazzi delle forze alleate che vennero a combattere qui giungendo da paesi in cui la Costituzione esisteva già da secoli. Ed esistevano gli emendamenti e gli emendamenti agli emendamenti, perché la vita cambia, “tutto scorre” come diceva chi? Eraclito? e le regole devono essere adeguate. Se la radice è buona problemi non ce ne saranno molti o, comunque, saranno affrontabili.

Molti di questi ragazzi, venivano dagli Stati Uniti, figli di emigranti italiani. E di essi, molti vennero volontari per liberare la loro terra di origine. Non potevano ancora conoscere i Beatles e i Rolling Stones. Amavano sicuramente Glen Miller. Non voglio azzardare il numero di essi, non ricordo con esattezza. Però, i corpi di più di quarantamila giovani soldati sono ancora qui, sottoterra. In diversi cimiteri di guerra. Anche il loro sacrificio ha permesso alla Costituzione di venire al mondo e, in più, di evitare quella sovietica, rigida e amorale. Quei morti non hanno monumento, credo, solo alcuni campi di croci bianche, tutte eguali.

Ricorda Indro Montanelli Quando un Paese subisce una disfatta inventa od esagera gloriosi episodi su cui richiamare l’attenzione dei contemporanei e dei posteri e distrarli dal risultato finale: Ecco perché gli eroi allignano soprattutto negli eserciti battuti. Quelli che vincono non ne hanno bisogno. Cesare, ad esempio, nei suoi Commentari, non ne cita nessuno.

Infine non posso esimermi da un giudizio, puramente estetico sia chiaro, ed assolutamente soggettivo. Non conta nulla questo mio parere, ma ce l’ho in testa e lo voglio esprimere senza imporlo a nessuno. E’ la Costituzione che me lo consente.

Al centro di una fontana, in Piazza della Signoria a Firenze, c’è la colossale statua del Nettuno, il Biancone, come viene chiamato, opera cinquecentesca di Bartolomeo Ammannati .

Il benevolo commento dei fiorentini all’opera dello scultore fu: Ammannato, Ammannato.Che bel marmo hai rovinato! 

Lì per lì mi è venuto in mente un analogo giudizio per la statua di Borghetto S. Spirito. Ma ho dovuto ripensarci subito. Ed ora provo a buttarlo in rima anch’io, il mio giudizio. Non se ne abbia lo scultore. E’ una punta di invidia che mi muove, quella di non riuscire a fare ciò che riesce a lui.

E lo saprà bene, l’artista, l’invidia coincide sempre con il senso di ammirazione

Che bel marmo, Simone hai preparato

e col tuo estro iniziato a scalpellare

Era bianco, splendente, levigato

or tutto rosso l’hai fatto diventare

 Renzo Patetta


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